100 Montaditos – Ponte Milvio – Roma

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La famosa catena spagnola 100 Montaditos ha aperto a fine settembre a Ponte Milvio,Roma. (Nei locali dove prima vi era la mia banca,sigh)

La sua specialità sono i 100 tipi diversi di panini (montaditos in spagnolo) fatti con pane croccante appena sfornato accompagnati da tanti tipi di birra rigorosamente alla spina. Ulteriore caratteristica i prezzi: estremamente modici. Con una manciata di monete di euro si mangia e si beve; il mercoledì poi, per mangiare e bere si paga solo un euro.

Nel servizio non sono previsti camerieri. Una volta seduti al tavolo si compila una scheda con l’ordinazione e il proprio nome e la si consegna al banco. Passati pochi minuti, dalla cucina una voce avvertirà che il vostro ordine è pronto.

“Salud amor y felicidad, è questo il nostro motto.” afferma deciso Primo Panaccia, “con questo locale vogliamo unire il concetto di ristorazione a quello di aggregazione dove non esistono deviazioni nè alterazioni ma l’allegria e la spensieratezza. E poi, mangiare bene e spendere poco fa piacere a tutti!”

CRONUT

Voglio assaggiarlo!!!

Il Cronut è un dolce che unisce l’impasto del croissant con quello del donut. Si tratta di un’invenzione culinaria dello Chef Dominique Ansel per la panetteria omonima Dominique Ansel a New York City. Nel maggio del 2013, la panetteria registrò il nome del marchio di questo prodotto. Il sito Internet della panetteria Dominique Ansel afferma che, nonostante il prodotto venga descritto come “metà Croissant, metà Donut”, non è fatto semplicemente friggendo l’impasto per il croissant ma viene realizzato con un tipo di impasto a più strati utilizzando una ricetta brevettata che impiegò allo Chef due mesi e 10 tentativi diversi per essere creata. La pagina Facebook della pasticceria afferma anche che i Cronut non è un termine generico per descrivere tutti gli ibridi croissant- donut, ma un preciso dolce associato alla panetteria. Un articolo del Boston Globe descrive l’ibrido croissant-donut della panetteria Dominique Ansel come un “portmanteau” culinario.

Il Cronut di Ansel fu presentato su Late Night con Jimmy Fallon, sui programmi The Today Show, Good Morning America , e Piers Morgan Live sulla CNN, che ha avuto come ospite Anthony Bourdain .

Versioni imitanti la ricetta per il dolce croissant-donut di Ansel sono spuntati fuori a Los Angeles, Jacksonville, e a Minneapolis. È stata persino sviluppata una ricetta fatta-in-casa. Queste versioni similari compaiono con nomi differenti sin dal momento in cui il marchio Cronut è rimasto in sospeso per le richieste di registrazione del marchio presentate alla USPTO e a livello internazionale. Lo Chef Alina Eisenhauer del Sweet Kitchen & Bar a Worcester, nel Massachusetts ha affermato che lei fu la prima a friggere l’impasto del croissant e a servire i suoi “dosants” sin dal2006.

Una panetteria a Vancouver, in Canada, ha introdotto una variante conosciuta come il frissant. Una versione dell’ibrido croissant-donut è stato introdotto nelle Filippine. L’ibrido croissant- donut è la versione seguente ad altre variazioni del croissant come il couture croissant, il Croissan’Wich, il pretzel croissant, il croque croissant e lo Yummmm bun.

Una pasticceria a Montréal, in Canada ha nominato la loro versione del dolce fritto The Cronetto, che include crema pasticcera dolce come ripieno.

Nel luglio 2013, la pasticceria Dominique Ansel Bakery ha lanciato una serie di campagne di beneficenza con il suo prodotto Cronut per contribuire alla Food Bank di New York City.

Sant’Agata

Un anno fa sono stata per la prima volta a Catania.

Devo dire che la città mi è piaciuta molto e sono rimasta molto affascinata dalla grande devozione dei catanesi nei confronti di Sant’Agata.

Sant’ Agata (Catania o Palermo246 circa – Catania5 febbraio 261) è stata, secondo la tradizione cattolica, una giovane vissuta tra il III e il IV secolo, durante il proconsolato di Quinziano. Dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa viene venerata come santavergine e martire. Il suo nome compare nel Martirologio da tempi antichissimi; è patrona, tra l’altro, di Catania, di San Marino e di Malta.

« Tu che splendi in Paradiso,
coronata di vittoria,Oh Sant’Agata la gloria,
per noi prega, prega di lassù »
Sant'Agata al carcere, da un dipinto custodito nel Duomo di Catania.

Secondo la leggenda, Agata nacque in una famiglia siciliana ricca e nobile, nell’anno 246, indicata come di origine catanese .

Infatti la santa è una delle quattro sante protettrici della Città Felicissima (Palermo), caput regni et sedis regis della Sicilia (santa Rosalia verrà dopo). La sua statua, assieme a quelle di santa Cristina, santa Ninfa, sant’Oliva, nell’ordine superiore delle facciate della piazza, troneggia dall’alto dei Quattro Canti di Città. I quattro cantoni, ai vertici dei quattro mandamenti in cui la città era così suddivisa, presentano, in ordine di altezza, le quattro fontane in marmo di Carrara a rappresentare le stagioni, i quattro re, e in cima, appunto, le quattro sante.

I documenti narrativi del martirio di s. Agata in tre punti indicano che s. Agata potrebbe essere nata a Catania: Il primo punto è quello relativo all’inizio del processo, secondo il testo fornito dalla redazione latina. Tale redazione, infatti, esordisce rilevando nel vers. 1 che Agata fu martirizzata a Catania; nel vers. 24 la stessa redazione latina riferisce che Quinziano interpella Agata invitandola a dire di che condizione fosse; e nel vers. 25 riferisce che Agata rispose a Quinziano dicendo: “Io non solo sono libera di nascita, ma provengo anche da nobile famiglia, come lo attesta tutta la mia parentela”: con queste parole Agata dichiara che tutta la sua parentela era presente e residente a Catania e quindi dà ad intendere che anch’essa era residente a Catania e vi era residente sin dal giorno della sua nascita. Il secondo punto è quello relativo all’apparizione dell’Angelo che, nel momento in cui il cadavere di s. Agata viene seppellito, depone dentro il suo sepolcro una lapide di marmo in cui era scolpito che s. Agata era “anima santa, onore di Dio e liberazione della sua Patria”: a tale proposito i versetti 102-104 rilevano che, per dimostrare la verità di quanto espresso in quella lapide e cioè che Agata era la liberazione della sua Patria, Dio, ad un anno appena dalla morte di s. Agata, fa arrestare la lava dell’Etna, che stava invadendo Catania. II terzo punto è quello relativo al fatto che il testo della redazione greca, riportato nel manoscritto del Senato di Messina, espressamente recita che “Catania è la patria della magnanima s. Agata” : tale testo è di assoluto valore storico perché risale all’epoca in cui in Catania ancora non era stato eretto alcun tempio a s. Agata.

Secondo la tradizione cattolica sant’Agata si consacrò a Dio all’età di 15 anni circa, ma studi storico-giuridici approfonditi rivelano un’età non inferiore ai 21 anni: non prima di questa età, infatti, una ragazza poteva essere consacrata diaconessa come effettivamente era Agata, cosa documentata dalla tradizione orale catanese, dai documenti scritti narranti il suo martirio e dalle raffigurazioni iconografiche ravennate, con particolare riferimento alla tunica bianca e al pallio rosso; possiamo quindi a ragione immaginarla, più che come una ragazzina, piuttosto come una donna con ruolo attivo nella sua comunità cristiana: una diaconessa aveva infatti il compito, fra gli altri, di istruire i nuovi adepti alla fede cristiana  e preparare i più giovani al battesimo,prima comunione e cresima.

Inoltre, da un punto di vista giuridico, Agata aveva il titolo di “proprietaria di poderi”, cioè di beni immobili. Per avere questo titolo le leggi vigenti nell’impero romano pretendevano il raggiungimento del ventunesimo anno di età. Rimanendo sempre in tema giuridico, durante il processo cui Agata fu sottoposta, fu messa in atto la Lex Laetoria, una legge che proteggeva i giovani d’età compresa tra i 20 e i 25 anni, soprattutto giovani donne, dando a chiunque la possibilità di contrapporre una actio polularis contro gli abusi di potere commessi dall’inquisitore: prova ne sia che il processo di Agata si chiuse con un’insurrezione popolare contro Quinziano, che dovette fuggire per sottrarsi al linciaggio della folla catanese.

Nel periodo fra il 250 e il 251 il proconsole Quinziano, giunto alla sede di Catania anche con l’intento di far rispettare l’editto dell’imperatore Decio, che chiedeva a tutti i cristiani di abiurare pubblicamente la loro fede, s’invaghì della giovinetta e, saputo della consacrazione, le ordinò, senza successo, di ripudiare la sua fede e di adorare gli dei pagani. Ma più realisticamente si può immaginare un quadro più complesso: ovvero, dietro la condanna di Agata, la più esposta nella sua benestante famiglia, potrebbe esserci l’intento della confisca di tutti i loro beni.

Al rifiuto deciso di Agata, il proconsole la affidò per un mese alla custodia rieducativa della cortigiana Afrodisia e delle sue figlie, persone molto corrotte. È probabile che Afrodisia fosse una sacerdotessa di Venere o di Cerere, e pertanto dedita alla prostituzione sacra. Il fine di tale affidamento era la corruzione morale di Agata, attraverso una continua pressione psicologica, fatta di allettamenti e minacce, per sottometterla alle voglie di Quinziano, arrivando a tentare di trascinare la giovane catanese nei ritrovi dionisiaci e relative orge, allora molto diffuse a Catania. Ma Agata, in quei giorni, a questi attacchi perversi che le venivano sferrati, contrappose l’assoluta fede in Dio; e pertanto uscì da quella lotta vittoriosa e sicuramente più forte di prima, tanto da scoraggiare le sue stesse tentatrici, le quali rinunciarono all’impegno assuntosi, riconsegnando Agata a Quinziano.

Rivelatosi inutile il tentativo di corromperne i princìpi Quinziano diede avvio ad un processo e convocò Agata al palazzo pretorio. Memorabili sono i dialoghi tra il proconsole e la santa che la tradizione conserva, dialoghi da cui si evince senza dubbio come Agata fosse edotta in dialettica e retorica.

Breve fu il passaggio dal processo al carcere e alle violenze con l’intento di piegare la giovinetta. Inizialmente venne fustigata e sottoposta al violento strappo delle mammelle, mediante delle tenaglie. La tradizione indica che nella notte venne visitata da san Pietro che la rassicurò e ne risanò le ferite. Infine venne sottoposta al supplizio dei carboni ardenti. La notte seguente all’ultima violenza, il 5 febbraio 251, Agata spirò nella sua cella.

 

Le reliquie

Le reliquie della santa furono trafugate a Costantinopoli nel 1040 dal generale bizantino Giorgio Maniace. Nel 1126 due soldati dell’esercito bizantino, di nome Gilberto e Goselmo (uno di origine francese e l’altro calabrese), le rapirono per consegnarle al vescovo di Catania Maurizio nel Castello di Aciodierna Aci Castello.

Il 17 agosto 1126, le reliquie rientrarono nel duomo di Catania. Questi resti sono oggi conservati in parte all’interno del prezioso busto in argento (parte del cranio, del torace e alcuni organi interni) e in parte dentro a reliquiari posti in un grande scrigno, anch’esso d’argento (braccia e mani, femori, gambe e piedi, la mammella e il velo).

Altre reliquie della santa, come ad esempio piccoli frammenti di velo e singole ossa, sono custodite in chiese e monasteri di varie città italiane e estere.

La reliquia del seno di Sant’Agata

Fra tutte le città italiane di cui sant’Agata è compatrona, Gallipoli e Galatina, in Puglia, sono coinvolte in una singolare contesa che vede come protagonista una reliquia di sant’Agata, la mammella.

Una leggenda diffusa in Puglia spiegherebbe con un miracolo la presenza della reliquia a Gallipoli. Si dice che l’8 agosto del 1126 sant’Agata apparve in sogno a una donna che si era addormentata dopo aver lavato i panni nella spiaggia della Purità a Gallipoli e avvertì che il suo bambino stringeva qualcosa tra le labbra: era la mammella della Santa. La donna si svegliò e ne ebbe conferma, ma non riuscì a convincerlo ad aprire la bocca. Tentò a lungo: poi, in preda alla disperazione, si rivolse al vescovo, che celermente giunse nella spiaggia insieme ad altri ecclesiastici. Il prelato recitò una litania invocando tutti i santi, e soltanto quando pronunciò il nome di Agata il bimbo aprì la bocca. Da essa venne fuori una mammella, evidentemente quella di sant’Agata. La reliquia rimase a Gallipoli, nella Basilica Concattedrale di Sant’Agata, dal 1126 al 1389, quando il principe Del Balzo Orsini la trasferì a Galatina, dove fece costruire la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto, nella quale è ancora oggi custodita la reliquia presso un convento di frati francescani.

Il velo

Il velo di sant’Agata è una reliquia conservata nella cattedrale di Catania in uno scrigno d’argento insieme ad altre reliquie della santa. Secondo una leggenda è un velo usato da una donna per coprire la Santa durante il martirio con i carboni ardenti. Nei fatti il cosiddetto “velo” di colore rosso faceva parte del vestimento con cui Agata si presentò al giudizio, essendo questo, indossato su una tunica bianca, l’abito delle diaconesse consacrate a Dio. Secondo un’altra leggenda il velo era bianco e diventò rosso al contatto col fuoco della brace.

Nel corso dei secoli, venne più volte portato in processione come estremo rimedio per fermare la lava dell’Etna.

I miracoli

Molti sono i miracoli attribuiti a sant’Agata nel corso dei secoli:
  • Appena un anno dopo la sua morte, nel 252, Catania venne colpita da una grave eruzione dell’Etna. L’eruzione ebbe inizio il giorno 1 di febbraio e aveva già distrutto alcuni villaggi alla periferia di Catania. Il popolo andò in cattedrale e preso il velo di sant’Agata lo portò in processione nei pressi della colata. Questa, secondo la tradizione, si arrestò dopo breve tempo. Era il giorno 5 di febbraio, la data del martirio della vergine catanese.
  • La santa, Lucia di Siracusa, quasi coetanea di sant’Agata, andò con la madre gravemente ammalata a pregare sulla tomba di Agata per implorarne la guarigione. Narra la leggenda che Lucia, mentre pregava, ebbe una visione nella quale sant’Agata le disse «perché sei venuta qui quando ciò che mi chiedi puoi farlo anche tu? Così come Catania è protetta da me, la tua Siracusa lo sarà da te.» La madre di Lucia guarì e Lucia dopo poco venne martirizzata.
  • Nel 1169 Catania fu scossa da un disastroso terremoto nel giorno 4 febbraio alle ore 21 quando molti cittadini catanesi erano radunati nella cattedrale per pregare in onore della santa. Nel crollo della cattedrale morirono il vescovo Aiello e 44 monaci, oltre ad un numero imprecisato di fedeli. Nei giorni seguenti altre scosse di terremoto e maremoto imperversarono sulla città. La tradizione vuole che il terremoto sia cessato soltanto quando i cittadini presero il velo della santa e lo portarono in processione.
  • Secondo le leggende più di quindici volte, dal 252 al 1886, Catania è stata salvata dalla distruzione da parte della lava, ed è poi stata preservata nel535 dagli Ostrogoti, nel 1231 dall’ira di Federico Il, nel 1575 e nel 1743 dalla peste.

La liberazione dall’eccidio

Il 25 luglio 1127 i Mori presero d’assedio le coste siciliane. Dove approdavano erano stragi, massacri e rapine. Quando stavano per assalire la costa catanese, gli abitanti della città ricorsero all’intercessione di sant’Agata e, secondo la leggenda, la grazia non tardò: Catania fu risparmiata da quel flagello.

Nel 1231 Federico II di Svevia era giunto in Sicilia per assoggettarla. Molte città si ammutinarono e Catania fu tra queste. Federico II furente ne ordinò la distruzione, ma i catanesi ottennero che, prima dell’esecuzione di quello sterminio, in cattedrale venisse celebrata l’ultima messa, alla quale presenziò lo stesso Federico II. Fu durante quella funzione che il re svevo, sulle pagine del suo breviario, lesse una frase, comparsa miracolosamente, che gli suonò come un pericoloso avvertimento: Noli offendere Patriam Agathae quia ultrix iniuriarum est.

Immediatamente abbandonò il progetto di distruzione, revocò l’editto e si accontentò soltanto che il popolo passasse sotto due spade incrociate, pendenti da un arco eretto in mezzo alla città. A Federico bastò un atto di sottomissione e lasciò incolumi i cittadini e Catania, salvata per l’intercessione della Madonna delle Grazie e di sant’Agata.

La città ricorda questo evento con un bassorilievo di marmo che si trova oggi all’ingresso del Palazzo comunale e raffigura Agata, seduta su un trono come una vera regina, che calpesta il volto barbuto di Federico II di Svevia..

La lava e i terremoti

Nel 1169 un terremoto fece da preludio a una tremenda eruzione. Un fiume di lava, scorrendo per i pendii dell’Etna e allargandosi per le campagne, distruggeva ogni cosa al suo passare e avanzava inarrestabile verso la città. Ma, come era avvenuto un anno dopo la morte di sant’Agata, una processione col sacro velo bloccò il fiume di lava. Miracoli simili i catanesi li ottennero anche nel 1239, nel 1381, nel 1408, nel 1444, nel 1536, nel 1567 e nel 1635.

Ma l’eruzione più disastrosa avvenne nel 1669: una serie di bocche si aprirono lungo i fianchi del vulcano, che eruttò lava e lapilli per sessantotto giorni. La lava distrusse molti centri abitati e giunse fino in città, circondando il fossato del Castello Ursino. Nella sacrestia della cattedrale un affresco, realizzato dieci anni dopo l’eruzione da chi aveva vissuto in prima persona quei tragici momenti, descrive le scene quasi apocalittiche di quella eruzione.

Quando il magma era giunto a una distanza di trecento metri dal duomo, miracolosamente scansò i luoghi in cui sant’Agata era stata imprigionata, aveva subito il martirio e dove poi era stata sepolta, per andare a scaricarsi in mare e proseguire per più di tre chilometri. Sembrò chiara la volontà della santa catanese di salvare i luoghi che appartenevano alla sua storia e al suo culto.

A quella terribile eruzione è legato anche un altro evento prodigioso: un affresco, che raffigurava sant’Agata in carcere, e che si trovava in un’edicola sulle mura della città, fu trasportato intatto dal fiume di lava per centinaia di metri. Ora quel dipinto si trova sull’altare maggiore della chiesa di Sant’Agata alle Sciare, a Catania.

Dono di ringraziamento per aver salvato la città dalla distruzione totale è la grande lampada votiva d’argento che si trova al centro della cappella di sant’Agata nella cattedrale e che Carlo Il di Spagna volle offrire alla patrona della città.

Nel 1693 un violento terremoto fece tremare Catania. Ci furono diciottomila morti. Nessuno dei novemila superstiti dopo la catastrofe voleva più ritornare in città. Catania sarebbe diventata una città fantasma se un delegato del vescovo, in processione con le reliquie di sant’Agata, non avesse supplicato il popolo a rimanere e a ricostruire la città.

Nel 1886 una bocca eruttiva si era aperta a Nicolosi, un centro abitato alle pendici dell’Etna. Il beato cardinale Dusmet, il 24 maggio, portò in processione il velo di sant’Agata e, benché la processione si fosse fermata in un tratto in discesa, il magma lavico si arrestò immediatamente. In quel punto, in memoria dello straordinario miracolo, sorge ora un piccolo altare.

La peste

In più occasioni Sant’Agata pose benigna la sua mano sulla città anche a protezione dalle epidemie.Nel 1576, quando la peste cominciò a diffondersi poco lontano da Catania, il senato pensò di ricorrere all’intercessione della patrona. Le reliquie furono portate in processione lungo le vie della città e, una volta giunte accanto agli ospedali dove erano ricoverati gli appestati, essi guarirono e nessuno fu più contagiato.

I catanesi ottennero un altro segno di protezione nel 1743, quando una seconda ondata di peste stava per diffondersi da Messina anche a Catania. Il miracolo ci fu anche stavolta: le reliquie furono portate in processione e la peste cessò. In ricordo di questo prodigio fu eretta nell’attuale piazza dei Martiri, una colonna romana (proveniente dal Teatro) sormontata da una effigie di Sant’Agata che schiaccia la testa di un mostro, simbolo della peste.

La Festa di Sant’Agata

Dal 3 al 5 febbraio, Catania dedica alla Santa una grande festa, misto di fede e di folklore. Secondo la tradizione alla notizia del rientro delle reliquie della santa il vescovo uscì in processione per la città a piedi scalzi, con le vesti da notte seguito dal clero, dai nobili e dal popolo. Controversa è l’origine del tradizionale abito che i devoti indossano nei giorni dei festeggiamenti: camici e guanti bianchi con in testa una papalina nera. Una radicata leggenda popolare vuole siano legati al fatto che, i cittadini catanesi, svegliati in piena notte dal suono delle campane al rientro delle reliquie in città, si riversarono nelle strade in camicia da notte; la leggenda risulta essere priva di fondamento poiché l’uso della camicia da notte risale al 1300 mentre la traslazione delle reliquie avvenne nel 1126. Un’altra leggenda afferma che l’abito bianco sia legato al precedente culto della dea Iside. Ma la tradizione storica più affermata indica che l’abito votivo altro non è che un saio penitenziale ocilicio, si afferma inoltre, che sia una tunica, bianca per purezza, indossata il 17 agosto, quando due soldati riportarono le reliquie a Catania da Costantinopoli.

Altri elementi caratteristici della festa sono il fercolo d’argento con i resti della Santa posto su un carro o Vara, anche questo in argento. Legati al veicolo due cordoni di oltre 100 metri a cui si aggrappano centinaia di “Devoti” (con il Sacco agatino – tunica bianca stretta da un cordone -, cuffia nera, fazzoletto e guanti bianchi) che fino al 6 febbraio tirano instancabilmente il carro. La Vara viene portata in processione insieme a dodici candelore ocannalori appartenenti ciascuna alle corporazioni degli artigiani cittadini. Tutto avviene fra ali di folla che agita bianchi fazzoletti e grida Cittadini, cittadini, semu tutti devoti tutti . È considerata tra le tre principali feste cattoliche a livello mondiale per affluenza. Nel XIV secolo Sant’Agata è stata eletta compatrona della città di Pistoia, in quanto il 5 febbraio 1312 venne firmata la pace tra i pistoiesi e i fiorentini. La reliquia di Sant’Agata vergine e martire, venerata in Cattedrale, fu donata dal Cardinale Antonio Pucci, già vescovo di Pistoia.

Wiki

Mi piacerebbe un giorno vedere il tutto più da vicino…….voi ci siete mai stati?!?

Booking – airbnb

Oggi vorrei proprio spezzare una lancia a favore di booking.com

Devo dire che quando mi trovo bene con un servizio è molto raro che io cambi,non mi fido molto.Però erano anni che volevo provare il sito airbnb e così l’ho provato per una mini fuga d’ammmore  (aka cena alcoolica ad un ora da casa).

Beh l’ho trovato ASSURDO.

WHY?

-oh che figo non mi devo iscrivere!Certo poi però 46 ore per confermare la mia email,inviare una foto BEN VISIBILE (ovvero 5 tentativi prima che mi accettassero la foto)di un documento di identità al proprietario della “casa/camera”e confermare la mia identità tramite un profilo online tipo facebook….mmmmmmh.

-Però figa questa cosa che il proprietario deve valutare la tua richiesta (WTF?il sito dice che in massimo 12h ore il proprietario deve valutare la richiesta….si come no!dopo 24h ancora nessuna risposta)….poi sinceramente la cosa che uno deve valutare la richiesta di una persona che lo paga per dormire…bah!

-Ok il tizio non mi risponde e decido di annullare la richiesta…oltre alla perdita di tempo,l’ansia di non avere un posto dove dormire…i soldi erano stati trattenuti all’inizio della richiesta ed ora devo aspettare GIORNI INDEFINITI per riaverli indietro -_-

-Entro su booking e trovo in 5 minuti una camera molto più economica,prenotabile all’istante e per la quale non devo pregare nessuno per averla.

LA STORIA

Airbnb è un portale online che mette in contatto persone che cercano un alloggio a breve termine con altre persone che hanno uno spazio extra da affittare, generalmente privati. Il sito è stato aperto nell’ottobre del 2007 da Brian Chesky, Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk. A giugno del 2012 conta oltre 26.000 città in 192 paesi e ha festeggiato 10 milioni di notti prenotate in tutto il mondo. Gli annunci includono stanze private, interi appartamenti, castelli, ville, barche, baite, case sugli alberi, igloo, isole private e qualsiasi altro alloggio.

CHI ABBANDONA LA STRADA VECCHIA PER QUELLA NUOVA……….

sa quel che lascia non sa quel che trova!

😉

Nutella sei TU

Ecco il link per personalizzare la vostra NUTELLA!

La vostra etichetta verrà inviata sull’email che lascerete e potrete facilmente stamparla!

(Utile per i “nomignoli” ma sopratutto per le persone che hanno un nome fuori dal comune 😉 )

C’è anche la possibilità,per le prime 100 persone che accorreranno sull’eshop del sito,di ordinare un vasetto personalizzato che arriverà a casa tua per 9,90 euro.

Dovete essere veloci però!

Enjoy!

Funivia sul Tamigi

EMIRATES AIR LINE, LA NUOVA FUNIVIA

Inaugurata nel 2012, è un avveniristico mezzo di trasporto e nello stesso tempo una nuova attrazione turistica. Sì, perchè la telecabinovia a tragitto orizzontale garantisce una vista mozzafiato e foto ricordo memorabili lungo il percorso sul fiume di 1,1 km sorvolando la Barriera del Tamigi, Canary Wharf e il Parco Olimpico.

La funivia, che corre tra North Greenwich e Royal Docks con un tempo di percorrenza di meno di 10 minuti, offre anche un facile accesso alla North Greenwich Arena e all’Excel Centre integrandosi perfettamente con la rete metropolitana, DLR e autobus. La Thames cable car, o Emirates Air Line (la funivia è stata realizzata con il patrocinio del vettore aereo Emirates) può trasportare fino a 2.500 persone all’ora.

Gli abbonamenti Travelcard non sono utilizzabili mentre si può usare la propria pay-as-you-go Oyster Card strisciandola come in una qualsiasi stazione metropolitana saltando così anche le inevitabili code in biglietteria.

Il costo per una corsa è di £ 3.20 con Oyster Card e di £4.30 se invece si acquista il biglietto. TfL ha comunque annunciato la possibilità di fare un abbonamento da 10 viaggi per £16 usando un “frequent flyer” pass ma c’è anche la possibilità di fare una non-stop di andata e ritorno con la funivia ad un costo di £ 6.40 (con Oyster). I bambini sotto i cinque anni viaggiano gratis.

Tutte le cabine sono accessibili ai disabili e possono ospitare fino a due biciclette.

C’è da scommettere che, ad Olimpiadi concluse, la nuova funivia sarà un efficace mezzo di uso quotidiano in una metropoli che, sotto il profilo del trasporto pubblico, è da sempre ai vertici mondiali.

Funivia Tamigi

Teleferica Londra

Fonte:Qui Londra!