Matera

Chiunque veda Matera non può non restarne colpito tanto è espressiva e toccante la sua dolente bellezza

Delle città in cui sono stato, Matera è quella che mi sorride di più, quella che vedo meglio ancora, attraverso un velo di poesia e malinconia“.

Non ero mai stata in Basilicata,ma ho sempre sognato di andare a Matera.

Finalmente questo sogno si è avverato ed è stato ancora più piacevole di quanto credessi!

Matera è un luogo che non può non essere visitato da un viaggiatore che ama l’italia : tanta storia e arte in un contesto unico.

Siamo arrivati a Matera nel pomeriggio di venerdì ed abbiamo soggiornato in un residence veramente carino,tra un sasso ed un altro Residence Sassi San Gennaro.

Appena abbiamo lasciato il residence ci siamo subito avventurati per un giretto di recognizione in centro e ci siamo lasciati sopraffarre dalla bellezza del Duomo (il punto più alto della città , mt 500),che ha riaperto i battenti da solo 15 giorni (Grazie,grazie non dovevate :D).

Dal punto più alto della città, il colle della Civitas, la Cattedrale di Matera offre una splendida veduta sul Sasso Barisano. La costruzione risalente al XIII secolo sorge sui resti dell’antico monastero benedettino di Sant’Eustachio. Dal 1627 la cattedrale fu dedicata alla Madonna della Bruna e a Sant’Eustachio, protettori della città. La facciata dell’edificio in stile romanico – pugliese presenta un bel portale riccamente decorato sormontato dalla statua della Madonna della Bruna, e un imponente rosone a 16 raggi (simbolo della ruota della vita) sovrastato dall’arcangelo Michele che schiaccia il drago e circondato da due figure maschili ai lati ed un’altra in basso che funge da atlante.

Sulla facciata laterale del duomo vi sono altri due portali minori: “porta di piazza” abbellita da una raffigurazione in bassorilievo di Abramo, e “porta dei leoni” così chiamata per la presenza delle statue due leoni accovacciati a guardia della fede. Notevole la torre campanaria alta 52 m. a 4 piani di cui tre con bifore e uno (il quarto) con monofore sormontato da una cuspide a piramide quadrangolare. L’interno, rimaneggiato in epoca barocca, è a croce latina con tre navate separate da colonne con capitelli medioevali figurati. Oltre al celeberrimo presepe di pietra realizzato nel 1534 da Altobello Persio, la basilica conserva numerosi tesori tra cui: un affresco bizantino raffigurante la Madonna della Bruna con Bambino, opera del “Maestro della Bruna”, forse Rinaldo da Taranto (XIII secolo), il “Giudizio Universale”, frammenti di un ciclo di affreschi di cui restano l’Inferno e parte del Purgatorio (XIII e XIV secolo), scoperti in seguito ad alcuni lavori di restauro, il bellissimo coro ligneo minuziosamente scolpito nel 1453 da Giovanni Tantino, e sull’altare maggiore la grande pala “ Vergine con Bambino e Santi” eseguita da Fabrizio Santafede (1580).

Dopo vari giri e giretti siamo andati a Cena in un ristorante tipico Lucano , Osteria L’arco.

Questo ristorante ci è piaciuto talmente tanto che la sera dopo abbiamo fatto il Bis!

Abbiamo mangiato i piatti tradizionali di Matera : Peperone crusco un po’ ovunque,purè di fave e cicoria,vini eccelsi e gastronomia d’eccezione.

Il giorno dopo abbiamo fatto un bel giro della città con un tour guidato!

All’inizio ero un po’ restia perchè non sono una fan dei tour guidati..però devo dire che è stato veramente bello e completo,la guida competente ed era,con il senno di poi,anche essenziale poichè certe cose da soli non so se l’avremmo viste…il tour costava sui 20 euro ma erano comprese nel prezzo varie entrate a chiese rupestri e case grotta,più degustazione gastronomica finale.

Durante la visita abbiamo visto :

I Sassi di Matera

I Sassi sono probabilmente la prima cosa che viene in mente quando si pensa a Matera. L’antichissimo insediamento abitativo costruito nella roccia tufacea sul fianco del vallone Gravina, nel 1993 è stato dichiarato dall’Unesco “Patrimonio Mondiale dell’Umanità”. Il particolare intreccio di grotte adibite ad abitazioni, vicoli tortuosi, chiese rupestri, terrazzamenti, giardini, cunicoli sotterranei fa dei Sassi uno spettacolare esempio di complesso architettonico perfettamente adattato al contesto naturale. Quest’enorme scultura testimonia sin dal più lontano passato Paleolitico il modo di abitare le caverne, accanto alle quali sono sorte, dal medioevo in poi, abitazioni più moderne costruite fuori terra.

Per questo, i Sassi rappresentano un paesaggio unico nel loro genere, meta di affascinati viaggiatori ed ispirati cineasti. Eppure negli anni 50 – 60 i Sassi furono considerati “vergogna nazionale” a causa delle pessime condizioni igieniche e del sovraffollamento nelle case – grotte tanto da venir abbandonati e lasciati nella rovina più completa. Fortunatamente dopo circa trent’anni, cominciarono gli interventi per la conservazione e il recupero di questi gioielli dimenticati che alle luci del tramonto si tingono di magia regalando spettacoli mozzafiato. I Sassi di dividono in due quartieri: il Sasso Barisano, il rione più grande, le cui case oggi ospitano per lo più negozi, ristoranti e alberghi, e il Sasso Caveoso, considerato il quartiere più antico che maggiormente conserva l’aspetto della città rupestre. Prima di partire alla scoperta degli antichi rioni pietrosi può essere utile far prima tappa a Casa Noha, primo bene FAI in Basilicata. Nell’antica dimora appartenuta all’estinta famiglia nobiliare Noha divenuta di recente centro di informazioni turistiche e documentazione , un filmato “I Sassi invisibili. Viaggio straordinario nella storia di Matera”, proiettato sulle pareti di pietra della casa, racconta la storia della cittadina lucana, dalla Preistoria ad oggi, da diverse prospettive, dall’architettura alla storia dell’arte, dall’archeologia alla storia del cinema.

Le aree naturali di Matera

Le riserve naturali, i parchi, le oasi protette che caratterizzano tutto il territorio della Basilicata sono un caratteristico intreccio tra natura e cultura. Al loro interno non solo vivono rare specie faunistiche e floristiche, ma sono custoditi anche reperti di grande valore storico e culturale. Il Parco della Murgia Materana, la Riserva Regionale San Giuliano ed il Colle Timmari sono le aree naturali che potrete visitare a Matera. Nel territorio dell’altopiano murgico materano, in mezzo a particolari entità floristiche, si innalzano i resti di antichi villaggi neolitici. L’area del Lago di San Giuliano, invece, è nota soprattutto per una forte presenza di avifauna e dai capanni di avvistamento potrete osservare le circa 140 specie di uccelli che qui dimorano. Infine, il colle Timmari è una piccola località residenziale che domina il lago di San Giuliano e che costituisce un’importante area archeologica in seguito a ritrovamenti sia di epoca preistorica sia del IV secolo a. C.

Le chiese rupestri di Matera

La nascita delle Chiese rupestri risale perlopiù all’Alto Medioevo, quando il monachesimo si faceva spazio nella comunità cristiana dell’epoca e monaci benedettini e bizantini cominciarono a insediarsi nelle grotte della Gravina trasformandole in centri di preghiera.

Questi luoghi mistici scavati nella roccia sono uno dei tratti distintivi di tutto il territorio di Matera: cripte, eremi, basiliche, santuari e cenobi sono sparpagliati nel tessuto urbanistico dei Sassi, lungo le pareti della Gravina e sull’altopiano murgico. Le chiese rupestri con i loro virtuosismi architettonici e le loro decorazioni pittoriche rappresentano eccezionali opere artistiche, espressione, tra le più significative, del patrimonio storico – culturale del territorio. In un insieme eterogeneo ed armonico in cui a chiese greco-ortodosse si affiancano chiese latine, queste strutture sono infatti, la testimonianza dello sviluppo del livello culturale ed architettonico raggiunto dalle comunità rupestri. Sono circa 150 le chiese rupestri diffuse sul territorio materano per la cui tutela è stato istituito il Parco delle Chiese Rupestri del Materano, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Fra le numerose chiese rupestri visitabili troviamo: la chiesa di San Pietro Barisano che sorge nel Sasso omonimo, con la facciata in stile romanico – barocco (rifacimento seicentesco) e l’interno completamente scavato nel tufo dove non restano (purtroppo) che i sette altari, una serie di affreschi e la cripta con l’ossario; la chiesa di Santa Lucia alle Malve contenente affreschi di notevole fattura tra cui quello della “Madonna del Latte” o “Galattotrofousa” che porge con le due dita il seno al Bambino; la chiesa di Santa Maria de Idris scavata nel fianco del Monterrone, e la cripta di San Giovanni che formano, attraverso un cunicolo interno, un unico complesso rupestre di grande suggestione. Quattro chiese rupestri raggruppate intorno ad un cortile centrale costituiscono il Convicinio di Sant’Antonio (XII – XIII sec.) utilizzato a partire dal XVII sec. come cantina. E’ dedicata invece a Santa Barbara la chiesetta dall’architettura romanica di ispirazione orientale ricca di pregevoli dipinti murali tra cui una rappresentazione della Santa con in testa un ricco diadema e nella mano destra la torre, simbolo del suo martirio.

La Cripta del Peccato Originale di Matera

A pochi chilometri da Matera, lungo la parete della Gravina di Picciano si trova la Cripta del Peccato Originale, la chiesa – grotta magnificamente affrescata (ri)portata alla luce nel 1963, definita la Cappella Sistina della pittura parietale rupestre. Lo straordinario complesso pittorico di scuola benedettino – beneventana (sec. VIII – IX) che decora le pareti della cripta è senza dubbio una delle testimonianze più importanti della pittura altomedievale dell’area mediterranea.

Utilizzata per lungo tempo dai pastori come ricovero per gli animali, la cavità naturale era nota alla popolazione locale come la “Grotta dei Cento Santi”, per la presenza dei numerosi santi raffigurati sulle pareti. Il recupero della Cripta voluto dalla Fondazione Zétema di Matera e realizzato con la consulenza dell’ Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, ha restituito gli affreschi alla piena fruizione. Sulla parete di fondo sono illustrate alcune scene bibliche relative alla Genesi (Dio Padre Creatore, la Luce, le Tenebre, la creazione di Adamo, la nascita di Eva, la tentazione e il Peccato Originale) mentre nelle tre conche absidali sono raffigurati gli Apostoli, gli Arcangeli e la Vergine. Ignoto l’autore delle straordinarie opere figurative, ricordato semplicemente come il Pittore dei Fiori di Matera per la presenza nella parte inferiore degli affreschi di numerosissimi fiori con i petali rossi.

La Casa-Grotta di Matera

Nelle grotte dei Sassi si cela la capitale dei contadini, il cuore nascosto della loro antica civiltà”, così scriveva Carlo Levi nel 1952. E per cercare di capire quel mondo contadino è senza dubbio utile conoscere quali erano le condizioni di vita nei Sassi prima del loro abbandono forzato.

Per farlo non c’è modo migliore se non quello di visitare la casa – grotta di vico Solitario nel Sasso Caveoso. La casa, abitata fino al 1957 da una famiglia di 11 persone (più animali), si compone di un unico ambiente, in parte scavato e in parte costruito, arredato con mobili e attrezzi d’epoca. C’è il focolare con la cucina, il letto con il materasso ripieno di foglie di granturco, il piccolo tavolo con un unico piatto al centro dal quale tutti mangiavano, il vaso da notte usato per i bisogni corporali, il telaio per la filatura, la zona con la mangiatoia per il mulo, la cavità in cui si raccoglieva il letame usato per riscaldarsi, la cisterna dove l’acqua piovana veniva convogliata attraverso un sistema di canali.

Il Palombaro Lungo di Matera

Il Palombaro lungo è la grande cisterna scavata sotto la centralissima Piazza Vittorio utilizzata fino ai primi decenni del secolo scorso per la raccolta di acqua potabile. Deve il suo nome a “plumbarius”, parola latina usata per indicare coloro che rivestivano di piombo le condutture degli acquedotti e, più in generale, qualunque cosa avesse a che fare con i lavori idraulici. Costruita nel 1846 per volere di Mons.

Di Macco come riserva idrica per gli abitanti del Sasso Caveoso, la maestosa cisterna è stata riportata alla luce nel 1991 in occasione dei lavori di sistemazione della piazza. Il serbatoio, profondo 15 metri e contenente circa 5.000 metri cubi d’acqua, era parte di un ingegnoso sistema di raccolta d’acqua formato da una complessa trama di canali, grotte, gallerie, cisterne sotterranee, per recuperare le acque piovane, e le acque della falda nelle vicinanze del Castello Tramontano a Monte. Un suggestivo percorso a circa 17 metri di profondità consente di ammirare gli ambienti di una delle cisterne scavate nella roccia più grandi al mondo, mirabile opera di ingegneria idraulica, imponente e silenziosa come una “cattedrale d’acqua”.

Abbiamo poi (dopo questo tour di ben 3 h e 30) visitato le chiese che ancora non avevamo visto, quella di San Francesco e quella del Purgatorio (ve ne parlerò in un altro post!)

Che dire? Matera ci è rimasta veramente nel cuore!Per bellezza ma sopratutto per accoglienza.Basilicata super promossa 🙂

 

 

 

Expo 2015 – La mia Guida

Circa un mese fa sono stata all’Expo 2015 che si trova a Milano.

Sono riuscita a vederlo più o meno tutto (ma solo grazie al fatto che ho un invalidità ed ho la possibilità di saltare la fila, cosa che possono fare anche le donne incinte o le famiglie con bambini) ma è stato davvero faticoso…Intanto però ho preso appunti e scattato tante foto per poter fare una guida per i miei amici che me l’hanno chiesto (e per me che tornerò il 7 Settembre con i miei genitori!),ecco qua :

Guida Expo 2015

(Non so perchè ma non compaiono le foto qui…se volete la guida con foto in pdf scrivetemi pure a ssdery@gmail.com!)

Raccomandazioni :

  • Arrivare prima dell’apertura delle ore 10 o 30 minuti dopo l’apertura.Alle 10 troverete già una fila non indifferente ai controlli (aereoporto style).
  • Inutile dire che il vostro abbigliamento dovrà essere più che comodo (tanta strada da fare e file sotto al sole).Evitate se potete di andare nel week end.Io l’ho fatto e lo shock è stato tanto.
  • Se vi trovate per alcuni giorni a Milano e non siete riusciti a vedere tutto quello che avreste voluto con il biglietto daily,vi consiglio il biglietto serale (per il giorno dopo) per non perdervi alcuni Padiglioni che rimangono aperti fino a tardi (ognuno ha un orario a se)e lo spettacolo serale dell’albero della Vita.
  • Iniziare i 53 padiglioni al contrario,ovvero percorrere tutto il decumano centrale(la via principale di Expo che si estende in lunghezza per un chilometro e mezzo) e cominciare dall’ultimo così da trovare meno fila nei padiglioni più affollati (Giappone,Thailandia,Italia ed Emirati Arabi in primis).
  • Portarsi dietro una borraccia o una bottiglietta d’acqua vuota.L’expò è pieno di stazioni con acqua liscia e gassata GRATIS.Non fatevi trovare impreparati 😉
  • in tutti padiglioni, con formule diverse (stellate, simil snob o take away) si può mangiare. L’opportunità è unica, quando vi ricapiterà di trovare cibo dell’Angola, del Canada e degli Emirati? (se ve lo state domandando, la risposta è palma da dattero).
  • Tra i partecipanti ci sono diversi Paesi in guerra, che vivranno 6 mesi di convivenza forzata col nemico. Ci saranno le due Coree, posizionate agli antipodi: Pyongyang ha allestito uno spazio per raccontare la storia del ginseng. Ma ci saranno anche Iran e Stati Uniti posizionati uno di fronte all’altro (terapia d’urto?).
  • Lo spazio dedicato alla Birra Moretti starà nel bel mezzo di aeree islamiche (quindi no-alcol) come il Marocco e il Quatar. Invece non ci saranno né l’Ucraina né la Nigeria.
  • – date una ripassata alla cartina del mondo: tra i partecipanti ci sono quei nomi esotici che non si sanno ben posizionare sul mappamondo, tipo Sao Tomè e Principe (isola al largo della costa occidentale dell’Africa), Guinea Bissau (Africa occidentale, con una miriade di piccole isole: non a caso qui si parla di frutti di mare, ma anche di agricoltura della savana).

Ora stilerò un elenco di TUTTI I 53 PADIGLIONI con relativi commenti e consigli.

ATTENZIONE : L’ordine dei padiglioni sarà quello classico che troverete sulla mappa (le mappe vengono distribuite da volontari all’entrata ed in giro per il decumano,ne troverete a bizzeffe).

Inserirò la dicitura DX vicino al nome del Padiglione quando si tratterà di un Padiglione che si trova sul lato Destro.Di conseguenza quelli senza dicitura si troveranno a Sinistra.

Nella mia lista non verranno menzionati ne i padiglioni pubblicitari tipo Algida,Eataly ecc ecc (che troverete comunque nella vostra mappa),ne tantomento i Cluster (I Paesi che per motivi di disponibilità economica non possono o non vogliono costruirsi un proprio padiglione, hanno avuto accesso all’interno dei nove Cluster, una novità di Expo 2015: sono spazi all’interno dei quali più Paesi vengono raggruppati attorno a temi alimentari come Caffè, Cacao e Cioccolato, Cucina Mediterranea e Riso).

Elenco Cluster : i cluster sono: riso, cacao e cioccolato, caffè, frutta e legumi, spezie, cereali e tuberi, bio-Mediterraneo (Albania, Algeria, Egitto, Grecia, Libano, Malta, Montenegro, San Marino, Serbia, Tunisia), isole mare e cibo (Capo Verde, Comore, Comunità caraibica, Guinea Bissau, Madagascar, Maldive), zone aride (Eritrea, Gibuti, Mauritania, Mali, Palestina, Senegal, Somalia, Giordania).

In corsivo troverete i miei commenti (poco) appropriati 

Let’s start!

Padiglione Zero – Onu  CONSIGLIATO

Qui ha inizio la visita dell’Expo 2015.Il padiglione apre intorno alle 10.30.Non mi ha entusiasmato particolarmente ma i “i simil trulli” che troverete all’uscita valgono la pena per l’intera visita.E’ comunque il Padiglione Zero quindi un punto di partenza improrogabile.

il Padiglione Zero introduce la visita del Sito Espositivo di Expo Milano 2015. Quanto l’uomo ha prodotto dalla sua comparsa sulla Terra fino a oggi, le trasformazioni del paesaggio naturale, la cultura e i rituali del consumo, sono il punto di partenza per qualsiasi progetto futuro. Il Padiglione Zero è il luogo in cui raccontare questo straordinario percorso con un linguaggio emotivo e immediato.

Irlanda  DX  NON CONSIGLIATO

Il Padiglione Irlanda è un insulto all’Expo.E’ stato probabilmente messo all’inizio per “obbligarti moralmente a visitarlo” ma suscita subito una nota negativa nella visita dell’intero complesso.Minuscolo.Inutile.Saltatelo pure,la foto del padiglione esterno vale molto più del suo interno.

La Ireland Plaza sul retro, che promette concerti e spettacoli, è ancora vuota.

Ricco di risorse naturali e verdi pascoli che sono puri, fertili e produttivi, lo spirito dell’Irlanda è portato alla vita attraverso il suo Padiglione, che offre ai visitatori un primo piano dei suoi magnifici paesaggi, del patrimonio storico, della cultura contemporanea e della sua cucina e ospitalità. Entrando nel Padiglione Irlanda, i visitatori intraprendono un viaggio indimenticabile attraverso la campagna irlandese e lungo la selvaggia la costa Atlantica. Imparano come il mite clima irlandese, il suo vento e la luce che cambia continuamente, il lussureggiante paesaggio verde e la selvaggia costa atlantica abbiano contribuito a rendere possibile un’agricoltura e una pesca di rilevanza mondiale, come illustrato dalla mostra “Wild Atlantic Way.”

Repubblica Ceca  NON CONSIGLIATO

Il padiglione della R.Ceca è in verticale e diviso in piani.Da qui si inizia a capire l’andazzo dell’intero Expò : PIANTE,PIANTE,PIANTE.Al piano superiore c’è una parte dedicata alla chimica (sempre riguardante la natura ovviamente)tanto cara alla Rep.ceca.Io direi di evitarlo e di evitare lo scambio di sguardi con l’uccellino malefico all’esterno (Fossi Twitter li denuncerei).

Non è solo uno spazio espositivo ma anche un’esperienza che non finirà con Expo Milano 2015. La proposta vincente del giovane duo di architetti Chybík + Kristof, per realizzare il Padiglione nel lotto di 1.362 metri quadri, usa moduli Koma che prevedono un sistema di costruzione progressivo. La sfida della riciclabilità dei materiali e dell’incorporazione della superficie d’acqua nella struttura è sfociata in un padiglione accattivante. Al piano terra vi sono le aree shop e ristorante, al primo e secondo le esposizioni, sul tetto il giardino: oltre 350 metri quadri di “laboratorio di vita”.

Padiglione Nepal  DX  CONSIGLIATO

Il padiglione del Nepal è stato uno dei miei preferiti.Il personale parlato molto poco italiano e zero inglese ma è di una cordialità e gentilezza che vi spiazzerà (talmente tanto che sono caduta dalle scale come una polla),accogliendovi con un Namaste ed un invito a togliervi il copricapo qualora lo indossaste.Il materiale con il quale è stato costruito il padiglione è visibilmente pregiato e ricercato.Un bagno mistico nella cultura Buddista.

Padiglione Bahrain  NON CONSIGLIATO

Un percorso circondato da piante.Niente più.Evitabile.

Sudan  DX  NON CONSIGLIATO

Piccolo e spoglio.Consiglio vivamente di visitare quello dell’Angola di cui questo è una scialba imitazione.

ll Padiglione del Sudan si ispira alla casa “nubiana”, il nucleo abitativo caratteristico del Sudan.
Si sviluppa su un solo livello con un cortile centrale – fulcro della vita casalinga sudanese e luogo adibito al consumo dei pasti – sul quale si affacciano diverse stanze tematiche. In questo centro, vengono serviti piatti tipici, bevande naturali ed è presente un’esposizione di prodotti in pelle e altri oggetti del folklore sudanese

Angola  CONSIGLIATO

Probabilmente il PIL dell’Angola è stato totalmente utilizzato per la costruzione del suo padiglione.Non ci si aspettava tanto da uno stato comunque “economicamente modesto”.Anche qui si sale su più piani fino ad arrivare ad una serra sul top dell’edificio.Il Padiglione è molto interattivo e coinvolgente nella descrizione delle sue materie prima ed usanze.

Il Padiglione dell’Angola si caratterizza per la forma stilizzata di un baobab africano posta al centro della struttura. L’altro aspetto caratteristico che merita la visita sono gli spazi verdi coltivati  con piante, ortaggi e frutta tipiche del Paese.

Belgio  DX  CONSIGLIATO

Abbiamo amato il Belgio.Sono sincera : è stato assolutamente per una questione superficiale : il cibo e la birra.All’entrata del padiglione vi verranno offerti dei fantastici biscottini tipici (Buonissimi!!!),per poi passare davanti a pluristellati chef che vi mostreranno la produzione di vari cioccolatini/biscottini.La fine del percorso vi porterà nell’angolo Birra dove si possono gustare decine e decine di birre differenti.

Nel piano inferiore il solito tripudio di piante,mentre all’esterno si continua con i trucks che vendono deliziose patatine.

La visita inizia da una pergola semicoperta, dalla quale si accede alla fattoria. Lungo una facciata di vetro, si trovano una serie di bicchieri di birra giganti che lasciano filtrare la luce. A destra, su un muro di cioccolato, alcuni schermi mostrano il know how dell’industria cioccolatiera belga. Dalla rampa del futuro, con animazioni luminose che invitano a viaggiare nel tempo, si passa nella cantina. Qui si mettono in pratica le tecniche di produzione alternativa. E i prodotti ottenuti con questi sistemi sono usati nella cucina del Padiglione. La scala di vetro, un pozzo di luce naturale a spirale, riporta in superficie. La struttura che sovrasta la scala rappresenta un filamento di DNA, che celebra la vita.

Brasile  CONSIGLIATO

Il padiglione del Brasile è diviso in due parti : nella parte inferiore c’è una riproduzione parziale della foresta Amazzonica mentre in quella superiore vi è una rete elastica che sancisce un percorso che divertirà sia grandi che piccini.Provare per credere!

Il cuore pulsante del Padiglione del Brasile è una rete interattiva che collega i tre piani. Camminando sulla rete sospesa, i visitatori interagiscono con l’ambiente circostante: dei sensori, infatti, rilevano i movimenti trasferendo impulsi che modificano il suono e la luce circostante. La visita inizia da un’area aperta (Green Gallery), con ortaggi, piante, fiori e frutti accompagnati da tavoli interattivi, che offrono giochi e informazioni sulle etnie del Brasile. Una rampa porta al primo piano, dove una proiezione guida i visitatori. Al secondo piano, un’altra proiezione su uno schermo trasparente mostra un video che si attiva grazie ai sensori di prossimità.

Vietnam  DX  NON CONSIGLIATO

Il padiglione del Vietnam è molto piccolo e spoglio.Molto belli i fiori di loto lignei al suo esterno.Dentro il nulla più assoluto.Come tanti altri padiglioni si punta tutto sullo spazio commerciale et alimentare.

Il loto è un fiore molto diffuso in Vietnam, ed è scelto come simbolo del paese. Nello spazio commerciale si trovano, oltre a pezzi di artigianato in bambù, legno, porcellana, ceramica e tessuto, anche assaggi di famosi piatti e bevande, alcuni dei quali usano come ingrediente principale proprio il fiore di loto. Il Padiglione del Vietnam è a forma di fiore di loto e questo simbolo del Paese si potrà anche degustare in diverse preparazioni del ristorante.

Repubblica di Corea  CONSIGLIATO

Questo padiglione è un tripudio di tecnologia.Schermi digitali,spettacoli visivi e sensoriali.Un viaggio futuristico in una Corea deliberatamente unita.

La struttura di rifà al “moon jar”, il tipico vaso in ceramica dove avviene il processo di fermentazione di alcuni piatti tradizionali, di cui verrà mostrata la preparazione e che si potranno degustare al primo piano.

Moldova   NON CONSIGLIATO

Proiezioni di video con fini turistici.Stop.

Nel Padiglione della Moldova, che ricorda una mela tagliata, sarà proiettato il film “Joc. Pure energy of life”, realizzato per Expo Milano 2015, che racconta la storia di un gruppo di danza popolare moldavo.

Lituania   CONSIGLIATO

Padiglione abbastanza interattivo : come far conoscere la storia del proprio paese senza pesantezza.Interessante.

Il Padiglione della Lituania è composto da due grandi cubi bianchi collegati da una passerella, che ricordano una bilancia. Nello spazio a forma di chicco di grano del primo cubo, personaggi a cartoni animati ripercorrono la storia del Paese. Nel secondo cubo, schermi interattivi propongono invece innovazioni.

Bielorussia  NON CONSIGLIATO

Padiglione all’esterno spettacolare,all’interno il solito percorso tra piante,foto di cibi tipici e video della terra in questione.

Il simbolo del Padiglione è la ruota della vita, una sorta di mulino ad acqua, sotto il quale uno spazio espositivo con monitor interattivi racconta il progresso agricolo e tecnologico del Paese. Con frequenza, sono ospitate performance artistiche ed esibizioni di gruppi musicali folk.

Malesia  NON CONSIGLIATO

Idem come gli altri.Schermi,piante e foto.La formula non cambia.

Il padiglione, che si sviluppa su 2.047 metri quadrati, ha la forma di quattro semi. Le curve del design e gli intrecci sulla struttura riflettono la versatilità e la dinamicità della nazione. Il progetto architettonico prevede caratteristiche green e sostenibili in linea con il tema della sostenibilità di Expo Milano 2015. La struttura esterna dei semi è costruita con il “Glulam” o legno lamellare, un innovativo legno strutturale ricavato da materiale locale sostenibile. La scelta del Glulam, in combinazione con la forma strutturalmente complessa del Padiglione della Malaysia a Expo Milano 2015, nasce dalla volontà di mostrare le capacità della Malaysia sia per quanto riguarda il design che per l’utilizzo di materiali innovativi.

Thailandia  NON CONSIGLIATO

Il padiglione più deludente.Questo padiglione (come tutti i padiglioni orientali)”offre” dei percorsi obbligatori (per questo poi vi troverete in file interminabili) accessibili a 50 persone per volta.Verrette portati in tre stanze dove vedrete 3 video diversi.Il primo è un invito a visitare la Thailandia.Il secondo vi mostrerà i loro prodotti alimentari.Il terzo è una vera e propria propaganda  della loro Monarchia,con un estrema esaltazione della figura del Re.Che dire?Non ho mai prediletto le cose che mi venivano imposte.

Il Padiglione, che si estende su uno spazio complessivo di 2.947 metri quadri, ha una forma che riprende al centro quella del cappello tradizionale dei coltivatori di riso thailandesi, il “ngob”. Nel disegno della pianta, a questo nucleo si affianca un’altra forma, quella del “naga”, che riprende le linee sinuose degli esseri considerati spiriti della natura, protettori di fonti, pozzi e fiumi e portatori di pioggia e fertilità, presenti anche sullo stemma del ministero dell’Agricoltura e delle Cooperative.

Uruguay   CONSIGLIATO

Simpatico.Unione tra tecnologia e storia.Da provare.

Il percorso inizia nel giardino del Padiglione, dove il pubblico riceve le prime informazioni sull’Uruguay. Le persone accedono a una rampa sonora, dove potranno vivere un’esperienza sensoriale attraversando distinti paesaggi sonori dell’Uruguay: dalle voci del campo fino al rumore dell’oceano, dal crepitare del fuoco per fare una carne arrostita all’allegria del carnevale. I visitatori entrano poi in una sala dove si immergono in un cortometraggio proiettato su schermi tenuti da braccia robotiche che circondano il pubblico. Si tratta di una produzione originale, il cui schema narrativo riflette, a partire da un dialogo tra generazioni, la tradizione dell’Uruguay e gli avanzamenti del Paese e pennellate di paesaggi.

Cina  CONSIGLIATO

Fuori troverete ad aspettarvi un eccezionale distesa di fiori gialli.Dentro una distesa di canne di bambù.Chiaro esempio di quanto i padiglioni orientali siano molto più belli visti da fuori.

Il tema scelto dalla Cina incarna l’atteggiamento di gratitudine, di rispetto e di cooperazione del popolo: la terra nutre l’uomo dalle origini, la speranza è la prospettiva di un futuro in cui il cibo consenta la vita di tutti. Agricoltura, alimentazione, ambiente, sviluppo sostenibile sono i punti focali della partecipazione della Cina a Expo Milano 2015. Lo scopo è ricordare la convinzione della filosofia cinese che “l’uomo è parte integrante della natura”, illustrare le tradizioni culturali e i progressi nei campi dell’agricoltura, presentare i grandi passi compiuti nell’uso razionale delle risorse per assicurare cibo a sufficienza, buono e salutare. Il filo conduttore è la ricerca di equilibrio tra gli esseri umani e l’ambiente, tra l’umanità e la natura.

Colombia  CONSIGLIATO

Il Padiglione Colombiano viene presentato inizialmente con un video di introduzione per spiegare la conformazione climatica di questa splendida terra.All’interno il padiglione era suddiviso in stanze dove ogni stanza rappresentava uno dei 5 aspetti climatici presenti nel paese.Anche qui il percorso era obbligatorio ma con ritmi meno rigidi.

La visita al Padiglione della Colombia si snoda attraverso cinque piani termici, corrispondenti ai diversi climi che il Paese riunisce in un solo territorio, a diverse altitudini.

Argentina  NON CONSIGLIATO

Il padiglione Argentino si concentra sui sistemi di lavoro delle terre agricole.Non entusiasmante.Sono corsa al ristorante 😀

Il Padiglione dell’Argentina, che è formato da silos allineati, propone contenuti audio-video, simulatori, sistemi interattivi, spazi multisensoriali.

Azerbaijan  DX   CONSIGLIATO

Bello dentro e fuori.Perfetto per gli amanti dell’architettura.

Un percorso espositivo che si snoda attraverso tre sfere di vetro su più livelli che rappresentano tre diverse biosfere. Il progetto di Simmetrico Network presenta forme architettoniche moderne e semplici, realizzate attingendo ai materiali tradizionali quali il legno e la pietra lavorati in modo innovativo e abbinati a vetro e metallo. Una pelle di flessuose lamelle lignee avvolge i lati del Padiglione, che si sviluppa su un’area di 887 metri quadri, lasciando il fronte nord più libero per favorire un controllo passivo del microclima.

Emirati Arabi Uniti  DX   CONSIGLIATO

Questo è stato il padiglione più coinvolgente.Giochi e video musicali hanno aperto le danze per poi veder terminare la visita in una sala cinema dove viene proiettato un video sull’importanza dell’acqua.Una parte del sito espositivo presentava l’Expò del 2020 che si terrà proprio nella loro Nazione.

Il Padiglione, che si estende su uno spazio complessivo di 4.386 metri quadri, progettato da Foster+Partners ha muri di sabbia increspata dal vento alti dodici metri e un ingresso delineato da uno schermo video lungo settantacinque metri, un vero e proprio falaj digitale, eco di antichi canali idrici. L’esibizione principale è divisa in due parti. La prima è contenuta dentro un cilindro, che consente all’auditorium di ruotare giocando con l’orientamento del pubblico. I visitatori transitano nella seconda parte dell’esposizione principale (Future Talk) prima di uscire tramite una rampa in discesa. Ovunque si colgono i colori della sabbia, onnipresente nel paesaggio arabo. Il futuristico Padiglione è provvisto di sistemi di recupero dell’acqua piovana e celle fotovoltaiche, ed è stato progettato tenendo in considerazione due climi: quello naturalmente fresco di Milano e quello assolato degli Emirati Arabi Uniti, destinazione del Padiglione alla conclusione di Expo Milano 2015.

Kazakistan  CONSIGLIATO

Coinvolgente e divertente.Entrare assolutamente.

Il Padiglione del Kazakistan avvolge il visitatore in un turbine di informazioni, immagini ed emozioni. Nella prima sala un’artista racconta la storia del Paese creando immagini con sabbia colorata. Poi si passa a una sala suddivisa in sei tappe: la scienza agronomica kazaka, le risorse naturali, l’uso dell’acqua, le nuove tecniche agricole sostenibili e l’acquacultura. Il Padiglione Kazako ospita un acquario con storioni del Caspio, da cui si ottiene il famoso caviale. E poi assaggi di latte di giumenta fermentato, droni volanti, un racconto della storia delle mele.Conclude l’esposizione una sala 3D, con poltroncine dinamiche.

Regno Unito  DX  CONSIGLIATO

Il padiglione del Regno Unito ricrea un alveare (all’entrata troviamo delle Arnie con fotogrammi di Api all’interno).E’ possibile salire in cima per entrarvi dentro e bere qualcosa nel Bar che si trova vicino le scale (per gli amanti del Pimms sopratutto).

Il design è ispirato al ruolo unico che gli alveari hanno nel nostro ecosistema e rappresenta lo spirito della partecipazione del Regno Unito a Expo Milano 2015. L’abilità artistica inglese ispira da sempre tutto il mondo e Wolfgang Buttress, il vincitore della competizione lanciata per scegliere l’architettura del padiglione, ha tradotto in termini progettuali la forza del design britannico.Il padiglione britannico, esteso su un lotto complessivo di 1910 metri quadri, vuole lasciare un segno nell’esperienza di tutti i visitatori di Expo Milano 2015, in cui natura, creatività, scienza e tecnologia si combinano per affrontare la sfida sottesa al TemaNutrire il Pianeta, Energia per la Vita.

Polonia  CONSIGLIATO

Questo padiglione è veramente ben fatto.A partire dalla struttura esterna fatta con cassette della frutta fino ad arrivare alla terrazza giardino.Alla fine del percorso ci sono alcune donne che invitano il visitatore a partecipare alla creazione di alcuni gioielli.Molto Piacevole.

Un corridoio conduce al primo piano del Padiglione. Qui i visitatori arrivano a un giardino magico. Dal suo centro si sviluppa uno stretto e tortuoso sentiero intervallato da alberi di mele. Il riflesso degli alberi negli specchi crea l’illusione di uno spazio vasto e infinito e allo stesso tempo enfatizza l’atmosfera magica del luogo. Dal giardino, i visitatori passano facilmente al successivo spazio espositivo, dove si trova l’installazione di una mela gigante. Partendo dall’interno della “mela”, i visitatori sono guidati fino al piano terra del Padiglione, dove continua la storia dell’economia polacca con grafiche animate e proiezioni. Il percorso conduce il visitatore al cinema, dove sono proiettati una serie di video.

Ungheria  DX  NON CONSIGLIATO

L’idea, almeno nella struttura, c’è ed è ben realizzata: l’ispirazione è l’Arca di Noè, simbolo di salvezza degli esseri viventi. Il problema è che, una volta entrati nel padiglione Ungheria, delle specie (animali o vegetali) non vi è l’ombra. Un peccato.
Sul tetto una splendida terrazza con un ristorante che serve i piatti tradizionali (i celebri insaccati, i formaggi o il goulash).

Ideato dai progettisti Attila Ertsey, Ágnes Herczeg e Sándor Sárkány, il Padiglione è di tre piani e si estende su un lotto di 1.910 metri quadri. Le forme e i materiali rappresentano le linee principali dell’architettura ungherese (granaio, silos rurali, stalle) secondo i principi dell’architettura organica, sviluppatasi a metà del Novecento e basata sulle tradizioni locali, sulla comprensione delle leggi della natura, sull’esaltazione del rapporto tra l’uomo e l’universo. La zona centrale del Padiglione è ispirata all’Arca di Noè, simbolo di salvezza degli esseri viventi, mentre le due estremità laterali richiamano i tamburi sciamanici, che riportano a radici antiche evidenziando il rapporto mistico con la natura e che sono solcati dall’antico simbolo dell’albero della vita nel quel scorre l’acqua dolce naturale ungherese dalle celebri proprietà termali.

Paesi Bassi  NON ESISTE

Il padiglione dei paesi bassi ricrea un luna park ed è composto da food trucks (ottimi,vedi sezione cibo)

Il concept: Condividere, crescere, vivereÈ il tema lanciato dai Paesi Bassi per riflettere sulla produzione, la distribuzione e il consumo di cibo su scala mondiale, immaginando il padiglione come un luogo di esperienze inaspettate e capaci di incuriosire divertendo. Perché, non dimentichiamolo, uno dei principali obiettivi del genere umano è quello di migliorare la propria qualità di vita. Che si tratti di ambito finanziario o socioculturale. Ovviamente, per far sì che ciò avvenga, è necessario trovare soluzioni per preservare la vita nel futuro. E queste soluzioni bisogna trovarle assieme, condividendo i problemi: la ricerca di soluzioni alle sfide globali richiede collaborazione internazionale e condivisione delle conoscenze e delle risorse naturali. Lo si deve fare assieme. È questa la dichiarazione d’intenti degli olandesi. E il Paese porta come esempio il Piano Delta, un progetto ideato e avviato in seguito all’inondazione causata dal Mare del Nord nel 1953 nei Paesi Bassi, attraverso il quale hanno dimostrato un approccio costruttivo anche di fronte a una catastrofe naturale. Non solo, il popolo olandese, attraverso la sua partecipazione a Expo, vuole sottolineare il fatto che sono il secondo esportatore mondiale di cibo, avendo tra l’altro un ruolo importante nella ricerca di soluzioni per le sfide legate alla sicurezza alimentare e all’uso sostenibile di acqua, energia e altre risorse.

Spagna  DX  CONSIGLIATO

Tradizione e innovazione si fondono, almeno in teoria. Avvicinandovi al padiglione Spagna vedete una struttura che ricorda una serra, metà in legno metà in acciaio, simbolo dell’incontro tra vecchio e nuovo. Anche all’interno si cerca di mantenere il binomio, con alterni risultati.
Davanti all’ingresso, una valigia di 5×4 metri, punto di partenza di un’installazione audiovisiva dell’artista catalano Antoni Miralda. Un mix di musica e immagini racconta ricette tradizionali e avanguardia. L’effetto complessivo, alla fine, è un po’ quello da ufficio del turismo spagnolo. Ma è di sera che vale la pena fare un salto qua, grazie ai dj set che trasformano il patio in un locale vacanziero in stile Ibiza.

Il Padiglione della Spagna propone un Viaggio del sapore che inizia con una valigia di 5×4 metri, punto di partenza di un’installazione audiovisiva dell’artista catalano Antoni Miralda. Una volta oltrepassato il portico, 20 valigie proiettano altrettante proposte visive (ognuna dedicata a un alimento). Miralda ha previsto che il viaggiatore/visitatore possa rispondere – in modo interattivo – a domande sull’alimentazione. La mostra Il linguaggio del sapore guida invece i visitatori nell’immaginazione culinaria di un cuoco attraverso i paesaggi e gli aspetti più rappresentativi della produzione agroalimentare.

Santa Sede  CONSIGLIATO

Dentro l’”Ultima Cena”, magnifico quadro del Tintoretto (in agosto verrà sostituito da un arazzo di Pieter Paul Rubens raffigurante l’istituzione dell’Eucarestia). Da un lato fotografie su conflitti, errori, disequilibri, la “de-creazione”, dall’altro tre video che mostrano altrettanti progetti della Chiesa per cercare di risolvere questi problemi. Il quadro del Tintoretto offre la chiave interpretativa dello spazio: l’uomo è al centro, la sua azione si ripercuote sulle vite degli altri e sul mondo che ci circonda.Minimalista ma pregno di significato (ed all’uscita vi verrà regalata la calamita del Papa!)

Fin dalle pareti esterne, il Padiglione propone due spunti di riflessione: “Non di solo pane vive l’uomo” e “Dacci oggi il nostro pane”. La visita inizia prima dell’ingresso, perché i visitatori sono accolti personalmente dai volontari. Il percorso espositivo procede illustrando in cinque scene le dimensioni ecologica, economico/solidale, educativa e religioso-teologica del tema. Nella quarta scena (“Educarsi all’umanità”), è proposta una tavola in legno sulla quale sono proiettati tutti gli ambiti della vita quotidiana in cui si può agire responsabilmente per cambiare il mondo.

Romania  DX  NON CONSIGLIATO

Lo sforzo di “unire tradizione e modernità”, come annunciano le guide del padiglione Romania, non sembra molto riuscito. La struttura introduce vagamente il concetto, la visita all’interno lo annichilisce. Non è sufficiente l’accostamento di paglia, legno e vetro (quest’ultimo indicherebbe la modernità). Diciamolo: oltre al flauto di Pan dimensione extra large, al visitatore resta ben poco da ammirare.

L’accesso principale all’area espositiva richiama l’aspetto di un flauto di Pan. Il piano terra rievoca un viaggio attraverso le bellezze naturali della Romania. Il primo piano dà invece spazio a un’interpretazione contemporanea della tipica abitazione di un villaggio, posizionata sul delta del fiume Danubio, in legno e vetro e circondata da un ampio giardino. La Romania ha affidato il suo racconto a un personaggio tipico del folklore locale: Lia (CIocârlia), una ragazza dalla voce incantevole che secondo la leggenda si innamorò delSole trasformandosi in uccello per raggiungere l’amato.

Francia   CONSIGLIATO

I francesi partono da un concetto: per nutrire 10 miliardi di persone nel 2050 (il 70% nelle città) è necessario “ripensare la catena alimentare dal campo al piatto”. Le Pavillon France è seducente fuori (un campo-orto-giardino), elegante e intelligente dentro (una via di mezzo tra una cattedrale e un mercato).Cibo a buon mercato (baguette,macarons,croissant e crepes)che vi inebrieranno con il loro profumo (mescolato a quello di lavanda).

L’edificio costituito principalmente di legno lamellare, su uno spazio di 3592 metri quadri, è ispirato a un luogo simbolo della cultura alimentare francese: il mercato coperto. Il padiglione si ispira difatti ai tipici mercati che si trovano in molte città della Francia, che ben rappresentano il tema generale di Expo Milano 2015, con l’accento sull’autosufficienza alimentare, l’accesso al cibo e la dimensione qualitativa dell’alimentazione. Realizzato dallo studio parigino XTU Architectes

Messico  DX  CONSIGLIATO

Il padiglione del Messico inizia con giochini interattivi/foto da stampare all’uscita.Piccolo ma ben fatto,con il personale che da spiegazioni brevi,concise ed esaudienti ogni qualvolta si arrivi davanti ad uno dei 5 punti salienti del padiglione.Sopra una terrazza sancisce la fine del percorso.

L’architetto Almada, insieme con Jorge Vallejo e la consulenza del biologo Juan Guzzy, ha ideato le forme del padiglione basandosi sull’alimento messicano più caratteristico, il mais. Alla forma di una grande pannocchia di mais si ispira infatti la grande struttura esterna, che copre il padiglione di 1910 metri quadri, collocato in una posizione privilegiata, all’incrocio dei due viali principali. All’interno trova spazio la più ricca esposizione di prodotti tipici, contornati da un flusso d’acqua che dà vita ai giardini e accompagna i visitatori in rampe elicoidali, alla scoperta della ricchezza gastronomica, ecologica e culturale del Messico.

Israele  NON VISITATO

L’elemento caratterizzante del Padiglione di Israele è il “giardino verticale”: una parete lunga 70 metri e alta 12 interamente adorna di piante vive, i cui fiori e colori cambieranno con il passare delle stagioni. Il Padiglione offre al visitatore un’esperienza divisa in due fasi. Nel primo spazio, attraverso film 3D ed effetti multidirezionali, è illustrata la storia dell’agricoltura israeliana. Uno dei film presentati racconta il piano di rimboschimento di Israele portato avanti dal Fondo Nazionale Ebraico (KKL). Nel secondo spazio una tappezzeria luminosa di led danza in ogni direzione.

Palazzo Italia  CONSIGLIATO

A qualsiasi ora, troverete gente in coda (attenzione che verso le 20.30 bloccano l’accesso). Nel cortile, quattro schermi sono connessi in streaming con omologhi in quattro mercati d’Italia: voi vedete chi fa la spesa, loro vedono voi. All’interno, la mostra su tre piani: tema, la potenza del sapere fare, della bellezza, del limite e del futuro. Si parte con le «statue parlanti» (volti proiettati su manichini) di imprenditori italiani, si passa dalla «distress room» (una stanza attraversata da lampi di luce, rumorosa e dissestata) e di fronte a 21 schermi con catastrofi ambientali dai Tg degli ultimi 60 anni. Poi, la bellezza: tre stanze di specchi, in cui sono proiettati rispettivamente paesaggi naturali, architetture, interni d’Italia. Toccante, come il video del crollo della basilica di Assisi durante il terremoto e il grande quadro «Vucciria» di Guttuso, a cui si arriva dopo un percorso al buio (fatto dall’Istituto ciechi) nei mercati italiani (ore 10-17). Più didascalico il plastico dell’Europa da cui è stata tolta l’Italia.
Nel cardo (la strada che taglia in due il Decumano) Padiglioni e piazzette sono dedicate a regioni, province e prodotti tipici. Alcune ruotano, altre sono fisse. Molte organizzano eventi, ma tante sono solo vetrine. C’è lo spazio di Woman for Expo, quello della Croce Rossa, il contestato e rinnovato angolo della Lombardia. Presenti Calabria (con un’aiuola di piante tipiche), Sicilia con due statue antiche, Piacenza. Da Granarolo giochi interattivi sul latte (e vi regalano una poesia), mostra su agricoltura e biodiversità (dai pomodori neri al mais rosso) da Coldiretti. E poi le altre attrazioni che trovate in queste due pagine.

Il Padiglione Italia è costituito da nove punti di attrazione. In uno di questi, Palazzo Italia, è collocata un mappa dell’Europa nella quale manca l’immagine dell’Italia. Una voce, anticipata da una sirena, si chiede come sarebbe il mondo se non ci fosse stato il nostro Paese, mentre vengono proiettate le principali bellezze artistiche, culturali, gastronomiche, le scoperte geografiche e le opere dell’ingegno collegate ai nostri connazionali.

Slovenia  DX  NON CONSIGLIATO

Video,Piante,Video,Piante.

Cinque piramidi di legno e vetro ripropongono il tipico paesaggio montuoso della Slovenia. Al termine della visita, che culmina in uno spazio aperto con viti, ulivi e una mini-foresta vengono donati a ciascuno cinque chicchi di grano saraceno.

Svizzera  CONSIGLIATO

Prendete subito un biglietto (sono gratis) e salite sulle quattro torri. Contengono bustine di caffè (la Svizzera lo produce, chi l’avrebbe detto), rondelle di mele, cubetti di sale e bicchieri da riempire d’acqua. Potete prenderne a volontà, ma chi verrà dopo di voi potrebbe non trovarne più (capita spesso).Suggestivo anche il modello in granito del San Gottardo (potete far piovere grazie a un sistema di scoli).

Primo Paese ad aderire a Expo Milano 2015, tra i primi a completare la struttura architettonica all’interno del Sito Espositivo. Il Padiglione svizzero – con una superficie di 4432 m2 – presenterà una grande piattaforma aperta con quattro torri visibili da lontano, riempite di prodotti alimentari. I visitatori accedono alle torri attraverso gli ascensori e, una volta arrivati in cima, possono servirsi di prodotti. Man mano che le torri si svuotano le piattaforme sui cui poggiano si abbassano, modificando la struttura del Padiglione svizzero. Il progressivo svuotamento delle torri è registrato in tempo reale e può essere seguito anche sui media sociali.  

Austria  DX  CONSIGLIATO

Visto che il 48% dell’Austria è formata da boschi…anche il padiglione è coperto per il 48% da un bosco (con alberi piantati qui da Dicembre 2014. L’idea di base è semplice: senza acqua e senza cibo non si sopravvive, senza aria non si vive. il motto è «Breathe Austria». La temperatura è di 5°C inferiore a quella del Decumano quindi posto ottimo per rinfrescarsi.Originale la scelta dell’aria.

Il Padiglione dell’Austria riproduce il microclima di un bosco austriaco. Ai visitatori è proposta l’esplorazione di uno spazio che, in assenza di climatizzazione, sarà raffreddato dal naturale effetto rinfrescante della evapotraspirazione delle piante.

Cile  DX  NON CONSIGLIATO

Video ed installazioni interattive che vi permettono di scoprire e giocare con la gastronomia nazionale. E verso la fine  La Tavola del Cile, opera di 48 metri in legno della Patagonia, in grado di accogliere più di un centinaio di commensali. Potete accomodarvi anche voi.Ma anche NO.

L’accesso al Padiglione del Cile – un’architrave in legno sollevata da quattro pilastri di cemento che vuole ricreare l’orizzonte temperato tipico dell’architettura cilena – è un punto relax con tavoli e panche. In un percorso d’ingresso della durata di 3-5 minuti sono protettati i contrasti tipici di questo territorio. L’itinerario è accompagnato da tavole interattive, proiezioni immersive in 3D 4k, ricorso alla realtà aumentata.

Ecuador  NON CONSIGLIATO

Il coloratissimo padiglione è presidiato da Boobie, la mascotte: una Sula piediazzurri, uccello marino locale.
All’interno Un sistema di ologrammi e odorama vi permette di sentire il profumo di banana, cacao, rose, gamberetti… Sotto i vostri piedi una grande pianta del Paese, intorno video sulle quattro regioni. Saltabile il filmato della sala dopo, da ufficio turistico come al solito. Ogni sabato dalle 12, ogni due ore, vi insegnano un balletto: la Boobie Dance.Per i più piccoli.               

Nello spazio-museo fluttuano ologrammi 3D di cacao, rose, quinoa e altri elementi, con un sistema tecnologico che ne riproduce i profumi.

Iran  DX  NON CONSIGLIATO

Il padiglione della Repubblica Islamica è una tenda gonfiata dal vento. Riproduce una collinetta dominata da rosmarino, accompagnato da qualche altra pianta tipica del territorio.Il tutto va a scaturire come al solito in boutique e ristorante.

Il Padiglione dell’Iran è una tenda gonfiata dal vento con un soffitto ricoperto di specchi. È quindi possibile passeggiare nel verde osservando i riflessi prodotti dagli specchi. Durante il semestre saranno proposti spettacoli tradizionali.

Germania  CONSIGLIATO

Dopo l’Italia, è il padiglione più grande di Expo. Sormontato da vele bianche, propone due visite: una interna all’esposizione, una esterna sulla rampa (qui sono raccontati i Länder federali) e in terrazza, l’area relax e picnic. Per scendere? C’è uno scivolo.
Si  parla di acqua, terra, clima, biodiversità e alimenti. Un giardino dà suggerimenti per coltivare o usare le piante (portatevi via i foglietti coi consigli). Chiude lo show musicale sulle api «Be(e) Active».

La prima parte del percorso del Padiglione tedesco illustra le fonti dell’alimentazione (suolo, acqua, clima e biodiversità). Nello spazio “Il mio giardino di idee” ogni visitatore può interagire con il materiale esposto per ottenere ulteriori informazioni multimediali. Il gran finale è lo show “Be(e)active”: i visitatori possono sperimentare un volo sulla Germania (attraverso 3mila schermi che proiettano paesaggi tedeschi) dalla prospettiva di due api in volo, il cui movimento è diretto da un direttore d’orchestra.

Kuwait  CONSIGLIATO

Da fuori ammalia per la sua bellezza. Dentro accontenta amanti degli effetti speciali, patiti delle atmosfere d’Oriente e bambini.Carina la riproduzione del suq arico di colori e profumi di spezie e la cascata di acqua all’ingresso.

La struttura del Padiglione richiama le imbarcazioni kuwaitiane, i Dhow, tuttora utilizzate nel Golfo Arabico. La facciata laterale presenta un esempio delle serre e dei sistemi di coltura idroponica diffusi nel Paese. La prima sezione del percorso illustra le caratteristiche del territorio e del clima del Kuwait; nella seconda viene mostrato come lo studio e la ricerca scientifica abbiano permesso di creare un habitat ospitale e fertile; nell’ultima sezione, i visitatori possono immergersi in prima persona nella cultura kuwaitiana.

Stati Uniti  NON CONSIGLIATO

Questo Padiglione è uno di quelli che mi ha deluso di più in assoluto.E’ formato da un breve disimpegno composto da cartelli telematici e non,una terrazza con musica “gggiovane” ed un american bar.Punto di forza potrebbe essere la piazza con i tracks con il cibo…Di più no.

Il Padiglione – al quale si accede tramite una passerella in legno recuperato dal lungomare di Coney Island – si ispira a un tradizionale granaio americano e si sviluppa come una struttura aperta su più piani. L’elemento distintivo del Padiglione è la grande ‘fattoria verticale’, da cui si otterrà un raccolto quotidiano.

Marocco  DX  CONSIGLIATO

Secondo i bambini questo è uno dei padiglioni più belli.Forse perchè il Marocco ha saputo creare un percorso di colori ed odori con semplicità.Un oasi di pace nel caos del Decumano.

Il Padiglione ricorda una cittadella fortificata araba. Il Paese mette in risalto tutte le ricchezze della sua terra, come il rinomato olio di Argan, lungo un percorso che presenta video e istallazioni. Attraverso esperienze che coinvolgono tutti i sensi, il Marocco riesce a trasportare i visitatori alla scoperta della sua cultura e delle sue risorse naturali. Al termine della visita, ci si può rilassare nel tipico giardino mediterraneo, con palme, olivi e aranci.

Turchia  NON CONSIGLIATO

Il padiglione colpisce più per gli spazi dedicati all’ozio che per i contenuti esposti.Arioso.

Il Padiglione richiama un melograno stilizzato (“nar”) e ospita un giardino di platani dove degustare il tè ottomano, circondati da chioschi e aree mercato.

Monaco  NON CONSIGLIATO

Da un principato come quello di Monaco forse ci si aspetta un’eleganza “luxury”. Invece la scelta è caduta su casse di legno e container, come in un porto. Temi: salvaguardia dei mari, in primis. E poi cooperazione.

Lo spazio espositivo del Principato di Monaco, che si estende su un lotto complessivo di 1.010 metri quadri, nasce da un progetto dell’architetto italiano Enrico Pollini e si propone come uno spazio capace di incoraggiare il pubblico ad entrare da molti diversi punti d’accesso, riflettendo così sulle opportunità poste dall’ecologia, dal riciclo e dal riuso. Numerosi veri container merci sono impiegati con funzioni architettoniche, a ricordare sia il ruolo di nodo d’interscambio rappresentato dal Principato di Monaco sia le chance di riutilizzo creativo. Sul tetto in legno simile ai tendaggi d’emergenza un composto in sfagno, un muschio leggero e permeabile, consente la coltivazione di un orto di colture mediterranee. Sono presenti giardini verticali e un sistema di raccolta dell’acqua piovana. Il design interno, a cura dell’agenzia tedesca Facts and Fiction, farà fluire i visitatori in un tour libero scoprendo la gamma degli argomenti di sensibilizzazione proposti dalla Fondazione Alberto II di Monaco e dall’Istituto Oceanografico. A fine 2015 la struttura sarà smantellata e inviata a un progetto di aiuto della Croce Rossa in Burkina Faso.

Qatar  DX  CONSIGLIATO

La visita inizia da una tavola imbandita con i piatti tipici della tradizione: scopriteli con gli schermi touch. Poi una scala mobile vi porta in cima al paniere (tipico cesto). Al centro, un «Albero della vita» tecnologico, fatto di luci: cadono i frutti e la vostra discesa avviene in contemporanea alla virtuale raccolta. Nel tipico suq (il mercato) degustate il tè e fatevi un tatuaggio all’henné.

Nello spazio del Padiglione, a forma di cesto, è possibile assistere a uno spettacolo interattivo.

Giappone  NON CONSIGLIATO

Ci risiamo con le file interminabili dovute ai percorsi obbligatori ed ai video che però sono molto più piacevoli ed interattivi in questo padiglione.Ho tentato di uscire prima della fine del percorso e sono stata assalita da Hostess Giapponesi indemoniate 😀

Il Padiglione del Giappone, composto da 17mila pezzi di legno incastrati tra loro in modo da lasciar penetrare la luce solare, ospita un ristorante da dieci tavoli sedendosi ai quali è possibile fare un pranzo virtuale. Il cibo, infatti, appare sul piano del tavolo con una spiegazione delle sue caratteristiche.

Slovacchia  NON CONSIGLIATO

Una delle parti più apprezzate da chi visita il padiglione slovacco è fuori dall’ingresso: una distesa di sedute a sacco in cui sprofondare e riposarsi. E perché il tema è «Ricaricarsi», ci sono anche le prese per il telefono.Anche all’interno la visita continua con diversi modi di interagire (vi verrà consegnato anche un tablet a riguardo).Carino ma non speciale.

Un luogo dove ricaricarsi: l’area relax esterna al Padiglione della Slovacchia – composto da un cubo di listelli di legno con una cascata che alimenta un sistema di mulini – ospita infatti delle sedie a sacco dove è possibile alimentare i propri smartphone e tablet.

Russia  CONSIGLIATO

Il padiglione Russo ci piace per gli assaggini Gratis di Dolcetti Russi e Vodka e per la terrazza con lounge bar con vista.All’interno esposizioni di quadri di arte contemporanea.

Il concept della struttura è stato sviluppato dallo studio Speech, guidato dagli architetti Sergei Choban, Alexei Ilin eMarina Kuznetskaya. Situato su un’area di oltre 4.000 metri quadri, il Padiglione russo è ampio e dinamico e il suo design trae origine nella forma e nella tradizione dei padiglioni sovietici e russi delle precedenti Esposizioni Universali alle quali il Paese ha partecipato.

Turkmenistan  DX  NON CONSIGLIATO

Un viaggio nel tempo , si torna indietro di trenta anni.Un viaggio nell’Unione Sovietica degli anni 80. Il padiglione dovrebbe ispirarsi al tema «Acqua è vita», ma l’unica testimonianza in materia resta la fontana scenografica all’ingresso.

Il Padiglione, ispirato al tema “Acqua è vita”, si apre su una fontana scenografica, punto di maggiore attrazione.

Estonia  NON CONSIGLIATO

Tecnologia (l’Estonia è la patria di Skype)e video (strano) su balli tipici e natura.Carine le altalene (i kiik)che segnalano live l’energia prodotta.

Il focus del Padiglione sono i tipici dondoli (“kiik”): facendoli oscillare si può generare energia elettrica.

Indonesia  DX  NON CONSIGLIATO

È un padiglione piccolo, dove caffè, spezie e cacao si alternano a video, raccontando la cultura gastronomica locale.

Attraverso lo spettacolo “Oculus”, l’Indonesia propone un viaggio virtuale nel suo Paese, grazie a un’immersione in immagini e suoni che danno ai visitatori l’impressione di essere sull’arcipelago.

Oman  NON CONSIGLIATO

Atmosfera da Oasi nel Deserto apprezzabile.Contenuti zero.

Il grande Padiglione rappresenta una cittadina che richiama le architetture tipiche del sultanato.

Info

I padiglioni nazionali sono spazi costruiti autonomamente – sia come progetto sia economicamente – dai paesi partecipanti, che hanno un tema personale collegato a quello generale di Expo “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. Il numero cinquantatré è un record assoluto per le Esposizioni Universali, superiore a quello di Shanghai 2010, in cui i padiglioni furono 42. Queste strutture sono molto diverse tra loro, essendo state progettate e costruite in autonomia dai vari paesi: le uniche regole base erano di mantenere un 30% dello spazio dedicato ad aree aperte o a uno spazio verde, un’altezza massima di 17 metri e c’era l’obbligo di installare un’area di ristorazione all’interno del proprio lotto (l’Olanda, per esempio ha fatto praticamente solo quello, con furgoni di cibo da strada). Per ora l’unico padiglione che resterà dopo Expo è il Palazzo Italia, il padiglione ufficiale dello Stato Italiano.

Cose da fare

Lo spazio dedicato a Slow Food pare essere molto suggestivo, quasi mistico, quasi sacro. Saranno gli ulivi piantati nell’area, sarà che sorge sulla Collina Mediterranea che domina dall’alto il resto di Expo. La struttura sarà composta da materiale completamente riciclabile, ci sarà l’orto, e poi ci saranno aree tematiche sul vino e sul formaggio.Per chi ama i gadget, sappiate che con 8 euro potrete degustare 4 tipi di formaggi (10 euro con un bicchiere di vino) e portarvi a casa un piatto di legno e un bicchiere.

Dove si trova?In fondo al Decumano,dopo il padiglione dell’Oman.

– All’interno di Expo si potrà fare la spesa. Nel Future Food District (lo spazio pensato in collaborazione con Coop) si farà la spesa del futuro in un supermercato 2.0 dove il personale al lavoro saranno dei robot. E’ qui che si potranno acquistare gli snack a base di insetti, ma anche tantissime alghe.

Dove si trova?Dietro al Padiglione della Spagna.

I 10 Padiglioni dove si mangia meglio

1 – Padiglione Giappone

Il Padiglione del Giappone è senza dubbio uno dei più allettanti. La passione per la cucina giapponese dilaga e parecchi piatti appartenenti alla tradizione nipponica sono entrati a far parte della nostra cultura. Quì, tra gli altri, è possibile gustare un ottimo curry giapponese di riso e verdure a soli 8 euro, oltre che degli irresistibili california rolls.

2 – Padiglione Israele

Anche il Padiglione Israele si rivela essere il luogo ideale nel quale perdersi in un vortice di gusto. Tra le tante pietanze da assaggiare troverete i falafel, l’hummus e la shawarma, tipici esempi di cucina da strada che piacciono a tutti.

3 – Padiglione Argentina

Famosa per i suoi piatti a base di carne, ad Expo2015, nel Padiglione dell’Argentina, potrete gustare una ricca parillada mista, composta da costine, salsicce e patate. Per chi se lo fosse perso, invece ecco, sempre per rimanere in tema, il matambre argentino.

Io Personalmente ho mangiato qui a pranzo e mi sono trovata benissimo.Con 10 euro ho preso degli spiedini di carne argentina con patate al forno e da bere incluso.

4 –  Padiglione Olanda

Anche l’Olanda spicca ad Expo Milano. L’ingresso del Padiglione porta ad un ristorante coperto la cui strada è però occupata da una serie di camioncini con annessi street food: come non citare il famoso cartoccio di patate fritte o ancora hamburger, formaggi e dolci dai nomi impronunciabili per i quali sono in molti a fare la fila?

Ho mangiato anche qui un buonissimo,anzi DELIZIOSO  Sandwich Dutch Stew con 7,50 euro.

5 – Padiglione Messico

Da visitare anche il Padiglione Messico la cui forma ricorda quella di una pannocchia bianca sulla cui sommità ha sede il ristorante Bésame Mucho. Quì da provare il tacos al Pastor, un simil kebab con una base di tortilla di mais riempita di carne di maiale marinata con una salsa a base di spezie e peperoni, ed accompagnata con ananas e pomodoro.

6 – Padiglione Colombia

Eccoci al padigione della Colombia. Quì da gustare assolutamente un’ottima empanada da accompagnare rigorosamente con una delle tante varietà di caffè locale. Ancora, il Patacón, un piatto a base di platano fritto condito con formaggio e carne, ed infine il succo di numerosi frutti particolari, come quello di guava, di mango, di mora e di lulo.

7 – Padiglione Marocco

Anche il padiglione del Marocco promette di stupire chi abbia la fortuna di assaggiarne le preparazioni tipiche. Non perdete, ad esempio, la tajine di pollo, piatto unico cotto nella tradizionale pentola caratteristica che potrete gustare per soli 10 euro.

8 – Padiglione Italia

Beh, che dire? Un pizzico di nazionalismo per la patria della buona cucina ci sta tutto. Inutile elencare le specialità che potrete trovare, ma che vale assolutamente assaggiare, preparate dai migliori chef del Paese. Nel Palazzo Italia c’è l’esclusivo ristorante di Peck. Sul Cardo, in ordine sparso: vassoi con salumi misti da Citterio, da mangiare in terrazza (4/7 euro) oppure pizza e pasta da «Ecco Pizza & Pasta» (sui 10 euro), che mette a disposizione parecchi tavolini. Voglia di montagna? Nello spazio dell’Alto Adige (gettonatissimo), dominato da tronchi di albero e sviluppato su più piani, potete assaggiare per esempio i brezel con lo speck (6 euro) o lo strudel di mele. Ci sono il bar della Lavazza e quello di San Pellegrino, mentre sull’angolo che affaccia sull’Open Air Theatre trova spazio il chiosco di gelati di Rigoletto, con gusti classici o con prodotti del territorio (da 3 euro).

9 – Padiglione Malesia

Se non avete mai assaggiato i satay, dovete rimediare. Il padiglione della Malesia offre, tra gli altri, i famosi spiedini speziati ad un prezzo accessibile a tutti, per un tuffo virtuale nel meraviglioso Stato, crocevia di etnie e culture.

10 – Padiglione Bielorussia

Che estate sarebbe senza gelati? Nel padigione della Bielorussia ne troverete uno pronto a stupirvi: quello alla vodka, tra i più gettonati ad Expo2015.

 

Come Arrivare

Con il tram
Utilizzando il biglietto ATM urbano è possibile raggiungere Expo Milano 2015 grazie alle due linee della rete tranviaria 12 e 19. I due tram percorrono il centro di Milano e arrivano all’ingresso Est Roserio Orogel, in prossimità della Collina Mediterranea e del Biodiversity Park.

  • Il 12 parte da viale Molise, percorre il centro storico della città da Piazza Cinque Giornate al Duomo, da Brera a via Procaccini, salendo attraverso Piazza Firenze e arrivando al capolinea in via Grassi in corrispondenza dell’Ospedale Sacco.
  • Il 19 parte da Piazza Ventiquattro Maggio e sale verso via Vigevano, Conciliazione e Corso Sempione, coprendo tutta la zona ovest della città terminando la corsa al capolinea di fronte all’Ospedale Sacco, come il 12.

Giunti al capolinea basta attraversare un ponte pedonale per raggiungere l’ingresso Est Roserio Orogel di Expo Milano 2015. Qui sarà possibile acquistare il biglietto per l’Esposizione Universale.

Con la metropolitana

Per raggiungere il Sito Espositivo con la metropolitana è possibile utilizzare la linea 1 e seguire le indicazioni per la stazione di Rho Fiera Milano. La linea 1 rossa transita per le stazioni di Duomo, Cadorna e si interconnette con tutte le altre linee metropolitane. Il tempo di percorrenza previsto è di circa 25 minuti da Piazza Duomo, 35 minuti dalla Stazione Centrale, 20 minuti dalla Stazione Cadorna e 30 minuti dalla Stazione Garibaldi. È necessario munirsi di biglietto extraurbano. La stazione metropolitana di Rho Fiera Milano è direttamente collegata con l’accesso Ovest Fiorenza- San Carlo. A pochi metri dalla stazione è possibile raggiungere il piazzale dei controlli tramite un nuovo gruppo di scale.  All’accesso sono presenti biglietterie e servizi al visitatore. Passati i controlli il visitatore percorre la passerella pedonale Expo-Fiera (PEF) per raggiungere il Sito.

Con Trenord, treni regionali e suburbani

Per giungere al Sito Espositivo in treno è sufficiente seguire le indicazioni per la stazione di Rho Fiera EXPO Milano 2015 . Il tempo di percorrenza previsto per raggiungere il Sito Espositivo è di circa 19 minuti dalla Stazione Garibaldi. Le linee suburbane S5-S6 e la nuova S14 da Rogoredo collegano direttamente Rho Fiera EXPO Milano 2015 con le stazioni milanesi del Passante, la linea S11 serve invece chi proviene da Monza, Seregno, Como; nella stazione di Rho Fiera EXPO Milano 2015 inoltre fermano tutti i treni delle linee regionali da Arona, Domodossola, Varese e Torino. Consulta e scarica lo schema completo delle linee suburbane e della linee regionali per scoprire come raggiungere il sito direttamente in treno.

Raggiungere Expo Milano 2015 con le Frecce Trenitalia

Il collegamento ferroviario ad Alta velocità si serve, in corrispondenza dell’accesso Ovest Triulza – Orogel del Sito Espositivo, della nuova fermata dedicata servita anche dalle linee suburbane regionali e dalla linea 1 della metropolitana. Expo Milano 2015 ha fra i suoi partner TRENITALIA come vettore ufficiale: per tutta la durata dell’evento, i treni della rete nazionale e internazionale fermeranno nella stazione di Rho Fiera Expo Milano 2015 in prossimità dell’ingresso del Sito Espositivo. Trenitalia offre diverse soluzioni per raggiungere Expo Milano 2015. Saranno infatti disponibili 19 Frecciarossa, 18 Frecciabianca, 4 Intercity notte e 26 treni da e per la Svizzera e la Francia, per un totale di 67 fermate speciali. Durante i sei mesi dell’evento, Milano sarà raggiungibile con 236 corse al giorno, di cui 148 Frecce Trenitalia, e con oltre 130.000 posti al giorno tra collegamenti nazionali e internazionali.

Con l’auto

Con l’auto è possibile giungere ai parcheggi, disponibili su prenotazione di:

  • Arese (collegato con navetta gratuita con l’accesso Est Roserio – Orogel)
  • Fiera Milano (collegato con navetta gratuita con l’accesso Ovest Fiorenza- San Carlo)
  • Trenno (collegato con navetta gratuita con l’accesso Est Roserio – Orogel)

Prague

Nel tempo libero ho preparato questo itinerario per la città di Praga per chi volesse 😉

Il Castello di Praga
Chi ha letto (anche poco) Kafka, riconoscerà nel Castello l’inquietante presenza di quasi tutti i romanzi del grande scrittore di Praga. Da sempre simbolo di potere, il complesso del Castello troneggia su Praga minaccioso e inaccessibile. Lunghe strade ripide, tra cui la splendida e faticosa Vie Nerudova, conducono alla scoperta di questo luogo in cui da secoli si confondono storia e leggenda, sacro e profano. La Cattedrale di San Vito, simbolo della religiosità ceca, convive con il Vicolo D’Oro, dove gli alchimisti voluti da Rodolfo II cercavano l’elisir di lunga vita e la formula magica per trasformare i metalli in oro.

Quando: dal 1 aprile 31 ottobre dalle 5 del mattino fino a mezzanotte. La visita ai giardini è gratuita.
Quanto: 350 corone, circa 12 euro.
Come: Tram 22 e poi a piedi oppure la Via Nerudova

Malà Strana
Malà Strana in ceco significa “Parte Piccola” ed è il nome con cui dal trecento si identifica questa parte di Praga rispetto a Nove Mesto, la Città Nuova. Distrutta nel 1541 da un grande incendio, fu ricostruita da artisti e architetti italiani, che le diedero l’attuale aspetto barocco e rinascimentale. Ancora intatta, Mala Strana è un piccolo gioiello con piazzette, splendidi palazzi e angoli romantici. La Chiesa di San Nicola (a Praga ce ne sono due) divide Mala Strana in due e su tutto il quartiere troneggia la sagoma imponente del Castello, a cui si arriva con splendide (e ripide) salite panoramiche.

La Città Vecchia di Praga
Dopo Mala Strana, l’altro grande quartiere storico di Praga è Stare Mesto, che in ceco significa Città Vecchia. Il centro del quartiere è la Piazza della Città Vecchia, da sempre luogo degli avvenimenti più importanti di Praga: dalle incoronazioni dei sovrani alle esecuzioni dei condannati. Questa storia travagliata si ritrova soprattutto nella sovrapposizione di stili architettonici che si inseguono nella piazza, anche se l’aspetto è sempre equilibrato. Oggi l’attrazione principale è l’orologio astronomico del Municipio che ogni ora dà “vita” alle statuette dei personaggi religiosi e civili che si muovono e inseguono in un antico rituale, anche se il vero monumento da non perdere sono le guglie gotiche della Chiesa di Týn.

La Cattedrale di San Vito a Praga
Tra le mura del Castello di Praga si erge questa splendida cattedrale gotica, una delle più grandi d’Europa: è lunga 124 metri, larga 60 e alta 33 metri. Chi arriva al Castello dopo aver visitato Mala Strana, la prima cosa che noterà è il contrasto tra il barocco del quartiere basso e le tipiche guglie appuntite della Cattedrale. L’interno è splendido ed uniforme, nonostante la costruzione si sia susseguita per sei secoli. Da visitare la Cappella di San Venceslao, la cripta sotterranea con i sepolcri dei re boemi e il tesoro con i gioielli per l’incoronazione dei sovrani.
Quando: da marzo a ottobre, dal lunedì al sabato, dalle 9 alle 17. Domenica dalle 12 alle 17. Da novembre a febbraio dal lunedì al sabato, dalle 9 alle 16. Domenica dalle 12 alle 16.
Quanto: biglietto cumulativo per tutti i monumenti del Castello. 350 corone, circa 12 euro.

Lo josefov, il ghetto ebraico di Praga
Le tombe disordinate del cimitero ebraico sono forse lo spettacolo più emozionante di tutta Praga. Raccontano la storia dello Josefov, il ghetto ebraico di Praga, a pochi passi dalla Piazza della Città Vecchia, in cui gli ebrei della città hanno vissuto dal 900 al 1708. Costretti a vivere in pochi chilometri quadrati, gli ebrei hanno imparato a sfruttare ogni minimo spazio, creando una specie di labirinto in cui case private, negozi e laboratori si confondevano. Qui sono vissuti il rabbino Low e il suo leggendario Golem, Franz Kafka e 77.279 ebrei cechi e moldavi massacrati dai nazisti. Non perdete il ghetto ebraico, anche se avete poco tempo per visitare Praga.

La Casa Danzante di Praga
Una delle cose da vedere assolutamente durante una visita a Praga è la Casa danzante, uno straordinario edifico dedicato alla grande coppia del ballo formata da Ginger Rogers e Fred Astaire. Fred e Ginger, infatti, è uno dei nomi che sono stati dati a questo palazzo sulla riva della Moldava costruito dal 1992 al 1996. Progettato e realizzato dall’architetto F.O Gerhy (lo stesso del Museo Guggenheim di Bilbao) è formato da due palazzi che sembrano una coppia di danzatori. Uno dei palazzi si protende verso l’altro, che immobile aspetta l’abbraccio dell’altro. All’ultimo piano c’è un ristorante francese da cui si gode una splendida vista sulla Moldava. Oltre all’architettura, quello che colpisce è la perfetta integrazione di questo modernissimo edificio con i palazzi circostanti, quasi tutti dell’ottocento.

Monumento culturale nazionale a Vysehrad
V Pevnosti 159 / 5b, Praga 128 00, Repubblica Ceca (Praha 4)
E’ un angolo tranquillo, pieno di verde, con un panorama bellissimo della valle della Moldava e di Praga. Si raggiunge agevolmente dalla metropolitana di Vysehrad (linea B, gialla). Primo insediamento di Praga , si sviluppa su una collina ( stupendo panorama ) come fortezza a bastioni. Da vedere la basilica di Pietro e Paolo ed il cimitero monumentale.

Ponte Carlo (Karluv Most)
Between Mala Strana and the Old Town, Praga 11000, Repubblica Ceca (Praha 1)
Il ponte Carlo (in ceco Karlův most) è uno storico ponte in pietra sulla Moldava, situato nella città di Praga, e collega la Città Vecchia al quartiere di Malá Strana; è forse il più famoso monumento della capitale della Repubblica Ceca. Misura 515 metri di lunghezza e 10 metri di larghezza. Il ponte è una delle più grandi attrazioni turistiche della città, ed è molto frequentato dagli artisti di strada, musicisti e venditori di souvenir durante tutto l’anno.

Collina di Petrin
Ujezd St, Praga, Repubblica Ceca (Praha 1)

La collina di Petrin è un parco vivibilissimo. Un punto di osservazione incredibile sulla magia praghese. La piccola torre Eiffel e i suoi circa 300 gradini permettono al visitatore di affacciarsi su una delle viste più suggestive della città. Consigliata vivamente anche una visita, magari con i più piccoli, al Labirinto degli specchi.

Church of the Virgin Mary before Tyn
La Chiesa di Santa Maria di Týn (Kostel Matky Boží před Týnem), detta anche semplicemente Týnský Chrám, è una chiesa imponente di Praga che domina la piazza della Città Vecchia ed è il secondo santuario praghese dopo la Cattedrale di San Vito.
La chiesa venne iniziata a costruire nel 1365, in stile gotico, e fu terminata nel 1511 con la finalizzazione della torre sud. Ben presto divenne il centro del riformismo boemo. Infatti già dai primi del Quattrocento, e fino al 1620, fu la principale chiesa hussita della città. Il re Giorgio di Podebrady, che si recava in questa chiesa per ricevere la comunione utraquista, fece collocare sulla facciata un calice d’oro. Il calice, successivamente alla battaglia della Montagna Bianca, venne fuso ed usato per la statua della Madonna che oggi orna la chiesa. All’interno della chiesa si trova, inoltre, la tomba dell’astronomo di Rodolfo II, Tycho Brahe. Nonostante la chiesa costituisca uno dei principali punti di riferimento di Starè Mèsto, è pressoché impossibile apprezzarla se non da una considerevole distanza, perché è racchiusa dalle case circostanti, alcune delle quali sono state costruite proprio a ridosso delle mura. La torre nord è più snella della torre sud, dove ci sono cinque scudi sopra la grande finestra: lo scudo della Città Vecchia, dei Pernstejn, di Vadislao II, di Svamberg e della Croazia. L’interno, un tempo in stile gotico, venne restaurato in stile barocco dopo l’incendio del 1679. Ora, l’alta e stretta navata è di un bianco abbagliante e, al livello del suolo, è disseminata di pale d’altare barocche in nero e oro. Il portale nord della chiesa è ornato con scene della passione di Cristo, opera del laboratorio di Peter Parler; questo famoso portone fu per anni l’entrata principale alla chiesa.

National Gallery (Národní Galerie)
La Národní galerie v Praze (“Galleria nazionale di Praga”) è il principale museo d’arte di Praga e della Repubblica Ceca in generale.
Tra gli artisti rappresentati figurano opere di Piero della Francesca, Pietro Lorenzetti, Lorenzo Monaco, Tintoretto, Jacopo Bassano, Agnolo Bronzino, Lucas Cranach il Vecchio, Lucas Cranach il Giovane, Albrecht Dürer, Hans Holbein, Peter Brueghel il Vecchio, Rubens, Rembrandt, Jan Gossaert, Simon Vouet, Sébastien Bourdon, Charles LeBrun, El Greco, Goya, Canaletto, Delacroix, Corot, Courbet. Tra gli impressionisti e postimpressionisti Monet, Manet, Renoir, Sisley, Pissarro, Seurat, Van Gogh, Toulouse-Lautrec, Henri Rousseau il Doganiere, Utrillo, Degas, Dufy, Cézanne, Gauguin. Tra gli scultori Auguste Rodin. Tra gli artisti del XX secolo Picasso, Braque, Oskar Kokoschka, Gustav Klimt, Egon Schiele, Max Ernst, Edvard Munch.

DOX – Center of Contemporary Art
The Contemporary Arts Center (CAC)—one of the first contemporary art institutions in the United States—is a pioneering contemporary art museum located in Cincinnati, Ohio. The CAC is a non-collecting museum that focuses on new developments in painting, sculpture, photography, architecture, performance art and new media. Remaining committed to programming that reflects “the art of the last five minutes,”[1] the CAC has displayed the works of many now-famous artists early in their careers, including Andy Warhol.

Zizkov Televison Tower
Mahlerovy sady 2699/1 | Prague 3, Praga 13000, Repubblica Ceca (Praha 3)

http://www.towerpark.cz/en

Cena fantastica con panorama mozzafiato

Attività
http://www.trapprague.com/index.php/en/
Senovazna 8, Praga 11000, Repubblica Ceca

Un piccolo appartamento nelle vicinanze della Municipal House diviene il luogo in cui verrete rinchiusi dal KGB, costretti a trovare le chiavi per avvicinarvi alla salvezza con semplici passaggi logici. Non é richiesta fisicità, conoscenza della lingua o altro: solo la voglia di giocare e non arrendervi; gli indizi sono davanti a voi! L’ideatore… un genio!

http://www.skydivearena.cz/cz/uvod/
Tupolevova 736, 199 00 Praha 9, Repubblica Ceca
You have found unusual and adrenaline sport that is safe for everyone.
Come and try the feeling of free fall in the safety of a wind tunnel, from a safe height and under the continuous supervision of professional instructors.
Skydive arena is the only wind tunnel with circular glass flight chamber in the world. It has a diameter of 4.3m and an overall height of an unbelievable 14 m. You can feel what it’s like when the wind blows at a speed of over 270 km/h. This activity (sport) is designed for all physically healthy people aged 5 to 100 years. No previous experience or special physical training needed. After a short briefing, you will learn to control your body in free fall even during your first entrance into the tunnel.
After a short briefing, everyone learns to control his body in free fall, during the first few entrances to the tunnel.
Flying at Skydive arena is divided into two sections – Funflight and Sportflight.