Globe theatre – Sogno di una notte di mezza estate

Il 14 agosto sono FINALMENTE riuscita ad andare al Globe Theatre di Roma!

(ho preso i biglietti online circa due mesi fa).

Per chi non sapesse cosa fosse…

Il Globe Theatre fu il teatro di Londra dove recitò la compagnia di William Shakespeare. La sua ricostruzione è tuttora visitabile (a pagamento) nel luogo originario, nei pressi del Blackfriars Bridge sulle rive del Tamigi (io sono andata a visitarlo of course)

Con il nome di Globe Theatre in realtà ci si riferisce generalmente a tre edifici diversi:

  1. Il Globe Theatre originale, costruito nel 1599 dalla compagnia teatrale, a cui Shakespeare apparteneva, e distrutto da un incendio nel 1613
  2. Il Globe Theatre che fu ricostruito nel 1614, chiuso nel 1642 e demolito nel 1644
  3. La ricostruzione moderna del Globe, chiamata ‘Shakespeare’s Globe Theatre’, inaugurata nel 1999..

La struttura in legno, chiamata anche “the wooden O”, del teatro era ottagonale e presentava uno spazio aperto al centro, che serviva per far entrare la luce naturale. Il teatro poteva contenere fino a 3200 persone. Il prezzo d’ingresso era, nell’età elisabettiana, di 1 penny per i posti in piedi (al centro del teatro e a ridosso del palco) e di 2 penny per i posti a sedere nelle tre gallerie circolari. Dato che la struttura è all’aperto, c’era una tettoia per coprire in caso di pioggia i costosissimi costumi degli attori (che erano esclusivamente di sesso maschile, dato che fino al 1660 alle donne era vietato comparire sulla scena).

La scena era costituita da un palcoscenico che si protende letteralmente verso il pubblico e da un secondo piano che spesso veniva usato per la riproduzione di ambienti interi o balconi (Romeo e Giulietta). Gli spettacoli iniziavano di giorno e duravano fino a sera inoltrata e a volte si faceva uso di torce. A causa di un incendio, lo stesso Globe e le sue scenografie vennero distrutti dalle fiamme ed in seguito ricostruiti.

Sulla bandiera che sovrastava la struttura era riportato il motto “Totus mundus agit histrionem” (Tutto il mondo recita).Ci andava il mausoleo elisabettiano con tutti i ricchi faccendieri di corte come alexandre dumas.

Nel 1996, con una grande operazione politico-culturale, il teatro venne ricostruito, con notevoli difficoltà e alcune critiche dato che non esisteva un progetto su cui basarsi. Il teatro, indiscutibilmente associato alla figura shakespeariana, è comunque diventato il simbolo stesso della britannicità in tutto il mondo ed è al centro di una fiorente industria legata al grande drammaturgo: esistono veri e propri tour per visitare i luoghi emblematici di Shakespeare, tra cui non può mancare il Globe Theatre.

La ricostruzione del teatro fu fortemente voluta dall’attore e regista statunitense Sam Wanamaker e cominciò nel 1987 con l’avvio del progetto, per essere terminata nel 1997, quando ormai Wanamaker era scomparso.

Il teatro si trova leggermente spostato rispetto alla sede dove sorgeva originariamente, in epoca elisabettiana, poiché il vero sito del Globe dei tempi di Shakespeare è ora occupato da un condominio. Accanto al cancello, una targa d’ottone ricorda che le fondazioni del complesso poggiano sul sito originario del teatro, vicino al luogo dove sorgeva un altro teatro d’epoca elisabettiana, il Rose Theatre.

Il Globe Theatre ospita ogni anno una nutrita stagione teatrale che si svolge da maggio a settembre e che segue la volontà di Sam Wanamaker, programmando ogni anno almeno un’opera Shakespeariana eseguita da una compagnia completamente maschile e utilizzando costumi elisabettiani. La Prologue Season, ovvero la primissima stagione di spettacolo nello Shakespeare’s Globe Rebuilt ha aperto nel 1996 con I due gentiluomini di Verona di William Shakespeare. Attualmente ad occuparsi della direzione artistica del teatro è l’attore e regista inglese Mark Rylance.

L’attore statunitense Al Pacino, ipotizzando la produzione cinematografica di Riccardo III di Shakespeare, ha visitato il cantiere del teatro nel 1996. Trovandosi a fare i conti col mito di Shakespeare si è dovuto interrogare sulla ricezione del pubblico americano della pellicola e ha dovuto anche affrontare il tema della presunta incapacità degli attori americani di recitare pezzi shakespeariani a causa del forte accento.

L’iniziativa di ricostruzione del Globe è stata criticata da alcuni- specie oltreoceano – in quanto ritenuta anacronistica.

Esiste anche un’altra ricostruzione del Globe, il Silvano Toti Globe Theatre nei Giardini di Villa Borghese a Roma, inaugurato nel 2003 e costruito in 3 mesi utilizzando legno di quercia come l’originale.

Questo invece quello ROMANO

Il Silvano Toti Globe Theatre è un teatro di Roma, che ricostruisce filologicamente il Globe Theatre di Londra, il più famoso teatro del periodo elisabettiano.

La struttura è stata costruita nel 2003, in tre mesi di lavori, all’interno dei giardini di Villa Borghese, realizzata dal comune di Roma grazie ai finanziamenti della Fondazione Silvano Toti, sulla base di un’idea iniziale di Gigi Proietti.

Il teatro, di forma circolare, rispetta la forma dell’originale teatro costruito a Londra nel 1599 e in seguito distrutto per due volte, con il palcoscenico coperto che si protende verso l’area del pubblico scoperta e circondata dai palchi su tre livelli ed è interamente in legno di quercia come l’originale.

La pavimentazione è stata realizzata in blocchi di tufo posati a secco che danno un’impressione di terra battuta.

Del Globe esiste una precedente ricostruzione, realizzata a Londra del 1997 nelle vicinanze del sito in cui si ergeva il teatro originale. Le ricostruzioni presentano varie differenze e nessuna delle due può dirsi la copia fedele del teatro originale, di cui non sono stati tramandati i progetti.

QUESTE LE MIE FOTO

E QUESTA LA RECENSIONE DEL FANTASTICO SPETTACOLO CHE HO VISTO IO!

E allora non è notte se ti guardo in volto,
e perciò non mi par di andar nel buio,
e nel bosco non manco compagnia.
Perchè per me tu sei l’intero mondo.
E come posso dire di esser sola se tutto il mondo è qui che mi contempla?
William Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate

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ME-DIABETE

Hey there 🙂

Avevo già tentato di iniziare una rubrica ABOUT ME ma ho poi per sbaglio cancellato il post -__-

Vabbè cmq non ho intenzione di cominciare a scrivere le mie stronzate ed intendo continuare il blog per quello che era inizialmente però avevo PIACERE di parlarvi della mia MALATTIA.

Io sono diabetica (diabete mellito di tipo 1)da circa 22 anni.Il mio diabete è stato scaturito (ma ovviamente era già presente in me) da una fusione tra una simpatica pertosse e gli orecchioni.Non vi sto a raccontare tutti i drammi della mia infanzia bla bla…

Attualmente ho un microinfusore insulinico da quasi un anno.Un cosettino che fa da pancreas che ho attaccato al corpo (tramite un ago)h24.

Non è stato facile abituarmi ma neanche così difficile!

Ovviamente il diabete ha poi fatto partire altri meccanismi a lungo andare.

Soffro quindi di NEUROPATIA.

DISFUNZIONI TIROIDEE

Ed ho una bruttissima RETINOPATIA DIABETICA per la quale sto facendo laser settimanali,fluorangio,e mi aspettano a settembre 3 operazioni :le due cataratte e una per il distacco della retina che ho avuto in questo ultimo mese.

Da un mese PERDIPIU’ ho anche un ascesso a canna di fucile nella guancia destra,che potrò risolvere solo con un operazione.

-_-

Vabbè un lazzaretto 😀

Quindi se ogni tanto non posto per qualche giorno sapete cosa sto facendo 😉

See ya

i lucchetti dell’ammmmmore (TRUE- MOCCIA WHO??!)

Ecco la VERA storia dei lucchetti dell’amore

MOCCIAWHO??!

LUCCHETTI DELL’AMORE: UNA STORIA CHE VIENE DA LONTANO

di Clementina D’Eramo

Nel 2004 la moda dei lucchetti ha invaso le città italiane, Roma in primis con  Ponte Milvio . Il film tratto dal romanzo del 1992 di Federico Moccia diede l’idea ai fidanzati di tutta Italia di suggellare il loro amore con un catenaccio su cui venivano impresse le iniziali del nome dei due innamorati. Ma Roma non è l’unica.

A pensarci bene, infatti: chi potrebbe impedire agli innamorati di applicare all’inferriata della tomba di Giulietta, simbolo dell’amore che supera ogni ostacolo, anche a costo della morte, una testimonianza del proprio amore? Anche il freddo popolo lombardo non è esente da questa usanza ed ecco che nel Parco Sempione, nel centro di Milano, alle inferriate del ponte delle Sirene già da qualche tempo hanno cominciato ad apparire i lucchetti degli innamorati. In Liguria, l’ormai celeberrimo muretto di Alassio non poteva non attirare l’attenzione degli innamorati, che hanno pensato bene di applicare su un braccio di un tubo metallico che affiora dal muretto una miriade di lucchetti. Naturalmente, il caldo cuore napoletano non poteva non essere coinvolto in questa “amorevole” iniziativa ed ecco sul lungomare cittadino hanno cominciato già da un paio d’anni ad apparire lucchetti, che sono particolarmente suggestivi quando inquadrati sullo sfondo del Vesuvio. Ma è davvero tutto merito di Moccia? In realtà l’uso del lucchetto come sigillo d’amore risale addirittura a due secoli fa. Lungo la Grande Muraglia cinese sono numerose le testimonianze lasciate dagli innamorati in visita, che spesso hanno aggiunto al proprio lucchetto un fiocco rosso quale segno di buon augurio. Vi è un’isola, nel vasto territorio della Cina, posta ai piedi delle montagne dello Huang Shang, dove addirittura al lucchetto dell’amore è stato dedicato un monumento. Tutto attorno gli innamorati  hanno  applicato  centinaia e centinaia di lucchetti, sui quali è scritto o inciso il loro nome, come pegno d’amore eterno. La tradizione vuole che gli innamorati, una volta serrato il lucchetto, gettino via la chiave; essi non potranno più separarsi, finché non la ritroveranno. Centinaia di lucchetti sono applicati anche sulle inferriate del ponte di Kobe, in Giappone, chiamato anche ponte di Venere e più noto per essere il ponte sospeso più lungo del mondo, che offre una spettacolare veduta sulla città. Un’identica tradizione è in vigore anche in città ben più moderne. Ad esempio, la torre radio di Tianjin, a 120 chilometri da Pechino, è stata immediatamente utilizzata dagli innamorati come struttura per l’applicazione dei lucchetti dell’amore.  Anche i Paesi baltici hanno adottato questa usanza con entusiasmo, come dimostra un ponticello sul parco principale della città di Riga, in Latvia, che è letteralmente sommerso dai lucchetti lasciati dagli innamorati.  La lunga occupazione sovietica delle repubbliche baltiche è testimoniata dal fatto che molti lucchetti hanno iscrizioni in caratteri cirillici. In  Serbia c’è chi attribuisce a due innamorati, Nada e Relja, l’uso di agganciare “il lucchetto dell’amore” su uno dei piccoli ponti che costeggiano il fiume Vrnjačka. Ogni popolo ha le proprie storie e tradizioni, dunque e i gesti simbolici assumono un significato a seconda delle società e del tempo in cui si sviluppano. Così, anche in questo caso, non sempre il lucchetto è simbolo dell’amore sentimentale. Nella cattedrale della Zócalo di Città del Messico, esiste da quasi cento anni l’usanza di incatenare un lucchetto davanti all’altare che ricorda Raimondo Nonnato, religioso spagnolo del 1200, appartenuto all’Ordine mercedario, beatificato e canonizzato quattrocento anni dopo dalla Chiesa cattolica. Qui i cittadini hanno l’usanza di chiudere un lucchetto per suggellare una promessa con il divino. La leggenda racconta che poiché in prigione il religioso continuasse a predicare e a convertire musulmani, le guardie per impedirglielo, forarono le sue labbra e le chiusero con un lucchetto. In Italia, fin dagli anni Trenta del Novecento i militari in servizio nelle caserme alpine di Brunico e di Bressanone usavano agganciare un lucchetto alle inferriate del ponte quando terminavano il servizio militare. Il lucchetto era quello che solitamente chiudeva l’armadietto con i vestiti e gli effetti personali.  Peccato che i nostri ragazzi associno Ponte Milvio solo a Moccia e ai lucchetti dell’amore ignorando che la sua costruzione risalga addirittura al 207 a.c., che Garibaldi lo fece saltare per ostacolare l’avanzata dei francesi e che quella splendida torre con l’acceso sul lato settentrionale del ponte è opera del grandissimo Valadier. Per ora sembra che i lucchetti, rimossi  da Ponte Milvio, andranno a stare nel museo preistorico etnografico Pigorini all’Eur, accanto ai capolavori dell’arte degli Aztechi. Un lucchetto come compagno di teca: chissà cosa ne penserebbe Montezuma, il dio guerriero, l’ultimo imperatore Atzeco.

3 metri sopra il cielo e i lucchetti di Ponte Milvio