I Macchiaioli a Roma

Ieri sera ho partecipato alla Blogger Night  al Chiostro del Bramante, dove ,fino al 4 Settembre è presente la Mostra “I Macchiaioli”.

Il termine “Macchiaioli” venne coniato nel 1862 da un recensore della «Gazzetta del Popolo» che così definì quei pittori che intorno al 1855 avevano dato origine ad un rinnovamento anti-accademico della pittura italiana in senso verista.

Al Caffè Michelangelo a Firenze, attorno al critico Diego Martelli, un gruppo di pittori dà vita al movimento dei macchiaioli.

Questo movimento vorrebbe rinnovare la cultura pittorica nazionale. La poetica macchiaiola è verista opponendosi al Romanticismo, al Neoclassicismo e al Purismo accademico, e sostiene che l’immagine del vero è un contrasto di macchie di colore e di chiaroscuro, ottenuti tramite una tecnica chiamata dello specchio nero, utilizzando uno specchio annerito con il fumo permettendo di esaltare i contrasti chiaroscurali all’interno del dipinto. L’arte di questi pittori consisteva “nel rendere le impressioni che ricevevano dal vero col mezzo di macchie di colori di chiari e di scuri”

La mostra è veramente fantastica e la location affascinante e suggestiva (e tra l’altro si trova nella mia zona preferita di Roma per uscire a divertirmi,dietro Piazza Navona!

Vi lascio solo una foto perchè non voglio togliervi il piacere di gustarvi la mostra!

Rampa Imperiale di Domiziano, l’ingresso monumentale ai palazzi imperiali

Apre al pubblico la Rampa Imperiale di Domiziano, l’ingresso monumentale ai palazzi imperiali.

È il risultato di un lungo intervento architettonico e di restauro, suffragato da numerose indagini archeologiche. 

In occasione di questa inaugurazione, che avviene dopo oltre un secolo dalla scoperta, è allestita e promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area Archeologica di Roma con Electa una mostra che negli stessi spazi espone alcuni importanti reperti trovati in quest’area del Foro romano. 

Edificata nella seconda metà del I secolo d. C., la Rampa collegava il Foro, cuore politico e amministrativo della città, con il centro del potere, ovvero il Palazzo Imperiale. Il valore simbolico di questo imponente ingresso, una vera ascesa alla residenza dell’imperatore, resta tutt’oggi evidente a chiunque ne varchi la soglia. Del complesso della Rampa erano parte integrante l’Aula che nel medioevo è stata trasformata nell’Oratorio dei XL Martiri, che oggi torna a far parte del percorso di visita. Fanno parte del percorso anche posti di guardia e locali di servizio. 

La Rampa si snodava lungo sette salite (tratti salienti) e sei tornanti, che s’innalzavano fino a 35 metri (pari a oltre 10 piani): delle sette salite originali ne sono rimaste quattro, ora accessibili al pubblico con un percorso che termina con un affaccio inedito sul Foro romano. 

La mostra, corredata da materiale multimediale, espone una serie di ritrovamenti effettuati durante gli scavi condotti dall’architetto-archeologo Giacomo Boni ai primi del Novecento, periodo in cui si realizzarono i primi restauri della rampa. 

Sito ufficiale

James Tissot – Chiostro del Bramante

“Il suo talento di colorista e il suo interesse per la moda viene fuori dai suoi dipinti. Tra le opere esposte, capolavori quali La figlia del capitano e La figlia del guerriero entrambe del 1873 accanto alla Galleria dell’HMS Calcutta (1886) che illustrano i temi principali della sua arte sempre trattati con profondità psicologica e che attestano il suo talento fine osservatore del suo tempo”

James Tissot sarà in mostra in Italia per la prima volta. Un progetto questo in cui hanno fortemente creduto il Chiostro del Bramante e Arthemisia Group, con il Patrocinio dell’Assessorato Cultura e Turismo del Comune di Roma.

Tissot, grande pittore ed incisore francese dell’800, è un artista ancora poco esplorato e conosciuto. Tuttavia la sua opera rappresenta un anello fondamentale nella Storia dell’Arte. Le sue opere arrivano nella capitale dopo le importanti esposizioni dedicategli in tutto il mondo a Parigi, New York, Canada, Londra tra il 1985 sino al 2009.

James Tissot è sicuramente un artista raffinato, parte dell’élite del suo tempo, per molti aspetti enigmatico ed ancora poco conosciuto per le caratteristiche della sua arte che vanno dalle influenze impressioniste alle istanze preraffaellite. Nato in Francia ma di adozione britannica sapeva ambientarsi sia tra i conservatori che tra i liberali. I suoi quadri sono la celebrazione dell’alta borghesia in epoca vittoriana tra la rivoluzione industriale e il colonialismo. I suoi dipinti in fondo trasformano la quotidianità in atti eroici e ogni gesto diventa clichè ma mai senza originalità.

Le opere esposte sono 80 provenienti da musei internazionali quali la Tate di Londra, il Petit Palais e il Museo d’Orsay di Parigi e che ripercorrono tutto il cammino artistico di Tissot. E’ presente in queste opere l’influsso parigino e la realtà londinese tutto sotto la sua caratteristica dominante, la sua vena sentimentale e mistica. Il suo talento di colorista e il suo interesse per la moda viene fuori dai suoi dipinti. Tra le opere esposte, capolavori quali La figlia del capitano e La figlia del guerriero entrambe del 1873 accanto alla Galleria dell’HMS Calcutta (1886) che illustrano i temi principali della sua arte sempre trattati con profondità psicologica e che attestano il suo talento fine osservatore del suo tempo.

I suoi dipinti restano una fotografia della vita dell’alta borghesia ma, al contempo anche della società di quel tempo. I suoi primi quadri risentono dell’influenza della scuola  olandese e furono esposti al Salon quando aveva solo 23 anni.

Allo scoppio della guerra franco-prussiana si arruola, ma sospettato di essere comunista, fu costretto a lasciare Parigi per Londra, dove si avvicina alla tecnica dell’acquaforte, sotto la guida di Seymur Haden, e dipinge ritratti caratterizzati dalla fedeltà realistica.

In poco tempo però ritrova i soggetti da lui preferiti a Parigi: eventi sociali e personaggi della società londinese, riscuotendo un notevole successo di pubblico ma anche l’ostilità della critica che lo considerava troppo realistico, dicendo che si suoi quadri apparivano quasi “fotografie”.

Nel 1876 si innamora di Kathleen Newton, che poi morirà a soli 28 anni. Tissot va in crisi e si trasferisce in Palestina, dove resterà per dieci anni, ed i suoi dipinti entrano in una fase “mistica”: queste opere, circa 700 disegni ad acquerello che illustrano la vita di Cristo, gli procurarono ingenti guadagni e mettono in evidenza quello che forse viene considerato il suo lato più enigmatico ed eccezionale.

TISSOT 2

Balthus – Scuderie Del Quirinale

BALTHUS alle SCUDERIE del QUIRINALE e a VILLA MEDICI fino al 31 Gennaio 2016 // Una grande mostra monografica divisa in due sedi, maestro tra i più enigmatici del ‘900

Scuderie del Quirinale / Villa Medici, Roma
24 ottobre 2015 – 31 gennaio 2016

febbraio 2016 – giugno 2016

A cura di Cécile Debray, curatrice del Musée National d’Art Moderne/Centre Pompidou
Con una grande mostra monografica divisa in due sedi, Roma celebra – a quindici anni dalla morte – Balthasar Klossowski de Rola, in arte Balthus (1908-2001), maestro tra i più originali ed enigmatici del Novecento, il cui rapporto con la città eterna fu decisivo per gli indirizzi della sua arte.

Circa duecento opere, tra quadri, disegni e fotografie, provenienti dai più importanti musei europei ed americani oltre che da prestigiose collezioni private, compongono un avvincente percorso in due segmenti: alle Scuderie del Quirinale una completa retrospettiva organizzata intorno ai capolavori più noti, a Villa Medici un’esposizione che, attraverso le opere realizzate durante il soggiorno romano, mette in luce il metodo e il processo creativo di Balthus: la pratica di lavoro nell’atelier, l’uso dei modelli, le tecniche, il ricorso alla fotografia.

Nato a Parigi da padre polacco, che fu un noto critico d’arte, e madre russa, una pittrice e animatrice di importanti salotti culturali, Balthus trascorre l’infanzia tra Berlino, Berna e Ginevra al seguito degli irrequieti genitori, rientrando in Francia solo nel 1924 imbevuto di cultura mitteleuropea. Folgorato in giovane età dai maestri del Rinascimento toscano e in particolare da Piero della Francesca, scoperti in occasione di un primo viaggio in Italia, nel 1926, Balthus concepisce le sue composizioni attraverso un pensiero figurativo e una chiarezza logica ereditati dalla cultura artistica italiana. È proprio da questa tradizione – integrata dalla conoscenza dei movimenti italiani del Realismo magico e della Metafisica, oltre che dalla Nuova Oggettività tedesca – che trae origine quell’enigmatica staticità che è caratteristica distintiva della sua produzione pittorica, in particolare quella che risale agli anni Trenta. Dopo la guerra, la pittura di Balthus si fa più densa, mentre le iconografie, più orientate sul nudo, prendono ad oggetto ragazze adolescenti rappresentate in momenti riservati o contemplativi.

Sulla sua originaria devozione verso la cultura italiana si innesta, a partire dal 1961, la cruciale esperienza del soggiorno romano come direttore dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici. Nello svolgimento di questo prestigioso incarico durato 17 anni, Balthus approfondisce la pratica del disegno e della pittura e si misura col progetto magno del restauro dell’edificio e dei giardini storici, che sono accessibili ai visitatori della mostra.

Balthus, Le roi des chats [Il Re dei gatti], 1935

La mia terza volta ai musei vaticani

Sabato sono stata ai musei vaticani per la terza volta nella mia vita.

Ci sono andata esclusivamente per portare la mia dolce nonnina 88 enne ❤

Nonostante la sua veneranda età e la sua vicinanza al museo,non c’era mai stata ed era un suo sogno andare.

Ecco alcuni scatti fatti.Niente a che vedere con la meraviglia che potreste ammirare dal vivo (a caro prezzo in mio pare….18 euro a persona il prezzo intero più 4 euro di prevendita per superare la calca all’esterno-mi pare eccessivo).

Me and Nonnina ❤

Check it!

Cominciando a guardare siti su Baden Baden e Strasburgo ho subito trovato due cose che mi interessavano.

Un museo che espone ben tre uova fabergè e uno su Frida Kahlo.

Il primo non sapevo esattamente cosa fosse mentre la seconda è una donna che mi ha sempre molto affascinato (anni fa lessi anche la biografia).

Le Uova Fabergé furono una realizzazione di gioielleria ideata presso la corte dello zar di tutte le Russie ad opera di Peter Carl Fabergé, della omonima compagnia.

Fabergé e i suoi orafi hanno progettato e costruito il primo uovo nel 1885. L’uovo fu commissionato dallo zar Alessandro III di Russia, come sorpresa di Pasqua per la moglie Maria Fyodorovna. L’uovo, di colore bianco con smalto opaco, aveva una struttura a scatole cinesi o a matrioske russe: all’interno vi era un tuorlo tutto d’oro, contenente a sua volta una gallinella colorata d’oro e smalti con gli occhi di rubino. Quest’ultima racchiudeva una copia in miniatura della corona imperiale contenente un piccolo rubino a forma d’uovo.Fra il 1885 e il 1917 furono realizzate ben 57 di queste uova di Pasqua in oro, preziosi e materiali pregiati, ogni anno all’approssimarsi della festività.

Uovo della Transiberiana

La zarina fu così contenta di questo regalo che Fabergé fu nominato da Alessandro “gioielliere di corte”, e fu incaricato di fare un regalo di Pasqua ogni anno da quel momento in poi, con la condizione che ogni uovo doveva essere unico e doveva contenere una sorpresa.

A partire dal 1895, anno in cui morì Alessandro III e salì al trono il figlio Nicola II vennero prodotte due uova ogni anno, uno per la nuova zarina Aleksandra Fëdorovna Romanova e uno per la regina madre. Nessun uovo venne fabbricato nel 1904 e nel 1905 per via delle restrizioni imposte dalla Guerra russo-giapponese.

La preparazione delle uova occupava un intero anno: una volta che un progetto veniva scelto, una squadra di artigiani lavorava per montare l’uovo.

I temi e l’aspetto delle uova variavano ampiamente. Per esempio, sulla parte esterna, l’uovo del 1900 (dedicato alla costruzione della Transiberiana) era decorato da una fascia grigia metallica con inciso il programma dell’itinerario della ferrovia, ma all’interno aveva un intero treno molto piccolo in oro.

A partire dal 2006, appena ventuno uova erano ancora in Russia, per la maggior parte in esposizione al museo dell’arsenale del Cremlino. Nel mese di febbraio del 2004 l’imprenditore russo Viktor Vekselberg acquistò nove uova precedentemente possedute dall’editore americano Forbes, facendole ritornare così in Russia. Altre collezioni più piccole sono nel museo delle belle arti della Virginia, nel museo di New Orleans dell’arte e in altri musei nel mondo. Quattro uova sono nelle collezioni private mentre otto mancano ancora.

*_* Really nice!

Frida Kahlo, il cui nome completo era Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón (Coyoacán6 luglio 1907 – Coyoacán13 luglio 1954), è stata una pittrice messicana.

Frida Kahlo era figlia di Carl Wilhelm Kahlo (1871–1941), tedesco, nato a Pforzheim ed emigrato in Messico all’età di 19 anni, e della sua seconda moglie, Matilde Calderón y Gonzalez. Benché la stessa Frida Kahlo sostenesse che suo padre fosse di origine ebreoungherese, un gruppo di ricercatori ha stabilito che i genitori di Wilhelm Kahlo, Jakob Heinrich Kahlo e Henriette Kaufmann, non erano ebrei bensì tedeschi luterani.

Fu una pittrice dalla vita quanto mai travagliata. Sosteneva di essere nata nel 1910, poiché si sentiva profondamente figlia della rivoluzione messicana di quell’anno e del Messico moderno. La sua attività artistica ha avuto di recente una rivalutazione, in particolare in Europa con l’allestimento di numerose mostre.

Affetta da spina bifida, che i genitori e le persone intorno a lei scambiarono per poliomielite (ne era affetta anche sua sorella minore), fin dall’adolescenza manifestò talento artistico e uno spirito indipendente e passionale, riluttante verso ogni convenzione sociale.

A 17 anni rimase vittima di un incidente stradale tra un autobus su cui viaggiava e un tram, a causa del quale riportò gravi fratture tra cui 2 alle vertebre lombari, 5 al bacino, 11 al piede destro e la lussazione del gomito sinistro; inoltre un corrimano dell’autobus si staccò, le trapassò il fianco e uscì dalla vagina. Ciò la segnerà a vita costringendola a numerose operazioni chirurgiche. Dimessa dall’ospedale, fu costretta ad anni di riposo nel suo letto di casa col busto ingessato. Questa forzata situazione la spinse a leggere libri sul movimento comunista ed a dipingere. Il suo primo soggetto fu un suo autoritratto che in seguito diede in dono al ragazzo di cui era innamorata. Da ciò la scelta dei genitori di regalarle un letto a baldacchino con uno specchio sul soffitto, in modo tale che potesse vedersi e dei colori; cosicché iniziò la serie di autoritratti. Dopo che le fu rimosso il gesso riuscì a recuperare la capacità di camminare, sebbene non senza dolori, che sopporterà a vita. Portò i suoi dipinti a Diego Rivera, illustre pittore murale dell’epoca, per avere una sua critica. Rivera rimase colpito dallo stile moderno della giovane artista tanto che la trasse sotto la sua ala e la inserì nella scena politica e culturale messicana.

Divenne un’attivista del partito comunista messicano cui si iscrisse nel 1928, partecipò a numerose manifestazioni e nel frattempo si innamorò di colui che era stato la sua “guida”. Infatti nel 1929 il 21 agosto sposò Rivera, che era al suo terzo matrimonio, pur sapendo dei continui tradimenti a cui andava incontro. Dopo anni di dolori coniugali, prese a fare lo stesso, anche con esperienze omosessuali.

In quegli anni al marito Rivera furono commissionati alcuni lavori negli USA, come il muro all’interno del Rockefeller Center di New York, o gli affreschi per la fiera internazionale di Chicago. A seguito dello scalpore suscitato dall’affresco nel Rockefeller Center, in cui un operaio era chiaramente raffigurato col volto di Lenin, gli furono revocate tali commissioni. Nello stesso periodo di soggiorno a New York la Kahlo rimase incinta, per poi avere un aborto spontaneo a gravidanza inoltrata a causa dell’inadeguatezza del suo fisico a sopportare una gestazione. Ciò, ovviamente, la scosse molto. Quindi decise di tornare in Messico col marito.

I due decisero di vivere in due case separate collegate, però, da un ponte, in modo da avere ognuno i propri spazi “da artista”. Nel 1939 però, i due divorziarono a causa del tradimento di Rivera con Cristina Kahlo, la sorella di Frida.

Rivera tornò da Frida un anno dopo, di fatto non l’aveva mai dimenticata e, malgrado i tradimenti, mai aveva smesso d’amarla. Le fece una nuova proposta di matrimonio che lei accettò non senza qualche riserva. Si risposarono nel 1940 a San Francisco. Da lui aveva assimilato uno stile volutamente naïf che la portò a dipingere in particolare piccoli autoritratti ispirati all’arte popolare ed alle tradizioni precolombiane. La sua chiara intenzione era, ricorrendo a soggetti tratti dalle civiltà native, affermare in maniera inequivocabile la propria identità messicana.

Il suo cruccio maggiore fu quello di non aver avuto figli. La sua appassionata (ed all’epoca discussa) storia d’amore con Rivera è raccontata in un suo diario. Ebbe – dicono le cronache – numerosi amanti, di ambo i sessi, con nomi che, neanche all’epoca, potevano passare inosservati come quelli del rivoluzionario russo Lev Trotsky e del poeta André Breton. Fu amica e probabilmente amante di Tina Modotti, militante comunista e fotografa nel Messico degli anni Venti. Pochi anni prima della sua morte le venne amputata la gamba destra, in evidente stato di cancrena. Le ultime parole che scrisse nel suo diario sono “spero che l’uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più.”

Caratteristiche artistiche 

Il regalo del letto a baldacchino con annessa installazione di uno specchio durante il suo prolungato immobilismo, ebbero inizialmente per Frida un effetto sconvolgente e la portarono al ricorrente tema dell’autoritratto. Il primo che dipinse fu per il suo amore adolescenziale, Alejandro. Nei suoi ritratti raffigurò molto spesso gli aspetti drammatici della sua vita, il maggiore dei quali fu il grave incidente di cui rimase vittima nel 1925 mentre viaggiava su un autobus. I postumi di quell’incidente (un corrimano le perforò il bacino e a causa delle ferite sarà sottoposta nel corso degli anni a trentadue interventi chirurgici) condizioneranno la sua salute (ma non la sua tensione morale) per tutta la vita. Il rapporto ossessivo con il suo corpo martoriato caratterizza uno degli aspetti fondamentali della sua arte: crea visioni del corpo femminile non più distorto da uno sguardo maschile. Allo stesso tempo coglie l’occasione di difendere il suo popolo attraverso gli autoritratti, facendovi confluire quel folclore messicano e quell’autobiografismo utopico che li rende originali rispetto alla canonica pittura di storia.

Sotto questo aspetto, forte (ma non privo talvolta di un certo humour) risulta nei suoi quadri l’impatto di elementi fantastici accostati a oggetti in apparenza incongruenti. Si tratta di quadri di piccole dimensioni (Frida predilige il formato 30 x 37 cm) dove si ritrae con una colonna romana fratturata al posto della spina dorsale o circondata dalle scimmie, che cura come figlie nella sua Casa Azul.

Tre importanti esposizioni le furono dedicate nel 1938 a New York, l’anno successivo a Parigi e nel 1953, un anno prima della morte, a Città del Messico. Nella sua casa di Coyoacán, la “Casa Azul”, sorge oggi il Museo Frida Kahlo.

Il rapporto con il Surrealismo 

A partire dal 1938 la pittura s’intensifica: i suoi dipinti non si limitano più alla semplice descrizione degli ‘incidenti’ della sua vita, parlano del suo stato interiore e del suo modo di percepire la relazione con il mondo e quasi tutti includono tra i soggetti un bambino, sua personificazione.

Nel 1938 il poeta e saggista surrealista André Breton vide per la prima volta il suo lavoro: ne rimase talmente stregato da proporle una mostra a Parigi e proclamò che Frida fosse ‘una surrealista creatasi con le proprie mani’. A Parigi Frida frequentò i surrealisti facendosi scortare nei caffè degli artisti e nei night club; tuttavia trovò la città decadente. Sapeva che l’etichetta surrealista le avrebbe portato l’approvazione dei critici, ma le piaceva l’idea di essere considerata un’artista originale. Quello che può essere considerato il suo lavoro più surrealista è “Ciò che l’acqua mi ha dato”: immagini di paura, sessualità, memoria e dolore galleggiano nell’acqua di una vasca da bagno, dalla quale affiorano le gambe dell’artista. In quest’opera così enigmatica sono chiari i riferimenti a Dalì, soprattutto per l’insistenza sui dettagli minuti.

Estremamente surreale è anche il suo diario personale, iniziato nel 1944 e tenuto fino alla morte: si tratta di una sorta di monologo interiore scandito da immagini e parole. Per molte immagini il punto di partenza era una macchia di inchiostro o una linea, come se usasse la tecnica dell’automatismo per verificare le sue nevrosi.

In ogni caso, nonostante l’accento posto sul dolore, sull’erotismo represso e sull’uso di figure ibride, la visione di Frida era ben lontana da quella surrealista: la sua immaginazione non era un modo per uscire dalla logica ed immergersi nel subconscio, ma piuttosto il prodotto della sua vita che lei cercava di rendere accessibile attraverso un simbolismo. La sua idea di surrealismo era giocosa, diceva che esso “è la magica sorpresa di trovare un leone nell’armadio, dove eri sicuro di trovare le camicie”. Anni dopo Frida negherà violentemente di aver preso parte al movimento, forse perché negli anni quaranta questo cessò di essere di moda.

Influenza culturale 

Frida Kahlo è stata la prima donna latinoamericana ritratta su un francobollo degli Stati Uniti, emesso il 21 giugno 2001. L’immagine scelta è un autoritratto dell’artista eseguito nel 1933.

Il titolo dell’album della band Britannica dei Coldplay del 2009 intitolato Viva la Vida or Death and All His Friends si ispira ad una celebre frase che la Kahlo scrisse su il suo ultimo quadro 8 giorni prima della sua morte. Il frontman della band Chris Martin commentò così la scelta del titolo: « Lei è sopravvissuta alla poliomielite, ad una spina dorsale rotta e un male cronico per decenni. Ha avuto un sacco di problemi e poi ha iniziato questo grande quadro a casa sua che diceva Viva La Vida. Mi è piaciuta questa audacia. »

Che donna affascinante.

David Bowie,la mostra a Londra dal 23 marzo 2013

David Bowie apre il suo archivio (e anche il suo guardaroba) per la prima retrospettiva internazionale della sua carriera di eccezionale musicista e di icona culturale, capace di reinventarsi continuamente attraverso i decenni.

La grande esposizione ‘David Bowie is’ e’ in programma a Londra, al museo Victoria & Albert, dal 23 marzo.

Escono fuori appunti musicali, fotografie, film, video, strumenti, copertine di album e abiti, dai quali emerge come il musicista, pur nella sua originalita’, sia stato influenzato (e a sua volta abbia influenzato) arte, design e cultura contemporanea.

Lo amo ❤