Bari e la sua cattedrale nel deserto by Renzo Piano

Lo Stadio San Nicola è il maggiore impianto sportivo della città di Bari e della regione Puglia, nonché il 4º stadio più grande d’Italia.

Di proprietà del Comune di Bari è stato intitolato al patrono della città a seguito di un referendum popolare abbinato a La Gazzetta del Mezzogiorno (Azzurro, Mediterraneo, Del Levante e Degli Ulivi le alternative scartate).

Il 19 giugno 1984 la FIFA approvò la candidatura dell’ITALIA come paese ospitante per i mondiali di calcio 1990.

Tra le città candidate a divenire una delle 12 sedi che avrebbero ospitato la manifestazione vi era anche Bari, ma fu subito evidente che il vecchio Stadio della Vittoria, ormai cinquantenne, non fosse più adatto a ospitare una manifestazione di tale importanza. La candidatura di Lecce poi, con lo stadio Via del Mare rimesso a nuovo in occasione della prima promozione in Serie A della squadra salentina nel 1985, limitava ulteriormente le possibilità che la candidatura barese fosse accettata. Per permettere al capoluogo pugliese di avere la meglio si optò quindi per la costruzione di un nuovo impianto, la cui progettazione venne assegnata al famoso architetto genovese Renzo Piano (egli stesso diede al nuovo stadio il soprannome di Astronave, per la sua inconfondibile forma estetica moderna). Il progetto originale, presentato nel 1986, prevedeva uno stadio di calcio da 45.000 posti, tutti coperti, disposti su due anelli concentrici: l’anello inferiore all’interno di una collina artificiale creata appositamente, quello superiore costruito con l’impressione di essere sospeso nel vuoto. L’idea di suddividere la parte superiore del secondo anello in 26 “petali” fu pensata dall’architetto per motivi di sicurezza: ogni “petalo” dista infatti 8 metri dall’altro, ciò permette l’isolamento di gruppi di tifosi ospiti impedendo scontri tra tifoserie. Avveniristica l’idea di diffondere l’impianto d’illuminazione lungo tutto il perimetro della copertura, cosa che permette al San Nicola di essere l’unico stadio al mondo privo di ombre sul campo durante le partite in notturna. Su sollecitazione del CONI, che avrebbe voluto uno stadio adatto anche per altre discipline sportive, venne aggiunta al progetto la pista di atletica. Ciò ha portato inevitabilmente gli spalti, in particolare le curve, a una maggior distanza dal campo.

Interno dello Stadio San Nicola

La capienza dell’impianto passò quindi agli attuali 58.270 posti a sedere, tuttavia le file più vicine al terreno di gioco si trovano, di fatto, prive di copertura. L’edificazione dell’impianto avvenne ad opera del Consorzio Stadium, un’associazione temporanea composta dalla Salvatore Matarrese S.p.A. e da altre imprese edili locali, e durò poco più di 3 anni (dall’ottobre 1986 all’aprile 1990). Lo stadio venne inaugurato la sera di domenica 3 giugno 1990 dopo che il comune di Bari negò il permesso di disputarvi all’interno la finale di Mitropa Cup tra Bari e Genoa il 21 maggio. Per l’occasione venne disputato un incontro amichevole tra i padroni di casa del Bari e i campioni d’Europa del Milan, terminata 2-0 per i biancorossi con reti di Scarafoni e Monelli.

Italia ’90

Bari, assieme a Napoli, avrebbe ospitato la fase a gironi del Gruppo B, composto da Argentina, Camerun, Romania e URSS. La prima partita ufficiale fu disputata il pomeriggio di sabato 9 giugno 1990: un “derby” dell’est tra URSS e Romania vinto da questi ultimi con doppietta di Lăcătuş. In seguito vi si giocarono anche CamerunRomania (2-1) e CamerunURSS (0-4), prima partita ufficiale in notturna nell’astronave. L’ottavo di finale tra Cecoslovacchia e Costarica (4-1) e la finale per il terzo posto tra Italia e Inghilterra (2-1) furono gli ultimi atti del mondiale barese, per un totale di cinque incontri disputati.

L’astronave negli anni ’90: Coppa dei Campioni e Giochi del Mediterraneo

Il battesimo del San Nicola in campionato avvenne il 16 settembre 1990 con l’incontro BariTorino (2-1), 2ª giornata del campionato di Serie A 1990/91. A quasi un anno dalla sua inaugurazione, il 29 maggio 1991 l’astronave fu teatro di un altro importante evento calcistico internazionale: la finale della Coppa dei Campioni 1990-1991, vinta ai rigori dalla Stella Rossa di Belgrado sull’Olympique Marsiglia. Bari diventò così la terza città italiana, dopo Milano e Roma, ad aver ospitato l’ultimo atto della più importante competizione calcistica europea. L’11 novembre 1995, a cinque anni da Italia 90, il “San Nicola” tornò a ospitare la Nazionale. Nella sfida valida per le qualificazioni a Euro 96 gli azzurri batterono l’Ucraina per 3-1, rimontando un’autorete di Ferrara con due reti di Ravanelli e una di Maldini. Dal 13 al 26 giugno 1997 Bari ospitò i XIII Giochi del Mediterraneo, di cui il “San Nicola” fu l’impianto principale ospitando la cerimonia inaugurale, tutte le gare di atletica leggera (sfruttandone finalmente la pista d’atletica), alcune gare per disabili e la finale di calcio tra le nazionali Under 23 di Italia e Turchia (vinta dagli azzurri 5-1). Il 15 settembre 1998, a seguito della squalifica dello stadio Artemio Franchi di Firenze, l’impianto barese ha ospitato la partita tra Fiorentina e Hajduk Spalato, valevole per i trentaduesimi di finale della Coppa UEFA 1998-1999 e vinta dai viola 2-1. Nella notte di sabato 18 dicembre 1999 un giovane Antonio Cassano segna dinnanzi al suo pubblico il suo primo goal in Serie A nella celebre partita tra Bari e Inter, vinta dai galletti 2-1.

Anni 2000: i trofei estivi e il ritorno della Nazionale

Dal 2000 al 2004 l’astronave di Renzo Piano ha ospitato per cinque anni di fila il Trofeo Birra Moretti. Nelle edizioni giocate al San Nicola vi hanno preso parte Bari, Chelsea, Inter, Juventus, Lazio, Palermo e Sampdoria. In questo periodo avrebbe dovuto aver luogo una prima ristrutturazione dello stadio con la completa sostituzione della copertura in teflon (a tutt’oggi mai avvenuta). Una serie di campionati di Serie B non esaltanti della squadra di casa portano il “San Nicola” in un progressivo stato di degrado e abbandono. Il 14 maggio 2006, per la squalifica dello Stadio Oreste Granillo di Reggio Calabria, l’impianto è stato scelto come campo neutro per ospitare l’incontro RegginaJuventus, vinto dai bianconeri 2-0. Grazie a quella vittoria la Juventus vinse lo scudetto (titolo poi revocato per lo scandalo Calciopoli).

Il 28 marzo 2007, dopo 12 anni di attesa, la Nazionale fece il suo ritorno a Bari per disputare un incontro valido per le qualificazioni agli Europei 2008.

Una straordinaria e coloratissima cornice di pubblico, lodata dai cronisti, dal CT Donadoni e dai calciatori, vide gli azzurri battere la Scozia per 2-0 con una doppietta di Toni.

Il 1º aprile 2009 gli azzurri tornarono nuovamente al San Nicola. Stavolta la Nazionale di Marcello Lippi, impegnata in una partita valida per le qualificazioni ai Mondiali di Sudafrica 2010, non andò oltre l’1-1 contro l’Irlanda di Giovanni Trapattoni. Gli azzurri, rimasti in 10 dopo soli 3 minuti per espulsione di Pazzini, andarono in vantaggio con Iaquinta ma furono raggiunti allo scadere da Keane. Si tratta del 1° pareggio della Nazionale a Bari, dove finora in 9 partite (4 al della Vittoria e 5 al San Nicola) non ha mai perso. Dal 2010 al 2012 lo stadio è stato sede del Trofeo TIM, triangolare estivo disputato annualmente da Inter, Juventus e Milan. Il 10 agosto 2011 ha ospitato l’amichevole di lusso tra l’Italia e i campioni d’Europa e del mondo della Spagna. Ancora una volta Bari si conferma città portafortuna degli azzurri: l’incontro viene vinto 2-1 con reti di Montolivo, Xabi Alonso su rigore e Aquilani.

Condizioni attuali

In occasione dell’incontro di calcio ItaliaScozia del marzo 2007 lo stadio ha ricevuto i primi interventi di manutenzione straordinaria dalla sua costruzione: il comune di Bari ha provveduto alla sostituzione dei sediolini rotti e mancanti e al ripristino dei tabelloni luminosi Megavision installati nel 1990: quello monocromatico sovrastante la Curva Nord è stato completamente riparato, mentre quello a colori sovrastante la Curva Sud è stato sostituito con uno nuovo dell’italiana Tecnovision, più piccolo (880×528 cm) e con una risoluzione maggiore (640×384 pixel) del precedente. A seguito di numerose polemiche maturate dopo il Trofeo TIM 2012 per via delle pessime condizioni del manto erboso sono stati avviati lavori per il rifacimento dello stesso, con la stesura di un nuovo manto in bermudagrass. Purtroppo il passare degli anni e la mancanza di fondi per coprire le grandi spese di manutenzione che l’impianto comporta stanno portando l’astronave ad un lento processo di decadimento. Segno evidente è la condizione della copertura in teflon: nell’ottobre 2009 il telone del settore ospiti è stato spazzato via dal forte vento di Maestrale. La sua riparazione è avvenuta il 7 gennaio 2012, ma proprio nella notte precedente una bufera ha distrutto ben 4 dei 7 teloni della curva sud, la quale ad oggi resta praticamente priva di copertura. Stesso destino è toccato a un pezzo di copertura della tribuna est nell’aprile 2012, a uno in curva nord nel 2013 e a un altro in tribuna est nel gennaio 2014. Altri segni della mancanza di manutenzione si possono scorgere sulla pista di atletica, completamente da rifare, e dalle superfetazioni, macchie di muffa causate dagli agenti atmosferici, mai ripulite. Anche il tabellone monocromatico in Curva Nord è nuovamente guasto dal 2010.

Che ne facciamo di uno Stadio, il San Nicola, bello ma inutile? Troppo grande e costoso per poterlo sfruttare appieno, e lontanissimo dall’idea di uno stadio che possa diventare un centro polifunzionale ed attrattivo per le famiglie, e non soltanto durante le manifestazioni sportive (se tutto va bene e se il Bari resta lì una partita ogni due settimane…)?

Il San Nicola non ha che 25 anni, ma è ormai vecchio, obsoleto e pure messo male dal punto di vista dell’integrità. Ristrutturarlo costa troppo, e senza una squadra al vertice in grado di riempirlo sistematicamente è inutile farlo. Trasformarlo in centro commerciale? Beh… visto che la tangenziale di Bari ormai è un continuo raccorto tra centri commerciali mezzi vuoti e capannoni dismessi l’idea sembra alquanto pericolosa.

Un centro sportivo polivalente e funzionale? Buona idea, ma chi lo gestisce? Chi ne paga il canone? Quale società sportiva potrebbe mai essere in grado di sostenerne i costi?

Alla fine, gira e rigira, potrebbero essere soltanto i Matarrese ad avere la forza economica e la potenzialità del bacino di utenza calcistico per poter gestire lo stadio. Il secondo stadio di Bari.

E qui entra in gioco il rapporto tra la società sportiva A.S. Bari ed il Comune. Un rapporto fatto di canoni e prezzi contestati, di tira e molla che vanno avanti da anni e di un gioco delle parti che, ormai, si è logorato nel corso del tempo.

CHE FINE FARA’??!

Dolmen e Menhir pugliesi

Altari, tombe, luoghi di cerimonie magiche, epicentri magicotellurici o soltanto simboli che propiziavano la fecondità?

Cosa sono, o sono stati, i dolmen e i menhir presenti in Europa, con una forte concentrazione in Puglia? Gli studiosi si sono a lungo interrogati in merito. Di certo, non si trattava di un “ornamento”, di un “abbellimento”.

In Puglia ne sono disseminati 102 (79 menhir e 23 dolmen). Cosa sono, quindi, queste pietrefitte (menhir, dal bretone men=pietra e hir=lunga) e chi le eresse?

Queste pietre sono alte da 80 centimetri a svariati metri (in Puglia i megaliti più alti raggiungono i cinque metri circa).

Conficcati nel terreno, seguirebbero un certo ordine prestabilito. Le teorie più accreditate fanno parlare di osservatori astronomici che avrebbero avuto lo scopo di fungere da aste delle meridiane, necessarie per registrare movimenti, tempi e fasi astrali e verificare cicli propizi per le varie iniziative degli uomini.

Per i dolmen, che forse furono realizzati in epoca successiva, si ritiene che ebbero due possibili funzioni: o di uso funerario o di altare sacrificale. Secondo un’altra teoria, i dolmen e i menhir avevano una funzione propiziatoria della fertilità. Del resto, non è da escludere che gli stessi monumenti megalitici, in tempi differenti, abbiano assolto le varie funzioni.

Le pietre seguivano un orientamento tale che gli spostamenti del Sole fossero seguiti passo passo, come se l’energia solare dovesse essere captata e catalizzata. Ma anche per scandire il tempo, per segnare i solstizi e gli equinozi.

I megaliti, quindi, erano come grandi monumenti sacri per le antiche popolazioni europee? Se i menhir sono pietre fitte, i dolmen sono vere e proprie camere realizzate con pietre verticali, piantate nel terreno, coperte da un lastrone di pietra.

Ci sono anche gallerie coperte, e i cromlech (pietre esposte circolarmente) che rappresentano veri e propri allineamenti (in merito vedi l’interessante opera di Castleden, Stonehenge, edizioni Ecig, Genova, ma anche di Centini, Guida ai luoghi insoliti, misteriosi e magici d’Europa, Newton Compton, Roma).

In Puglia, come anche in altre parti d’Europa, i dolmen e i menhir hanno subito una forzata “cristianizzazione” e, all’inizio del Novecento, metà dei menhir sono stati distrutti dall’incuria o dai contadini che li hanno utilizzati per le finalità più varie. Altri, semplicemente, sono stati spostati dalla loro sede originaria.

Ma menhir e dolmen interessanti ce ne sono ancora, come ha ben spiegato Paolo Malagrinò nel suo volume Dolmen e menhir di Puglia (edito da Schena, Fasano). Il dolmen di Giurdignano, in provincia di Lecce, che ha una scanalatura lungo il bordo del lastrone superiore che finisce in una specie di conca per la raccolta.

Questo ha accreditato la teoria dei dolmen come luogo sacrificale dove era fatto scolare il sangue della vittima. Ma anche il dolmen di Bisceglie, è un esempio notevole, particolarmente bello, forse il migliore.

Ma chi eresse questi megaliti? Certamente, le antiche popolazioni, ma secondo alcuni studiosi la derivazione potrebbe essere stata celtica, o egizia(dati i precedenti delle piramidi).

In ogni caso, pare, invece che i popoli europei avessero conoscenze matematiche molte avanzate e per questo erano in grado di erigere questi grandi monumenti.

Ma secondo alcune leggende, riportate anche da storici baresi come Sada, in Puglia potrebbero essere arrivati, nella notte dei tempi, discendenti del popolo di Atlantide (i Tuatha dé Danann, vedi di Evola, il mistero del Graal, edizioni Mediterranee) che erano emigrati in Europa e si erano fusi con i celti.

Altre leggende pugliesi fanno riferimento esplicito ai cicli cavallereschi della materia di Bretagna. Alcuni dolmen in provincia di Taranto, a Bisceglie e a Cisternino sono da secoli dedicati ai paladini della Tavola rotonda.

Nell’archivolto dei leoni, nella Basilica di San Nicola, a Bari, ci sono sculture di cavalieri che chiamano la materia di Bretagna. Nella cattedrale di Oria è raffigurato re Artù. Insomma i misteri sono scolpiti anche nelle pietre.

Castel del monte

Finalmente sono riuscita ad andare a Castel del monte! (Andria)

Non so esprimere la mia felicità (!!!)

E la mia sorpresa nel trovare tanta organizzazione!

Il percorso per arrivare è super segnalato (dista pochi km dall’autostrada),il parcheggio obbligatorio (non si può salire su con la macchina)costa 5 euro e compreso nel prezzo c’è anche la navetta a/r (che parte di continuo,non c’è bisogno di aspettare le ore sotto al sole cocente).Il percorso da fare con la navetta è veramente poco ma in salita (al ritorno ci siamo fatti una passeggiata e abbiamo tagliato per un bosco)..

Arrivati su ci accorgiamo di non avere contanti con noi ma solo carte di credito/bancomat…

“Beh che te pare che nel 2013 questi non c’hanno il pos??”

EBBENE SI NON HANNO IL POS -_-

“Siamo rimasti nel 1200 come il castello”” dice il cassiere.

Cassiere che rimane impietosito da noi e ci fa entrare gratuitamente.

(Ho provato a farmi dare un numero di carta postepay per mandargli i soldi ma niente).

Il castello bellissimo e pieeeeeeeeeeeeno di mistero *_*

DA VEDERE ABSOLUTELY

Le mie foto:

Ischitella

Oggi vi stupirò con un post del tutto sentimentale-geografico 😀

Esattamente due anni fa ho conosciuto un ragazzo che credo non dimenticherò mai.Ora non ci sentiamo praticamente più ed io sono follemente innamorata del mio fidanzato,però non passa giorno senza che io ci pensi (e non in maniera sentimentale).

Questo ragazzo è di Ischitella ed è per questo che oggi vi parlerò di questo paesino in cui spero di andare un giorno.

Inoltre una mia collega mi ha raccontato l’inizio della sua storia d’amore,nata proprio qui ❤

Destiny?

Ischitella deriva dal pugliese (l)isca, ossia “isola” con il significato di “terra tra due fiumi”. Secondo altri potrebbe derivare dal latino aesculus, ossia quercia, con l’aggiunta del suffisso -etum.
Piccolo borgo che sorge su un promontorio all’interno del Parco Nazionale del Gargano,  famosa per i meravigliosi panorami che si godono dal suo abitato e per le spiagge sulla costa.

La sua posizione strategica gli ha dato il compito di postazione difensiva, infatti nel periodo svevo, il nome ischitella era accompagnato dal termine “castum”. La collina su cui sorge è ricca di ulivi non a caso all’ingresso del paese è posta un’insegna che indica il suo status di città dell’olio.

Dal centro abitato si gode di una vista che spazia dalle colline circostanti al mare Adriatico fino alle Isole Tremiti e al lago di Varano con il suo istmo.

Tra i monumenti presenti ad Ischitella c’è da visitare la Chiesa del Crocifisso, posta su un’altura da cui si può ammirare il Lago di Varano.

Urbanisticamente la città presenta una parte vecchia detta “La Terra” e un rione nuovo chiamato “Ponte”. Duplice il toponimo della città: Ischio (quercia), tellus (terra); Schit (lemma dialettale: solo), tellus. Si avrebbe, quindi la voce “Terra della Quercia” o “Terra solitaria”. Il tessuto economico della città oggi è costituito dall’agricoltura, integrata dall’attività peschereccia e commerciale.

Durante il periodo estivo Ischitella è una delle località più frequentate della regione, grazie alle sue spiagge ed ai servizi che offre, oltre al silenzioso e fresco faggeto.

Qui il sito officiale.

Ischitella è situata nel versante nord del Gargano, una sorta di anfiteatro naturale che dolcemente degrada verso l’adriatico e verso il lago Varano dominando dall’alto dei suoi 314m s.l.m., alle spalle fanno da corona i boschi, ultime propaggini della foresta Umbra. Il territorio, molto vario, comprende una vasta zona pianeggiante verso il lago di Varano, una zona ondulata di bassa collina, le cosiddette coppe coltivate ad uliveti, ed una zona collinare di maggiore altitudine, i tuppi coperti da macchia e da boschi. Due torrenti attraversano la zona da est a ovest: il Romandato e lo Scarcafarina. Il Romandato sfocia nell’Adriatico tagliando nell’ultimo tratto il territorio di Rodi G., lo Scarcafarina sbocca nel lago Varano con il nome di Correntino.
Ricca di sorgenti come: la fontana (a funtan), l’acqua delle anitre (d’acqa d’andr), la grotta del tasso (a grott u’tass) e le fontanelle (i funtanedd’) per citarne alcune. Altra chicca naturalistica è la faggeta depressa della folicara (a fulcar) sul percorso dell’omonimo torrente, dove il faggio, pianta che tipicamente cresce a quote superiori ai 600m s.l.m., è presente a quota 160m s.l.m. rendendola la faggeta più bassa d’Europa. Sempre continuando sull’aspetto naturalistico e ambientale particolare attenzione meritano l’istmo di Varano con le sue dune ricche di macchia mediterranea ed il torrente Romandato.

Dal centro abitato si gode di una vista che spazia dalle colline circostanti al mare Adriatico fino alle isole Tremiti e al lago di Varano con il suo istmo. In alcune giornate particolarmente limpide si arriva a vedere, in direzione nord-ovest, la costa adriatica del Molise e dell’Abruzzo, mentre guardando in direzione nord-est si riesce a vedere la costa dalmata.

Dista dal capoluogo circa 97 km. Fa parte del Parco Nazionale del Gargano e della Comunità Montana del Gargano. Inoltre vi ha sede la “Riserva Statale Ischitella e Carpino”, istituita nel 1977.

Le origini e il nome
Il primo documento storico che ricorda Ischitella è una bolla di papa Stefano IX, del 1058, il quale pone sotto la protezione della Santa Sede l’abazia di Calena in agro di Peschici e tra i possedimenti di questa è ricordata anche la cella benedettina di S. Pietro di Ischitella.
Il nome del paese lo si fa derivare comunemente da “ischio”, una specie del genere Quercus; difatti un albero è rappresentato sullo stemma della città.

Centro storico 
Il centro storico di Ischitella presenta una struttura urbanistica molto regolare. Ha una pianta ovoidale e bene si adatta all’andamento della collina sulla quale sorge. Un asse viario centrale e rettilineo con direzione est-ovest rappresentato da via Roma e via Del Conte lo percorre per tutta la sua estensione. Esso collega il sito dove sorgevano la Porta Grande e la Porta di Levante o porta del Ponte, nei pressi del castello, con la Portella o Porta di Ponente. Nella parte centrale del suo percorso l,asse viario si dilata per far posto alla chiesa matrice.
Da questo asse che corre lungo il crinale della collina si dipartono a pettine, a destra e a sinistra di esso, numerose stradine parallele tra loro. Esse sboccano in un’altra strada che corre all’interno dell’antica cinta muraria lungo tutto il suo perimetro. Quest’ultima è chiamata Sottana. Nella parte rivolta a nord è chiamata Sottana delle Carceri ed è l’attuale via Pietro Giannone; nella parte rivolta a sud prende il nome di Sottana dei Fossi e corrisponde a via Cesare Turco.
Si è già fatto cenno alle tre porte del paese. Esiste una quarta porta, non aperta nella cinta muraria, ma disposta in senso trasversale ad essa, ed è chiamata porta del Rivellino.
Nel medioevo il paese era circondato da una cinta muraria rafforzata da torri tutte a pianta quadrangolare tranne due che erano a pianta circolare e che esistono ancora. Dalla planimetria di Matteo Serra alla fine dell’800 si rileva che il lato sud della cinta muraria era sprovvisto di torri. Da questo lato però il paese era protetto da una seconda cinta muraria che partiva dal castello e si congiungeva col Rivellino.
Il castello occupava l’area sulla quale ora sorge il palazzo Ventrella ed era posto a difesa della parte più debole del paese. In questa parte la cinta muraria era rafforzata da un fossato che in corrispondenza della porta di levante era scavalcato da un ponte levatoio. Di qui il nome di Porta del Ponte.
L’attuale centro storico ricalca fedelmente il tessuto urbano medioevale, poco però è rimasto di quell’epoca perché il 31 maggio 1646 un disastroso terremoto distrusse quasi completamente il paese e “molti rimasero oppressi”. Crollò il castello, crollò il palazzo baronale e la stragrande maggioranza delle case o furono distrutte o rimasero gravemente danneggiate. Perciò si può dire con buona approssimazione che le costruzioni del centro storico sono in gran parte posteriori al 1646. Forse le strutture che meglio resistettero al sisma furono la cinta muraria e le torri di difesa e ciò possiamo ipotizzare dal fatto che nessun cenno si fa nei documenti che ricordano l’evento di crolli avvenuti a danno di quelle strutture tranne cheper una grossa torre nel castello. Se fossero crollate altre torri o tratti di cinta muraria, forse se ne sarebbe fatta menzione dato che le fortificazioni rivestivano in quell’epoca grande importanza.
All’inizio del Settecento alla originaria cinta muraria furono addossate abitazioni e questa assunse l’attuale aspetto. Sono tuttavia ancora riconoscibili in buona misura le torri di difesa che rafforzavano la cinta muraria stessa.

Palazzo Ventrella 
Il palazzo Ventrella, che fu dei principi Pinto, sorge sui ruderi dell’antico castello crollato per il terremoto del 1646. La facciata barocca molto elegante guarda guarda verso piazza De Vera D’Aragona.
Il palazzo fu costruito dal principe Francesco Emanuele Pinto nel 1714.
Come era il castello lo sappiamo da una descrizione contenuta in una perizia del 1661. Esso aveva una pianta a L, cioè con due ali che si riunivano ad angolo retto e che delimitavano da due lati un ampio cortile chiuso dagli altri due lati da un muro. Delle due ali una era disposta verso levante e l’altra verso mezzogiorno. Il castello aveva tre torri. La prima era posta a guardia della Porta di Levante e del ponte levatoio e doveva sorgere in corrispondenza del lato sinistro della facciata dell’attuale palazzo. La seconda torre esiste ancora, è a pianta circolare ed è posta all congiunzione delle due ali del vecchio castello. La terza torre era posta a guardia della Porta Grande sulla strada che proveniva dal Rivellino.
Francesco Emanuele Pinto, sfruttando ciò che era rimasto del vecchio castello, cioé tutto il piano terra e porzione del primo piano, costruì delle fondamenta l’ala nord e l’ala ovest del suo palazzo, ristrutturò e sopraelevò le altre due ali, cioè quella di levante e quella di mezzogiorno.
Il palazzo fu danneggiato da un furioso incendio nel 1804. Nella prima metà dell’800 sono state fatte delle aggiunte ch in parte ne alterano la linea settecentesca.
L’interno del palazzo è stato in gran parte ristrutturato dalla famiglia Ventrella e al secondo piano si conservano ancora in buono stato grandiosi saloni con i soffitti finemente decorati e arredati con mobili d’epoca.

Qui invece un sito dove sono segnalati i principali luoghi di culto!

Ci siete mai stati?

Castel del Monte

Uno dei miei sogni è visitare Castel del Monte.

Castel del Monte è un edificio del XIII secolo costruito dall’imperatore Federico II in puglia nell’attuale frazione omonima del comune id Andria.

È stato inserito nell’elenco dei monumenti nazionali italiani nel 1936 e in quello dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO nel 1996.

File:Castel del Monte0001.jpg

L’edificio, oltre ad essere un esempio di costruzione precisa, è anche un edificio carico di simbolismi che hanno appassionato numerosi studiosi.

L’OTTAGONO  è una forma geometrica fortemente simbolica: si tratta della figura intermedia tra il quadrato simbolo della terra, e il cerchio, che rappresenta l’infinità del cielo, e quindi segnerebbe il passaggio dell’uno all’altro.

La scelta dell’ottagono potrebbe derivare dalla Cupola della Roccia a Gerusalemme, che Federico II aveva visto durante la sesta crociata, o dalla Cappella Palatina di Aquisgrana.

L’intera costruzione è intrisa di forti simboli ASTROLOGICI, e la sua posizione è studiata in modo che nei giorni di SOLSTIZIO ed EQUINOZIO le ombre gettate dalle pareti abbiano una particolare direzione. A mezzogiorno dell’equinozio di AUTUNNO, ad esempio, le ombre delle mura raggiungono perfettamente la lunghezza del cortile interno, ed esattamente un mese dopo coprono anche l’intera lunghezza delle stanze.

Due volte l’anno (l’8 aprile e l’8 ottobre, ed ottobre in quel tempo era considerato l’ottavo mese dell’anno), inoltre, un raggio di sole entra dalla finestra nella parete sudorientale e, attraversando la finestra che si rivolge al cortile interno, illumina una porzione di muro dove prima era scolpito un bassorilievo.

Uno dei due leoni che fiancheggiano il portale di ingresso

Sulle due colonne che fiancheggiano il portale di ingresso sono accovacciati due leoni, quello di destra che guarda verso sinistra e viceversa, rivolti verso i punti dell’orizzonte in cui il sole sorge nei due solstizi d’estate e d’inverno.

Si può notare un’altra particolarità nell’edificio: alle cinque cisterne d’acqua presenti sotto le torri, si collegano idealmente cinque camini all’interno. Alcuni hanno posto in relazione questa presenza con le parole del Vangelo secondo Luca: «Oggi io vi battezzo con l’acqua, ma verrà chi vi battezzerà col fuoco», accreditando così l’ipotesi che la costruzione fosse adibita ad una sorta di tempio.

È stato notato come l’edificio, visto da lontano, appaia molto simile ad una corona e, in particolare, quella con cui fu incoronato Federico II stesso (anch’essa ottagonale).

Volendo idealmente tagliare il portale di ingresso all’edificio con una linea verticale passante per il suo asse, sarebbe possibile vedere una grande F, iniziale del sovrano che la volle e che forse lasciò così la sua impronta e la sua firma. La disposizione delle scale, inoltre, sarebbe stata studiata affinché chiunque esca non possa mai dare le spalle all’edificio o all’iniziale dell’uomo che lo fece costruire.

Il Castel del Monte domina il territorio di gran parte dell’Alta Murgia.

Il numero otto ricorre in vari elementi di questa costruzione: la forma ottagonale della costruzione, del cortile interno e delle otto torri ai vertici, le otto stanze interne, la vasca interna che doveva essere ottagonale, otto fiori quadrifogli sulla cornice sinistra sul portale di ingresso, altri otto sulla cornice inferiore, otto foglie sui capitelli delle colonne nelle stanze, otto foglie sulla chiave di volta, otto foglie di vite sulla chiave di volta della prima sala del piano terra, otto foglie di girasole sulla chiave di volta di un’altra sala, otto foglie ed otto petali su quella della quinta sala, otto foglie di acanto sulla chiave di volta dell’ottava sala, otto foglie di fico sulla chiave di volta dell’ottava sala al piano superiore.

L’unica trifora della costruzione è rivolta verso la città di Andria.

Vi sembra un immagine familiare?

Lo trovate ogni giorno sulle monete da 1 centesimo di euro 😉

Questo il sito internet per saperne di più sulla storia!

http://www.casteldelmonte.beniculturali.it/index.php?it/94/la-storia