Matera

Chiunque veda Matera non può non restarne colpito tanto è espressiva e toccante la sua dolente bellezza

Delle città in cui sono stato, Matera è quella che mi sorride di più, quella che vedo meglio ancora, attraverso un velo di poesia e malinconia“.

Non ero mai stata in Basilicata,ma ho sempre sognato di andare a Matera.

Finalmente questo sogno si è avverato ed è stato ancora più piacevole di quanto credessi!

Matera è un luogo che non può non essere visitato da un viaggiatore che ama l’italia : tanta storia e arte in un contesto unico.

Siamo arrivati a Matera nel pomeriggio di venerdì ed abbiamo soggiornato in un residence veramente carino,tra un sasso ed un altro Residence Sassi San Gennaro.

Appena abbiamo lasciato il residence ci siamo subito avventurati per un giretto di recognizione in centro e ci siamo lasciati sopraffarre dalla bellezza del Duomo (il punto più alto della città , mt 500),che ha riaperto i battenti da solo 15 giorni (Grazie,grazie non dovevate :D).

Dal punto più alto della città, il colle della Civitas, la Cattedrale di Matera offre una splendida veduta sul Sasso Barisano. La costruzione risalente al XIII secolo sorge sui resti dell’antico monastero benedettino di Sant’Eustachio. Dal 1627 la cattedrale fu dedicata alla Madonna della Bruna e a Sant’Eustachio, protettori della città. La facciata dell’edificio in stile romanico – pugliese presenta un bel portale riccamente decorato sormontato dalla statua della Madonna della Bruna, e un imponente rosone a 16 raggi (simbolo della ruota della vita) sovrastato dall’arcangelo Michele che schiaccia il drago e circondato da due figure maschili ai lati ed un’altra in basso che funge da atlante.

Sulla facciata laterale del duomo vi sono altri due portali minori: “porta di piazza” abbellita da una raffigurazione in bassorilievo di Abramo, e “porta dei leoni” così chiamata per la presenza delle statue due leoni accovacciati a guardia della fede. Notevole la torre campanaria alta 52 m. a 4 piani di cui tre con bifore e uno (il quarto) con monofore sormontato da una cuspide a piramide quadrangolare. L’interno, rimaneggiato in epoca barocca, è a croce latina con tre navate separate da colonne con capitelli medioevali figurati. Oltre al celeberrimo presepe di pietra realizzato nel 1534 da Altobello Persio, la basilica conserva numerosi tesori tra cui: un affresco bizantino raffigurante la Madonna della Bruna con Bambino, opera del “Maestro della Bruna”, forse Rinaldo da Taranto (XIII secolo), il “Giudizio Universale”, frammenti di un ciclo di affreschi di cui restano l’Inferno e parte del Purgatorio (XIII e XIV secolo), scoperti in seguito ad alcuni lavori di restauro, il bellissimo coro ligneo minuziosamente scolpito nel 1453 da Giovanni Tantino, e sull’altare maggiore la grande pala “ Vergine con Bambino e Santi” eseguita da Fabrizio Santafede (1580).

Dopo vari giri e giretti siamo andati a Cena in un ristorante tipico Lucano , Osteria L’arco.

Questo ristorante ci è piaciuto talmente tanto che la sera dopo abbiamo fatto il Bis!

Abbiamo mangiato i piatti tradizionali di Matera : Peperone crusco un po’ ovunque,purè di fave e cicoria,vini eccelsi e gastronomia d’eccezione.

Il giorno dopo abbiamo fatto un bel giro della città con un tour guidato!

All’inizio ero un po’ restia perchè non sono una fan dei tour guidati..però devo dire che è stato veramente bello e completo,la guida competente ed era,con il senno di poi,anche essenziale poichè certe cose da soli non so se l’avremmo viste…il tour costava sui 20 euro ma erano comprese nel prezzo varie entrate a chiese rupestri e case grotta,più degustazione gastronomica finale.

Durante la visita abbiamo visto :

I Sassi di Matera

I Sassi sono probabilmente la prima cosa che viene in mente quando si pensa a Matera. L’antichissimo insediamento abitativo costruito nella roccia tufacea sul fianco del vallone Gravina, nel 1993 è stato dichiarato dall’Unesco “Patrimonio Mondiale dell’Umanità”. Il particolare intreccio di grotte adibite ad abitazioni, vicoli tortuosi, chiese rupestri, terrazzamenti, giardini, cunicoli sotterranei fa dei Sassi uno spettacolare esempio di complesso architettonico perfettamente adattato al contesto naturale. Quest’enorme scultura testimonia sin dal più lontano passato Paleolitico il modo di abitare le caverne, accanto alle quali sono sorte, dal medioevo in poi, abitazioni più moderne costruite fuori terra.

Per questo, i Sassi rappresentano un paesaggio unico nel loro genere, meta di affascinati viaggiatori ed ispirati cineasti. Eppure negli anni 50 – 60 i Sassi furono considerati “vergogna nazionale” a causa delle pessime condizioni igieniche e del sovraffollamento nelle case – grotte tanto da venir abbandonati e lasciati nella rovina più completa. Fortunatamente dopo circa trent’anni, cominciarono gli interventi per la conservazione e il recupero di questi gioielli dimenticati che alle luci del tramonto si tingono di magia regalando spettacoli mozzafiato. I Sassi di dividono in due quartieri: il Sasso Barisano, il rione più grande, le cui case oggi ospitano per lo più negozi, ristoranti e alberghi, e il Sasso Caveoso, considerato il quartiere più antico che maggiormente conserva l’aspetto della città rupestre. Prima di partire alla scoperta degli antichi rioni pietrosi può essere utile far prima tappa a Casa Noha, primo bene FAI in Basilicata. Nell’antica dimora appartenuta all’estinta famiglia nobiliare Noha divenuta di recente centro di informazioni turistiche e documentazione , un filmato “I Sassi invisibili. Viaggio straordinario nella storia di Matera”, proiettato sulle pareti di pietra della casa, racconta la storia della cittadina lucana, dalla Preistoria ad oggi, da diverse prospettive, dall’architettura alla storia dell’arte, dall’archeologia alla storia del cinema.

Le aree naturali di Matera

Le riserve naturali, i parchi, le oasi protette che caratterizzano tutto il territorio della Basilicata sono un caratteristico intreccio tra natura e cultura. Al loro interno non solo vivono rare specie faunistiche e floristiche, ma sono custoditi anche reperti di grande valore storico e culturale. Il Parco della Murgia Materana, la Riserva Regionale San Giuliano ed il Colle Timmari sono le aree naturali che potrete visitare a Matera. Nel territorio dell’altopiano murgico materano, in mezzo a particolari entità floristiche, si innalzano i resti di antichi villaggi neolitici. L’area del Lago di San Giuliano, invece, è nota soprattutto per una forte presenza di avifauna e dai capanni di avvistamento potrete osservare le circa 140 specie di uccelli che qui dimorano. Infine, il colle Timmari è una piccola località residenziale che domina il lago di San Giuliano e che costituisce un’importante area archeologica in seguito a ritrovamenti sia di epoca preistorica sia del IV secolo a. C.

Le chiese rupestri di Matera

La nascita delle Chiese rupestri risale perlopiù all’Alto Medioevo, quando il monachesimo si faceva spazio nella comunità cristiana dell’epoca e monaci benedettini e bizantini cominciarono a insediarsi nelle grotte della Gravina trasformandole in centri di preghiera.

Questi luoghi mistici scavati nella roccia sono uno dei tratti distintivi di tutto il territorio di Matera: cripte, eremi, basiliche, santuari e cenobi sono sparpagliati nel tessuto urbanistico dei Sassi, lungo le pareti della Gravina e sull’altopiano murgico. Le chiese rupestri con i loro virtuosismi architettonici e le loro decorazioni pittoriche rappresentano eccezionali opere artistiche, espressione, tra le più significative, del patrimonio storico – culturale del territorio. In un insieme eterogeneo ed armonico in cui a chiese greco-ortodosse si affiancano chiese latine, queste strutture sono infatti, la testimonianza dello sviluppo del livello culturale ed architettonico raggiunto dalle comunità rupestri. Sono circa 150 le chiese rupestri diffuse sul territorio materano per la cui tutela è stato istituito il Parco delle Chiese Rupestri del Materano, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Fra le numerose chiese rupestri visitabili troviamo: la chiesa di San Pietro Barisano che sorge nel Sasso omonimo, con la facciata in stile romanico – barocco (rifacimento seicentesco) e l’interno completamente scavato nel tufo dove non restano (purtroppo) che i sette altari, una serie di affreschi e la cripta con l’ossario; la chiesa di Santa Lucia alle Malve contenente affreschi di notevole fattura tra cui quello della “Madonna del Latte” o “Galattotrofousa” che porge con le due dita il seno al Bambino; la chiesa di Santa Maria de Idris scavata nel fianco del Monterrone, e la cripta di San Giovanni che formano, attraverso un cunicolo interno, un unico complesso rupestre di grande suggestione. Quattro chiese rupestri raggruppate intorno ad un cortile centrale costituiscono il Convicinio di Sant’Antonio (XII – XIII sec.) utilizzato a partire dal XVII sec. come cantina. E’ dedicata invece a Santa Barbara la chiesetta dall’architettura romanica di ispirazione orientale ricca di pregevoli dipinti murali tra cui una rappresentazione della Santa con in testa un ricco diadema e nella mano destra la torre, simbolo del suo martirio.

La Cripta del Peccato Originale di Matera

A pochi chilometri da Matera, lungo la parete della Gravina di Picciano si trova la Cripta del Peccato Originale, la chiesa – grotta magnificamente affrescata (ri)portata alla luce nel 1963, definita la Cappella Sistina della pittura parietale rupestre. Lo straordinario complesso pittorico di scuola benedettino – beneventana (sec. VIII – IX) che decora le pareti della cripta è senza dubbio una delle testimonianze più importanti della pittura altomedievale dell’area mediterranea.

Utilizzata per lungo tempo dai pastori come ricovero per gli animali, la cavità naturale era nota alla popolazione locale come la “Grotta dei Cento Santi”, per la presenza dei numerosi santi raffigurati sulle pareti. Il recupero della Cripta voluto dalla Fondazione Zétema di Matera e realizzato con la consulenza dell’ Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, ha restituito gli affreschi alla piena fruizione. Sulla parete di fondo sono illustrate alcune scene bibliche relative alla Genesi (Dio Padre Creatore, la Luce, le Tenebre, la creazione di Adamo, la nascita di Eva, la tentazione e il Peccato Originale) mentre nelle tre conche absidali sono raffigurati gli Apostoli, gli Arcangeli e la Vergine. Ignoto l’autore delle straordinarie opere figurative, ricordato semplicemente come il Pittore dei Fiori di Matera per la presenza nella parte inferiore degli affreschi di numerosissimi fiori con i petali rossi.

La Casa-Grotta di Matera

Nelle grotte dei Sassi si cela la capitale dei contadini, il cuore nascosto della loro antica civiltà”, così scriveva Carlo Levi nel 1952. E per cercare di capire quel mondo contadino è senza dubbio utile conoscere quali erano le condizioni di vita nei Sassi prima del loro abbandono forzato.

Per farlo non c’è modo migliore se non quello di visitare la casa – grotta di vico Solitario nel Sasso Caveoso. La casa, abitata fino al 1957 da una famiglia di 11 persone (più animali), si compone di un unico ambiente, in parte scavato e in parte costruito, arredato con mobili e attrezzi d’epoca. C’è il focolare con la cucina, il letto con il materasso ripieno di foglie di granturco, il piccolo tavolo con un unico piatto al centro dal quale tutti mangiavano, il vaso da notte usato per i bisogni corporali, il telaio per la filatura, la zona con la mangiatoia per il mulo, la cavità in cui si raccoglieva il letame usato per riscaldarsi, la cisterna dove l’acqua piovana veniva convogliata attraverso un sistema di canali.

Il Palombaro Lungo di Matera

Il Palombaro lungo è la grande cisterna scavata sotto la centralissima Piazza Vittorio utilizzata fino ai primi decenni del secolo scorso per la raccolta di acqua potabile. Deve il suo nome a “plumbarius”, parola latina usata per indicare coloro che rivestivano di piombo le condutture degli acquedotti e, più in generale, qualunque cosa avesse a che fare con i lavori idraulici. Costruita nel 1846 per volere di Mons.

Di Macco come riserva idrica per gli abitanti del Sasso Caveoso, la maestosa cisterna è stata riportata alla luce nel 1991 in occasione dei lavori di sistemazione della piazza. Il serbatoio, profondo 15 metri e contenente circa 5.000 metri cubi d’acqua, era parte di un ingegnoso sistema di raccolta d’acqua formato da una complessa trama di canali, grotte, gallerie, cisterne sotterranee, per recuperare le acque piovane, e le acque della falda nelle vicinanze del Castello Tramontano a Monte. Un suggestivo percorso a circa 17 metri di profondità consente di ammirare gli ambienti di una delle cisterne scavate nella roccia più grandi al mondo, mirabile opera di ingegneria idraulica, imponente e silenziosa come una “cattedrale d’acqua”.

Abbiamo poi (dopo questo tour di ben 3 h e 30) visitato le chiese che ancora non avevamo visto, quella di San Francesco e quella del Purgatorio (ve ne parlerò in un altro post!)

Che dire? Matera ci è rimasta veramente nel cuore!Per bellezza ma sopratutto per accoglienza.Basilicata super promossa 🙂

 

 

 

Mercatini di Natale a Bath

Ogni anno, la bellissima zona tra la Bath Abbey e le Terme romane, si trasforma in paradiso dello shopping di Natale grazie al Mercatino di Natale di Bath.

Nel cuore del principale quartiere dello shopping di Bath, 129 chalet tradizionali in legno adornano le strade, ogni stand con un’offerta unica, regali fatti a mano e insoliti, decorazioni e prodotti alimentari.

Grazie al suo mercatino di Natale, la città di Bath, già Patrimonio Mondiale dell’UNESCO sta rapidamente diventando nota come ‘la Città di Natale’. 

Il Mercatino di Natale di Bath, è organizzato e promosso dal Bath Tourism Plus (BTP),  la official destination marketing organisation per Bath e dintorni.

Come Arrivare

Aereo:

Bath è servito dall’Aeroporto di Bristol a circa 30 km.
Da Bristol è possibile prendere un taxi o un pulman

 

L’albero della vita – Bahrain

Tanto per rimanere in tema Expò (ah proposito…ci siete stati?Io si e spero di riuscire a pubblicare le mie impressioni entro la settimana),sapete dove si trova il vero albero della vita? (da non confodersi con quello di Piazza Italia appunto)?!?

In Bahrain.

Si trova nel deserto del Bahrein un’acacia di ben 400 anni, maestosa ed unica per splendore e rigoglio. Un esemplare che non ha eguali in tutta la zona ritenuta, secondo le leggende, il luogo dove un tempo sorgeva il mitico giardino dell’Eden.

È conosciuto con il nome di Shajarat-al-Hayat, l’albero della vita e si trova a sud – est del deserto del Bahrein, ad una distanza di circa 2 km dal Djebel Dukhan (la Montagna del Fumo) e a 40 km da Manama.

Appartenente alla specie “Prosopis cineraria“, questa maestosa acacia ha una storia leggendaria e mistica le cui radici affondano nella tradizione cattolica ed ebraica. Nella Bibbia, infatti, si racconta di un albero della vita collocato da Dio nell’Eden, insieme a quello della conoscenza del Bene e del Male.  Nell’esegesi ebraica viene detto che questi due esemplari, uniti all’inizio, furono in seguito separati da Adamo.
Se si pensa che l’intera zona del Bahrein è ritenuta la sede del mitico giardino si comprende a pieno la ragione per la quale l’albero è immerso in un alone di mistero e stimoli, di conseguenza, le fantasie degli abitanti del posto.

L’acacia sembra sia stata piantata nel lontano 1583 e da quel giorno non ha mai smesso di essere rigogliosa. Le sue foglie hanno splendidi colori, sfumature dal verde al marrone, e il tronco maestoso presenta un groviglio di rami così fitto e, per certi versi, talmente caotico da sembrare irreale. Una pianta creata dalla fantasia di qualche scrittore o dalle mani di un dio.

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Nel momento in cui si approda nel deserto, a poca distanza dall’esemplare, si viene accolti da un curioso cartello nel quale è spiegato come raggiungerlo. Shajarat-al-Hayat è, nella fattispecie, una vera e propria attrazione turistica.
Sono, ogni anno, moltissimi i visitatori del sito (se ne contano intorno ai 50.000) attirati dalle credenze popolari nate intorno ad esso. Ad alimentarle, oltre alla convinzione che nel Bahrein sorgesse l’Eden, di cui l’acacia sarebbe l’ultima testimonianza, intervengono anche le difficili e, se vogliamo, impossibili condizioni climatiche e territoriali dove è cresciuta.

Il deserto del Bahrein è una distesa di dune e sabbia, privo di dirette fonti d’acqua.
L’albero della vita emerge solo nella zona e sebbene appartenga ad una tipologia di pianta in grado di sopravvivere in ambienti aridi e con pochissime precipitazioni annuali (appena 150 millimetri all’anno), stupisce per la sua incredibile longevità.

La gente del luogo non riesce a spiegarsi come un simile esemplare riesca a sopravvivere, mantenendo intatta la sua robustezza. In realtà, però, se si decide di dare spazio alla scienza, un motivo si riesce a trovarlo ed è legato sempre alla specie a cui appartiene.
La Prosopis cineraria, infatti, ha radici molto profonde in grado di raggiungere fonti d’acqua sotterranee, site anche a 50 metri nel sottosuolo. Inoltre, sono collocate al di sopra del livello del mare, come lo stesso terreno. Ciò favorisce l’approvvigionamento idrico dell’albero.
A questo si deve aggiungere la predisposizione dell’acacia ad assorbire l’acqua che gli occorre direttamente dall’aria grazie ad un ambiente umido, nonostante gli scarsi fenomeni piovosi.
Infine, ad un’analisi più attenta dell’intera zona si possono notare, a qualche chilometro di distanza, dei laghetti e degli alberi di più modeste dimensioni.

Di sicuro, quindi, non sarà il clima a decretare l’eventuale morte di questa splendida Prosopis cineraria. La sua esistenza, piuttosto, è messa a rischio dai turisti e dal loro comportamento irrispettoso.
Nel corso degli anni si sono contate decine di episodi vandalici. Alcune persone hanno strappato foglie e rametti per portarseli via, come se fossero una sorta di portafortuna o di souvenir “dell’albero leggendario”. Altri hanno addirittura scritto sul tronco, deturpandolo impunemente.

Per questa ragione le autorità locali si sono mosse allo scopo di proteggere Shajarat-al-Hayat. Ed oggi un recinto in ferro ne circonda la base, impedendo così ai visitatori di avvicinarsi troppo. Tuttavia, è ancora possibile sedersi sotto la sua ombra (data la notevole estensione dei rami) e godere della sua frescura, magari organizzando un picnic per trascorrere qualche ora in compagnia, lontani dalla città.

L’aria che si respira intorno a quest’acacia, al di là di ogni spiegazione, continua ad avere in sé la magia delle storie immortali.

Fonte : http://www.fotovoltaicosulweb.it/

Il castello di Sammezzano

Il castello di Sammezzano, circondato da un ampio parco si erge sopra al paese di Leccio.


Ha assunto la forma attuale grazie all’ opera di Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona (nato a Firenze il 10 marzo 1813 e morto a Sammezzano il 18 ottobre 1897) che trasformò ed ampliò l’edificio preesistente nel periodo compreso tra il 1843 e il 1889.

La storia del luogo è però assai più antica: si può risalire all’epoca romana e continuare nei secoli successivi.
Il grande storico Davidsohn, nella sua “Storia di Firenze” afferma che nel 780, lo stesso Carlo Magno di ritorno da Roma dove aveva fatto battezzare il figlio dal Papa, potrebbe esservi passato:”

La tenuta di cui fa parte Sammezzano appartenne poi a famiglie molto importanti: in particolare gli Altoviti, poi, per volere del Duca Cosimo, a Giovanni Jacopo de’ Medici che a sua volta la vendette a Sebastiano Ximenes.

Tali beni restarono alla famiglia Ximenes d’Aragona fino all’ ultimo erede, Ferdinando, che morì nel 1816.

In un cabreo del 1818 (quindi prima delle modifiche apportate da Ferdinando Panciatichi Ximenes d’ Aragona) redatto dall’ Ingegnere Giuseppe Faldi il castello appare come una struttura di consistente volumetria, con bastione e scalinata d’entrata, nella parte opposta a quella delle attuali scale di accesso e di cui oggi non c’è più traccia.

Poi in seguito ad un lungo processo relativo al testamento di Ferdinando Ximenes, i beni, il nome, lo stemma ed i titoli della famiglia Ximenes d’ Aragona, passarono al primogenito di sua sorella Vittoria, moglie di Niccolò Panciatichi: il “nostro” Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, appunto, che diventò unico erede dei Panciatichi e degli Ximenes, compresa la vasta tenuta di Sammezzano.

Sull’onda della corrente culturale definita “Orientalismo” che si diffuse in tutta Europa dall’ inizio dell’ Ottocento e che vide in Firenze uno dei principali centri, Ferdinando iniziò a modificare la struttura esistente e realizzare nuove sale: la Sala d’Ingresso nel 1853, nel 1862 il Corridoio delle Stalattiti, la Sala da Ballo nel 1867 fino alla Torre centrale che riporta scolpita la data del 1889.

Ferdinando fu uomo attivissimo, esperto di scienze, filantropo, mecenate, collezionista, amante di Verdi. Fece parte di innumerevoli enti: fra queste fu socio dell’ Accademia dei Georgofili (1855), vice presidente della Società di Orticultura, Accademico onorario dell’Accademia di Belle arti e promotore per il monumento a Dante Alighieri in piazza S.Croce in occasione del sesto centenario dalla nascita.

Allo stesso tempo fu uomo politico molto impegnato: di idee liberali e fiero anticlericale, fu consigliere nel Municipio di Reggello e di Firenze tra il 1859 e 1865 e consigliere del Consiglio Compartimentale (poi Consiglio Provinciale) tra il 1860 e 1864. Fu eletto per due volte deputato del Regno tra il 1865 e il 1867. Nello stesso anno, pochi mesi dopo l’elezione, si dimise per protesta contro la legge sull’ asse ecclesiastico che non rispettava quanto aveva promesso ai suoi elettori.

Ben presto mostrò la sua delusione per come era nata l’Italia: tale sentimento è espresso in una frase in latino del 1870 riportata nella nicchia del Corridoio delle Stalattiti, che tradotta, dice: ”Mi vergogno a dirlo, ma è vero: l’Italia è in mano a ladri, esattori, meretrici e sensali che la controllano e la divorano. Ma non di questo mi dolgo, ma del fatto che ce lo siamo meritato”.

Riguardo al castello fu allo stesso tempo proprietario e committente; pur senza laurea, fu ingegnere, architetto, geologo. Ciò gli permise di pensare, progettare, finanziare il castello realizzando in loco e con manodopera locale gran parte dei materiali di cui lo stesso è fatto.

Allo stesso tempo, come esperto ed appassionato di botanica, Ferdinando riorganizzò un’ampia area circondante il Castello, estesa circa 65 ettari, il cosiddetto Parco Storico. Intorno all’antica “ragnaia” formata da una fustaia di lecci, collocò oltre 130 piante rare ed esotiche che dovevano introdurre progressivamente il visitatore o l’ospite alle meraviglie dello stile “moresco” della Villa-Castello.

Il Castello ed il suo Parco Storico costituiscono davvero un “unicum” di notevolissimo valore storico-architettonico ed ambientale. Il Parco vi contribuisce considerevolmente con un patrimonio botanico inestimabile formato non solo dalle specie arboree introdotte ma anche da quelle indigene. Tra le prime le piu conosciute sono senza dubbio le sequoie della California che hanno trovato a Sammezzano condizioni ideali, come dimostrano le notevoli dimensioni raggiunte da questi alberi in soli 150 anni. Fra queste la cosiddetta “sequoia gemella” alta più di 50 metri e con uno circonferenza di 8,4 metri, che fa parte, tra gli alberi monumentali d’Italia, della ristretta cerchia dei “150 alberi di eccezionale valore ambientale o monumentale”.Tra le specie indigene meritano di essere citate numerose specie di querce: il leccio, la farnia, il cerro, la roverella e, altra rarità, la sughera.

Negli anni ’70 la villa castello di Sammezzano fu trasformata in albergo ristorante. Tale attività continuò fino alla fine degli anni ’80. Dopo alterne vicende, alla fine degli anni ’90 la proprietà è passata ad una società italo-inglese con l’intenzione di realizzare un ambizioso e complesso piano di intervento per farne una struttura turistico ricettiva, secondo quanto previsto dal piano regolatore del Comune di Reggello.

In occasione del bicentenario dalla nascita del Marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona (1813-2013) è stato costituito il “Comitato FPXA” che , cerca di promuovere lo studio e la conoscenza del castello e del parco di Sammezzano anche attraverso la storia complessa del suo “creatore”.

Il castello è normalmente chiuso, ma grazie alla disponibilità della proprietà, alcune volte l’anno (normalmente maggio/giugno e ottobre) il Comitato, in collaborazione con le associazioni di volontariato del luogo, organizza aperture del castello con visita guidata.

ECCETTO LE SUDDETTE APERTURE IL CASTELLO NON E’ VISITABILE. IN OCCASIONE DELLE APERTURE E’ OBBLIGATORIA LA PRENOTAZIONE ON LINE. CONSULTARE IL SITO WWW.SAMMEZZANO.ORG

Per maggiori informazioni, consultare
• il sito http://www.sammezzano.org;
• la pagina facebook “Sammezzano-comitato FPXA”.

Il Comitato non ha scopo di lucro: per il 2015 si propone di collaborare con il Comune di Reggello per il restauro del Sepolcreto nel cimitero di Sociana dove è sepolto il Marchese Ferdinando.

Trapizzino

Ieri ho CEDUTO al famoso Trapizzino.

Abito a pochi metri da uno dei due punti vendita (Lo trovate sia a Ponte Milvio che a Testaccio,ora in limited edition da Eataly)e ho sempre preferito non avventurarmi in questa nuova moda(solo perchè avevo paura della dipendenza che avrebbe potuto crearmi).Ieri ho ceduto ho voluto dargli una chance.

Esame passato con 10 e lode!

Il mio preferito per ora è quest’ultimo alla parmigiana di melanzane (OMG me sento male al pensiero).

Vediamo gli altri gusti disponibili :

-Polpo al sugo

-Pollo alla cacciatora

-Broccoli e salsiccia

-Zighinì (lo vedete nelle mie foto)

-Polpetta al sugo (lo vedete nelle mie foto)

-Bollito Picchiapò

-Coda alla vaccinara

-Misticanza di verdure alla romana

-Genovese

-Zucchine alla scapece con nodini di mozzarella

-Doppia panna (dicono che sia uno dei migliori)con Stracciatella di Burrata, Alici del Cantabrico

-Garofolato di manzo

-Involtino al sugo

-Trippa alla romana

-Insalata di baccalà e peperoni arrosto

-Caponata fredda di verdure

-Padellaccia di maiale

-Seppie con piselli

-Guancia Brasata

-Lingua in salsa verde

-Pollo con peperoni

Se non lo avete già fatto….PROVATELI!!!

(Prezzo € 3,50 l’uno)

Emirates Air Line – Royal Docks

Ciao a tutti!

Ho avuto purtroppo dei problemi ad accedere sul blog…ma eccomi di ritorno!

Ho tante cose da scrivervi!

Volevo assolutamente condividere con voi innanzitutto la mia esperienza sulla funicolare di Londra.Che dire…uno spettacolo a dir poco UNICO.

Il “viaggio” dura sui 10/15 minuti (alla fine una voce vi ringrazierà per aver viaggiato con Emirates,come sui veri voli aerei :D).Il costo è di 4,50 pound ma se avete il daily ticket per i mezzi pagherete solo 3,40!Se invece volete vivere un esperienza veramente romantica (e fidatevi che trovarsi lassù con il sottofondo musicale offerto LO E’)con soli 8,40 pound potrete prenotare la cabina solo per voi!

(I prezzi si riferiscono al viaggio di sola andata).

Io l’ho presa da North Greenwich per poi arrivare a Royal Victoria DLR (entrambi facilissime da raggiungere con la tube/DLR).

Cosa aspettate a fare la vostra proposta di matrimonio con view sulla city? 😀

Enjoy!

Labirinth

Io adoro i labirinti!Finora ne ho visitati solo 2 (dove ovviamente mi sono persa)e non sono inclusi in questa lista.

Voi ci siete mai stati?!

CATTEDRALE DI CHARTRES, FRANCIA

Avvolta dal mistero, sin dal primo momento della sua bellissima storia, Chartres non smette di affascinare e incuriosire. All’interno della grandiosa cattedrale gotica della città è impresso sul pavimento un famosissimo labirinto, che condurrebbe dal punto A al punto B i visitatori, in una sorta di percorso simbolico-spirituale, alla ricerca della via per giungere ad ottenere quello che si vuole. Dietro il maestoso edificio, in un piccolo cortile, troverete un secondo misterioso labirinto. Tracciato nel verde e meno complicato del primo, saprà come tentarvi: siete stati sfidati!

GLENDURGAN GARDEN, CORNOVAGLIA

Fa parte del National Trust, e si trova nella contea inglese della Cornovaglia. Percorsi verdi infiniti, per runners, amanti della bicicletta, ma anche per chi vuole darsi agli sport un po’ più estremi come il rafting, o andare a cavallo. In questa oasi di pace ce n’è per tutti i gusti! Troverete anche un labirinto intricatissimo e meraviglioso come questo!

SOVANA, ITALIA

A poca distanza dalla Necropoli di Sovana e dal Duomo di Pitigliano, sorge il Sovana Hotel & Resort, una struttura del tutto particolare, che può annoverare nei suoi giardini, un labirinto di tutto rispetto. Non ci credete? Prenotate una stanza e perdetevi tra questi cespugli di verde! Bellissimi!

FONDAZIONE GIORGIO CINI, VENEZIA 

Louis Borges amava Venezia e la considerava un labirinto d’acqua tra i canali. Se vi recate nella città più romantica d’Italia, non dimenticate di fare un salto alla Fondazione Giorgio Cini (onlus). Nel “labirinto Borges” vi imbatterete nella ricostruzione del labirinto che che l’architetto Randoll Coate progettò in onore dello scrittore argentino. Vale davvero una visita!

PARCO DEL LABIRINTO DI HORTA, BARCELLONA

Un intricato percorso fatto di filari di cipressi e cespuglioni che impediscono di sbirciare al di là. Nessun aiutino vi porterà alla fine del labirinto, immerso nel parco più antico della città (1802), dovrete cavarvela da soli! Ma non abbiate paura, sarà divertentissimo! Buona fortuna!

LABIRINTO DI CASTELWELLAN, IRLANDA

Aperto ufficialmente nel 2001, il labirinto della pace di Castelwellan è il più grande d’Europa e il secondo più vasto al mondo. Finanziato dalla Comunità europea, nell’ambito delle iniziative promosse per la pace nel nord dell’Irlanda, è mediamente percorribile in 40 minuti. Ma voi ci sorprenderete: batterete il record!

MONTE SAN PEDRO, LA CORUNA – SPAGNA
 
Monte San Pedro è una vecchia base militare, oggi area verdissima fitta di giardini e scenari meravigliosi da cui godere di una vista incredibile sulla costa de La Coruña, in Galizia. Un ascensore vi porta in cima (con un costo di circa 3 euro) e da lì potrete ammirare il paesaggio e dare una sbirciata ai cannoni istallati nell’area intorno agli anni ’30. Ah, c’è anche un bellissimo labirinto, che vi terrà impegnati per un po’. Niente male, no?
CENTRO GETTY, LOS ANGELES – STATI UNITI D’AMERICA
 
Questo piccolo labirinto curatissimo si trova al centro dei giardini del Museo Getty a Los Angeles. Oltre 500 diverse specie di piante sono state utilizzate per la realizzazione di questo parco bellissimo, che circonda un centro dedicato all’arte, alla fotografia e all’architettura, tra i più visitati e importanti al mondo. Se visitate il museo, non dimenticate di dare una sbirciata a questo labirinto meraviglioso, una vera perla!
GIARDINO BOTANICO REALE, MADRID 
 
Inaugurato nel 1781 nei pressi di Plaza Murillo, l’orto botanico reale di Madrid è una delle cose assolutamente da vedere se siete in visita nella capitale spagnola. Circa 30mila esemplari di piante e fiori bellissimi da ogni parte del pianeta, percorsi rilassanti, sentieri profumati e un labirinto da vivere dall’inizio alla fine, magari prima di una visita al museo del Prado, a pochi passi da questo splendido giardino. Noi vorremmo partire adesso!

GIARDINI DI MARQUEYSSAC, AQUITANIA – FRANCIA

I giardini di Marqueyssac sono un bellissimo esempio di giardino romantico del secolo XIX. Si estendono per ettari ed ettari, affacciati sul fiume Dordogna. Sentieri verdi, cespuglietti curatissimi, percorsi rocciosi e ombreggiati, e un labirinto del tutto speciale immerso nel verde: questo quello che vi attende. Fate le valigie!
LABIRINTI DI BOLSHOI ZAYATSKY, ISOLE SOLOVETSKY- RUSSIA
 
La piccola isola di Zayatsky fa parte dell’arcipeago delle Solovetsky, 6 bellissime isole che affiorano nel mar Bianco e animano il paesaggio con la loro natura ancora intatta. Protette dall’UNESCO, le isole ospitano da sole il più alto numero di labirinti preistorici di interesse storico del mondo. 14 di queste si trovano sull’isola di Zayatsky, una zona particolarmente interessante e tutt’ora avvolta da un alone di mistero. Che si tratti di antiche trappole per pesci (nel Neolitico il livello dell’acqua era molto più alto), di un viaggio spirituale-simbolico o di un modo per intrappolare l’anima degli spiriti malvagi, i labirinti in pietra di Zayatsky restano uno dei siti più affascinanti del pianeta!
TRAQUAIR HOUSE – SCOZIA
 
Traquair House si trova nel piccolo paesino di Innerleithen, in Scozia. Vecchio maniero (la casa ininterrottamente abitata più antica di Scozia) oggi aperto al pubblico e visitato da numerosi turisti. Non solo birrificio, ma anche sito storico (pare di qui sia passata addirittura Maria Stuarda). Un labirinto quadrangolare di siepi potate fa bella mostra di sé nei giardini della tenuta. Se siete in Scozia fate un salto da queste parti!
VILLA MEDICEA LA PETRAIA – FIRENZE
 
Ce ne sono di ville nella bella Toscana appartenute alla famiglia Medici e oggi siti di interesse storico e culturale. Molte di queste, nelle Province di Lucca e Firenze, sono tra i più bei tesori italiani protetti dall’UNESCO. I giardini della Petraia, rappresentano al meglio la bellezza del classico giardino all’italiana, curato nei minimi dettagli, fatto di percorsi ombreggiati, prati sconfinati, alberi secolari e labirinti di siepi in cui perdersi per ore. Uno dei più bei luoghi d’Italia, da vedere almeno una volta nella vita!
GIARDINI DI VILLANDRY – FRANCIA
 
Appartenuto a Napoleone Bonaparte, che lo acquistò per il fratello Giuseppe, il castello di Villandry, nella Loira, è oggi un sito famosissimo per i suoi meravigliosi e impareggiabili giardini, esempio grandioso di giardino all’italiana all’interno dei confini francesi. Non solo tanto verde, decorazioni floreali e motivi geometrici, nei giardini di Villandry spicca anche un bellissimo labirinto. Magari sarà la scusa per visitare uno dei giardini più belli del mondo: buon viaggio!
LABIRINTO DI FONTANELLATO – ITALIA
 
Sarà grandioso, il più vasto del mondo e sarà tutto di bambù! Stiamo parlando del labirinto pensato da Franco Maria Ricci, e già ribattezzato come il labirinto più grande del Pianeta. Filari altissimi di bambù (circa 60mila esemplari), 8 ettari di spazi curatissimi per un labirinto da record. 300 metri per lato e 3 chilometri da percorrere cercando l’uscita. L’inaugurazione è prevista nel 2015: siete pronti?