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CapaToast

Diciamo che la rinascita della zona di Piazza Cavour la sto apprezzando molto.

Togliendo il fatto che la Piazza è STUPENDA,piena di Verde e illuminata da una luca che puoi trovare solo a Roma…

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in Via Cicerone sono stuntati tantissimi posti dove mangiare,oltre alla solita Trattoria Cicerone.

Di BOX vi avevo già parlato Qui , oggi parliamo di Capatoast !

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Capatoast è la prima Toasteria Take Away in Italia.
Un luogo in cui il Toast è assoluto protagonista e può essere gustato in moltissime deliziose varianti rigorosamente farcito con ingredienti di eccellenza assoluta e certificata.

Sul sito si descrivono cosi :

Siamo un gruppo di giovani appassionati di food e comunicazione, da sempre amanti del Toast tanto da pensare di dedicargli uno street food store. Per realizzare questa idea abbiamo dovuto superare moltissimi ostacoli e vincere lo scettiscismo di chi voleva costringerci a lasciar perdere. Ma noi abbiamo la “capatosta” e siamo andati avanti per la nostra strada; il nome, la filosofia e la comunicazione del nostro progetto sono un inno all’ottimismo, alla caparbietà e al coraggio di non arrendersi mai di fronte alle difficoltà della vita.

Ma parliamo degli ingredienti di questi buonissimi Toast :

PANE

Il pane innanzitutto: i nostri esperti maestri fornai preparano ogni giorno pane dalle forme e dai gusti unici, vere opere d’arte artigianali come il pane bianco, integrale o alle noci da gustare abbinato ai migliori salumi e latticini o a golose creme, marmellate e confetture di frutta. La particolare ricetta garantisce al pane un gusto unico e inimitabile e quella leggerezza che fa del nostro Toast un pasto da consumare in qualsiasi ora della giornata. La vera innovazione è nella forma di ogni fetta di 15×19 cm, molto più grande di quella che siamo abituati a immaginare per un semplice Toast.

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FARCITURA

Tutti gli ingredienti utilizzati nei nostri Toast (salumi, latticini, verdure, creme, condimenti) sono rigorosamente scelti tra i migliori prodotti presenti sul mercato.

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Il menù è ricco e vario e potete consultarlo qua

Capatoast si trova a Roma,Napoli,Bergamo,Caserta,Castellammare di Stabia,Gallipoli,Gela,Milano,Milazzo,Padova,Palermo,Pavia,Pozzuoli e Torino.

A Roma si trova,oltre a Via Cicerone,a Trastevere ed a Piazza Re Di Roma.

Enjoy!

 

Miiiiiiiiiiiille anni

Come ci suggerisce il nostro amato Ingegner Cane qui di seguito

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torno dopo MILLLLLLE ANNIIII a scrivere sul blog.

Ho interrotto questa mia piacevole passione per mancanza di tempo ma anche di voglia.Però ne ho risentito tanto per la mancanza di un posto dove poter annotare le mie passioni,le mie ispirazioni MA sopratutto le mie Wishlist Architettoniche/Culinarie e Le mie tanto agognate prossime mete di Viaggio!Mi mancava condividerle con voi!Share is everything

 BACK IN TOWN

Villa Aldobrandini – Riapertura Oggi!

Situata in prossimità della piazza del Quirinale, la villa, dal 1926 proprietà dello Stato, si presenta come un giardino pensile, racchiuso da muraglioni, in prossimità di via Nazionale e via Quattro Novembre. Vi si accede da una via laterale, via Mazzarino, attraverso una ripida scalinata che si inerpica tra ruderi antichi della fine del I secolo. L’apertura di via Nazionale, realizzata dopo il 1870 in seguito all’avvento di Roma Capitale, comportò la drastica riduzione delle estese proprietà della villa, (che con i suoi orti arrivava in prossimità del Casino Pallavicini-Rospigliosi accanto alla piazza del Quirinale) riducendo il territorio alle dimensioni attuali. Nel secolo scorso il palazzo e parte del giardino, furono assegnati all’Istituto Internazionale per l’Unificazione del Diritto Privato.

 

Dove si trova: Municipio I, Rione I – Monti
Epoca: XVI-XIX secolo
Estensione: 8000 mq
Ingressi: via Mazzarino 11 (accesso con rampe di scale)

Nel 1566 monsignor Giulio Vitelli, originario di Città di Castello, acquistò una vigna, con orti ed alcuni edifici a Monte Magnanapoli, dai genovesi Luca e Giovanni Battista Grimaldi.

La villa comprendeva, secondo lo schema cinquecentesco, un edificio, un giardino segreto e un parco che si estendeva fino al palazzo del cardinale Scipione Borghese (poi palazzo Pallavicini Rospigliosi). Giulio Vitelli affidò i lavori di restauro e abbellimento della Villa all’architetto Carlo Lambardi che ampliò il portone di ingresso costruendovi sopra una loggia: si tratta del padiglione su largo Magnanapoli (angolo con via Panispera), dal quale si arrivava al prospetto principale del palazzo attraverso una via coperta con cordonata oggi non più visibile.

Nel 1600 Clemente Vitelli, figlio di Giulio, vendette la Villa a papa Clemente VIII (1592-1605), e questi la donò l’anno successivo al nipote, il cardinale Pietro Aldobrandini. Giacomo Della Porta, architetto di fiducia del nuovo proprietario, dotò il palazzo di scale e logge e di una facciata continua sul giardino. Questo fu arricchito con alberi ad alto fusto, in parte ancora esistenti. I viali furono arredati con statue (oggi in copia), vasi, cippi, sedili, alcune fontane e una peschiera (oggi non più esistente). Tutti i lavori, per i quali il cardinale impiegò una grande quantità di denaro, vennero condotti, anche se non del tutto finiti, in un lasso di tempo molto breve tra il 1601 e il 1602.

Ai piani superiori del palazzo era ospitata una ricchissima collezione di opere d’arte lasciate in eredità al cardinale nel 1598 dalla duchessa di Urbino, Lucrezia d’Este, con cui lo stesso Aldobrandini aveva trattato la donazione di Ferrara alla Santa Sede.

Dopo la morte del cardinale, la Villa passò per via ereditaria alle famiglie Pamphilj e Borghese, che spostarono nelle Gallerie dei propri palazzi gran parte della collezione Aldobrandini.

Tra il 1811 e il 1814 la Villa fu sede del governatore francese a Roma, conte Sextius de Miollis, acquistando nuova importanza, ma subito dopo tornò in mano degli Aldobrandini, che la tennero fino al 1926 quando – ormai ridotta di dimensioni per l’apertura di via Nazionale – passò allo Stato italiano.

Negli anni Trenta, infine, l’architetto Marcello Piacentini aggiunse a destra del portone che oggi rappresenta l’entrata principale del palazzo, su via Panisperna, un corpo neocinquecentesco.

Il palazzo e parte del giardino, oggi recintati e chiusi al pubblico, furono assegnati all’Istituto Internazionale per l’Unificazione del Diritto Privato; il resto del parco, con i tre padiglioni, è passato al Comune di Roma che, su progetto di Cesare Valle, fece costruire nel 1938 una scalinata per il nuovo ingresso pubblico su via Mazzarino.

La collezione

Ormai divisa e trasferita in altre sedi e musei, la collezione ospitata nella villa era formata da alcuni pezzi particolarmente importanti. Vi erano quadri di Giovanni Bellini, Tiziano, Dosso Dossi e più in generale della scuola veneta e ferrarese, oltre a quella dei Carracci, di Raffaello e dell’ambiente romano. In sostanza, offriva un panorama di ampio profilo della produzione pittorica italiana cinquecentesca e degli inizi del Seicento.

Nel padiglione cinquecentesco era collocata la pittura di epoca romana raffigurante una scena nuziale, universalmente nota come “Nozze Aldobrandine”, venuta in luce nel 1601 “a Santo Giuliano”, nel Rione Esquilino ed ora conservata ai Musei Vaticani.

La Villa è stata chiusa nel novembre 2013 per consentire una serie d’interventi di restauro e messa in sicurezza.

Gli interventi a cura della Sovrintendenza Capitolina hanno riguardato il restauro di alcuni pregevoli marmi antichi e delle basi che sorreggono le statue presenti nel giardino, la pulizia e la riattivazione delle fontane, la messa in sicurezza degli arredi instabili, il recupero degli elementi architettonici deteriorati dei padiglioni. In area archeologica, gli interventi, non ancora conclusi, sono consistiti nella messa in sicurezza di murature e aree a rischio. Un complesso intervento di ripulitura dalle scritte vandaliche ha completato i lavori nella villa.

La Villa è stata dotata inoltre di un complesso sistema di videosorveglianza ed allarmi antiintrusione che ne assicurano la copertura visuale completa, collegati alla Centrale di Monitoraggio della Sovrintendenza Capitolina dove viene assicurato un controllo continuo tutti i giorni h 24.

L’alveare & I love Mum

L’ALVEARE, COWORKING CON SPAZIO BABY

A settembre 2014 Città delle mamme ha avviato il suo progetto più ambizioso: l’Alveare, il coworking con spazio baby.

Nel 2012 l’associazione ha partecipato al bando Call for social ideas promosso da Italia Camp e UniCredit con un progetto per la creazione di un coworking con spazio baby. Nel settembre 2013 il progetto è risultato fra i vincitori della call; i locali sono stati concessi in convenzione dal Comune di Roma Capitale attraverso il Dipartimento promozione, sviluppo e riqualificazione delle periferie; il progetto è patrocinato dal V municipio e dall’assessorato alle Pari opportunità.

Cos’è un coworking?

Il coworking è una modalità di lavoro diffusa in tutto il mondo e parte dal presupposto che nell’economia attuale, condividere e collaborare produce più valore, sociale ed economico, rispetto al tradizionale schema della competizione. Per alcune aziende o professionisti di diversa natura, condividere ambienti di lavoro e mettere in comune risorse, competenze e conoscenze è una scelta innovativa, stimolante e intelligente. Per altri soggetti, come ad esempio le mamme, è una necessità attraverso cui passa la possibilità di esprimere il proprio talento e realizzare la propria professionalità.

Perché un coworking con spazio baby?

Per permettere ai neogenitori di tornare a lavorare dopo la nascita del bambino (da 4 a 36 mesi) condividendo un luogo di lavoro ma anche un luogo di accudimento e cura.

Come conciliare la maternità e il lavoro?

Il mercato attuale del lavoro rende spesso difficile conciliare la voglia di avere un figlio e quella di continuare a lavorare. Eppure le donne sono un elemento fondamentale per la ripresa economica del nostro paese.

C’è spazio per tutte?

Il coworking e’ aperto non solo ai neogenitori ma anche a professionisti senza bambini, associazioni, cooperative e aziende. Ugualmente lo spazio baby e’ aperto anche a utenti membri della community.

Per tutte le informazioni www.lalveare.it

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Si chiama “I Love Mum” ed è uno spazio di lavoro condiviso con area babysitting realizzato grazie ad un bando della Regione Lazio. Una soluzione low cost nel cuore di Roma, quartiere Trastevere, per conciliare lavoro e famiglia: le mamme avranno a disposizione un loft che affaccia in un cortile alberato con 10 postazioni per lavorare, creare e condividere, un’area riunioni dedicata a meeting e una zona lounge e bar. Nell’area baby care spazio dedicata al relax, al gioco e alla crescita, con cambietto e scaldapappa e un servizio babysitting qualificato, aperto ai bambini dai tre mesi ai tre anni, con diverse soluzioni di abbonamento. Mamme e genitori possono inoltre abbinare il servizio di babysitting all’affitto di una postazione di lavoro nel coworking adiacente. L’inaugurazione domenica 28 febbraio alle 11.30 presso la “Casa Internazionale delle Donne” in via San Francesco di Sales 1. Si tratta del secondo esperimento di coworking per mamme e bambini a Roma. Il primo, nato nel 2014, si chiama “L’Alveare”, si trova a Centocelle ed è ospitato nei locali concessi in convenzione dal Comune di Roma

Roma, apre "I Love Mum": il coworking a Trastevere con area baby care

Librerie di Roma

Da mesi nella Capitale si parla delle difficoltà con cui fanno i conti molte librerie. In particolare, il caro affitti (a cui si aggiunge il calo del mercato librario, peraltro in un contesto di crisi economica generale) sta creando non pochi problemi nel centro della città, e si è addirittura vociferato della possibile chiusura della Feltrinelli di Galleria Sordi. Eppure, nonostante le difficoltà (e le numerose realtà indipendenti che hanno già chiuso), a Roma non mancano le librerie che resistono.

La tappa romana del viaggio (che non ha pretese di esaustività) de IlLibraio.it non può che cominciare dalla stazione Termini…

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La Famiglia Borri ha un’antica passione per i libri e gestisce le librerie di Termini e della stazione Tiburtina. Borri Books, all’interno di uno dei luoghi più frequentati d’Italia (in cui, quindi, i lettori di passaggio certo non mancano) propone una serie di iniziative tra cui, in collaborazione con l’artista Antonio Grieco, il calco delle mani, su apposite mattonelle, degli autori ospitati. Un’idea apprezzata dai clienti.

Quando si parla di librerie a Roma non si può prescindere dalla catena indipendente Arion, presieduta da Marcello Ciccaglioni che, intervistato nei mesi scorsi dal Fatto Quotidiano, a proposito della crisi del settore aveva chiarito il suo punto di vista: “Serve formazione, mentre oggi il mestiere del libraio si limita a impilare libri e a custodire la merce. Senza contatto umano o scambio, i luoghi muoiono”Tra i numerosi punti vendita in città, quello di viale Eritrea rappresenta al meglio la storia quarantennale del gruppo. Ma va anche detto che ha da poco chiuso quello storico di fronte alla Camera, la Libreria del Parlamento.

 

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Nella Capitale le realtà indipendenti naturalmente non mancano, anche se quelle che funzionano sono meno di quello che si potrebbe supporre. Ne citiamo solo alcune: la libreria minimum fax, legata all’omonima casa editrice e aperta nel dicembre 2005 nel cuore di Trastevere, organizza numerose presentazioni e dà spazio soprattutto alle piccole case editrici. E come non citare il caso di Altroquando (a due passi dalla centrale Piazza Pasquino) che è anche una birreria aperta fino a tarda notte? Qui si organizzano reading, concerti, presentazioni, laboratori, seminari, rassegne e mostre. Altra libreria dinamica è Scuola e Cultura, che ha due sedi, Via Ugo Ojetti e all’interno del Centro Commerciale di Via della Bufalotta.

 

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Francesca Pieralice, con la sorella Barbara (e altri 6 dipendenti) dal 1992 si occupa della libreria I Granai – Nuova Europa di via Rigamonti che, pur trovandosi all’interno di un centro commerciale, “ha una clientela affezionata, da libreria di quartiere”. Francesca conferma a IlLibraio.it che “la situazione a Roma è critica” non solo per le librerie del centro, “ma anche per quelle in periferia come la nostra”. Anche perché, a differenza delle vendite, i “costi di gestione continuano ad aumentare”. Alla libreria I Granai, in ogni caso, si punta “sulle presentazioni, spesso molto affollate”, visto anche il blasone degli autori coinvolti. Non solo: “Organizziamo cene con gli autori e i clienti, e aperitivi in libreria”.

Restiamo in periferia per raccontare la storia della libreria Infinite Parentesi, che ha appena aperto nella zona est della città. “E’ un salto nel buio, ne siamo consapevoli”. A parlare con IlLibraio.it è Antonino Almoto, che con la moglie Elisa ha deciso di prendersi questo rischio. L’obiettivo? “Creare un luogo di interesse, che possa contribuire al confronto delle idee e, in generale, alla ‘ricostruzione’ del tessuto sociale, fortemente degradato, del nostro quartiere”. Aggiunge Almoto: “Molti nuovi clienti ci hanno affidato la speranza di poter frequentare un luogo che possa offrire stimoli, oltre che indurre processi di (sana) aggregazione”. In bocca al lupo

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Altra novità, L’angolo dell’avventura, in Lungotevere Testaccio: si tratta di una libreria specializzata in libri su viaggi ed esplorazioni, in cui non possono mancare i volumi illustrati.

Per chiudere, un salto in via Pietro Fedele, al bookshop Scripta Manent, fondato nel 2012 da Lina Monaco e dal grafico editoriale Maurizio Ceccato: lo spazio, nato da una costola di studio IFIX, ospita libri illustrati, per bambini e per adulti, saggi pop, noir, fumetti,  biografie, fotografici in bianco e nero, cataloghi a colori, magazines di tutti i colori, oltre a uno dei più ampi cataloghi di auto-produzioni made in Italy del centro Italia…

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Fonte : Il Libraio

Un altra novità nella capitale la rappresenta  The Little Reader , la libreria-caffetteria che Caroline ha aperto nel maggio del 2014, incinta di 5 mesi della seconda figlia, Isabelle. Deve aver pensato, man mano che leggeva i libri insieme alla sua primogenita Eliane, che a Roma e in particolare all’Esquilino, mancassero completamente spazi rispettosi del tempo lento che occorre a chi legge, spazi dedicati ai bambini e ai loro genitori, spazi in cui sedersi, rilassarsi, scoprire insieme nuove storie e, perché no, offrirsi una merenda o dissetarsi, qualcosa di buono senza fretta.

Nella sua libreria Caroline ha messo tavolini e sedie, un divano, cuscini e delle lampade che sembrano soffi di carta. Ci sono i libri coloratissimi in italiano e in inglese, e dice orgogliosa: “Ho dovuto rinforzare gli ordini dei libri in inglese” e il bancone del bar. D’estate e quando fa caldo si può stare anche all’esterno, nel cortile altri tavolini e sedie di legno. Che altro? Grandi assi chiare e calde su cui sedersi e leggere, giocare e ascoltare ipnotizzati quando vengono organizzate le letture animate e le altre mille attività (molte gratuite) che scaturiscono dal piacere di stare insieme e di divertirsi con le cose più belle: il linguaggio e la fantasia.
L’idea è che quando si vuole leggere c’è bisogno di un po’ di spazio ma più ancora di tempo. Tanto vale mettersi comodi.

The Little Reader offre l’opportunità di studiare l’inglese fin da piccoli con dei corsi il sabato mattina per bambini dai 3 ai 6 anni. Ed è Caroline a guidare le letture di molti piccoli lettori che sempre più si affidano a lei per scoprire personaggi già molto amati all’estero.

Tra le case editrici italiane che pubblicano libri per i lettori giovani e giovanissimi Caroline ci tiene a segnalare Il Castoro, Lapis e Sinnos, che pubblica libri adatti in particolare a lettori dislessici o con difficoltà e che scopriamo è nata in carcere, nel 1990, luogo rimosso per eccellenza, dove spesso si arriva proprio per ignoranza.
Come trovare una stella di Oliver Jeffers di Zoolibri è il libro che mi consiglia per un bambino di tre anni che conosco bene. È la storia di un bambino che amando molto le stelle vorrebbe averne una tutta sua, ovviamente non ci riuscirà, dice Caroline ma alla fine al mare, sulla spiaggia succederà qualcosa e il bambino troverà quello che desiderava.

Sul sito, sulla pagina FB e su Instagram ci sono foto bellissime delle attività organizzate dalla Little Reader , fotografie di bambini al lavoro, mascherati, serissimi a festeggiare Pippi Calzelunghe, Willy Wonka, il Gruffalò, Alice. Avviso a tutti i genitori: ritorneranno presto i corsi su come leggere le fiabe ai bambini.

http://www.thelittlereader.it/

 

 

 

Parlando di libri mi viene in mente “La Muffineria”, caffetteria romana (nei pressi dell’Università Roma Tre) aperta dal novembre 2012(io andai all’inaugurazione) e “specializzata nella produzione artigianale di oltre 35 tipi di Muffin (anche salati)”, e in cui i libri giocano un ruolo importante, tanto che il bancone è composto da oltre 300 volumi.

Francesca Barrassi, una delle titolari, ha raccontato: “Pensiamo che il cibo non sia un aspetto meccanico della vita. Nel caos della nostra martellante esistenza vogliamo proporre un ambiente in cui il bere e il mangiare non siano slegati da noi stessi. Un posto, quindi, in cui poter fare molto di più che ‘cibarsi’ semplicemente. Rilassarsi ma anche creare occasioni per poter crescere culturalmente: leggendo un libro presente nella nostra biblioteca, studiando, utilizzando la connessione wireless, giocando, interessandosi alle mostre temporanee presenti nel locale”.

http://www.lamuffineria.net/index.html

 

#CallBrussells

Ciao a tutti!Ecco l’ultimo posto su Bruxelles.

Durante il mio soggiorno Belga ho involontariamente partecipato ad un progetto promosso dall’ente turistico di Bruxelles che ho poi trovato molto bello,chiamato appunto #CallBrussells.

(Questo il sito ufficiale del progetto https://call.brussels/)

Sappiamo,ahimè,tutti che in questo periodo la capitale Belga è spesso nominata a causa degli attentati terroristici avvenuti il 13 Novembre al Bataclan di Parigi.

Eh si,perchè la maggior parte degli attentatori viveva proprio in un quartiere di Bruxelles,che aveva riconosciuto anche come base della propria cellula terroristica.

A causa di questi eventi (ricordate,sempre lì si è fatta esplodere anche una donna)la tensione in città era alle stelle e sono tante le persone che hanno rinunciato a viaggi già programmati.

Io non ho rinunciato perchè è difficile che un qualsiasi evento ostacoli un mio obiettivo e sopratutto perchè credo molto al destino.

Devo dire che il clima non era dei migliori,pochi giorni prima (Capodanno)era stato anche previsto un attentato.In giro c’erano militari ma neanche molti,però sono stata bene anche se ho avuto mille accortezze in più del solito….

L’ultimo giorno che sono stata lì,dirigendomi verso il magnifico museo delle Belle Arti di Bruxelles,sono passata per Place Flaey e sono incappata in questa installazione,dove  era presente nel bel mezzo un telefono.Un telefono che squillava!

Appena mi sono avvicinata subito si è diretto verso di me un ragazzo che me ne ha spiegato la funzione : il telefono era collegato ad un sito internet da dove le persone potevano telefonare gratuitamente per avere notizie sulla città,con la possibilità di fare domande che spaziavano dalla situazione meteorologica alla psicosi che avvolgeva la città.

Dopo aver risposto (io ho parlato ad una ragazza di Glasgow che mi ha chiesto se il tempo fosse nuvoloso e se avevo paura di essere lì)una troupe mi ha fatto un intervista.E’ stata una bella esperienza 🙂

Rilanciare il turismo a Bruxelles, sotto i riflettori negli ultimi due mesi per l’allarme terrorismo e le inchieste sella polizia. Questo l’obiettivo della campagna promozionale lanciata da Visit Brussels, ente regionale di promozione. L’idea è proporre “una grande campagna internazionale  Si parla di una iniziativa da mezzo milione di euro che sarà diffusa sul web e sui social network, per rassicurare tutti in merito a ciò che accade a Bruxelles”. Protagoniste dell’iniziativa, della duarata di cinque giorni, tre cabine telefoniche posizionate in tre luoghi strategici della città: Mont des Arts, Place Flagey e la piazza comunale di Molenbeek. Presso ciascuna, un animatore inviterà i passanti a diventare parte attiva della campagna. I turisti potranno telefonare tramite il sito http://www.call.brussels, e troveranno un abitante della città a rispondere alle loro domande. Le immagini presso le cabine saranno filmate e con esse sarà realizzata una clip promozionale che sarà poi diffusa sui canali social.