Palazzi di Roma a porte aperte

Vi invito ad andare QUI per usufruire degli ultimi giorni dell’iniziativa PALAZZI DI ROMA A PORTE APERTE.

Turismo Culturale Italiano ha programmato la I Edizione di questa importante iniziativa che si svolgerà durante il mese di Novembre 2013. L’evento prevede l’apertura straordinaria con visite guidate di palazzi romani, molti dei quali privati e chiusi al pubblico.

Un paesaggio culturale formato da decine di autentici gioielli che rappresentano il frutto della grande cultura umanistica, la straordinaria ricerca architettonica e la sperimentazione di nuove forme dell’arte operata nei secoli da artisti e architetti.

Questi magnifici capolavori che vanno dal Medioevo fino al Novecento, saranno oggetto delle visite guidate organizzate seguendo il più possibile un ordine cronologico.

In questo modo è offerta agli appassionati la possibilità di seguire un excursus storico-artistico cronologico che copre i vari ambiti e momenti artistici e architettonici: Rinascimento, Barocco, Rococò, Neoclassico, Eclettismo e Liberty.

Un’occasione per svelare le magnifiche opere firmate dai grandi Maestri dell’arte e dell’architettura italiana: Peruzzi, Raffaello, Giulio Romano, Sangallo, Vignola, Vasari, Ammannati, Guido Reni, Guercino, Vasanzio, Algardi, Bernini, Fuga, Vanvitelli, Canova, Valadier, Brasini, Piacentini, Moretti…

Sono un po’ costose a mio parere ma ne vale la pena trattandosi di “casi rari” 😉

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Cupcakes ed altre bontà

Ho scoperto un mesetto fa questo nuovo negozietto di Cupcakes ed altre leccornie ❤

(aveva aperto da appena due giorni!)

Le proprietarie sono gentilissime (mi hanno anche regalato un cupcake da assaggiare!)e lavorano da anni nel catering,famosissime sopratutto per i loro macarons artigianali!

Ci tornerò presto sicuramente!

Piazza del Paradiso

(campo de’ fiori)

Roma

Big Bang

Mai stati al Big Bang di via Aurelia in Roma?

Il Big Bang è un ristorante/pub/disco e chi più ne ha più ne metta in puro American Style (un po’ Happy days!).

Al piano di sopra troviamo varie sale (una carinissima con una macchina sospesa)complete di maxischermo per le partite…mentre al piano di sotto c’è una mega sala che usano principalmente per feste,addii al celibato/nubilato e dalla mezzanotte disco sui tavoli 😀

Io ho mangiato dell’ottima carne….

Nice!

Piazza Vittorio Emanuele

Sabato avevo voglia di un pomeriggio TRASH ed ho deciso di andare a farmi un giro da MAS.

Chi è veramente di Roma lo conosce…per chi non lo fosse…

MAS

IL VERO TRASH ALL’ITALIANA

Anyway,prima di Mas,ho fatto un giretto nei giardini di Piazza Vittorio Emanuele (tra l’altro la piazza PIU’ GRANDE DI ROMA).Il tutto superando lo sconforto che ti assale accorgendoti di aver “lasciato” ai cinesi una piazza così bella…

Nei giardini troviamo i Trofei di Mario

e la porta Magica!

Da wiki:

Il Ninfeo di Alessandro (Nymphaeum divi Alexandri nelle fonti letterarie), monumento meglio conosciuto come “Trofei di Mario”, è una fontana di Roma antica, i cui resti si conservano nell’angolo settentrionale della piazza nel Rione Esquilino.

Il monumento si trovava in origine alla confluenza della via Tiburtina o della via Collatina cona la via Labicana. Tale posizione ne condizionò la planimetria, di forma trapezoidale.

L’edificio è una fontana monumentale (ninfeo) con funzione di mostra terminale (munus) e di castello di distribuzione dell’acqua (castellum aquae). È realizzato nel tratto finale d’una diramazione d’acquedotto che proveniva dalla Porta Tiburtina (Porta San Lorenzo) per dirigersi verso l’Esquilino. Le arcate di questa diramazione, alcune delle quali tuttora visibili tra piazza Pepe e via Turati, si possono identificare solo con l’acquedotto Claudio  o con l’Anio Novus per ragioni altimetriche.

Dalla fontana provengono le due sculture di trofei che a partire dal Medioevo hanno dato alla struttura il nome tradizionale di “Trofei di Mario”, dal 1590 collocate sulla balaustra in cima alla Cordonata che sale al Campidoglio. Le sculture, erroneamente attribuite a Gaio Mario per le vittorie sui Cimbri ed i Teutoni, sono invece databili all’epoca domizianea e furono erette dopo le vittoriose campagne controCatti e Daci nell’89.

La monumentale struttura (volume 4000 m³ circa; larghezza alla base 25 m) occupa la parte più alta dell’Esquilino ed è tutta in opera laterizia originariamente rivestita in marmo, come indicano i numerosi fori per grappe distribuiti sull’intero alzato. Si articola su tre livelli, con diversi ambienti e canalizzazioni ancora visibili. L’acqua veniva immessa al terzo piano sul lato posteriore destro della struttura a considerevole altezza da terra (9,85 m); dopo aver aggirato un massiccio centrale semicircolare, si divideva in due parti ed era quindi convogliata da cinque canali rivestiti dicocciopesto in una vasca oggi non più esistente posta sul lato anteriore della fontana. Da qui, attraverso tubi sistemati all’interno delle pareti, l’acqua si raccoglieva in una seconda vasca rivestita di cocciopesto e articolata in nicchie alternativamente rettangolari e arcuate. Una terza vasca di attingimento, parzialmente conservata, raccoglieva nuovamente l’acqua al piano inferiore per l’approvvigionamento delle zone altimetricamente più basse della città.

Unico sopravvissuto delle quindici fontane-mostra dell’antica Roma, il Ninfeo di Alessandro, per la mole e gli effetti scenografici di grandiosa spazialità, si può considerare l’antesignano e il modello ispiratore delle grandi mostre d’acqua del tardo Rinascimento e del Barocco (es. Fontana di TreviFontana dell’Acqua Paola al Gianicolo). Per questo attrasse l’attenzione di molti studiosi già nel Cinquecento (Étienne DupéracGiovanni Sallustio PeruzziPirro Ligorio) che ne fornirono talvolta fantasiose ricostruzioni, mentre nel 1761 il Piranesi gli dedicò una monografia con numerose incisioni che illustrarono fedelmente lo stato di conservazione del rudere.

Agli scavi tardo ottocenteschi per la sistemazione dell’angolo settentrionale di piazza Vittorio Emanuele II fece seguito un importante restauro dell’edificio, le cui fondazioni erano rimaste esposte, condotto da Rodolfo Lanciani fra il 1878 ed il 1885. Nella prima redazione progettuale il monumento doveva trovarsi al centro della nuova piazza intitolata al fondatore della Patria, in modo da sottolineare la sua funzione di crocicchio monumentale posto al bivio fra due importanti assi viari. Prevalsero, invece, gli interessi delle compagnie fondiarie private ed il rudere, pur salvatosi dalle demolizioni cui andarono incontro molti altri monumenti della zona (primo fra tutti il monumento funerario noto come “Casa Tonda“), fu ridotto a mero ornamento periferico e relegato in un angolo della piazza, in modo da non sacrificare lo sviluppo delle aree edificabili in questo settore del Nuovo Quartiere Esquilino. In occasione del restauro di Lanciani, ad ogni modo, furono espropriate e demolite le abitazioni private sorte a partire dal XVII secolo in addosso alla struttura.

Tra il 1982 ed il 1988 sono stati effettuati nuovi restauri del monumento ed una serie di saggi di scavo. In questa occasione si sono ritrovati resti in opera reticolata di età augustea attribuibili forse ad una precedente fontana, sulla quale s’impiantò la struttura in laterizio attualmente visibile che è databile al primo ventennio del III secolo, essendo raffigurata sul retro di monete emesse nel 226 dall’imperatore Alessandro Severo.

Proprio le raffigurazioni monetali ci consentono di integrare l’aspetto originario del monumento, che si presentava decorato con diverse statue. Al piano superiore si trovava una nicchia centrale con due statue (forse di Alessandro Severo e di sua madre Giulia Mamea), mentre due archi laterali ospitavano i due trofei militari; il tutto era coronato da un attico sormontato da una quadriga centrale e da due statue laterali, secondo un modello ben attestato negli archi trionfali romani. Inoltre, ai piedi della nicchia posta al piano inferiore si trovava una grande statua del dio Oceano.

La Porta Alchemica, detta anche Porta Magica o Porta Ermetica o Porta dei Cieli, è un monumento edificato tra il 1655 e il 1680 da Massimiliano Palombara marchese di Pietraforte (16141680) nella sua residenza, villa Palombara, sita nella campagna orientale di Roma sul colle Esquilino nella posizione quasi corrispondente all’odierna piazza Vittorio, dove oggi è stata collocata. La Porta Alchemica è l’unica sopravvissuta delle cinque porte di villa Palombara. Sull’arco della porta perduta sul lato opposto vi era un’iscrizione che permette di datarla al 1680; inoltre vi erano altre quattro iscrizioni perdute sui muri della palazzina all’interno della villa.

L’interesse del marchese Palombara per l’alchimia nacque probabilmente per la sua frequentazione sin dal 1656, della corte romana della regina Cristina di Svezia, a Palazzo Riario (oggi Palazzo Corsini) sulle pendici del colle Gianicolo oggi sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Dopo che la regina si convertì al cattolicesimo, abdicò al trono di Svezia e passò gran parte del resto della sua vita esule a Roma, dal 1655 fino alla sua morte avvenuta nel 1689.

Cristina di Svezia era un’appassionata cultrice di alchimia e di scienza (fu istruita da Cartesio) e possedeva un avanzato laboratorio gestito dall’alchimistaPietro Antonio Bandiera. In Palazzo Riario nacque un’accademia a cui si collegano i nomi di personaggi illustri del Seicento come il medico esoteristaGiuseppe Francesco Borri, di nobile famiglia milanese, l’astronomo Giovanni Cassini, l’alchimista Francesco Maria Santinelli, l’erudito Athanasius Kircher. Il marchese Palombara dedicò a Cristina di Svezia il suo poema rosicruciano La Bugia redatto nel 1656, e secondo una leggenda la stessa Porta Alchemica sarebbe stata edificata nel 1680 come celebrazione di una riuscita trasmutazione avvenuta nel laboratorio di Palazzo Riario.

La leggenda

Secondo la leggenda, trasmessaci nel 1802 dall’erudito Francesco Girolamo Cancellieri, uno stibeum pellegrino fu ospitato nella villa per una notte. Il “pellegrino”, identificabile con l’alchimista Francesco Giuseppe Borri, dimorò per una notte nei giardini della villa alla ricerca di una misteriosa erba capace di produrre l’oro, il mattino seguente fu visto scomparire per sempre attraverso la porta, ma lasciò dietro alcune pagliuzze d’oro frutto di una riuscita trasmutazione alchemica, e una misteriosa carta piena di enigmi e simboli magici che doveva contenere il segreto della pietra filosofale.

Il marchese fece incidere, sulle cinque porte di villa Palombara e sui muri della magione, il contenuto del manoscritto coi simboli e gli enigmi, nella speranza che un giorno qualcuno fosse riuscito a decifrarli. Forse l’enigmatica carta potrebbe riferirsi, per concordanze storiche e geografiche e per il passaggio tra le mani di alcuni appartenenti al circolo alchemico di villa Palombara, al misterioso manoscritto Voynich, che faceva parte della collezione di testi alchemici appartenuti al re Rodolfo II di Boemia e donati da Cristina di Svezia al suo libraio Isaac Vossius, e finì nelle mani dell’erudito Athanasius Kircher, uno degli insegnanti del Borri nella scuola gesuitica.

I simboli

I simboli incisi sulla porta alchemica possono essere rintracciati tra le illustrazioni dei libri di alchimia e filosofia esoterica che circolavano verso la seconda metà del Seicento, e che presumibilmente erano in possesso del marchese Palombara.

In particolare il disegno sul frontone della Porta Alchemica, con i due triangoli sovrapposti e le iscrizioni in latino, compare quasi esattamente uguale sulfrontespizio del libro allegorico/alchemico Aureum Seculum Redivivum di Henricus Madatanus (pseudonimo di Adrian von Mynsicht16031638). Il frontespizio dell’edizione originale del 1621 è molto diverso: infatti il disegno a cui si ispirò il Palombara compare esattamente solo nell’edizione postuma del 1677.

Sul frontone della porta alchemica è rappresentato in una patacca il sigillo di Salomone circoscritto da un cerchio con iscrizioni in latino, con la punta superiore occupata da una croce collegata ad un cerchio interno e la punta inferiore dell’esagramma occupata da un oculus: il simbolo alchemico del sole e dell’oro. Il fregio rappresenta un simbolo della setta dei Rosa Croce riportato in molti testi del Seicento e compare forse per la prima volta sul frontespizio del libro Aureum Seculum Redivivum.

Il triangolo con l’oculus è molto simile ad un analogo simbolo di una piramide con la punta occhiuta, che compare sulle banconote statunitensi da undollaro, fra l’altro accompagnato da una scritta in latino Novus Ordo Seclorum che richiama la scritta sul frontone Aureum Seculum Redivivum. La specifica piramide usata nel simbolo americano è tratta dalla Pyramidographia, un volume pubblicato nel 1646 a Londra da John Greaves (16021652) dopo un viaggio in Egitto, e pertanto è ipotizzabile un’ispirazione comune dall’immagine in questo testo sia del frontespizio del libro Aureum Seculum Redivivum, come anche del simbolo che compare sulla banconota statunitense. Tale simbologia fu adottata dalla setta degli Illuminati di Baviera, che nacque circa cento anni dopo la pubblicazione del testo esoterico in Germania del 1677. Sia la setta degli Illuminati sia la simbologia della banconota da un dollaro alimentano tutta una corrente di ipotesi sulla teoria del complotto.

I simboli alchemici lungo gli stipiti della porta seguono la sequenza dei pianeti associati ai corrispondenti metalliSaturnopiomboGiovestagnoMarteferroVenererameLunaargentoMercuriomercurio. Tale sequenza viene forse ripresa dal testo Commentatio de Pharmaco Catholico pubblicati nelChymica Vannus del 1666. Ad ogni pianeta viene associato un motto ermetico, seguendo il percorso dal basso in alto a destra, per scendere dall’alto in basso a sinistra, secondo la direzione indicata dal motto in ebraico Ruach Elohim. La porta si deve quindi leggere come il monumento che segna il passaggio storico del rovesciamento dei simboli del cristianesimo verso il nuovo modello spirituale che si stava sviluppando nel Seicento.

SCOMMETTO CHE CI SIETE PASSATI TANTE VOLTE DAVANTI SENZA SAPERLO 😀