Infiorata storica di Roma – 28/29 Giugno 2015

Una festa storica che conserva intatta ancora oggi la sua bellezza nel tripudio di colori e nell’esaltazione dell’arte. La tradizionale decorazione floreale, nata proprio a Roma nella prima metà del XVII secolo, si è tenuta in piazza Pio XII il 28 e il 29 giugno in occasione della festa di San Pietro e Paolo, i Patroni della Capitale.

La manifestazione è stata caratterizzata dall’esposizione di quadri dipinti con petali di fiori freschi e secchi, trucioli di segatura, una vera mostra a cielo aperto.

L’Infiorata rappresenta annualmente un evento di ampio respiro per la promozione turistica della capitale, un appuntamento fisso da non perdere, un’iniziativa culturale per ritrovare la bellezza delle nostre radici, mettere in luce la particolarità dell’artigianato floreale, rilanciare la creatività e rivalutare il patrimonio della Capitale nella splendida cornice di Piazza Pio XII.

L’iniziativa ha l’intento di mostrare le diversificate esperienze artistiche di tappeti di Arte Effimera, di difenderne la secolare tradizione e promuoverne peculiarità nel mondo.

Ecco le mie foto :

(di meglio non potevo fare visto il caldo e la folla di ieri mattina!!)

Voi ci siete mai stati??!

La mia terza volta ai musei vaticani

Sabato sono stata ai musei vaticani per la terza volta nella mia vita.

Ci sono andata esclusivamente per portare la mia dolce nonnina 88 enne ❤

Nonostante la sua veneranda età e la sua vicinanza al museo,non c’era mai stata ed era un suo sogno andare.

Ecco alcuni scatti fatti.Niente a che vedere con la meraviglia che potreste ammirare dal vivo (a caro prezzo in mio pare….18 euro a persona il prezzo intero più 4 euro di prevendita per superare la calca all’esterno-mi pare eccessivo).

Me and Nonnina ❤

Biblioteca Vaticana

All’incirca un mese fa…la giornata più bella della mia vita.

Conoscete oramai da tempo la mia passione innata per l’arte e la storia.Questa mi ha spinto a provare (disperatamente oserei aggiungere)a chiedere l’accesso alla famosissima BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA.

Per chi non la conoscesse…

La Biblioteca apostolica vaticana è la biblioteca che la Santa Sede ha organizzato e curato in Vaticano a partire dal Quattrocento; possiede una delle raccolte di testi antichi e di libri rari fra le più importanti al mondo.

I precedenti

La documentazione storica attesta l’esistenza nel IV secolo di uno Scrinium, che doveva essere sia la biblioteca sia l’archivio della Chiesa latina, mentre un documento del 784 (sotto il pontificato di Adriano I) parla del bibliothecarius Teofilatto. Lo Scrinium papale andò comunque disperso nel XIII secolo e le successive raccolte librarie, di cui esiste un inventario realizzato durante il papato di Bonifacio VIII (1294-1303), subirono gravi perdite dopo la sua morte in seguito ai continui spostamenti (a Perugia prima, poi ad Assisi e infine ad Avignone). In Francia, Giovanni XXII (1316-1334) avviò una nuova biblioteca, in parte confluita nel Seicento in quella della famiglia Borghese e ritornata con questa nel 1891 alla Santa Sede.

La nascita

Fu l’umanista e bibliofilo Tomaso Parentucelli (papa dal 1447 al 1455 con il nome di Niccolò V) il primo a concepire l’idea di una biblioteca moderna, realizzando una consistente raccolta di antichi codici e liberalizzandone nel 1451 la consultazione a studiosi ed eruditi in una sala al pianterreno del Vaticano annessa al cosiddetto Cortile dei pappagalli. Passata dai 350 codici della biblioteca avignonese ai 1200 registrati alla morte di Niccolò V, quella collezione costituì il primo nucleo della futura biblioteca.

L’istituzione ufficiale della Biblioteca apostolica vaticana risale infatti a papa Sisto IV e alla bolla Ad decorem militantis Ecclesiae del 15 giugno 1475. Subito dopo, il 18 giugno, ebbe inizio l’attività del suo primo gubernator et custos: il precettore umanista Bartolomeo Sacchi, detto il Plàtina dal suo paese natale Piadena, da cui dipendevano tre collaboratori e un legatore. La nuova biblioteca raccolse i manoscritti, i codici, i fondi, le raccolte di Sisto IV e dei suoi predecessori: 2500 opere (divenute 3500 sei anni dopo), distribuite in quattro sale (la Bibliotheca Latina e la Bibliotheca Graeca per i testi nelle rispettive lingue, la Bibliotheca Secreta per quelli esclusi dalla consultazione e dal prestito esterno, la Bibliotheca Pontificia che fungeva da archivio) decorate con un ciclo di pitture realizzate da Melozzo da Forlì, Antoniazzo Romano e dai fratelli Domenico e David Ghirlandaio.

La sua finalità è stata ricordata da papa Paolo VI nel Discorso nel V centenario della Biblioteca Apostolica Vaticana:[1] la biblioteca “veniva dotata, cioè, di un abbondante e prezioso, anzi inestimabile, patrimonio librario, per metterlo a disposizione degli studiosi, nelle diverse fasi della consultazione, della lettura, del riscontro e della sintesi conclusiva”.

La nuova sede

Un secolo dopo, la sede iniziale risultò inadeguata a contenere tutto il materiale continuamente accresciuto dai pontefici con nuove acquisizioni e con l’avvento dei libri a stampa. Così, fra il 1587 e il 1589, papa Sisto V commissionò all’architetto ticinese Domenico Fontana la costruzione di un nuovo edificio (il braccio trasversale attraverso il cortile del Belvedere) nel quale i volumi furono sistemati in armadi appositamente predisposti e dove, al piano più alto, si ricavò il Salone Sistino, un’enorme aula a due navate totalmente decorate che, con i suoi 70 metri x 15, risultò la più lunga al mondo. Ivi rimasero fino al pontificato di Leone XIII (1878-1903). Ora (2010) la biblioteca è in fase di parziale ristrutturazione per un riordino più moderno per rendere più comodo il lavoro esplorativo degli studiosi che annualmente (dati del 2007) accedono alla biblioteca. È in fase di realizzazione (2010) anche la digitalizzazione dell’immenso patrimonio di manoscritti.

La biblioteca si arricchì in seguito di molteplici collezioni bibliografiche. Nel XVIII secolo sorsero le collezioni antiquarie e artistiche, cominciando con il medagliere (1738). Nel 1755 si aggiunsero tre raccolte di oggetti appartenenti all’antichità cristiana, in maggior parte provenienti dalle catacombe romane.

Collezioni

Tra i pezzi più famosi della biblioteca c’è il Codex Vaticanus, il più antico manoscritto completo della Bibbia che si conosca.

La Biblioteca apostolica vaticana contiene oggi:

  • 1.600.000 libri a stampa antichi e moderni
  • 8.300 incunaboli (di essi, 65 in pergamena)
  • 150.000 codici manoscritti e carte di archivio
  • 300.000 monete e medaglie
  • circa 20.000 oggetti di arte.

Dal 1985 esiste un catalogo informatico consultabile in linea dei volumi a stampa moderni.

L’accesso alla biblioteca è consentito unicamente a docenti e ricercatori universitari.

L’attuale prefetto della biblioteca è monsignor Cesare Pasini; dal 25 giugno 2007 al 9 giugno 2012 bibliotecario di Santa Romana Chiesa è stato il cardinale Raffaele Farina.

Parte degli oggetti della biblioteca sono ora esposti nei Musei della biblioteca apostolica vaticana dei Musei vaticani.

 

Se andate sul sito ufficiale QUI potrete vedere che l’ingresso è veramente limitato –>

Sono ammessi alla frequenza:

  • ricercatori e studiosi qualificati noti per i loro titoli e le pubblicazioni di carattere scientifico;
  • docenti e ricercatori universitari o di istituti superiori;
  • studenti laureati che preparano una tesi per ottenere il dottorato di ricerca;
  • eccezionalmente studenti laureandi che documentino di dover consultare del materiale conservato unicamente nella Biblioteca;
  • non sono ammessi studenti di Scuola Media Superiore o universitari.

La mia richiesta di accesso è andata INSPIEGABILMENTE a buon fine e mi è stato permesso di fare un tour della biblioteca di circa 1 ora e 15 minuti.

E’ stato tutto fantastico e incredibilmente affascinante.Un addetto mi ha portato in giro in lungo ed in largo spiegandomi minuziosamente ogni minimo particolare e regalandomi una bellissima brochure informativa.

OVVIAMENTE era proibito fare foto ma sono riuscita a fare qualcosina di soppiatto…

Boh…a me non sembra ancora neanche vero *_*

 

Biblioteca Vaticana

Ho mille (magari!) viaggi arretrati da raccontarvi…Firenze,Napoli,Londra again and again…MA

La mia attuale fissazione viene prima :

La Biblioteca apostolica vaticana è la biblioteca che la Santa Sede ha organizzato e curato in Vaticano a partire dal Quattrocento; possiede una delle raccolte di testi antichi e di libri rari fra le più importanti al mondo.

I precedenti

La documentazione storica attesta l’esistenza nel IV secolo di uno Scrinium, che doveva essere sia la biblioteca sia l’archivio della Chiesa latina, mentre un documento del 784 (sotto il pontificato di Adriano I) parla del bibliothecarius Teofilatto. Lo Scrinium papale andò comunque disperso nel XIII secolo e le successive raccolte librarie, di cui esiste un inventario realizzato durante il papato di Bonifacio VIII (1294-1303), subirono gravi perdite dopo la sua morte in seguito ai continui spostamenti (a Perugia prima, poi ad Assisi e infine ad Avignone). In Francia, Giovanni XXII (1316-1334) avviò una nuova biblioteca, in parte confluita nel Seicento in quella della famiglia Borghese e ritornata con questa nel 1891 alla Santa Sede.

La nascita

Fu l’umanista e bibliofilo Tomaso Parentucelli (papa dal 1447 al 1455 con il nome di Niccolò V) il primo a concepire l’idea di una biblioteca moderna, realizzando una consistente raccolta di antichi codici e liberalizzandone nel 1451 la consultazione a studiosi ed eruditi in una sala al pianterreno del Vaticano annessa al cosiddetto Cortile dei pappagalli. Passata dai 350 codici della biblioteca avignonese ai 1200 registrati alla morte di Niccolò V, quella collezione costituì il primo nucleo della futura biblioteca.

L’istituzione ufficiale della Biblioteca apostolica vaticana risale infatti a papa Sisto IV e alla bolla Ad decorem militantis Ecclesiae del 15 giugno 1475. Subito dopo, il 18 giugno, ebbe inizio l’attività del suo primo gubernator et custos: il precettore umanista Bartolomeo Sacchi, detto il Plàtina dal suo paese natale Piadena, da cui dipendevano tre collaboratori e un legatore. La nuova biblioteca raccolse i manoscritti, i codici, i fondi, le raccolte di Sisto IV e dei suoi predecessori: 2500 opere (divenute 3500 sei anni dopo), distribuite in quattro sale (la Bibliotheca Latina e la Bibliotheca Graeca per i testi nelle rispettive lingue, la Bibliotheca Secreta per quelli esclusi dalla consultazione e dal prestito esterno, la Bibliotheca Pontificia che fungeva da archivio) decorate con un ciclo di pitture realizzate da Melozzo da Forlì, Antoniazzo Romano e dai fratelli Domenico e David Ghirlandaio.

La sua finalità è stata ricordata da papa Paolo VI nel Discorso nel V centenario della Biblioteca Apostolica Vaticana:[1] la biblioteca “veniva dotata, cioè, di un abbondante e prezioso, anzi inestimabile, patrimonio librario, per metterlo a disposizione degli studiosi, nelle diverse fasi della consultazione, della lettura, del riscontro e della sintesi conclusiva”.

La nuova sede

Un secolo dopo, la sede iniziale risultò inadeguata a contenere tutto il materiale continuamente accresciuto dai pontefici con nuove acquisizioni e con l’avvento dei libri a stampa. Così, fra il 1587 e il 1589, papa Sisto V commissionò all’architetto ticinese Domenico Fontana la costruzione di un nuovo edificio (il braccio trasversale attraverso il cortile del Belvedere) nel quale i volumi furono sistemati in armadi appositamente predisposti e dove, al piano più alto, si ricavò il Salone Sistino, un’enorme aula a due navate totalmente decorate che, con i suoi 70 metri x 15, risultò la più lunga al mondo. Ivi rimasero fino al pontificato di Leone XIII (1878-1903). Ora (2010) la biblioteca è in fase di parziale ristrutturazione per un riordino più moderno per rendere più comodo il lavoro esplorativo degli studiosi che annualmente (dati del 2007) accedono alla biblioteca. È in fase di realizzazione (2010) anche la digitalizzazione dell’immenso patrimonio di manoscritti.

La biblioteca si arricchì in seguito di molteplici collezioni bibliografiche. Nel XVIII secolo sorsero le collezioni antiquarie e artistiche, cominciando con il medagliere (1738). Nel 1755 si aggiunsero tre raccolte di oggetti appartenenti all’antichità cristiana, in maggior parte provenienti dalle catacombe romane.

Collezioni

Tra i pezzi più famosi della biblioteca c’è il Codex Vaticanus, il più antico manoscritto completo della Bibbia che si conosca.

La Biblioteca apostolica vaticana contiene oggi:

  • 1.600.000 libri a stampa antichi e moderni
  • 8.300 incunaboli (di essi, 65 in pergamena)
  • 150.000 codici manoscritti e carte di archivio
  • 300.000 monete e medaglie
  • circa 20.000 oggetti di arte.

Dal 1985 esiste un catalogo informatico consultabile in linea dei volumi a stampa moderni.

L’accesso alla biblioteca è consentito unicamente a docenti e ricercatori universitari.

L’attuale prefetto della biblioteca è monsignor Cesare Pasini; dal 25 giugno 2007 al 9 giugno 2012 bibliotecario di Santa Romana Chiesa è stato il cardinale Raffaele Farina.

Parte degli oggetti della biblioteca sono ora esposti nei Musei della biblioteca apostolica vaticana dei Musei vaticani.

QUI

Un link interessantissimo dove si parla della sua futura digitalizzazione per la quale impiegheranno all’incirca 4 anni.

OVVIAMENTE l’ammissione non è cosa facile… QUI tutte le spiegazioni…io c’ho provato…speriamo bene!

Boxing day-Santo Stefano-Sant’Anna dei Palafrenieri

Oggi,in Italia,è Santo Stefano,il primo martire cristiano o protomartire.

Mentre nel Regno UnitoCanadaNuova ZelandaAustraliaGuatemala e, in generale, tutti i Paesi che fanno parte del Commonwealth delle nazioni che hanno popolazione di religione prevalentemente cristiana. È basata sul regalare doni ai membri meno fortunati della società. Contemporaneamente, il Boxing Day in molti paesi è associato all’inizio dei saldi.

Il giorno è in relazione con la ricorrenza di santo Stefano, festività celebrata in molti paesi europei, e cade il 26 dicembre, mentre per Chiesa cristiana ortodossa — a eccezione della Grecia, che lo festeggia sempre il 26 — è il 27 dicembre.

Solitamente dunque si festeggia il 26 dicembre, giorno successivo al Natale La festività può essere tuttavia spostata alla settimana successiva se il 26 dicembre cade di sabato o domenica. Lo spostamento eventuale del Boxing Day varia comunque da Paese a Paese.

L’origine del Boxing Day risale ai tempi in cui era usuale regalare doni ai dipendenti o ai membri delle classi sociali più povere. Il termine Boxing Day, invece, ha diverse paretimologie.[3]

Il Boxing Day è, talvolta, avvicinato ai Saturnali.

Sport 

La ricorrenza del Boxing Day è occasione, in particolare nel Regno Unito, per la disputa di importanti manifestazioni sportive con notevole afflusso di appassionati, facilitato dal giorno festivo. La Premier League, massimo campionato calcistico inglese, disputa puntualmente un intero turno nel giorno del Boxing Day, prescindendo dal giorno della settimana in cui cade.

Corse dei cavalli: nel giorno del Boxing Day si disputa il “King George VI Chases” all’ippodromo di Kempton Park, nel Surrey. È, per importanza, la seconda corsa a ostacoli del Regno Unito, dopo la “Gold Cup” di Cheltenham.

Analogamente avviene per il rugby, anche se in passato era tradizione un incontro tra i Leicester Tigers e i Barbarians.

Io purtroppo ora mi trovo a Roma e quindi festeggio Santo Stefano 😦

Anyway!Oggi sono stata a farmi un giro a San Pietro e,passando davanti alla porta di Vatican City,ho visto che c’era una chiesa (nel territorio straniero eh)dove tutti entravano liberamente O_O

Il mio ragazzo voleva entrare ma io ero mezza impaurita ahahah siamo entrati e,per la prima volta,ho visto Sant’Anna!Emozione!

La chiesa di Sant’Anna dei Palafrenieri è una chiesa sita in via di Sant’Anna nella Città del Vaticano, nei pressi di Porta Angelica, il principale varco d’ingresso al piccolo Stato.

La chiesa, a pianta ellittica, la prima del genere nel panorama architettonico romano del Cinquecento, fu edificata su disegno di Jacopo Barozzi da Vignola, sotto il pontificato di Pio IV intorno al 1570.[1] Essa fu realizzata dall’Arciconfraternita dei Palafrenieri (Sediari pontifici) del papa, istituita da Urbano VI nel 1378 e oggi risiedente presso la chiesa di Santa Caterina della Rota per autorità di Pio XI, che nel 1929 trasformò la storica sede confraternale in parrocchia del nuovo stato vaticano. L’Arciconfraternita ha come scopo il culto della madre di Maria, Sant’Anna, e il suffragio delle anime dei defunti: dalla loro chiesa prese il nome il borgo adiacente.

La chiesa fu ultimata nel Settecento, quando vennero realizzate la facciata, la cupola e gli affreschi interni. L’interno è arricchito lungo il perimetro da cappelle. Oltre alle numerose opere del XVIII custodite nel suo interno, spicca la tela posta sull’altare maggiore raffigurante Sant’Anna e la Madonna bambina, opera di Arturo Viligiardi realizzata nel 1927.

All’ingresso della chiesa è posta una lapide marmorea della fine del Settecento che rammenta la figura del marchese Onofrio del Grillo, eccentrico personaggio della Corte Pontificia, quale appartenente all’Arciconfraternita di Sant’Anna de Parafrenieri.

La chiesa era famosa nella Roma papalina per la cosiddetta processione delle panze, cioè delle partorienti, che si svolgeva il 26 luglio, giorno della festa liturgica di sant’Anna. Partendo dallachiesa di Santa Maria in Portico in Campitelli, la processione procedeva al rullo di tamburi, con le partorienti avvolte in un manto (da cui il termine popolare di ammantate), seguite dai membri della Confraternita dei Palafrenieri a cavallo: chiudeva la processione la statua raffigurante la Vergine e sant’Anna (oggi conservata nella chiesa di Santa Caterina della Rota). Quando la lunga fila giungeva sul ponte sant’Angelo il cannone del castello salutava la Vergine con colpi a salve.

Gia’ che ci siamo…chi sono questi PALAFRENIERI?!

Già indicati con il termine stratores, i Parafrenieri pontifici devono l’origine del loro nome al termine “parafreno“, utilizzato per indicare i cavalli da parata. Infatti i Parafrenieri erano quegli antichi “familiari del Papa“, le cui funzioni erano legate alla direzione ed al governo delle scuderie pontificie. In questa funzione, troviamo i Parafrenieri affiancare i Romani Pontefici gia prima del X secolo.

Custodivano il cavallo personale del Papa ed i suoi finimenti, nonché gli altri preposti al traino della carrozza pontificia di cui loro stessi erano conduttori. Avevano anche l’incarico di custodire nelle scuderie la mula bianca che veniva montata dal Papa neo-eletto per prendere possesso, quale Vescovo di Roma, della Basilica di San Giovanni in Laterano. La mula veniva tenuta per le briglieattraverso il morso da un Parafreniere, che aveva così modo di condurre l’animale senza l’intervento del Pontefice. Lo stesso accadeva quando il Papa montava il proprio cavallo personale. Era considerato un privilegio enorme poter reggere il morso del cavallo del Papa nonché porgere la staffa allo stesso, tant’è che questa consuetudine era riservata quale esclusiva prerogativa dei re e dei principi regnanti.

Bene esprime l’importanza di questo privilegio lo storico settecentesco Ludovico Antonio Muratori nella sua Dissertazione IV Degli Uffizj della Corte dei Re antichi d’Italia e degl’Imperatori, in cui dice:

« …Non pochi degl’imperadori e re de’ secoli susseguenti (tanta era la loro riverenza a San Pietro) non isdegnarono di tenere la staffa ai Romani Pontefici, e la briglia nelle solenni funzioni. Talmente s’era stabilito quest’atto di ossequio verso i Vicari di Cristo, che avendo Federico I, allorché nell’anno 1155 venne verso Roma per prendere la corona imperiale, ricusato di prestarlo a papa Adriano IV, non fu ammesso al bacio dello stesso Papa, come s’ha dalle memorie di Cencio Camerario e da altre storie, e s’imbrogliarono forte gli affari per questa contesa. Ma cotanto si adoperarono i più vecchi ed autorevoli de’ principi con allegare l’antica consuetudine, che fu stabilito “quod Donnus Imperator pro Apostolorum Principis et Sedis Apostolicae reverentia exhiberet Stratoris officium, et streugam Donno Papae teneret“. In lingua Longobardica o sia Germanica lo Stratore era chiamato Marpahis; e che fosse questo ufizio splendido, si può dedurre da Paolo Diacono, il quale nel lib. II, cap. 9 scrive essere stato Gisolfo, nipote di re Alboino, “vir per omnia idoneus, qui eidem Strator erat, quem lingua propria Marpahis appellant“. Nella corte de’ principi di Benevento pare che vi fosse più d’uno di questi Marpahis, trovandosene memoria nella Cronica del Monistero di Volturno, e nelle carte degli Arcivescovi di Benevento, e nella Cronica di Santa Sofia, tomo VIII dell’Italia Sacra.”‘ »

Questa particolare funzione riservata ai Parafrenieri, comportò loro l’acquisizione di enormi privilegi tra i quali la nomina a Conti palatini, insigniti della facoltà di crearne a loro volta, concedere lauree e creare notai. La loro importanza nella Corte pontificia e l’indiscussa fedeltà dimostrata al Pontefice indussero papa Giulio II, il 19 aprile 1507, all’istituzione del “Nobile Collegio dei Parafrenieri Pontifici”, istituzione confermata 15 aprile 1517 da papa Leone X. In tale Collegio erano ovviamente annoverati, oltre i Parafrenieri, anche i Sediari pontifici con cui condividevano, oltre la divisa, anche promiscuità nelle funzioni di servizio diretto alla persona del Romano Pontefice.

In seguito al Concilio di Trento, questi grandi privilegi vennero via via ridimensionati e, con la soppressione delle scuderie pontificie, soprattutto in seguito ai Patti Lateranensi del 1929, i Parafrenieri confluirono definitivamente nel Collegio dei Sediari pontifici, di cui condivisero infine anche il nome.

Parafrenieri e Sediari pontifici costituirono sin dal 1378 una propria Confraternita intitolata alla loro Santa Patrona Anna e venerata in una cappella all’interno della basilica di San PietroPapa Pio IV concesse loro di edificare nel 1565 nei pressi di San Pietro una chiesa intitolata a Sant’Anna, opera progettata e realizzata dall’architetto Jacopo Barozzi detto il Vignola; la confraternita, ricca e potente, incaricò il grande pittore Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, della realizzazione per la cappella in San Pietro di un dipinto raffigurante la loro patrona Sant’Anna con la Vergine Maria e Gesù Bambino, opera ancor oggi conosciuta come Madonna dei Palafrenieri e conservata presso la Galleria Borghese in Roma. Ancora oggi la Venerabile Arciconfraternita di Sant’Anna de’ Parafrenieri è retta dai Sediari pontifici e dagli altri appartenenti all’Anticamera pontificia.