L’albero della vita – Bahrain

Tanto per rimanere in tema Expò (ah proposito…ci siete stati?Io si e spero di riuscire a pubblicare le mie impressioni entro la settimana),sapete dove si trova il vero albero della vita? (da non confodersi con quello di Piazza Italia appunto)?!?

In Bahrain.

Si trova nel deserto del Bahrein un’acacia di ben 400 anni, maestosa ed unica per splendore e rigoglio. Un esemplare che non ha eguali in tutta la zona ritenuta, secondo le leggende, il luogo dove un tempo sorgeva il mitico giardino dell’Eden.

È conosciuto con il nome di Shajarat-al-Hayat, l’albero della vita e si trova a sud – est del deserto del Bahrein, ad una distanza di circa 2 km dal Djebel Dukhan (la Montagna del Fumo) e a 40 km da Manama.

Appartenente alla specie “Prosopis cineraria“, questa maestosa acacia ha una storia leggendaria e mistica le cui radici affondano nella tradizione cattolica ed ebraica. Nella Bibbia, infatti, si racconta di un albero della vita collocato da Dio nell’Eden, insieme a quello della conoscenza del Bene e del Male.  Nell’esegesi ebraica viene detto che questi due esemplari, uniti all’inizio, furono in seguito separati da Adamo.
Se si pensa che l’intera zona del Bahrein è ritenuta la sede del mitico giardino si comprende a pieno la ragione per la quale l’albero è immerso in un alone di mistero e stimoli, di conseguenza, le fantasie degli abitanti del posto.

L’acacia sembra sia stata piantata nel lontano 1583 e da quel giorno non ha mai smesso di essere rigogliosa. Le sue foglie hanno splendidi colori, sfumature dal verde al marrone, e il tronco maestoso presenta un groviglio di rami così fitto e, per certi versi, talmente caotico da sembrare irreale. Una pianta creata dalla fantasia di qualche scrittore o dalle mani di un dio.

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Nel momento in cui si approda nel deserto, a poca distanza dall’esemplare, si viene accolti da un curioso cartello nel quale è spiegato come raggiungerlo. Shajarat-al-Hayat è, nella fattispecie, una vera e propria attrazione turistica.
Sono, ogni anno, moltissimi i visitatori del sito (se ne contano intorno ai 50.000) attirati dalle credenze popolari nate intorno ad esso. Ad alimentarle, oltre alla convinzione che nel Bahrein sorgesse l’Eden, di cui l’acacia sarebbe l’ultima testimonianza, intervengono anche le difficili e, se vogliamo, impossibili condizioni climatiche e territoriali dove è cresciuta.

Il deserto del Bahrein è una distesa di dune e sabbia, privo di dirette fonti d’acqua.
L’albero della vita emerge solo nella zona e sebbene appartenga ad una tipologia di pianta in grado di sopravvivere in ambienti aridi e con pochissime precipitazioni annuali (appena 150 millimetri all’anno), stupisce per la sua incredibile longevità.

La gente del luogo non riesce a spiegarsi come un simile esemplare riesca a sopravvivere, mantenendo intatta la sua robustezza. In realtà, però, se si decide di dare spazio alla scienza, un motivo si riesce a trovarlo ed è legato sempre alla specie a cui appartiene.
La Prosopis cineraria, infatti, ha radici molto profonde in grado di raggiungere fonti d’acqua sotterranee, site anche a 50 metri nel sottosuolo. Inoltre, sono collocate al di sopra del livello del mare, come lo stesso terreno. Ciò favorisce l’approvvigionamento idrico dell’albero.
A questo si deve aggiungere la predisposizione dell’acacia ad assorbire l’acqua che gli occorre direttamente dall’aria grazie ad un ambiente umido, nonostante gli scarsi fenomeni piovosi.
Infine, ad un’analisi più attenta dell’intera zona si possono notare, a qualche chilometro di distanza, dei laghetti e degli alberi di più modeste dimensioni.

Di sicuro, quindi, non sarà il clima a decretare l’eventuale morte di questa splendida Prosopis cineraria. La sua esistenza, piuttosto, è messa a rischio dai turisti e dal loro comportamento irrispettoso.
Nel corso degli anni si sono contate decine di episodi vandalici. Alcune persone hanno strappato foglie e rametti per portarseli via, come se fossero una sorta di portafortuna o di souvenir “dell’albero leggendario”. Altri hanno addirittura scritto sul tronco, deturpandolo impunemente.

Per questa ragione le autorità locali si sono mosse allo scopo di proteggere Shajarat-al-Hayat. Ed oggi un recinto in ferro ne circonda la base, impedendo così ai visitatori di avvicinarsi troppo. Tuttavia, è ancora possibile sedersi sotto la sua ombra (data la notevole estensione dei rami) e godere della sua frescura, magari organizzando un picnic per trascorrere qualche ora in compagnia, lontani dalla città.

L’aria che si respira intorno a quest’acacia, al di là di ogni spiegazione, continua ad avere in sé la magia delle storie immortali.

Fonte : http://www.fotovoltaicosulweb.it/

Labirinth

Io adoro i labirinti!Finora ne ho visitati solo 2 (dove ovviamente mi sono persa)e non sono inclusi in questa lista.

Voi ci siete mai stati?!

CATTEDRALE DI CHARTRES, FRANCIA

Avvolta dal mistero, sin dal primo momento della sua bellissima storia, Chartres non smette di affascinare e incuriosire. All’interno della grandiosa cattedrale gotica della città è impresso sul pavimento un famosissimo labirinto, che condurrebbe dal punto A al punto B i visitatori, in una sorta di percorso simbolico-spirituale, alla ricerca della via per giungere ad ottenere quello che si vuole. Dietro il maestoso edificio, in un piccolo cortile, troverete un secondo misterioso labirinto. Tracciato nel verde e meno complicato del primo, saprà come tentarvi: siete stati sfidati!

GLENDURGAN GARDEN, CORNOVAGLIA

Fa parte del National Trust, e si trova nella contea inglese della Cornovaglia. Percorsi verdi infiniti, per runners, amanti della bicicletta, ma anche per chi vuole darsi agli sport un po’ più estremi come il rafting, o andare a cavallo. In questa oasi di pace ce n’è per tutti i gusti! Troverete anche un labirinto intricatissimo e meraviglioso come questo!

SOVANA, ITALIA

A poca distanza dalla Necropoli di Sovana e dal Duomo di Pitigliano, sorge il Sovana Hotel & Resort, una struttura del tutto particolare, che può annoverare nei suoi giardini, un labirinto di tutto rispetto. Non ci credete? Prenotate una stanza e perdetevi tra questi cespugli di verde! Bellissimi!

FONDAZIONE GIORGIO CINI, VENEZIA 

Louis Borges amava Venezia e la considerava un labirinto d’acqua tra i canali. Se vi recate nella città più romantica d’Italia, non dimenticate di fare un salto alla Fondazione Giorgio Cini (onlus). Nel “labirinto Borges” vi imbatterete nella ricostruzione del labirinto che che l’architetto Randoll Coate progettò in onore dello scrittore argentino. Vale davvero una visita!

PARCO DEL LABIRINTO DI HORTA, BARCELLONA

Un intricato percorso fatto di filari di cipressi e cespuglioni che impediscono di sbirciare al di là. Nessun aiutino vi porterà alla fine del labirinto, immerso nel parco più antico della città (1802), dovrete cavarvela da soli! Ma non abbiate paura, sarà divertentissimo! Buona fortuna!

LABIRINTO DI CASTELWELLAN, IRLANDA

Aperto ufficialmente nel 2001, il labirinto della pace di Castelwellan è il più grande d’Europa e il secondo più vasto al mondo. Finanziato dalla Comunità europea, nell’ambito delle iniziative promosse per la pace nel nord dell’Irlanda, è mediamente percorribile in 40 minuti. Ma voi ci sorprenderete: batterete il record!

MONTE SAN PEDRO, LA CORUNA – SPAGNA
 
Monte San Pedro è una vecchia base militare, oggi area verdissima fitta di giardini e scenari meravigliosi da cui godere di una vista incredibile sulla costa de La Coruña, in Galizia. Un ascensore vi porta in cima (con un costo di circa 3 euro) e da lì potrete ammirare il paesaggio e dare una sbirciata ai cannoni istallati nell’area intorno agli anni ’30. Ah, c’è anche un bellissimo labirinto, che vi terrà impegnati per un po’. Niente male, no?
CENTRO GETTY, LOS ANGELES – STATI UNITI D’AMERICA
 
Questo piccolo labirinto curatissimo si trova al centro dei giardini del Museo Getty a Los Angeles. Oltre 500 diverse specie di piante sono state utilizzate per la realizzazione di questo parco bellissimo, che circonda un centro dedicato all’arte, alla fotografia e all’architettura, tra i più visitati e importanti al mondo. Se visitate il museo, non dimenticate di dare una sbirciata a questo labirinto meraviglioso, una vera perla!
GIARDINO BOTANICO REALE, MADRID 
 
Inaugurato nel 1781 nei pressi di Plaza Murillo, l’orto botanico reale di Madrid è una delle cose assolutamente da vedere se siete in visita nella capitale spagnola. Circa 30mila esemplari di piante e fiori bellissimi da ogni parte del pianeta, percorsi rilassanti, sentieri profumati e un labirinto da vivere dall’inizio alla fine, magari prima di una visita al museo del Prado, a pochi passi da questo splendido giardino. Noi vorremmo partire adesso!

GIARDINI DI MARQUEYSSAC, AQUITANIA – FRANCIA

I giardini di Marqueyssac sono un bellissimo esempio di giardino romantico del secolo XIX. Si estendono per ettari ed ettari, affacciati sul fiume Dordogna. Sentieri verdi, cespuglietti curatissimi, percorsi rocciosi e ombreggiati, e un labirinto del tutto speciale immerso nel verde: questo quello che vi attende. Fate le valigie!
LABIRINTI DI BOLSHOI ZAYATSKY, ISOLE SOLOVETSKY- RUSSIA
 
La piccola isola di Zayatsky fa parte dell’arcipeago delle Solovetsky, 6 bellissime isole che affiorano nel mar Bianco e animano il paesaggio con la loro natura ancora intatta. Protette dall’UNESCO, le isole ospitano da sole il più alto numero di labirinti preistorici di interesse storico del mondo. 14 di queste si trovano sull’isola di Zayatsky, una zona particolarmente interessante e tutt’ora avvolta da un alone di mistero. Che si tratti di antiche trappole per pesci (nel Neolitico il livello dell’acqua era molto più alto), di un viaggio spirituale-simbolico o di un modo per intrappolare l’anima degli spiriti malvagi, i labirinti in pietra di Zayatsky restano uno dei siti più affascinanti del pianeta!
TRAQUAIR HOUSE – SCOZIA
 
Traquair House si trova nel piccolo paesino di Innerleithen, in Scozia. Vecchio maniero (la casa ininterrottamente abitata più antica di Scozia) oggi aperto al pubblico e visitato da numerosi turisti. Non solo birrificio, ma anche sito storico (pare di qui sia passata addirittura Maria Stuarda). Un labirinto quadrangolare di siepi potate fa bella mostra di sé nei giardini della tenuta. Se siete in Scozia fate un salto da queste parti!
VILLA MEDICEA LA PETRAIA – FIRENZE
 
Ce ne sono di ville nella bella Toscana appartenute alla famiglia Medici e oggi siti di interesse storico e culturale. Molte di queste, nelle Province di Lucca e Firenze, sono tra i più bei tesori italiani protetti dall’UNESCO. I giardini della Petraia, rappresentano al meglio la bellezza del classico giardino all’italiana, curato nei minimi dettagli, fatto di percorsi ombreggiati, prati sconfinati, alberi secolari e labirinti di siepi in cui perdersi per ore. Uno dei più bei luoghi d’Italia, da vedere almeno una volta nella vita!
GIARDINI DI VILLANDRY – FRANCIA
 
Appartenuto a Napoleone Bonaparte, che lo acquistò per il fratello Giuseppe, il castello di Villandry, nella Loira, è oggi un sito famosissimo per i suoi meravigliosi e impareggiabili giardini, esempio grandioso di giardino all’italiana all’interno dei confini francesi. Non solo tanto verde, decorazioni floreali e motivi geometrici, nei giardini di Villandry spicca anche un bellissimo labirinto. Magari sarà la scusa per visitare uno dei giardini più belli del mondo: buon viaggio!
LABIRINTO DI FONTANELLATO – ITALIA
 
Sarà grandioso, il più vasto del mondo e sarà tutto di bambù! Stiamo parlando del labirinto pensato da Franco Maria Ricci, e già ribattezzato come il labirinto più grande del Pianeta. Filari altissimi di bambù (circa 60mila esemplari), 8 ettari di spazi curatissimi per un labirinto da record. 300 metri per lato e 3 chilometri da percorrere cercando l’uscita. L’inaugurazione è prevista nel 2015: siete pronti?

Biblioteca Vaticana

All’incirca un mese fa…la giornata più bella della mia vita.

Conoscete oramai da tempo la mia passione innata per l’arte e la storia.Questa mi ha spinto a provare (disperatamente oserei aggiungere)a chiedere l’accesso alla famosissima BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA.

Per chi non la conoscesse…

La Biblioteca apostolica vaticana è la biblioteca che la Santa Sede ha organizzato e curato in Vaticano a partire dal Quattrocento; possiede una delle raccolte di testi antichi e di libri rari fra le più importanti al mondo.

I precedenti

La documentazione storica attesta l’esistenza nel IV secolo di uno Scrinium, che doveva essere sia la biblioteca sia l’archivio della Chiesa latina, mentre un documento del 784 (sotto il pontificato di Adriano I) parla del bibliothecarius Teofilatto. Lo Scrinium papale andò comunque disperso nel XIII secolo e le successive raccolte librarie, di cui esiste un inventario realizzato durante il papato di Bonifacio VIII (1294-1303), subirono gravi perdite dopo la sua morte in seguito ai continui spostamenti (a Perugia prima, poi ad Assisi e infine ad Avignone). In Francia, Giovanni XXII (1316-1334) avviò una nuova biblioteca, in parte confluita nel Seicento in quella della famiglia Borghese e ritornata con questa nel 1891 alla Santa Sede.

La nascita

Fu l’umanista e bibliofilo Tomaso Parentucelli (papa dal 1447 al 1455 con il nome di Niccolò V) il primo a concepire l’idea di una biblioteca moderna, realizzando una consistente raccolta di antichi codici e liberalizzandone nel 1451 la consultazione a studiosi ed eruditi in una sala al pianterreno del Vaticano annessa al cosiddetto Cortile dei pappagalli. Passata dai 350 codici della biblioteca avignonese ai 1200 registrati alla morte di Niccolò V, quella collezione costituì il primo nucleo della futura biblioteca.

L’istituzione ufficiale della Biblioteca apostolica vaticana risale infatti a papa Sisto IV e alla bolla Ad decorem militantis Ecclesiae del 15 giugno 1475. Subito dopo, il 18 giugno, ebbe inizio l’attività del suo primo gubernator et custos: il precettore umanista Bartolomeo Sacchi, detto il Plàtina dal suo paese natale Piadena, da cui dipendevano tre collaboratori e un legatore. La nuova biblioteca raccolse i manoscritti, i codici, i fondi, le raccolte di Sisto IV e dei suoi predecessori: 2500 opere (divenute 3500 sei anni dopo), distribuite in quattro sale (la Bibliotheca Latina e la Bibliotheca Graeca per i testi nelle rispettive lingue, la Bibliotheca Secreta per quelli esclusi dalla consultazione e dal prestito esterno, la Bibliotheca Pontificia che fungeva da archivio) decorate con un ciclo di pitture realizzate da Melozzo da Forlì, Antoniazzo Romano e dai fratelli Domenico e David Ghirlandaio.

La sua finalità è stata ricordata da papa Paolo VI nel Discorso nel V centenario della Biblioteca Apostolica Vaticana:[1] la biblioteca “veniva dotata, cioè, di un abbondante e prezioso, anzi inestimabile, patrimonio librario, per metterlo a disposizione degli studiosi, nelle diverse fasi della consultazione, della lettura, del riscontro e della sintesi conclusiva”.

La nuova sede

Un secolo dopo, la sede iniziale risultò inadeguata a contenere tutto il materiale continuamente accresciuto dai pontefici con nuove acquisizioni e con l’avvento dei libri a stampa. Così, fra il 1587 e il 1589, papa Sisto V commissionò all’architetto ticinese Domenico Fontana la costruzione di un nuovo edificio (il braccio trasversale attraverso il cortile del Belvedere) nel quale i volumi furono sistemati in armadi appositamente predisposti e dove, al piano più alto, si ricavò il Salone Sistino, un’enorme aula a due navate totalmente decorate che, con i suoi 70 metri x 15, risultò la più lunga al mondo. Ivi rimasero fino al pontificato di Leone XIII (1878-1903). Ora (2010) la biblioteca è in fase di parziale ristrutturazione per un riordino più moderno per rendere più comodo il lavoro esplorativo degli studiosi che annualmente (dati del 2007) accedono alla biblioteca. È in fase di realizzazione (2010) anche la digitalizzazione dell’immenso patrimonio di manoscritti.

La biblioteca si arricchì in seguito di molteplici collezioni bibliografiche. Nel XVIII secolo sorsero le collezioni antiquarie e artistiche, cominciando con il medagliere (1738). Nel 1755 si aggiunsero tre raccolte di oggetti appartenenti all’antichità cristiana, in maggior parte provenienti dalle catacombe romane.

Collezioni

Tra i pezzi più famosi della biblioteca c’è il Codex Vaticanus, il più antico manoscritto completo della Bibbia che si conosca.

La Biblioteca apostolica vaticana contiene oggi:

  • 1.600.000 libri a stampa antichi e moderni
  • 8.300 incunaboli (di essi, 65 in pergamena)
  • 150.000 codici manoscritti e carte di archivio
  • 300.000 monete e medaglie
  • circa 20.000 oggetti di arte.

Dal 1985 esiste un catalogo informatico consultabile in linea dei volumi a stampa moderni.

L’accesso alla biblioteca è consentito unicamente a docenti e ricercatori universitari.

L’attuale prefetto della biblioteca è monsignor Cesare Pasini; dal 25 giugno 2007 al 9 giugno 2012 bibliotecario di Santa Romana Chiesa è stato il cardinale Raffaele Farina.

Parte degli oggetti della biblioteca sono ora esposti nei Musei della biblioteca apostolica vaticana dei Musei vaticani.

 

Se andate sul sito ufficiale QUI potrete vedere che l’ingresso è veramente limitato –>

Sono ammessi alla frequenza:

  • ricercatori e studiosi qualificati noti per i loro titoli e le pubblicazioni di carattere scientifico;
  • docenti e ricercatori universitari o di istituti superiori;
  • studenti laureati che preparano una tesi per ottenere il dottorato di ricerca;
  • eccezionalmente studenti laureandi che documentino di dover consultare del materiale conservato unicamente nella Biblioteca;
  • non sono ammessi studenti di Scuola Media Superiore o universitari.

La mia richiesta di accesso è andata INSPIEGABILMENTE a buon fine e mi è stato permesso di fare un tour della biblioteca di circa 1 ora e 15 minuti.

E’ stato tutto fantastico e incredibilmente affascinante.Un addetto mi ha portato in giro in lungo ed in largo spiegandomi minuziosamente ogni minimo particolare e regalandomi una bellissima brochure informativa.

OVVIAMENTE era proibito fare foto ma sono riuscita a fare qualcosina di soppiatto…

Boh…a me non sembra ancora neanche vero *_*

 

Monte Bugarach

Ispirata ieri sera da mio suocero 😀

Monte Bugarach la montagna che ispirò Jules Verne

 
Trovato nel paese cataro una montagna strana nota come Bugarach che culmina a 1230 metri e si trova non lontano da Rennes-le-Château.
Il picco è considerato la mecca Bugarach di energia e vibrazioni, rendendola un corso ideale per qualsiasi tipo di iniziazione segreta nel regno della magia.
E ‘anche una ragione talvolta chiamata “Witch Mountain” o “le fate montagna”.
Per cominciare si sentono strane voci nella zona ed alcune notti si possono vedere apparizioni di oggetti volanti non identificati in volo sul picco e come me, molte associazioni studiano questo fenomeno e a volte mandano i loro membri a passare la notte.
Per esperienza, vi posso garantire che una notte stellata in una tenda o sotto le stelle in cima al picco Bugarach, non può essere che ricca di emozioni e sentimenti. Cosa sono quegli oggetti volanti? Ecco uno dei primi misteri da risolvere.
Secondo mistero, i satelliti spia francesi hanno rivelato al picco di Bugarach, grotte strane e una grande cupola e non è chiaro al momento che cosa sia e come accedervi.
Terzo mistero è che anche gli aerei che sorvolano questa regione sono hanno ricevuto istruzione di non passare su questa area, perché tutti gli strumenti vanno male, senza alcuna spiegazione.
La storia racconta che il famoso tesoro del Abbé Saunière sarebbe stato nascosto da qualche parte in una grotta del picco.
Ho avuto l’opportunità di salire, e sin dal primo passo, la sensazione di energia magica che emana la montagna è stata impressionante.
Chakra Mandala

“Nel sud-ovest della Francia, vicino al Mediterraneo, c’è Bugarach Peak, proprio nel paese cataro. Questa montagna sacra dei Pirenei, vicino a Carcassonne e Perpignan, la catalisi è attualmente il fervore spirituale degli europei.
Alcuni considerano Bugarach come l’equivalente europeo del Monte Shasta (California). Diverse montagne sacre in tutto il mondo, hanno un potente vortice ed hanno sempre svolto un ruolo spiritualeOggi, essi partecipano alla discesa spirituale della nuova coscienza dell’Era dell’AcquarioPer l’Europa, Bugarach è al centro di una ruota di medicina enorme.
Oltre ad essere un paradiso spirituale, la regione è di una bellezza mozzafiato e purezza. Vaste zone con un abbondanza di alberi da frutto, luoghi termali, ne fanno un luogo ideale per rilassarsi nella natura.
Peak Bugarach ispirò grandi scrittori come Jules Verne, per i suoi libri profetici e Victor Hugo, che ne conosceva il valore energetico. Anche Nostradamus, che viveva nella regione, predisse che sarebbe diventato un importante snodo della storia. Più recentemente, il mistico Omraam Mikhael Aivanhov, aveva una residenza lì e lo visitò spesso. Spielberg, regista statunitense, dopo un soggiorno in Bugarach, ha scritto la sua sceneggiatura “Incontro del terzo tipo”.http://bugarach.ifrance.com

Alcune leggende vogliono che l’interno della montagna fosse abitato da giganti e che Verne stesso fosse un membro del priorato di Sion, un’antica società segreta legata ai templari.
Volendo approfondire il discorso su queste cose ho trovato una testimonianza sconcertante segnalata sul sito del centro ufologico di Taranto:
buongiorno, sono Osvaldo, seguo il vostro sito e sono appassionato di archeologia e ”misteri” collegati,sono molto amico con Giorgio Baietti,scrittore e studioso della storia e della zona intorno a Rennes le Chateau, nel sud della Francia.Ci siamo chiesti molte volte e di recente ancora qualche giorno fa in viaggio in quella zona ,cosa ci sia di strano e particolare sul monte Bugarach in Francia.Questa montagna considerata sacra gia’ dai Catari, prima che venissero sterminati dalla Chiesa, e’ sempre stata oggetto di studio da molti ricercatori, addirittura Hitler con i suoi Nazisti fece studi e scavi su questa montagna . Anche la NASA alcuni anni fa condusse studi e rilevazioni, nonche’ scavi e pare questa zona sia controllata dai militari e servizi segreti.In un video reperibile su you tube c’e’ addirittura un filmatao di un ricercatore della zona di nome Jac de Rignies che e’ stato mandato in onda su una trasmissione francese che si occupava di studi su quella zona, e afferma che oltre ad aver registrato su nastro ( e si sente ) rumori provenienti da alcune gallerie sotterranee della montagna che ne e’ piena, ci sia una disco o cupola mettallica del quale ne da’ anche le dimensioni a circa 30 metri di profondita’.Ci stiamo chiedendo in molti : cosa nasconde quella montagna ? Tra l’altro dà anche delle ‘’sensazioni” strane tipo vibrazioni o fruscii captabili dall’uomo normale ed e’ capitato a molti frequentatori di quella zona

(di Sonia Pisani)

Castel del monte

Finalmente sono riuscita ad andare a Castel del monte! (Andria)

Non so esprimere la mia felicità (!!!)

E la mia sorpresa nel trovare tanta organizzazione!

Il percorso per arrivare è super segnalato (dista pochi km dall’autostrada),il parcheggio obbligatorio (non si può salire su con la macchina)costa 5 euro e compreso nel prezzo c’è anche la navetta a/r (che parte di continuo,non c’è bisogno di aspettare le ore sotto al sole cocente).Il percorso da fare con la navetta è veramente poco ma in salita (al ritorno ci siamo fatti una passeggiata e abbiamo tagliato per un bosco)..

Arrivati su ci accorgiamo di non avere contanti con noi ma solo carte di credito/bancomat…

“Beh che te pare che nel 2013 questi non c’hanno il pos??”

EBBENE SI NON HANNO IL POS -_-

“Siamo rimasti nel 1200 come il castello”” dice il cassiere.

Cassiere che rimane impietosito da noi e ci fa entrare gratuitamente.

(Ho provato a farmi dare un numero di carta postepay per mandargli i soldi ma niente).

Il castello bellissimo e pieeeeeeeeeeeeno di mistero *_*

DA VEDERE ABSOLUTELY

Le mie foto:

Temple church

Sempre per la mia insana passione templari/mistery…ecco una chiesa molto importante:

Temple Church

La Chiesa del Tempio (Temple Church) è una chiesa medievale di Londra. Si trova all’interno dell’area chiamata Temple, ubicata tra Fleet Street e il Tamigi, nella City. Vicine alla chiesa sorgono la Inner Temple e la Middle Temple, antiche e prestigiose scuole universitarie di formazione professionale per avvocati e magistrati.

La chiesa venne edificata nel XII secolo dai cavalieri Templari, nel terreno da loro acquistato nel 1160 al fine di costruirvi la nuova sede londinese dell’ordine. Attorno alla chiesa sorsero altri edifici, che formarono presto un vasto complesso monastico.

La chiesa, costruita su modello della basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme, era ed è costituita da due parti: la più antica, a pianta circolare, detta Round Church, venne consacrata nel 1185 dal patriarca di Gerusalemme Heraclius. Una seconda struttura, dettaThe Chancel (il presbiterio) o The Oblong, a pianta rettangolare, venne aggiunta agli inizi del XIII secolo, quando re Enrico III espresse il desiderio di essere sepolto nella chiesa dopo la sua morte (in realtà nella chiesa venne sepolto uno dei suoi figli, mentre la tomba di Enrico si trova nell’Abbazia di Westminster). The Oblong venne consacrato nel 1240.

Nel 1307, il seguito alla soppressione dell’ordine dei Templari, la chiesa passò in mano alla corona, che successivamente la concesse all’ordine di Malta, mentre gli altri locali del complesso divennero sede delle due scuole per avvocati, ancora oggi esistenti.

Temple Church torna alla corona nel 1540, quando Enrico VIII soppresse l’ordine di Malta in Inghilterra, confiscandone le proprietà. La chiesa venne risparmiata dal grande incendio di Londra del 1666, ma fu lo stesso soggetta ad alcuni lavori di Christopher Wren che ne rinnovarono l’interno, dotandolo tra l’altro di un organo. Altri lavori interessarono l’edificio nel XIX secolo, con l’applicazione di decori in stile neogotico. Nel 1941 subì gravi danni in seguito ai bombardamenti aerei dei tedeschi. Restaurata, la chiesa venne riaperta nel 1958.

Attualmente la Temple Church, utilizzata dal XVII secolo da Inner e Middle Temple come loro cappella, continua ad essere regolarmente officiata e vi si celebrano i matrimoni dei membri delle due scuole. Il tempio è ancora oggi proprietà della corona.

Lo storico edificio è stato scelto dallo scrittore Dan Brown per ambientarvi parte del noto romanzo Il codice da Vinci.

The Oblong, aggiunto alla rotonda nel 1240, è in stile gotico e si presenta con pianta a tre navatedi uguale altezza, divise da pilastri polistili da cui si dipartono gli archi gotici e le nervature delle volte a crociera. Il pregevole altare maggiore (High altar) è un’opera lignea del XVII secolo e venne realizzato su disegni di Wren.

La Round Church, la parte più antica dell’edificio, è in stile romanico – gotico e si presenta esteriormente composta da due corpi cilindridi sovrapposti. L’interno è a pianta circolare; la zona più esterna è costituita da un deambulatorio con volte a crociera, separato dall’area circolare interna tramite pilastri polistili reggenti arcate ogivali. L’area interna ospita l’attrazione principale della Temple Church, ovvero le dieci lastre lapidee con sopra scolpiti in altorilievo altrettanti cavalieri Templari, raffigurati giacenti, che trovarono sepoltura nella chiesa. Una delle dieci sculture raffigura Guglielmo il Maresciallo, anch’egli sepolto nel tempio in quanto Templare.

Le mie foto:

🙂

Molto emozionante per me!

Villa Brasini

Ad un passo dall’antichissimo Ponte Milvio, nel cuore della città, è situata Villa Brasini, che risulta immediatamente diversa dalle architetture “quadrate” di un quartiene pieno di aquile fasciste e marmi bianchissimi. La villa prende il nome dal suo progettista: l’architetto Armando Brasini (l’architetto alchimista), che in effetti era un pò un genio-pazzo dell’ epoca (la villa è degli anni ‘20): “Brasini è uno dei grandi “intrusi” dell’architettura del Novecento: i suoi progetti e le opere, che pure hanno indubbi pregi architettonici, tranne rari momenti di casuale sintonia con lo spirito del tempo rappresentano, in genere, uno dei casi di allontanamento e rimozione di tale spirito. […]”.

Tantè che entrare nella Villa è un po’ ritrovarsi in un pezzo dicoppedè, con spazi angolari e ghirigori , una specie di “paesino” rinchiuso in un edificio. Un edificio talmente grande e complicato da essersi guadagnato il nomignolo di “castellaccio” . Un agglomerato di edifici e parchi, scaloni e cortili segreti, protetto severamente da guardie giurate che vigilano sulla privacy dei misteriosi vip che abitano la parte piu’ moderna, a nord.

Si dice anche che si trovi sul punto esatto in cui si incrociano chissà quale ascissa e quale coordinata dell’invisibile rete energetica che attraversa e sorregge la terra. La chiamano Villa del Pianto. Perche’ durante la guerra, e’ stata un quartier generale della Gestapo. Ci facevano gli interrogatori là dentro, le esecuzioni. Dentro quella casa si sentono sempre dei rumori. Dentro quella casa hai sempre la sensazione di una presenza. Brasini era un alchimista, ovunque, sui muri dei vari edifici che compongono la villa, ha disseminato bassorilievi e decorazioni che possono essere letti in chiave esoterica. Brasini era un illusionista. Capace, grazie alla sua abilita’ di decoratore, di trasformare qualsiasi superficie in marmo pregiato, semplicemente riproducendone le venature.

Questo il sito ufficiale.

Dal blog di vigna clara

Villa Brasini, cosiddetta Castello Brasini, è un’eclettica realizzazione di stampo neobarocco che prende il nome dal suo architetto – Armando Brasini – il quale in questa zona ha realizzato anche il “Ponte Flaminio”.Visse a Roma tra 1879 e il 1965 e fu uno degli architetti italiani più noti e attivi nel periodo fascista. Il suo stile tendente al barocco, volutamente anacronistico, trova accoglienza in una Roma degli anni ‘30 dove il gusto estetico imperante era dettato dalle linee nette e squadrate tracciate da Piacentini. Queste sue scelte estetiche decisamente fuori dal tempo lo hanno portato ad essere visto dai critici d’arte come una “anomalia”, un corpo estraneo avulso da una comune fucina culturale che attingeva a piene mani dal “movimento futurista”.

Come si può leggere in diversi trattati di autorevoli studiosi, quest’idea “monumentale” e “megalomane”che Brasini possedeva dell’arte, lo allontanava sicuramente dai razionalisti, “custodi” del gusto architettonico fascista; ma al contempo, lo accomunava alla concezione artistica di Albert Speer, architetto feticcio del Fuhrer e maestro indiscusso della trasposizione iconografica del potere tedesco del Terzo Reich. Probabilmente Mussolini cercò in Brasini ciò che Hitler cercava in Speer; ossia di riuscire a creare un parallelo tra architettura e politica. Lo scopo era riuscire a traslare dalla pietra alla mente di chi guarda un’idea di magnificenza tale da impressionare. Una sorta di propaganda mediante impatto visivo. Quello che veniva teorizzato da Speer era il valore evocativo delle rovine, un eredità lasciata dalla Germania al mondo, costituita da architetture che come fu per l’Antica Grecia o per l’Impero Romano, sarebbero state edificate in modo da lasciare ai posteri un retaggio di maestose rovine millenarie.

Tralasciando ora il travagliato rapporto collaborativo fatto d’amore e odio tra Armando Brasini ed il fascismo, soffermiamoci su villa Brasini, situata a poca distanza da Ponte Milvio (per la precisione in via Flaminia 489) che negli anni si è vista affibbiare (vista la forma) il soprannome di “castello” o “castellaccio”.

 

La villa è in realtà composta da due edifici: villa Flaminia e villa Augusta.
La prima è rivolta dal lato di via Cassia e venne completata nel 1925; la seconda (che trae il nome “Augusta” dalla moglie del Brasini) possiede l’ingresso che affaccia sul versante di Ponte Milvio e venne ultimata più tardi, nel 1933, essendo edificata su un lotto di terreno acquistato in seconda battuta.
L’acquisto di questa nuova porzione di terreno consentì all’architetto di apportare importanti modifiche alla villa originaria, come una sala da pranzo ottagonale e un ninfeo pensile adornato con sculture di Silvio Canevari. Brasini costruisce un edificio dalla struttura assai complessa e articolata che infonde uno spiccato senso di meraviglia nello spettatore il quale viene continuamente spiazzato dalle sofisticate trovate dell’architetto.

Villa Flaminia si sviluppa in maniera tale da regalare un effetto d’ imponenza e sontuosità, aiutato dalla geometria a più livelli adottata della struttura. Una scalinata porta al primo livello e da questo punto è possibile arrivare al salone e alla galleria; il secondo livello è adornato da statue, balaustre, fontane. Il tutto, con una cura nei dettagli quasi “maniacale” che ne rivela l’animo di decoratore e fine stuccatore ancor prima di quello di architetto.

Ciò è maggiormente visibile in Villa Augusta,dove gli stucchi e le decorazioni giocano un ruolo determinante nel risultato scenografico voluto dall’architetto. Villa Augusta appare come un castello di sei piani,con in cima una torre poligonale sorretta da maestose colonne abilmente decorate. Il cortile è adornato da inserzioni di statue e monumenti marmorei che provengono dallo smantellamento di Palazzo Torlonia.
Villa Augusta è il famigerato “castellaccio maledetto”; la costruzione si è guadagnata questo sinistro nomignolo sia per la forma inquietante sia per le numerose leggende che la riguardano.

 

Alcune di queste sostengono che la villa sia stata edificata da Brasini seguendo modalità ben precise dettate dalla sua passione per l’alchimia e l’esoterismo Una pratica in quegli anni (soprattutto in Germania) assai diffusa quella di nascondere simboli leggibili in chiave esoterica in complessi architettonici di una certa rilevanza. Un esempio su tutti: il castello di Wewelsburg in Westfalia, adottato come quartier generale dalle SS nel 1934 e modificato apposta dagli architetti tedeschi per assecondare i dettami dell’esoterismo e rendere possibili riti occulti ispirati al paganesimo.
Un’altra leggenda vorrebbe addirittura che villa Augusta venne sequestrata durante la seconda guerra mondiale da parte dei tedeschi che la adibirono a luogo dove la Gestapo conduceva gli interrogatori e perpetrava torture. Un filo conduttore, quello tedesco, che ritorna molto spesso in questo racconto ma queste sono solo leggende più o meno verificate, dicerie.

Oggi, gli appartamenti della villa, soprattutto nella blindatissima parte nord, ospitano numerosi vip, ed esiste perfino una parte adibita a ristorante per cerimonie, altro che fantasmi, presenze sinistre e tedeschi in divisa. Quello che ci piace invece sottolineare è che a Ponte Milvio, a pochi passi dal caos dei negozi, dal traffico e dalle frivolezze della movida, esiste qualcosa di culturalmente affascinante ancora da scoprire o da approfondire.

Armando Brasini

Nasce nel quartiere romano di Tor di Nona da famiglia modesta. Dopo aver frequentato con profitto l’Istituto di Belle Arti si dedica al restauro e alla decorazione. Lo studio per lo stile teatrale della città di Roma gli favorisce la simpatia di Mussolini che gli affida alcuni lavori nelle colonie, Tripoli (Palazzo della Cassa di Risparmio, Lungomare Volpi, Monumento ai Caduti e alla Vittoria), ma anche il piano regolatore del quartiere Flaminio a Roma.

Nel 1929 è nominato Accademico d’Italia e nel 1931 partecipa alla commissione per il nuovo Piano regolatore di Roma. Sue sono la chiesa del “Sacro Cuore Immacolato di Maria” a Piazza Euclide, “Villa Manzoni” sulla via Cassia, l’ingresso monumentale del Giardino Zoologico a Villa Borghese, il Ponte Flaminio, il monumentale complesso del Buon Pastore in via di Bravetta 383 nel suburbio Gianicolense, completamente immerso nella Riserva naturale della Valle dei Casali, il villino realizzato per il tenore Beniamino Gigli al quartiere Parioli. Una delle sue realizzazioni più eccentriche è la cosiddetta “Villa Brasini” sulla via Flaminia, nota anche come “castellaccio” per lo stile fortemente eclettico, che comprende in realtà due architetture: la Villa Flaminia verso la via Cassia e la successiva Villa Augusta (intitolata alla moglie) il cui ingresso è rivolto invece verso Ponte Milvio.

Su incarico di Mussolini realizza tra il 1928 e il 1932 il palazzo dell’ INAIL in via IV novembre a Roma e dal 1930 al 1934 il Palazzo del Governo a Taranto, sulle rovine del Teatro Politeama, precedentemente demolito. Nel 1937 progetta un imponente edificio, la Mole Littoria, destinato a celebrare la Roma imperiale di Mussolini in diretta competizione con le realizzazioni di Albert Speer per la Germania Nazista. Il Duce tuttavia non approva il progetto sia per gli alti costi, specie durante la realizzazione dell’E42, sia perché non più confacente alla concezione dell’architettura voluta da Mussolini in questa fase, tesa non più alla celebrazione del regime fascista ma ad “una funzione attiva nel processo educativo delle masse” (P. Nicoloso). Per l’E42 progetta il monumentale l’Istituto Forestale, lavoro affidatogli d’ufficio nel 1938, con i lavori iniziati nel 1940 interrotti nel 1942 per ragioni belliche, per essere poi demolito nel 1957, nonostante Brasini avesse presentato delle varianti per salvare la costruzione[1]

Nel 1958 acquista da un certo dottor Chiappini, amministratore di Casa Borghese che se lo era aggiudicato nel 1946 all’asta giudiziaria, il castello medievale di San Polo dei Cavalieri. Il castello, che versava in stato di abbandono, risale all’XI secolo quando, costruito dai monaci dell’Abbazia di San Paolo fuori le mura, e appartenuto secondo una tradizione ai Cavalieri Templari, passò agliOrsini e successivamente al cardinale Federico Cesi, per finire successivamente in mano ai Borghese. Brasini si occupa in quegli anni di un primo restauro del manufatto, compresi gli affreschi degli ambienti interni. Il restauro sarà portato a termine dal giurista Andrea Berardi che aveva acquistato il castello nel 1960, intestandolo al Centro di Cultura Federico Cesi, “riportandolo agli antichi splendori” come recita una lapide apposta nel 1985, sulla facciata principale, dall’Accademia Nazionale dei Lincei. (In realtà l’acquisto ed il restauro del castello sono attribuibili al figlio, Luca Brasini.)

La critica 

Paolo Portoghesi, pur riconoscendo alle sue opere “indubbi pregi architettonici”, lo definisce “uno dei grandi intrusi dell’architettura del Novecento” per non essere, salvo in alcuni casi, “in sintonia con lo spirito del tempo”, ma anzi rappresentando “uno dei casi di allontanamento e rimozione di tale spirito”. Il periodo che lo vede operare in effetti si caratterizza per le correnti del Monumentalismo o per quella del Razionalismo Italiano. Brasini non sembra far parte di nessuna delle due. La sua architettura megalomane, al contrario, si distingue per l’operazione di “ingigantimento e a volte di ingrassamento” degli elementi architettonici del barocco; operazione che, se da una parte lo rende inviso agli occhi della critica, nello stesso tempo, fa sì che gli si riconosca “la capacità di arrivare ad un risultato coerente e semplice partendo da una indisciplinata complessità” (P.Portoghesi). E’ in ogni caso un grandissimo disegnatore, capace di creare tavole architettoniche che lo attestano come uno dei maggiori artisti e progettisti visionari del ‘900 in Italia.

Io ci sono stata a cena e per capodanno….uno spettacolo vero!