Appia Day! 8 Maggio 2016

Domenica 8 maggio eccezionale apertura di tutti i monumenti, i musei e le aree archeologiche dell’Appia Antica, grazie alla preziosa collaborazione della soprintendenza archeologica

Il Mausoleo di Cecilia Metella, il Forte Appia e le Ville Imperiali di San Sebastiano, il Sepolcro di Priscilla e quello degli Scipioni, e poi il Museo delle Mura, la chiesa Domine Quo Vadis si potranno scoprire o riscoprire, muovendosi a piedi o in bicicletta lungo la Regina Viarum.

Visite guidate e iniziative per bambini, archeotour, musica e street food animeranno questa giornata speciale, promossa da un’amplissima rete di associazioni e che vuole essere un’occasione per riappropriarsi orgogliosamente del passato guardando al futuro della Capitale e del Paese.

Per questo l’Appia Day è dedicato ad Antonio Cederna, nel ventennale della sua scomparsa, e al suo grande sogno: la realizzazione di un unico parco archeologico dalla Colonna Traiana e dal Foro Romano fino ai Colli Albani che ingloba Colosseo, Palatino, Terme di Caracalla, Mura Aureliane e poi via via la Valle della Caffarella e l’area degli Acquedotti e che restituisca dignità, rispetto e prestigio internazionale al più straordinario museo a cielo aperto del mondo.

L’Appia Day ha il patrocinio del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, della Regione Lazio e del Parco Regionale dell’Appia Antica. E per l’occasione la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma ha eccezionalmente concesso la gratuità dei monumenti “in considerazione della rilevanza della manifestazione dedicata ad Antonio Cederna nel ventennale della sua scomparsa”.

L’idea alla base dell’appuntamento dell’8 maggio è quella di mostrare l’Appia Antica piena di persone, una Regina Viarum che non è solo la preziosa testimonianza del tempo che fu, ma la porta d’accesso a una nuova idea di città che investe sul suo territorio, sulla sua cultura, sul suo paesaggio e si mostra più attenta ai cittadini, più moderna, più verde, più vivibile, più sana.

L’8 maggio sarà anche l’occasione per conoscere da vicino il percorso del GRAB, il Grande Raccordo Anulare delle Bici, la straordinaria greenway ciclopedonale capitolina che ha il suo tratto più pregiato proprio nella passeggiata archeologica da Piazza Venezia all’Appia Antica, e che è nato proprio in continuità con l’idea di Cederna di rendere fruibile e accogliente il percorso monumentale.

L’albero della vita – Bahrain

Tanto per rimanere in tema Expò (ah proposito…ci siete stati?Io si e spero di riuscire a pubblicare le mie impressioni entro la settimana),sapete dove si trova il vero albero della vita? (da non confodersi con quello di Piazza Italia appunto)?!?

In Bahrain.

Si trova nel deserto del Bahrein un’acacia di ben 400 anni, maestosa ed unica per splendore e rigoglio. Un esemplare che non ha eguali in tutta la zona ritenuta, secondo le leggende, il luogo dove un tempo sorgeva il mitico giardino dell’Eden.

È conosciuto con il nome di Shajarat-al-Hayat, l’albero della vita e si trova a sud – est del deserto del Bahrein, ad una distanza di circa 2 km dal Djebel Dukhan (la Montagna del Fumo) e a 40 km da Manama.

Appartenente alla specie “Prosopis cineraria“, questa maestosa acacia ha una storia leggendaria e mistica le cui radici affondano nella tradizione cattolica ed ebraica. Nella Bibbia, infatti, si racconta di un albero della vita collocato da Dio nell’Eden, insieme a quello della conoscenza del Bene e del Male.  Nell’esegesi ebraica viene detto che questi due esemplari, uniti all’inizio, furono in seguito separati da Adamo.
Se si pensa che l’intera zona del Bahrein è ritenuta la sede del mitico giardino si comprende a pieno la ragione per la quale l’albero è immerso in un alone di mistero e stimoli, di conseguenza, le fantasie degli abitanti del posto.

L’acacia sembra sia stata piantata nel lontano 1583 e da quel giorno non ha mai smesso di essere rigogliosa. Le sue foglie hanno splendidi colori, sfumature dal verde al marrone, e il tronco maestoso presenta un groviglio di rami così fitto e, per certi versi, talmente caotico da sembrare irreale. Una pianta creata dalla fantasia di qualche scrittore o dalle mani di un dio.

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Nel momento in cui si approda nel deserto, a poca distanza dall’esemplare, si viene accolti da un curioso cartello nel quale è spiegato come raggiungerlo. Shajarat-al-Hayat è, nella fattispecie, una vera e propria attrazione turistica.
Sono, ogni anno, moltissimi i visitatori del sito (se ne contano intorno ai 50.000) attirati dalle credenze popolari nate intorno ad esso. Ad alimentarle, oltre alla convinzione che nel Bahrein sorgesse l’Eden, di cui l’acacia sarebbe l’ultima testimonianza, intervengono anche le difficili e, se vogliamo, impossibili condizioni climatiche e territoriali dove è cresciuta.

Il deserto del Bahrein è una distesa di dune e sabbia, privo di dirette fonti d’acqua.
L’albero della vita emerge solo nella zona e sebbene appartenga ad una tipologia di pianta in grado di sopravvivere in ambienti aridi e con pochissime precipitazioni annuali (appena 150 millimetri all’anno), stupisce per la sua incredibile longevità.

La gente del luogo non riesce a spiegarsi come un simile esemplare riesca a sopravvivere, mantenendo intatta la sua robustezza. In realtà, però, se si decide di dare spazio alla scienza, un motivo si riesce a trovarlo ed è legato sempre alla specie a cui appartiene.
La Prosopis cineraria, infatti, ha radici molto profonde in grado di raggiungere fonti d’acqua sotterranee, site anche a 50 metri nel sottosuolo. Inoltre, sono collocate al di sopra del livello del mare, come lo stesso terreno. Ciò favorisce l’approvvigionamento idrico dell’albero.
A questo si deve aggiungere la predisposizione dell’acacia ad assorbire l’acqua che gli occorre direttamente dall’aria grazie ad un ambiente umido, nonostante gli scarsi fenomeni piovosi.
Infine, ad un’analisi più attenta dell’intera zona si possono notare, a qualche chilometro di distanza, dei laghetti e degli alberi di più modeste dimensioni.

Di sicuro, quindi, non sarà il clima a decretare l’eventuale morte di questa splendida Prosopis cineraria. La sua esistenza, piuttosto, è messa a rischio dai turisti e dal loro comportamento irrispettoso.
Nel corso degli anni si sono contate decine di episodi vandalici. Alcune persone hanno strappato foglie e rametti per portarseli via, come se fossero una sorta di portafortuna o di souvenir “dell’albero leggendario”. Altri hanno addirittura scritto sul tronco, deturpandolo impunemente.

Per questa ragione le autorità locali si sono mosse allo scopo di proteggere Shajarat-al-Hayat. Ed oggi un recinto in ferro ne circonda la base, impedendo così ai visitatori di avvicinarsi troppo. Tuttavia, è ancora possibile sedersi sotto la sua ombra (data la notevole estensione dei rami) e godere della sua frescura, magari organizzando un picnic per trascorrere qualche ora in compagnia, lontani dalla città.

L’aria che si respira intorno a quest’acacia, al di là di ogni spiegazione, continua ad avere in sé la magia delle storie immortali.

Fonte : http://www.fotovoltaicosulweb.it/

La nuova Polpetteria

Apre una nuova polpetteria a Roma.

Si, nuova perchè una già c’era anche se sottoforma di ristorante ( ne avevo parlato QUI ).

Il sito ufficiale

Dal sito del gambero rosso :

Pratici box da passeggio da 3, 8 o 15 pezzi, panini (con il pane di Albanesi) o insalate. Protagoniste assolute le polpette, quelle della tradizione romana, ma anche in versione vegetariana o di pesce. E poi tanta Campania (terra dello chef di Sea Side) e ingredienti selezionati con rigore. Si apre alla fine di febbraio nel rione Monti, ma entro il 2015 Allbione raddoppia: nel nuovo Acquario della Capitale.

L’IDEA: POLPETTERIA GOURMET E STREET FOODTra qualche settimana anche Roma avrà la sua polpetteria. Come tutte le cose buone, semplici e genuine che ricordano il pranzo della domenica in famiglia anche le polpette stanno vivendo il loro momento di gloria. Tanto da assurgere a protagoniste di nuovi format di ristorazione che già incontrano l’apprezzamento di nostalgici e curiosi in diverse città italiane: dalla declinazione emiliana di Bolpetta a Bologna alla proposta di Ciccilla a Milano ( dove circa un anno fa Diego Abatantuono ha lanciato il suo Meatball Family), alla celebre Polpetteria di Catania.
E alla fine di febbraio in Via Cavour, a pochi passi dalla movida gastronomica del rione Monti, aprirà Allbione, il primo locale di un progetto più ambizioso (si pensa al franchising) che nell’ultimo anno ha coinvolto lo chef Dario Tornatore – alla guida di Sea Side in zona Piazza Navona – nella consulenza di un menu giocato esclusivamente sulle polpette. Quattordici varianti – di carne, pesce o vegetariane – servite in vaschette da 3, 8 o 15 pezzi che strizzano l’occhio allo stile vintage.
Anche il locale, che dispone di una grande cucina ma pochi posti a sedere (per un totale di 3-4 tavoli), sarà improntato su un allestimento di design, focalizzato sul grande bancone. L’idea è quella di proporre la qualità delle materie prime, rigorosamente selezionate con la supervisione dello chef campano, in una pietanza della tradizione versatile e perfetta per l’asporto, da consumare passeggiando grazie ai pratici box (biodegradabili, dello Scatolificio del Garda) o in gustosi panini gourmet.
LE POLPETTE: 14 VARIANTI E FUORI MENU. ANCHE NEL PANINOIn carta polpette della tradizione romana (al sugo di coda, cacio e pepe, pollo e peperoni), ma anche tanta Campania, con prodotti presidio Slow Food ricercati sul territorio, dai San Marzano al Piennolo del Vesuvio; e poi le versioni più creative come la Scozzese con salmone e sesamo o la polpetta speciale dello chef (con spunti fuori menu diversi ogni settimana e la polpetta consigliata del mese). Proposte anche in insalata, come farcitura le polpette saranno abbinate al pane realizzato in esclusiva dal forno Albanesi (quartiere Marconi della Capitale), in tre varianti.
Da bere una selezione di birre artigianali e tante centrifughe da frutta e verdura biologiche. E per finire i dolci della casa.
Un format leggero (ma attento a qualità e sostenibilità) a prezzi accessibili, aperto sette giorni su sette, che mira a una rapida ascesa. Dopo il test di via Cavour, entro la fine del 2015 sarà la volta di una nuova apertura nella Capitale, nello spazio più grande dell’Acquario di Roma (all’Eur) che sembra finalmente prossimo all’inaugurazione. Allbione sarebbe così destinato a diventare il punto ristoro ufficiale della nuova struttura turistica. Ma già si pensa al resto d’Italia.
ALLbiONE | Via Cavour, Roma | da fine febbraio, tutti i giorni dalle 10 alle 24 | tel. 06 97270131 | www.allbione.com

 

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Snowdonia

Mio padre mi ha incuriosito riguardo questa meta che neanche conoscevo.

SNOWDONIA

Prende il nome dal Snowdon , la sua montagna più alta (1.085 m s.l.m.), e copre una superficie di 840 mq ( 2.147 kmq) , Snowdonia nel Galles è il secondo più grande parco nazionale nel Regno Unito Si trova sulla costa settentrionale remoto , in mezzo a montagne mozzafiato , valli glaciali e foreste antiche .

QUESTO il sito ufficiale del parco.

In QUESTO blog la testimonianza di chi ne sa 😉

*_*

 

 

My Bags & Gina

Ci troviamo in centro…ora di pranzo.

Dove mangiare?

No.Mc Donald NO.

Ecco qua due posti carinissimi,con prezzi adeguati e dalla linea BIO.

My Bags

Via Giovanni Battista Vico, 16, Roma, Italia (vicino METRO A FLAMINIO)

Gina

Via San Sebastianello, 7/A (METRO A SPAGNA) GINA

Appena li proverò ve ne saprò dire di più!;)

 

Voglia di Bio!

Avete provato questo fantastico ennesimo posto Bio?

Io si e l’ho amato ❤

LINK

Voglia di Bio nasce dall’idea di abbinare lo stile di vita di oggi con la qualità e genuinità del cibo di una volta.
Rispettando la natura che ci circonda e la nostra salute proponiamo il biologico come uno stile di vita.
Mangiare sano significa mangiare prodotti privi di additivi chimici.

Si tratta di un vero e proprio “quick food” con materie prime selezionate dai migliori produttori biologici e con packaging 100% biodegradabile e compostabile.
I nostri prodotti sono sani e gustosi, semplici e ricercati, classici e innovativi.
Li puoi consumare sul posto, take away o delivery.
Il nostro cliente potrà pranzare e cenare sano senza rinunciare ai sapori degli hamburgers, dei bagels, dei wraps, dei pancakes e molti altri prodotti.

P.S. Date un occhiata al menù sul sito!

Villa Torlonia

Il primo maggio sono stata per la prima volta a Villa Torlonia (in verità ci ero già passata ma veramente 5 minuti)e l ho trovata splendida!!!La considero come  alternativa a villa borghese.

Da wiki , La storia

La villa, dal XVII secolo fino a metà del XVIII, è di proprietà della famiglia Pamphilj che la utilizza come tenuta agricola, similmente ad altre che si trovavano nella stessa zona. La famiglia Colonna acquista la proprietà intorno al 1760, mantenendone la natura di terreno agricolo.

La costruzione della villa fu incominciata tuttavia solo nel 1806 dall’architetto neoclassico Giuseppe Valadier per il banchiere Giovanni Raimondo Torlonia che aveva comperato la tenuta dai Colonna nel 1797 e fu terminata per il figlio Alessandro. Valadier trasforma due edifici preesistenti (l’edificio padronale e il casino Abbati) in un Palazzo e nell’odierno Casino dei Principi, inoltre costruisce le Scuderie e un ingresso, oggi demolito a causa di un ampliamento di via Nomentana. L’architetto risistema il parco, creando viali simmetrici e perpendicolari alla cui intersezione è posto il palazzo. Contemporaneamente la villa viene ornata con delle sculture d’arte classica comprate appositamente.

Nel 1832 Alessandro Torlonia, succeduto al defunto padre Giovanni, incarica Giovan Battista Caretti di continuare i lavori sulla villa. I particolari gusti del principe determinano la costruzione di un Tempio di Saturno, dei Falsi Ruderi e della Tribuna con Fontana, oltre che del Caffe-House, della Cappella di Sant’Alessandro e dell’Anfiteatro, ora non più esistenti.

Collaborano inoltre alla progettazione della villa il massone Giuseppe Jappelli, che si occupa della sistemazione della parte meridionale e vi realizza la Capanna Svizzera e la Serra Moresca, e Quintiliano Raimondi, che opera sul Teatro e sull’Aranciera, oggi Limonaia.

Nella zona sud, differentemente da quella settentrionale, caratterizzata da un gusto neoclassico, vengono creati laghetti, viali a serpentina e nuovi edifici: la Capanna Svizzera, la Serra, la Torre, la Grotta Moresca e il Campo da Tornei. Inoltre, nel 1842, Alessandro fa erigere due obelischi in memoria dei genitori.

Succede ad Alessandro, Giovanni che, oltre a trasformare la Capanna Svizzera nell’attuale Casina delle Civette fa edificare un nuovo muro di cinta, il Villino Medievale e il Villino Rosso.

Nel 1919 viene scoperto, nei sotterranei della Villa, un cimitero ebraico.

Successivamente, negli anni venti, Giovanni Torlonia Junior concesse la residenza ufficiale a Benito Mussolini che pagava un affitto annuale simbolico di una lira. Mussolini e il Principe Torlonia costruirono un rifugio contro i bombardamenti nelle catacombe ebraiche del terzo e del quarto secolo che si trovavano sotto la villa.

Nel periodo successivo alla guerra la villa fu abbandonata e visse un periodo di decadenza ma, nel 1978, venne acquistata dal Comune di Roma e trasformata in un parco pubblico.

Gli ingressi della villa!

Ingresso monumentale con propilei

L’attuale ingresso su Via Nomentana ed il relativo muro di cinta furono edificati tra il 1905 ed il 1911 su progetto di Enrico Gennari dopo l’arretramento della facciata sulla strada per via dell’ampliamento della carreggiata che comportarono la demolizione del vecchio muro di cinta e degli annessi ingressi. Ai lati dell’ingresso vi sono due propilei con ordine ionico e composito con basamento bugnato con lastre in travertino. La cancellata a sei ante è in ferro battuto intervallata da due pilastri in travertino sostenenti dei globi in vetro sostenenti a loro volta delle aquile in bronzo. Nel basamento dei due fabbricati vi è il corpo di vigilanza della villa e per la biglietteria. Sul piano superiore, invece, vi sono delle paraste marmoree con delle scalanature con capitelli ionici. Ai lati vi sono dei capitelli compositi. Ai lati dei due loggiati vi sono delle copie di statue di cui gli originali sono poste nel museo del Casino Nobile tra cui sono degni di menzione: Pandora, la Pudicizia e un Fauno.

Ingresso di Via Spallanzani e villino di portineria

La costruzione del Villino medievale rese necessaria l’apertura di un nuovo ingresso e l’edificazione di un edificio di portineria. L’ingresso è composto da una semplice struttura con due pilastri in laterizio sormontato da due vasi in terracotta. Il villino, in cui abita il custode della villa è un edificio a due livelli che imita in formato ridotto il villino medievale.

La casina delle civette ❤

L’attuale Casina delle Civette sorge dove si trovava una volta la Capanna Svizzera che, voluta da Alessandro Torlonia fu costruita 1840 da Giuseppe Jappelli, riparata rispetto al Palazzo principale da una piccola collina artificiale. La Casina odierna conserva della precedente solo l’impianto murario a forma di “L”, la copertura e il gusto rustico dell’insieme che si presentava, una volta, come l’imitazione di un rifugio alpino.

Su indicazione di Giovanni Torlonia il Giovane, dal 1908, la Capanna inizia ad essere trasformata, per opera dall’architetto Enrico Gennari, in un “Villaggio Medioevale” caratterizzato da porticati, torrette e loggette, decorato da maioliche e vetrate.

Nel 1914 vi viene installata una vetrata, disegnata da Duilio Cambellotti, raffigurante due civette e dei tralci d’edera. Grazie ad essa ed alla presenza ricorrente di quest’uccello nelle decorazioni, ispirate dall’amore per l’esoterismo di Giovanni, la casina inizia ad essere chiamata Villino delle Civette.

Nel 1917 vengono aggiunte delle nuove strutture in stile Liberty da Vincenzo Fasolo, che cura il lato meridionale dell’edificio.

All’interno la Casina, disposta su due piani, è riccamente decorata da stucchi, maioliche, mosaici, pitture, sculture e ferri battuti. Tra tutte spiccano le numerose vetrate che caratterizzano l’intera costruzione.

Il degrado della Villa inizia nel 1944 quando viene occupata da parte delle truppe alleate che vi resteranno fino al 1947.

La Casina, già in pessime condizioni al momento dell’acquisto da parte del Comune, subisce, oltre a vari furti ed atti di vandalismo, un incendio nel 1991.

Dal 1992 al 1997 la Casina delle Civette è stata tuttavia sottoposta a un lungo restauro che ha permesso l’apertura al pubblico di questo edificio, primo tra tutti quelli della villa.

Casino Nobile

Il Casino Nobile è un esempio di architettura neoclassica, con colonne e paraste marmoree di ordine gigante. I portici laterali ed il pronao palladiano sono opera dell’architetto Battista Caretti. A lui si devono, anche, i partiti decorativi di stile gotico e pompeiani di numerosi ambienti interni. Il frontone in terracotta, raffigurante il trionfo di Bacco, è dell’allievo di Canova Rinaldo Rinaldi.

Una volta acquistata la Vigna Colonna nel 1797, Giovanni Torlonia affidò a Giuseppe Valadier il compito di ristrutturarne il palazzo.

L’architetto, tra il 1802 ed il 1806, ristrutturò ed ingrandì l’edificio, detto anche “Casino nobile”.

Il Valadier inserì all’interno nella sala da pranzo (Salle a manger, detta oggi Sala da ballo), degli specchi per migliorare e moltiplicare l’effetto dell’illuminazione dall’esterno.

Domenico Del Frate esegui dei dipinti e Antonio Canova dei bassorilievi in gesso, in parte esposti nella stanza a “Bercerau“.

Dopo la morte di Giovanni, l’incarico di migliorare il Casino passò al figlio Alessandro (nel 1832) che, per migliorare l’impatto visivo del palazzo fece aggiungere un pronao con loggia all’ingresso e affidò a Francesco Podesti la decorazione ad affresco della Sala di Bacco; il Podesti dipinse così il Mito di Bacco, le Quattro stagioni e i Tre continenti.

Il piano terra ed il piano nobile servivano per ospitare i nobili nei ricevimenti, da cui il nome di “Casino nobile”, mentre seminterrato e 2º piano erano lasciati alla servitù.

Dal seminterrato si accede anche a dei bunker fatti costruire da Benito Mussolini e, forse, ad una sala ipogea in stile simil-“Tomba etrusca”.

Casino dei principi

Questo casino, originariamente un edificio rurale della Vigna Abati, fu restaurato, su ordine di Alessandro, da Giovan Battista Caretti tra il 1835 ed il 1840, in stile neocinquecentesco. Collegato al “Casino principale” tramite un corridoio-galleria sotterraneo ed era utilizzato dal Torlonia come sala ricevimenti.

Sulle vi si trovano oggi degli ornamenti originali, tra cui il fregio rappresentante il “Trionfo di Alessandro a Babilonia“, mentre nelle tre sale del piano nobile vi sono degli affreschi l’antica Grecia, l’antica Roma, perduti, e nella sala da pranzo ricordanti il golfo di Napoli, realizzati dalla scuola di Caretti. Tra le altre opere di pregio sono da ricordare le decorazioni novecentesche della prima sala di Giovan Battista Caretti e Filippo Bigioli.

Tempio di saturno

È sito sul viale che porta alla Casina delle Civette. Fu costruito da Giovan Battista Caretti tra il 1836 ed il 1838 come edificio imitante l’antichità anziché una falsa rovina. Per la realizzazione viene preso come modello il Tempio di Esculapio di Asprucci del 1786 realizzato per Villa Borghese. L’edificio è modesto, composto del solo pronao con quattro colonne doriche di granito. La vegetazione nasconde la parte retrostante non realizzata. Nel retro vi sono due casolari usati anticamente come cucine ed una zona recintata. Nelle incisioni antiche, davanti al tempio sono rappresentati dei tavoli tondi, forse utilizzati per delle riunioni all’aperto. Il frontone consta di una decorazione in terracotta di Vincenzo Gajassi che raffigura l'”Allegoria della vita umana e del Tempo che trionfa sulla Gioia, sull’Arte e sulla Cultura“. Al centro della raffigurazione vi è il Dio del Tempo, ovverosia Saturno che regge la falce, tra un serpente ed un leone. Ai lati vi sono raffigurate “Le Quattro Stagioni“. Ai lati dell’edificio vi sono dei calchi di alcuni altorilievi del Palazzo dei Conservatori. Sopra il portale vi è un rilievo in terracotta del termine del XVIII secolo raffigurante Bacco che dona la vite, ai lati vi sono due maschere teatrali in stucco. Sono andati perduti dei busti che coronavano il timpano.

È uno dei pochi edifici di Villa Torlonia a dover essere ancora restaurato.

Tributo con fontana

È sita presso il lato orientale del Casino Nobile a ridosso della collina artificiale di Jappelli. Verosimilmente fu l’ultima opera progettata per Villa Torlonia dal Caretti. Il lato prospiciente alla collina è suddivisa da alcune colonne poste a ridosso della parete marmorea con due bassorilievi raffiguranti due putti posti ai lati di una scritta commemorativa del committente. Il prospetto su Via Nomentana è monumentale. Sulle gradinate laterali coperte da peperino vi sono poste dei vasi di azalee. Davanti alla composizione floreale vi erano delle statue, sarcofagi e ruderi archeologici, oggi spariti. Sulla nicchia centrale vi era un decorazione raffigurante Enea in fuga da Troia. Nelle nicchie laterali sono state poste delle opere della collezione Torlonia. Nella nicchia centrale vi è la fontana in stile barocco composta da una vasca semicircolare e da una decorazione a muro. Sopra la fontana vi è una targa con un’iscrizione. Le tre nicchie sono separate da colonne ioniche

Inoltre numerose le opere minori che potrete continuare a leggere QUI.