Archeoboat

In battello sul Tevere, da Roma ai Porti imperiali di Claudio e Traiano, a Fiumicino. Dopo un viaggio di prova ieri, debutta oggi ufficialmente l’Archeoboat, il servizio di trasporto via fiume che collegherà Roma e Fiumicino, passando attraverso Portus, il Parco archeologico dei Porti imperiali. Ogni fine settimana, cittadini e turisti avranno la possibilità di viaggiare in battello, sulle acque del Tevere, per raggiungere e visitare l’unico porto romano giunto intatto fino al nostro tempo, nel segno della mobilità sostenibile. Promossa dall’Amministrazione Comunale di Fiumicino, l’iniziativa arricchisce la proposta di Navigare il Territorio, il progetto che, grazie alla collaborazione tra la Fondazione Benetton Studi Ricerche, Aeroporti di Roma e la Soprintendenza speciale per il Colosseo e l?Area archeologica Centrale di Roma, consente di visitare gratuitamente i Porti imperiali, ogni sabato e tutte le domeniche fino al 30 ottobre, con laboratori e tour dedicati ai bambini e alle famiglie.
L’Archeoboat parte da Roma il sabato e la domenica, alle ore 9.30, dal molo di Ponte Marconi. In circa due ore porterà a Fiumicino, con approdo a soli 200 metri dai resti antichi, sulla sponda destra della Fossa Traianea. Dopo la fermata ai Porti imperiali è possibile proseguire a bordo del battello fino al centro storico di Fiumicino, per una visita alla città; nel pomeriggio è prevista un’escursione lungo il Tevere che consente di esplorare da vicino l’ecosistema fluviale (partenza alle ore 15 da Fiumicino centro e rientro alle ore 16.30 circa). Archeoboat si affianca al servizio di navetta gratuita che Aeroporti di Roma ha messo a disposizione per raggiungere in pochi minuti, nei giorni di apertura, il Parco archeologico direttamente dall’aeroporto Leonardo da Vinci.

Fonte : IlMessaggero

Il Christo sul lago d’Iseo

Christo camminerà di nuovo sulle acque tra il 18 giugno e il 3 luglio. Non sul lago di Tiberiade ma su quello d’Iseo, e ci porterà con sé su una passerella color giallo dalia lunga tre chilometri e mezzo.Ovvio che stiamo parlando del Christo con la acca e cioè dell’imperatore delle installazioni effimere Vladimirov Yavachev, noto per aver impacchettato con la moglie Jeanne-Claude svariati monumenti tra cui il Pont-Neuf a Parigi e il Reichstag a Berlino.

 

La sua più recente invenzione, la prima senza l’apporto di Jeanne-Claude morta nel 2009, è un circuito coperto da 90 mila metri quadrati di tela poliammidica, posati su un complesso sistema di parallelepipedi in polipropilene ancorati al fondo del lago. Insomma una passeggiata elastica e suggestiva, «come su un letto ad acqua», da assaporare attimo per attimo proprio perché si è consapevoli che durerà poco.

 

Il costo, di 10 milioni di euro, è completamente finanziato da Christo attraverso la vendita dei progetti e dei bozzetti. È così che lavora, e non vuol sentir parlare di volontariato: è infatti partito un bando per reclutare 500 addetti salariati, in maggioranza gli steward che guideranno i visitatori nel percorso (1500 le domande arrivate, si sta procedendo alla scrematura).

 

IL PROGETTO FLOATING PIERS

Dal Central Park dei Gates (opera del 2005) allo specchietto lacustre di quest’angolo di Lombardia corre una bella differenza: soprattutto se si pensa che il progetto Floating Piers, e cioè pontili galleggianti, era nato molti anni fa per Tokyo e prima ancora per l’estuario del Rio de la Plata. Ma Christo va dove lo lasciano andare, e cioè dove riesce a vincere più facilmente la propria eterna battaglia per i permessi. Dicono che, in perlustrazione per i laghi lombardi, preceduto dalla caratteristica scia di aglio che lo contraddistingue visto che ne mangia spicchi interi a ripetizione, si sia subito innamorato del Sebino, e soprattutto del Monte Isola piazzato lì in mezzo, l’isola lacustre più grande d’Europa, 1800 abitanti, assoluto divieto alle auto, che gli è parso suggestivo collegare sia pure per poche settimane alla terraferma.

 

Dicono che molto abbia contato l’amicizia con i Gussalli Beretta, quelli delle armi, e che infatti non a caso la passerella miracolosa circonderà l’isoletta privata di San Paolo dove vive la famiglia. Dicono soprattutto che quella è «una manna dal cielo»: il primo da cui lo sentiamo è il sindaco di Iseo Riccardo Venchiarutti, che si compiace dei primi riscontri internazionali: «Paginate del New York Times, citazioni della Lonely Planet, Iseo inserito tra le mete da non perdere nel 2016». Ma è «una manna» anche per Marcella, abitazione d’epoca a pochi metri dalla chiesa della Madonna della Neve, che sta attrezzando posti letto per gli appassionati di land art; e per Fabio Volpi della società Sassabanek, gestore del più grande campeggio della zona oltre che dell’Iseo Lago Hotel, che sta preparando «pacchetti turistici, per attaccare alla passeggiata lacustre magari una visita alle cantine in Franciacorta o ai monumenti di Brescia».

 

L’occasione va sfruttata, anche per colmare il deficit di attenzione che penalizza il Sebino, obiettivamente paradisiaco, rispetto a un vicino ingombrante come il lago di Garda: «Abbiamo sempre avuto i nostri appassionati, soprattutto olandesi, belgi, scandinavi», elenca Alessandro Ropelato, manager dell’Araba Fenice, il fascinoso albergo primo Ottocento che di tutta l’operazione è diventato il campo base. «Ma ancora molto si può fare: lanciamo il sasso nel lago e aspettiamo che rispondano in molti. E intanto il nostro hotel prenotazioni per il periodo non ne accetta più. Siamo occupati dallo staff di Christo. Li vede, quelli lì che lavorano? Sono i sommozzatori bulgari, li ospitiamo da un pezzo».

 

ALBERGHI ESAURITI

In quelle che saranno le giornate più lunghe dell’anno (ma la passerella sarà aperta 24 ore su 24, con prevedibili suggestioni al chiaro di luna) si ipotizza un afflusso di 500 mila persone, tra italiani escursionisti per un giorno e raffinati esteti internazionali. Si favoleggia già di ville affittate da importanti galleristi newyorkesi a 25 mila euro per un paio di settimane, e di parate tra Iseo, Sulzano e Lovere su motoscafi Riva (nati proprio da queste parti, a Sarnico, e poi venduti ai cinesi) noleggiati a carissimo prezzo. E mentre gli albergatori cantano vittoria (tutto pieno, con un incremento delle tariffe dichiarato sul 15-20%) e i ristoratori preparano gli attovagliamenti, tavoli di altra natura vengono organizzati con una certa quieta apprensione (l’ultimo giorni fa in prefettura) per programmare le misure di sicurezza e approntare parcheggi (12 mila) e bagni chimici (200).

 

Fiorello Turla, sindaco di Monte Isola e imprenditore in proprio nel ramo reti, aspetta serafico l’onda d’urto: «Certo qualche giorno in più non avrebbe guastato, ma una passerella permanente non avrebbe senso: teniamo al nostro splendido isolamento. Resta la gioia di aver conosciuto un uomo così, ottant’anni e l’energia di un ventenne. Il compleanno tondo, in estate, l’abbiamo festeggiato insieme: bruschetta con l’olio di Monte Isola e sardine del lago». L’aglio, se l’era portato Christo da casa.

Fonte : LaStampa

Qualcosa di più su Christo

Christo e Jeanne-Claude, o più spesso semplicemente Christo, è il progetto artistico comune dei coniugi statunitensi Christo Vladimirov Yavachev (Христо Явашев, Gabrovo, 13 giugno 1935) e Jeanne-Claude Denat de Guillebon (Casablanca 13 giugno 1935New York, 18 novembre 2009), fra i maggiori rappresentanti della land art e realizzatori di opere su grande scala.

I due artisti sono artefici della Land Art: intervengono sul paesaggio e lo modificano, nel loro caso in maniera provvisoria. Sono noti soprattutto per le opere realizzate con il tessuto, “imballando” monumenti o stendendo lunghi teli in luoghi naturali.

Porta Pinciana a Roma imballata da Christo nel1974

Un esempio di questo si ritrova nella loro celebre opera realizzata tra il 1972 e il 1976 denominata Running Fence. Essa consiste in una recinzione continua, tesa da Est a Ovest per quasi quaranta chilometri tra alcuni declivi della campagna californiana, a nord di San Francisco. Si tratta di una serie di ampi teloni di nylon bianco appesi a un cavo d’acciaio sorretto da oltre duemila montanti metallici che, visti dall’alto, si snodano come un serpente e attraversano valli e colline fino a perdersi all’orizzonte. Quest’opera territoriale è volutamente giocata per contrapposizioni poiché la verticalità della recinzione si oppone nettamente all’orizzontalità del paesaggio e l’artificialità del nylon contrasta con la naturalità dell’erba. Infine anche il biancore dei teli si contrappone ai sobri colori del terreno. Questa incredibile muraglia bianca assume un grandissimo valore simbolico. Quando i teli sono gonfiati dal vento, infatti, l’enorme serpente sembra quasi animarsi e per tutta la sua lunghezza risuona di un crepitare secco e sonoro. Per la realizzazione dell’intero impianto furono necessari quattro anni, ma l’opera ebbe una vita estremamente breve essendo durata solamente quattordici giorni.

Sulla produzione artistica della coppia hanno anche influito il pensiero e l’arte di Man Ray e Joseph Beuys, con particolare riferimento alle opere l’Enigma di Isidore Ducassedel primo e al Pianoforte con Feltro del secondo.[7]

Christo è principalmente l’artista delle opere, mentre Jeanne-Claude è l’organizzatrice («Le opere destinate al pubblico sono firmate da Christo e Jeanne-Claude, i disegni da Christo»).

In genere le opere sono interamente finanziate dalla vendita dei disegni preparatori, collage o modellini.
Dal 1972 tutti i loro lavori sono fotografati esclusivamente da Wolfgang Volz; mentre per almeno cinque dei loro maggiori lavori è stato prodotto anche un documentario da parte di Albert e David Maysles.

Realizzazioni principali[modifica | modifica wikitesto]

  • Documenta 4 di Kassel (agosto 1968) – un imballaggio d’aria di 5.600 m³ sollevati da gru e visibili da 25 km di distanza.
  • Valley Curtain (19701972) – un telo lungo 400 metri steso lungo una valle delle Montagne Rocciose in Colorado.
  • Porta Pinciana a Roma 1974.
  • Surrounded Islands (19801983) – le isole della baia di Biscayne a Miami sono circondate da una cintura di polipropilene fucsia.
  • imballaggio del Pont Neuf (settembre 1985) – il Pont Neuf di Parigi, il più vecchio dei ponti della capitale francese, è impacchettato da un telo di poliestere giallo ocra.
  • imballaggio del Reichstag (giugno 1995) – il Reichstag di Berlino è impacchettato con un tessuto argentato. Milioni di persone sono andate a vedere l’opera.
  • The Gates (20042005) è stato aperto al pubblico dal 12 al 27 febbraio 2005. Era un percorso di 37 chilometri attraverso il Central Park di New York, costituito da materiale arancione intervallato da 7.503 portici, alti circa cinque metri e disposti a quattro metri di distanza fra loro.
  • The Floating Piers (2016) una passerella di 3,5 km sul lago di Iseo che verrà realizzata nel giugno 2016.
  • Over The River – (da realizzare) copertura di un torrente, l’Arkansas River, in Colorado.
  • Mastaba – (da realizzare) parallelepipedo composto da oltre 450.000 barili di petrolio vuoti nel deserto degli Emirati Arabi Uniti.

Rampa Imperiale di Domiziano, l’ingresso monumentale ai palazzi imperiali

Apre al pubblico la Rampa Imperiale di Domiziano, l’ingresso monumentale ai palazzi imperiali.

È il risultato di un lungo intervento architettonico e di restauro, suffragato da numerose indagini archeologiche. 

In occasione di questa inaugurazione, che avviene dopo oltre un secolo dalla scoperta, è allestita e promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area Archeologica di Roma con Electa una mostra che negli stessi spazi espone alcuni importanti reperti trovati in quest’area del Foro romano. 

Edificata nella seconda metà del I secolo d. C., la Rampa collegava il Foro, cuore politico e amministrativo della città, con il centro del potere, ovvero il Palazzo Imperiale. Il valore simbolico di questo imponente ingresso, una vera ascesa alla residenza dell’imperatore, resta tutt’oggi evidente a chiunque ne varchi la soglia. Del complesso della Rampa erano parte integrante l’Aula che nel medioevo è stata trasformata nell’Oratorio dei XL Martiri, che oggi torna a far parte del percorso di visita. Fanno parte del percorso anche posti di guardia e locali di servizio. 

La Rampa si snodava lungo sette salite (tratti salienti) e sei tornanti, che s’innalzavano fino a 35 metri (pari a oltre 10 piani): delle sette salite originali ne sono rimaste quattro, ora accessibili al pubblico con un percorso che termina con un affaccio inedito sul Foro romano. 

La mostra, corredata da materiale multimediale, espone una serie di ritrovamenti effettuati durante gli scavi condotti dall’architetto-archeologo Giacomo Boni ai primi del Novecento, periodo in cui si realizzarono i primi restauri della rampa. 

Sito ufficiale

James Tissot – Chiostro del Bramante

“Il suo talento di colorista e il suo interesse per la moda viene fuori dai suoi dipinti. Tra le opere esposte, capolavori quali La figlia del capitano e La figlia del guerriero entrambe del 1873 accanto alla Galleria dell’HMS Calcutta (1886) che illustrano i temi principali della sua arte sempre trattati con profondità psicologica e che attestano il suo talento fine osservatore del suo tempo”

James Tissot sarà in mostra in Italia per la prima volta. Un progetto questo in cui hanno fortemente creduto il Chiostro del Bramante e Arthemisia Group, con il Patrocinio dell’Assessorato Cultura e Turismo del Comune di Roma.

Tissot, grande pittore ed incisore francese dell’800, è un artista ancora poco esplorato e conosciuto. Tuttavia la sua opera rappresenta un anello fondamentale nella Storia dell’Arte. Le sue opere arrivano nella capitale dopo le importanti esposizioni dedicategli in tutto il mondo a Parigi, New York, Canada, Londra tra il 1985 sino al 2009.

James Tissot è sicuramente un artista raffinato, parte dell’élite del suo tempo, per molti aspetti enigmatico ed ancora poco conosciuto per le caratteristiche della sua arte che vanno dalle influenze impressioniste alle istanze preraffaellite. Nato in Francia ma di adozione britannica sapeva ambientarsi sia tra i conservatori che tra i liberali. I suoi quadri sono la celebrazione dell’alta borghesia in epoca vittoriana tra la rivoluzione industriale e il colonialismo. I suoi dipinti in fondo trasformano la quotidianità in atti eroici e ogni gesto diventa clichè ma mai senza originalità.

Le opere esposte sono 80 provenienti da musei internazionali quali la Tate di Londra, il Petit Palais e il Museo d’Orsay di Parigi e che ripercorrono tutto il cammino artistico di Tissot. E’ presente in queste opere l’influsso parigino e la realtà londinese tutto sotto la sua caratteristica dominante, la sua vena sentimentale e mistica. Il suo talento di colorista e il suo interesse per la moda viene fuori dai suoi dipinti. Tra le opere esposte, capolavori quali La figlia del capitano e La figlia del guerriero entrambe del 1873 accanto alla Galleria dell’HMS Calcutta (1886) che illustrano i temi principali della sua arte sempre trattati con profondità psicologica e che attestano il suo talento fine osservatore del suo tempo.

I suoi dipinti restano una fotografia della vita dell’alta borghesia ma, al contempo anche della società di quel tempo. I suoi primi quadri risentono dell’influenza della scuola  olandese e furono esposti al Salon quando aveva solo 23 anni.

Allo scoppio della guerra franco-prussiana si arruola, ma sospettato di essere comunista, fu costretto a lasciare Parigi per Londra, dove si avvicina alla tecnica dell’acquaforte, sotto la guida di Seymur Haden, e dipinge ritratti caratterizzati dalla fedeltà realistica.

In poco tempo però ritrova i soggetti da lui preferiti a Parigi: eventi sociali e personaggi della società londinese, riscuotendo un notevole successo di pubblico ma anche l’ostilità della critica che lo considerava troppo realistico, dicendo che si suoi quadri apparivano quasi “fotografie”.

Nel 1876 si innamora di Kathleen Newton, che poi morirà a soli 28 anni. Tissot va in crisi e si trasferisce in Palestina, dove resterà per dieci anni, ed i suoi dipinti entrano in una fase “mistica”: queste opere, circa 700 disegni ad acquerello che illustrano la vita di Cristo, gli procurarono ingenti guadagni e mettono in evidenza quello che forse viene considerato il suo lato più enigmatico ed eccezionale.

TISSOT 2

Balthus – Scuderie Del Quirinale

BALTHUS alle SCUDERIE del QUIRINALE e a VILLA MEDICI fino al 31 Gennaio 2016 // Una grande mostra monografica divisa in due sedi, maestro tra i più enigmatici del ‘900

Scuderie del Quirinale / Villa Medici, Roma
24 ottobre 2015 – 31 gennaio 2016

febbraio 2016 – giugno 2016

A cura di Cécile Debray, curatrice del Musée National d’Art Moderne/Centre Pompidou
Con una grande mostra monografica divisa in due sedi, Roma celebra – a quindici anni dalla morte – Balthasar Klossowski de Rola, in arte Balthus (1908-2001), maestro tra i più originali ed enigmatici del Novecento, il cui rapporto con la città eterna fu decisivo per gli indirizzi della sua arte.

Circa duecento opere, tra quadri, disegni e fotografie, provenienti dai più importanti musei europei ed americani oltre che da prestigiose collezioni private, compongono un avvincente percorso in due segmenti: alle Scuderie del Quirinale una completa retrospettiva organizzata intorno ai capolavori più noti, a Villa Medici un’esposizione che, attraverso le opere realizzate durante il soggiorno romano, mette in luce il metodo e il processo creativo di Balthus: la pratica di lavoro nell’atelier, l’uso dei modelli, le tecniche, il ricorso alla fotografia.

Nato a Parigi da padre polacco, che fu un noto critico d’arte, e madre russa, una pittrice e animatrice di importanti salotti culturali, Balthus trascorre l’infanzia tra Berlino, Berna e Ginevra al seguito degli irrequieti genitori, rientrando in Francia solo nel 1924 imbevuto di cultura mitteleuropea. Folgorato in giovane età dai maestri del Rinascimento toscano e in particolare da Piero della Francesca, scoperti in occasione di un primo viaggio in Italia, nel 1926, Balthus concepisce le sue composizioni attraverso un pensiero figurativo e una chiarezza logica ereditati dalla cultura artistica italiana. È proprio da questa tradizione – integrata dalla conoscenza dei movimenti italiani del Realismo magico e della Metafisica, oltre che dalla Nuova Oggettività tedesca – che trae origine quell’enigmatica staticità che è caratteristica distintiva della sua produzione pittorica, in particolare quella che risale agli anni Trenta. Dopo la guerra, la pittura di Balthus si fa più densa, mentre le iconografie, più orientate sul nudo, prendono ad oggetto ragazze adolescenti rappresentate in momenti riservati o contemplativi.

Sulla sua originaria devozione verso la cultura italiana si innesta, a partire dal 1961, la cruciale esperienza del soggiorno romano come direttore dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici. Nello svolgimento di questo prestigioso incarico durato 17 anni, Balthus approfondisce la pratica del disegno e della pittura e si misura col progetto magno del restauro dell’edificio e dei giardini storici, che sono accessibili ai visitatori della mostra.

Balthus, Le roi des chats [Il Re dei gatti], 1935

The Art of the Brick, la mostra di Nathan Sawaya con i Lego

Dal 28 ottobre al 14 febbraio i capolavori di Nathan Sawaya allo Spazio Set in via Tirso

L’artista è Nathan Sawaya, statunitense, che ha lasciato nel 2004 il mestiere di avvocato per dedicarsi a tempo pieno alla costruzione di opere d’arte interamente realizzate con i famosi mattoncini. Nei suoi art studio di New York e Los Angeles ne ha collezionati circa 4 milioni. L’immaginazione ed il talento di Sawaya sono stati protagonisti della sua prima esposizione nel 2007, che ha avuto un enorme successo.

Adesso l’artista debutta a Roma con la mostra allestita al Set – Spazio Eventi Tirso, nel quartiere Salario, dal 28 ottobre al 14 febbraio. “Credo che le mie opere conquistino il pubblico perché i Lego sono giocattoli familiari: così propongo un’arte democratica e accessibile a tutti, in cui ognuno trova il suo approccio” spiega Sawaya, che attraverso una genialità giocosa racconta le emozioni e gli stati d’animo che prova viaggiando o vivendo esperienze quotidiane.

Camminando nel percorso espositivo è possibile trovare oltre 80 lavori in esposti, tutte creazioni in 3D che catturano lo sguardo, creando un mix di colore e movimento, esaltato attraverso la luce e la prospettiva. Si spazia così dalle opere d’arte dei grandi maestri, come “La Gioconda”, “La Venere di Milo” e “L’Urlo”, a figure umane a grandezza naturale, fino a costruzioni di grandi dimensioni come lo scheletro di un dinosauro T-Rex lungo 7 metri. Tutti capolavori reinterpretati e ricostruiti con grande precisione e tenendo sempre a mente l’elemento fondamentale che caratterizza la mostra: la fantasia.

Non è un caso che la Cnn abbia definito The Art of the Brick una delle dieci mostre da non perdere al mondo e che l’arte di Sawaya sia arrivata, oltre che negli Stati Uniti, sino in Australia, Taiwan, Singapore e Cina.  “Il lavoro di Nathan Sawaya – spiega il curatore della mostra Fabio Di Gioia – colpisce immediatamente, forse anche più l’adulto che il bambino. Le opere infatti sembrano tutte facilmente realizzabili: basta avere a disposizione un buon numero di mattoncini e attaccarli secondo uno schema. Ma in The Art of The Brick c’è soprattutto l’elemento del genio, nascosto dal divertissement, che esprime sia l’arte, reinterpretandola, sia la condizione umana. E questo è piuttosto un gioco da adulti”.

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Fonte . La Repubblica.

Covent Garden – Londra – Heartbeat

Fino al 27 Settembre (rimangono pochi giorni!), se vi capita di passare per la city,a Covent Garden potrete ammirare la fantastica installazione dell’artista Francese Charles Pétillon (questa è la sua prima installazione pubblica e la sua prima installazione fuori dalla Francia!).Di cosa si tratta?100,000 palloncini bianchi all’interno del “Vecchio mercato del 19esimo secolo”che ci faranno tornare alla nostra infanzia,childhood a Londra ❤

Non perdetevi questa esperienza emozionante che tanto collima con il fascino di questa zona.

Charles Pétillon in Covent Garden

L’artista :

Weaving its way through the South Hall of the Grade II listed Market Building, Heartbeat stretches 54 metres in length and 12 metres in width, and incorporates gentle pulsating white light to symbolise the beating of a heart and reflect the history, energy and dynamism of the district.

Charles Pétillon said: “The balloon invasions I create are metaphors. Their goal is to change the way in which we see the things we live alongside each day without really noticing them. With Heartbeat I wanted to represent the Market Building as the beating heart of this area – connecting its past with the present day to allow visitors to re-examine its role at the heart of London’s life.

“Each balloon has its own dimensions and yet is part of a giant but fragile composition that creates a floating cloud above the energy of the market below. This fragility is represented by contrasting materials and also the whiteness of the balloons that move and pulse appearing as alive and vibrant as the area itself.”

A pop-up gallery on the Piazza at Unit 5, Royal Opera House Arcade, will showcase Charles’ series of Invasions photographs as well as some of his other work.

The complex yet fragile composition represents Charles’ largest and most ambitious project to date and will run from 27th August until 27th September. 

Charles is best known for Invasions, a series of arresting sculptures which challenge perceptions of everyday scenes by filling the likes of derelict houses, basketball courts and even cars with hundreds of white balloons.