Il Cimitero di Guerra Francese a Roma

Il Cimitero di Guerra Francese si trova all’interno del Parco di Monte Mario, nei pressi di Via della Camilluccia. Poco conosciuto a Roma è, in realtà, un oasi di pace a pochi passi dal frastuono della città. E’ sorprendente infatti come il tragitto quasi incontaminato che porta al cimitero, si trovi così vicino ad una strada trafficata. Fu costruito dal Governo Italiano per rendere omaggio ai militari francesi che combatterono negli anni 1943/1944 contro le truppe nazi-fasciste. Ogni anno, l’11 Novembre, si svolge qui una cerimonia di commemorazione.

Il Cimitero di Guerra Francese a Roma

Il Cimitero di Guerra Francese: Il cimitero è situato in un punto molto alto di Monte Mario. Un aspetto che salta subito all’occhio è l’eleganza con cui sono disposte le aiuole ed i viali. 

Celato nel verde e nel silenzio, pur a due passi dal traffico della Camilluccia, il cimitero militare francese nel Parco di Monte Mario è un’oasi sorprendente di storia e cultura, un’insolita terrazza affacciata su Roma dove passato e presente si fondono quasi misteriosamente. Nell’arrivarci, seguendo i sentieri sinuosi che attraversano il Parco, si può tornare a fare i conti con la propria mente; ad ogni passo che si compie, è possibile infatti purificarsi dalle strutture mentali che ci vengono dettate dallo stile di vita metropolitano tornando ad esercitare un atto talmente anacronistico ai giorni nostri che fa quasi sorridere ad evocarlo: la contemplazione. La natura come l’arte assolvono una funzione consolatoria nello spettatore che può finalmente disconnettersi dalla realtà urbana lasciandosi “annientare” dal potere dalla bellezza di ciò che ha di fronte.

Per arrivare al cimitero monumentale ci sono due vie: una molto semplice, infatti ci si può arrivare agevolmente da via della Camilluccia svoltando per via dei Casali di Santo Spirito. L’altra è decisamente più impervia (ci si deve inerpicare a piedi su Monte Mario) ma sicuramente più affascinante. 

Il terreno dove sorge questo luogo venne concesso nel 1945 tramite un decreto reale voluto esplicitamente dal primo ministro dell’epoca Alcide De Gasperi in segno di omaggio del Governo Italiano alle truppe francesi che combatterono senza risparmiarsi contro le forze nazi-fasciste nel nostro Paese.
Cimitière Militaire Français” – Campagne d’Italie 1943 – 1944“,così è scritto su una colonna che fa da pilastro al cancello in ferro battuto nero all’entrata nel lato nord.
Camminando lungo i viali evidentemente curati in modo maniacale dal lavoro di esperti giardinieri, si può osservare una lunghissima distesa di croci in marmo tutte uguali,a differenziarle tra loro solo i nomi, oppure, una piccola mezzaluna islamica posta per sottolineare la religione d’appartenenza del caduto;su tutte, comunque, la scritta “mort pour la France“.

Infatti, la gran parte delle truppe francesi che vennero a combattere qui in Italia erano composte da ascari nordafricani (spesso costretti ad arruolarsi contro la loro volontà) chiamati Goumiers, i quali sacrificarono le loro giovinezze (e spesso le loro vite) combattendo con coraggio per la loro “madrepatria” acquisita.
Dei 125.000 combattenti francesi impiegati nella campagna d’Italia ne furono uccisi circa 7000. Nel cimitero di Monte Mario ne riposano 1888 e a Venafro in Molise oltre 4300. Un numero consistente di altre salme vennero rimpatriate successivamente a spese dello Stato francese su richiesta dei familiari. Ogni anno qui l’11 novembre, alla presenza dell’ambasciatore francese, si svolge una cerimonia commemorativa dei caduti.

Vero punto cardine del cimitero è il piazzale dove tramite una doppia scalinata si accede al cuore contenutistico del sacrario. Una sorta di imponente altare (sovrastato da un tricolore francese) interamente realizzato in marmo bianco, dove è scolpita nella pietra l’effige di un uomo nudo morente (realizzazione dello scultore Fenaux) come a rappresentare la sofferenza dell’estremo sacrificio della vita di migliaia di soldati, in una sorta di “unicum concettuale” raffigurante un uomo “solo”, senza armi ne divisa dinnanzi al dolore.
Una scultura purificata da ogni richiamo alla simbologia bellica, in maniera da poter declinare nell’immagine dolente di un singolo la sofferenza e la tragedia di un intera generazione chiamata alle armi.

Flora Firenze 2015 – Parco delle Casine

Dal 30 Aprile al 30 Maggio 2015, si è svolta a Firenze (precisamente nel bellissimo Parco delle Cascine) l’edizione 2015 della Flora Firenze.

Di che cosa si tratta?

FloraFirenze è la prima esposizione di floricoltura organizzata a Firenze dove il made in Italy è protagonista della qualità del prodotto e del design.

Composta da ambienti progettati e allestiti scenograficamente dove si espone il meglio del mondo di piante e fiori, in quella che da sempre è la capitale della cultura mondiale. La città toscana, indiscusso perno del giardino all’italiana, crea con questo evento un’esperienza unica al mondo trasformandola nella “capitale del giardino mondiale”. 

Gli ambienti di FloraFirenze

FloraFirenze è una passeggiata attraverso le eccellenze del florovivaismo italiano. Si inizia con la regione ospite: unpaesaggio toscano segna l’inizio del percorso che proseguendo con un giardino all’italiana, introduce alla passeggiata nelle varie tipologie delle piante prodotte in Italia. Si attraversa un ambiente desertico, con un giardino esotico in cui le grandi piante grasse escono dalla sabbia, per accedere alla spettacolare calma del lago. Qui troviamo una composizione di oltre 5.000 azalee, prodotte sul lago Maggiore, che crea una struttura a cupola di 16 m dai colori intensi.

La cupola di milioni di fiori avvolge il movimento d’acqua di una cascata circolare che racchiude nel suo interno le suggestioni, i colori e i profumi di un ambiente ispirato alla foresta pluviale tropicale. Un giardino temperato, ricco di esemplari mediterranei completa la rapida carrellata della biodiversità dei vari ecosistemi.

Termina questa prima parte della passeggiata un giardino giapponese, dove bonsai di piante di tutto il mondo, alcune di età ultra centenaria, concludono il racconto. Le piante ridotte a elementi trasportabili in vaso riconducono all’origine dei bonsai dove, viaggiatori che per anni dovevano stare lontani dalla loro casa e dal loro ambiente avevano trovato, attraverso questa forma d’arte, il modo per portare con se le loro origini.

Sul lato destro, in un altro padiglione, un percorso attraverso le collezioni di artisti del verde che da generazioni selezionano esemplari di agrumi e di rose esponendo le due più prestigiose collezioni del mondo. Dall’altro lato si entra nel regno del fiore reciso, il fiore come elemento compositivo, con cui artisti e maestri fiorai, in un ambiente dedicato almatrimonio, ne interpretano la sua evoluzione artistica e decorativa. Proseguendo la passeggiata nell’area esterna si attraversano i giardini dei vivaisti più importanti d’Italia, che con i loro esemplari unici creano suggestioni di paesaggio indimenticabili. Da questi giardini si prosegue nello spazio dedicato agli orti, realtà ormai ben integrate in molti paesaggi urbani.

La visita di Florafirenze si conclude in un’area dove gli alberi secolari del Parco delle Cascine fanno da sfondo ad un gruppo di artisti di Land art, forma d’arte contemporanea dove l’artista interviene direttamente sul territorio naturale, utilizzando i materiali che gli fornisce il territorio. 18 opere di artisti di varie nazionalità, completano con le loro sculture tra loro molto diverse, il percorso attraverso la natura guidata dalla mano dell’uomo.

Io ci sono stata il 2 Maggio e l’ho trovata stupenda…Trovate sul mio account Ig molteplici foto scattate da me, ve ne metto qualcuna qua sotto.

Non perdetevi la prossima edizione!

Pentecoste 2015 al Pantheon

Domenica 24 maggio 2015 alle ore 10,30 pioggia di petali rossi al Pantheon dopo la messa della Pentecoste, la ricorrenza (nel 50simo giorno dalla Pasqua) che celebrava un tempo la fine del raccolto e che nella tradizione cristiana commemora la discesa dello Spirito Santo sulla Madonna e sugli Apostoli raccolti nel cenacolo.

Al termine della funzione, i vigili del fuoco – raggiunta la sommità della cupola del Pantheon, ad un’altezza di 43 metri – lasciano cadere «dall’occhio del cielo», l’ampia apertura circolare di 9 metri di diametro che irradia luce e calore all’interno del Pantheon, migliaia di petali di rose rosse sui fedeli.
La cerimonia, sospesa per lunghi anni, è stata ripristinata nel 1995, ma la tradizione cristiana ha quasi duemila anni: deriva anche dall’antica festa di Pentecoste dei primi cristiani a Roma, quando la rosa rappresentava anche lo Spirito Santo ed era il simbolo del sangue versato dal Crocefisso per la redenzione dell’umanità.
Nella ricorrenza, petali di rose venivano fatti cadere sui fedeli dal lucernaio della cupola dell’antico Pantheon, diventato Santa Maria dei Martiri, a simboleggiare le lingue di fuoco della sapienza.
Sarebbe un errore pensare che queste sono le rose mariane, perchè la rosa legata alla Madonna nella tradizione cristiana – o Rosa mistica – è la rosa bianca. Nella Capitale, petali di rose bianche venivano fatti cadere ogni 5 agosto sui fedeli radunati in Santa Maria Maggiore a Roma, per ricordare la nevicata miracolosa che indicò il luogo dove, per volere della Madonna, si sarebbe dovuta costruire la chiesa.

Pioggia delle rose al Pantheon per la Pentecoste 2015

Il castello di Sammezzano

Il castello di Sammezzano, circondato da un ampio parco si erge sopra al paese di Leccio.


Ha assunto la forma attuale grazie all’ opera di Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona (nato a Firenze il 10 marzo 1813 e morto a Sammezzano il 18 ottobre 1897) che trasformò ed ampliò l’edificio preesistente nel periodo compreso tra il 1843 e il 1889.

La storia del luogo è però assai più antica: si può risalire all’epoca romana e continuare nei secoli successivi.
Il grande storico Davidsohn, nella sua “Storia di Firenze” afferma che nel 780, lo stesso Carlo Magno di ritorno da Roma dove aveva fatto battezzare il figlio dal Papa, potrebbe esservi passato:”

La tenuta di cui fa parte Sammezzano appartenne poi a famiglie molto importanti: in particolare gli Altoviti, poi, per volere del Duca Cosimo, a Giovanni Jacopo de’ Medici che a sua volta la vendette a Sebastiano Ximenes.

Tali beni restarono alla famiglia Ximenes d’Aragona fino all’ ultimo erede, Ferdinando, che morì nel 1816.

In un cabreo del 1818 (quindi prima delle modifiche apportate da Ferdinando Panciatichi Ximenes d’ Aragona) redatto dall’ Ingegnere Giuseppe Faldi il castello appare come una struttura di consistente volumetria, con bastione e scalinata d’entrata, nella parte opposta a quella delle attuali scale di accesso e di cui oggi non c’è più traccia.

Poi in seguito ad un lungo processo relativo al testamento di Ferdinando Ximenes, i beni, il nome, lo stemma ed i titoli della famiglia Ximenes d’ Aragona, passarono al primogenito di sua sorella Vittoria, moglie di Niccolò Panciatichi: il “nostro” Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, appunto, che diventò unico erede dei Panciatichi e degli Ximenes, compresa la vasta tenuta di Sammezzano.

Sull’onda della corrente culturale definita “Orientalismo” che si diffuse in tutta Europa dall’ inizio dell’ Ottocento e che vide in Firenze uno dei principali centri, Ferdinando iniziò a modificare la struttura esistente e realizzare nuove sale: la Sala d’Ingresso nel 1853, nel 1862 il Corridoio delle Stalattiti, la Sala da Ballo nel 1867 fino alla Torre centrale che riporta scolpita la data del 1889.

Ferdinando fu uomo attivissimo, esperto di scienze, filantropo, mecenate, collezionista, amante di Verdi. Fece parte di innumerevoli enti: fra queste fu socio dell’ Accademia dei Georgofili (1855), vice presidente della Società di Orticultura, Accademico onorario dell’Accademia di Belle arti e promotore per il monumento a Dante Alighieri in piazza S.Croce in occasione del sesto centenario dalla nascita.

Allo stesso tempo fu uomo politico molto impegnato: di idee liberali e fiero anticlericale, fu consigliere nel Municipio di Reggello e di Firenze tra il 1859 e 1865 e consigliere del Consiglio Compartimentale (poi Consiglio Provinciale) tra il 1860 e 1864. Fu eletto per due volte deputato del Regno tra il 1865 e il 1867. Nello stesso anno, pochi mesi dopo l’elezione, si dimise per protesta contro la legge sull’ asse ecclesiastico che non rispettava quanto aveva promesso ai suoi elettori.

Ben presto mostrò la sua delusione per come era nata l’Italia: tale sentimento è espresso in una frase in latino del 1870 riportata nella nicchia del Corridoio delle Stalattiti, che tradotta, dice: ”Mi vergogno a dirlo, ma è vero: l’Italia è in mano a ladri, esattori, meretrici e sensali che la controllano e la divorano. Ma non di questo mi dolgo, ma del fatto che ce lo siamo meritato”.

Riguardo al castello fu allo stesso tempo proprietario e committente; pur senza laurea, fu ingegnere, architetto, geologo. Ciò gli permise di pensare, progettare, finanziare il castello realizzando in loco e con manodopera locale gran parte dei materiali di cui lo stesso è fatto.

Allo stesso tempo, come esperto ed appassionato di botanica, Ferdinando riorganizzò un’ampia area circondante il Castello, estesa circa 65 ettari, il cosiddetto Parco Storico. Intorno all’antica “ragnaia” formata da una fustaia di lecci, collocò oltre 130 piante rare ed esotiche che dovevano introdurre progressivamente il visitatore o l’ospite alle meraviglie dello stile “moresco” della Villa-Castello.

Il Castello ed il suo Parco Storico costituiscono davvero un “unicum” di notevolissimo valore storico-architettonico ed ambientale. Il Parco vi contribuisce considerevolmente con un patrimonio botanico inestimabile formato non solo dalle specie arboree introdotte ma anche da quelle indigene. Tra le prime le piu conosciute sono senza dubbio le sequoie della California che hanno trovato a Sammezzano condizioni ideali, come dimostrano le notevoli dimensioni raggiunte da questi alberi in soli 150 anni. Fra queste la cosiddetta “sequoia gemella” alta più di 50 metri e con uno circonferenza di 8,4 metri, che fa parte, tra gli alberi monumentali d’Italia, della ristretta cerchia dei “150 alberi di eccezionale valore ambientale o monumentale”.Tra le specie indigene meritano di essere citate numerose specie di querce: il leccio, la farnia, il cerro, la roverella e, altra rarità, la sughera.

Negli anni ’70 la villa castello di Sammezzano fu trasformata in albergo ristorante. Tale attività continuò fino alla fine degli anni ’80. Dopo alterne vicende, alla fine degli anni ’90 la proprietà è passata ad una società italo-inglese con l’intenzione di realizzare un ambizioso e complesso piano di intervento per farne una struttura turistico ricettiva, secondo quanto previsto dal piano regolatore del Comune di Reggello.

In occasione del bicentenario dalla nascita del Marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona (1813-2013) è stato costituito il “Comitato FPXA” che , cerca di promuovere lo studio e la conoscenza del castello e del parco di Sammezzano anche attraverso la storia complessa del suo “creatore”.

Il castello è normalmente chiuso, ma grazie alla disponibilità della proprietà, alcune volte l’anno (normalmente maggio/giugno e ottobre) il Comitato, in collaborazione con le associazioni di volontariato del luogo, organizza aperture del castello con visita guidata.

ECCETTO LE SUDDETTE APERTURE IL CASTELLO NON E’ VISITABILE. IN OCCASIONE DELLE APERTURE E’ OBBLIGATORIA LA PRENOTAZIONE ON LINE. CONSULTARE IL SITO WWW.SAMMEZZANO.ORG

Per maggiori informazioni, consultare
• il sito http://www.sammezzano.org;
• la pagina facebook “Sammezzano-comitato FPXA”.

Il Comitato non ha scopo di lucro: per il 2015 si propone di collaborare con il Comune di Reggello per il restauro del Sepolcreto nel cimitero di Sociana dove è sepolto il Marchese Ferdinando.

Galleria Sciarra – Roma

La Galleria Sciarra è una galleria pedonale di Roma, sita tra via Marco Minghetti, vicolo Sciarra e piazza dell’Oratorio, nel rione Trevi.

Nata come cortile estremo del palazzo Sciarra Colonna di Carbognano, la galleria è composta da un vano centrale, ricco di partiture architettoniche e dipinto tra il 1885 e il 1888 da Giuseppe Cellini: la decorazione richiama l’ambiente della Cronaca bizantina ed è in stile liberty.

Anticamente, nella zona occupata dalla galleria, si trovava la Porticus Vipsania, costruita da Vipsania Polla, sorella di Marco Vipsanio Agrippa (che possedeva una villa nei dintorni).

Ancor più bella perchè nascosta e sconosciuta ai più…meta della mia prossima pausa pranzo turistica!