Welcome Back!Hotel degli Gnomi

Eccomi tornata dopo tanti mesi…è stato un surplus di emozioni,impegni e tanti viaggi!

Nei prossimi giorni spero di recuperare un po’ del tempo perduto!

(Domani vi parlerò della mia stupenda vacanza itinerante di Luglio…in CROAZIA)

Ora però volevo parlarvi di una tipologia di Hotel che sta per aprire i battenti in Romania…L’hotel degli gnomi!

(Ve lo ricordate David lo gnomo??!Quanto mi piaceva!)

Tornando a noi…pare che una coppia,stufa della routine presente nella loro vita..abbia deciso di aprire questo “resort” vicino al centro medievale di Sibiu. Qui sorgerà l’hotel ispirato alle avventure degli hobbit, gnomi, elfi, goonies e altre creature del bosco.

Ad assecondare il sogno della coppia ci ha pensato Ileana Mavrodin, architetto specializzato in progetti a impatto zero. Le costruzioni, ancora in cantiere, saranno tutti di materiale organico. Il nome già lo lascia intendere, Castelul de Lut, in romeno castello d’argilla. I tetti saranno di paglia, le porte un po’ storte, le pareti irregolari di materiali organici, paglia, sabbia, legno e appunto, l’argilla. In tutto ci saranno dieci stanze, con un ristorante specializzato in cucina a chilometri zero, forno a legna e posate ispirati ai racconti dei fratelli Grimm. 

Immagini prese da Facebook.

The Art of the Brick, la mostra di Nathan Sawaya con i Lego

Dal 28 ottobre al 14 febbraio i capolavori di Nathan Sawaya allo Spazio Set in via Tirso

L’artista è Nathan Sawaya, statunitense, che ha lasciato nel 2004 il mestiere di avvocato per dedicarsi a tempo pieno alla costruzione di opere d’arte interamente realizzate con i famosi mattoncini. Nei suoi art studio di New York e Los Angeles ne ha collezionati circa 4 milioni. L’immaginazione ed il talento di Sawaya sono stati protagonisti della sua prima esposizione nel 2007, che ha avuto un enorme successo.

Adesso l’artista debutta a Roma con la mostra allestita al Set – Spazio Eventi Tirso, nel quartiere Salario, dal 28 ottobre al 14 febbraio. “Credo che le mie opere conquistino il pubblico perché i Lego sono giocattoli familiari: così propongo un’arte democratica e accessibile a tutti, in cui ognuno trova il suo approccio” spiega Sawaya, che attraverso una genialità giocosa racconta le emozioni e gli stati d’animo che prova viaggiando o vivendo esperienze quotidiane.

Camminando nel percorso espositivo è possibile trovare oltre 80 lavori in esposti, tutte creazioni in 3D che catturano lo sguardo, creando un mix di colore e movimento, esaltato attraverso la luce e la prospettiva. Si spazia così dalle opere d’arte dei grandi maestri, come “La Gioconda”, “La Venere di Milo” e “L’Urlo”, a figure umane a grandezza naturale, fino a costruzioni di grandi dimensioni come lo scheletro di un dinosauro T-Rex lungo 7 metri. Tutti capolavori reinterpretati e ricostruiti con grande precisione e tenendo sempre a mente l’elemento fondamentale che caratterizza la mostra: la fantasia.

Non è un caso che la Cnn abbia definito The Art of the Brick una delle dieci mostre da non perdere al mondo e che l’arte di Sawaya sia arrivata, oltre che negli Stati Uniti, sino in Australia, Taiwan, Singapore e Cina.  “Il lavoro di Nathan Sawaya – spiega il curatore della mostra Fabio Di Gioia – colpisce immediatamente, forse anche più l’adulto che il bambino. Le opere infatti sembrano tutte facilmente realizzabili: basta avere a disposizione un buon numero di mattoncini e attaccarli secondo uno schema. Ma in The Art of The Brick c’è soprattutto l’elemento del genio, nascosto dal divertissement, che esprime sia l’arte, reinterpretandola, sia la condizione umana. E questo è piuttosto un gioco da adulti”.

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Fonte . La Repubblica.

Stadio di Domiziano

Lo Stadio di Domiziano (Circus Agonalis) è il primo esempio di stadio in muratura dell’antichità greco-romana, riservato a competizioni atletiche (corsa, lotta, pugilato).

Fu fatto costruire nel Campo Marzio tra l’85-86 d.C. da Domiziano, sia per offrire al popolo un’ulteriore sede di festa (e di lode dell’imperatore), sia per soddisfare l’imperiale passione per l’atletica.

La localizzazione presso il Tevere ripete quella di uno stadio di legno, provvisorio, fatto costruire da Augusto negli ultimi anni del I secolo a.C. e ricordato da Dione Cassio.

Lo stadio aveva una capienza di circa 30.000 spettatori. Fu restaurato nel III secolo da Alessandro Severo – e da questo gli derivò il nome di Circus Alexandrinus, che mantenne per tutto il medioevo – e restò in uso fino al V secolo.

Durante il medioevo sulle strutture del circo crebbero prima costruzioni povere e successivamente palazzi e chiese che ne utilizzarono i materiali e ne seguirono il perimetro; lo spazio dell’arena tuttavia, benché si andasse lentamente interrando per effetto dei crolli ma anche delle alluvioni del Tevere, non fu mai occupato stabilmente, ed è oggi Piazza Navona. Il piano di calpestìo antico, come si vede dall’affaccio alle arcate su Tor Sanguigna, è più basso di circa 5 metri rispetto a quello moderno, e tuttavia le murature imperiali rimasero sempre parzialmente note, seppur considerate grotte, e con esse la memoria del circo: la chiesa di Sant’Agnese in Agone, ad esempio, era denominata S. Agnese de cryptis Agonis.

Dopo i primi scavi delle cripte nel 1511, che produssero basi e fregi scolpiti, anche il Circo agonale divenne una cava di materiali edili di pregio: Pio IV fece demolire un settore della fiancata su Corso Rinascimento verso Palazzo Madama per costruire il suo casino nei giardini vaticani; materiali dell’altra fiancata servirono man mano per la costruzione di S. Nicola dei Lorenesi, del Palazzo Pamphilj di piazza Navona, del Palazzo Braschi.

Nel 1936, demolendo le costruzioni sul lato nord della piazza, fu infine riportato alla luce un ampio spicchio della curva nord al piano terreno dello stadio, comprendente murature, pilastri, scale alle gradinate superiori. Sopra lo spazio liberato fu costruito un unico ampio immobile dell’INA, ma le murature antiche vennero salvate e rimasero parzialmente visibili dall’esterno e accessibili alle visite. Dal 2014 la valorizzazione e l’uso dello spazio archeologico sono stati affidati a privati; il sito è normalmente visitabile e sede di mostre.

Il resto dell’impianto imperiale giace ancora nelle cantine dei palazzi sovrastanti.

Qui il sito ufficiale con sempre nuovi eventi & tariffario 😉

Covent Garden – Londra – Heartbeat

Fino al 27 Settembre (rimangono pochi giorni!), se vi capita di passare per la city,a Covent Garden potrete ammirare la fantastica installazione dell’artista Francese Charles Pétillon (questa è la sua prima installazione pubblica e la sua prima installazione fuori dalla Francia!).Di cosa si tratta?100,000 palloncini bianchi all’interno del “Vecchio mercato del 19esimo secolo”che ci faranno tornare alla nostra infanzia,childhood a Londra ❤

Non perdetevi questa esperienza emozionante che tanto collima con il fascino di questa zona.

Charles Pétillon in Covent Garden

L’artista :

Weaving its way through the South Hall of the Grade II listed Market Building, Heartbeat stretches 54 metres in length and 12 metres in width, and incorporates gentle pulsating white light to symbolise the beating of a heart and reflect the history, energy and dynamism of the district.

Charles Pétillon said: “The balloon invasions I create are metaphors. Their goal is to change the way in which we see the things we live alongside each day without really noticing them. With Heartbeat I wanted to represent the Market Building as the beating heart of this area – connecting its past with the present day to allow visitors to re-examine its role at the heart of London’s life.

“Each balloon has its own dimensions and yet is part of a giant but fragile composition that creates a floating cloud above the energy of the market below. This fragility is represented by contrasting materials and also the whiteness of the balloons that move and pulse appearing as alive and vibrant as the area itself.”

A pop-up gallery on the Piazza at Unit 5, Royal Opera House Arcade, will showcase Charles’ series of Invasions photographs as well as some of his other work.

The complex yet fragile composition represents Charles’ largest and most ambitious project to date and will run from 27th August until 27th September. 

Charles is best known for Invasions, a series of arresting sculptures which challenge perceptions of everyday scenes by filling the likes of derelict houses, basketball courts and even cars with hundreds of white balloons. 

Il Ponte della Musica… Suona!

Finalmente il ponte della musica di Roma da un senso al suo nome!

Per tutto il mese di luglio potremmo partecipare gratuitamente agli eventi musicali che ci proporrà questa nuova iniziativa tutta Romana!

L’iniziativa si chiama “Il Ponte della Musica… Suona!” e si esibiranno le bande di polizia locale e delle forze armate (lato del piazzale Gentile da Fabriano).

Finora si sono esibite la Banda dell’Esercito & la Banda della Polizia Locale di Roma.Il 14 Luglio sarà il turno della Fanfara a Cavallo della Polizia di Stato,della Banda dell’Aeronautica Militare il 16 Lulio,della Banda della Marina Militare il 23 Luglio ed si esibirà  una Banda a sorpresa (anche se sul sito leggo Guardia di Finanza) mercoledì 15 luglio.

https://www.comune.roma.it/PCR/resources/cms/images/20150702_Esercito_1_d0.jpg

L’orario della manifestazione è : 19-20.30.

Per maggiori informazioni potete visitare il sito del Municipio

Il castello di Sammezzano

Il castello di Sammezzano, circondato da un ampio parco si erge sopra al paese di Leccio.


Ha assunto la forma attuale grazie all’ opera di Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona (nato a Firenze il 10 marzo 1813 e morto a Sammezzano il 18 ottobre 1897) che trasformò ed ampliò l’edificio preesistente nel periodo compreso tra il 1843 e il 1889.

La storia del luogo è però assai più antica: si può risalire all’epoca romana e continuare nei secoli successivi.
Il grande storico Davidsohn, nella sua “Storia di Firenze” afferma che nel 780, lo stesso Carlo Magno di ritorno da Roma dove aveva fatto battezzare il figlio dal Papa, potrebbe esservi passato:”

La tenuta di cui fa parte Sammezzano appartenne poi a famiglie molto importanti: in particolare gli Altoviti, poi, per volere del Duca Cosimo, a Giovanni Jacopo de’ Medici che a sua volta la vendette a Sebastiano Ximenes.

Tali beni restarono alla famiglia Ximenes d’Aragona fino all’ ultimo erede, Ferdinando, che morì nel 1816.

In un cabreo del 1818 (quindi prima delle modifiche apportate da Ferdinando Panciatichi Ximenes d’ Aragona) redatto dall’ Ingegnere Giuseppe Faldi il castello appare come una struttura di consistente volumetria, con bastione e scalinata d’entrata, nella parte opposta a quella delle attuali scale di accesso e di cui oggi non c’è più traccia.

Poi in seguito ad un lungo processo relativo al testamento di Ferdinando Ximenes, i beni, il nome, lo stemma ed i titoli della famiglia Ximenes d’ Aragona, passarono al primogenito di sua sorella Vittoria, moglie di Niccolò Panciatichi: il “nostro” Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, appunto, che diventò unico erede dei Panciatichi e degli Ximenes, compresa la vasta tenuta di Sammezzano.

Sull’onda della corrente culturale definita “Orientalismo” che si diffuse in tutta Europa dall’ inizio dell’ Ottocento e che vide in Firenze uno dei principali centri, Ferdinando iniziò a modificare la struttura esistente e realizzare nuove sale: la Sala d’Ingresso nel 1853, nel 1862 il Corridoio delle Stalattiti, la Sala da Ballo nel 1867 fino alla Torre centrale che riporta scolpita la data del 1889.

Ferdinando fu uomo attivissimo, esperto di scienze, filantropo, mecenate, collezionista, amante di Verdi. Fece parte di innumerevoli enti: fra queste fu socio dell’ Accademia dei Georgofili (1855), vice presidente della Società di Orticultura, Accademico onorario dell’Accademia di Belle arti e promotore per il monumento a Dante Alighieri in piazza S.Croce in occasione del sesto centenario dalla nascita.

Allo stesso tempo fu uomo politico molto impegnato: di idee liberali e fiero anticlericale, fu consigliere nel Municipio di Reggello e di Firenze tra il 1859 e 1865 e consigliere del Consiglio Compartimentale (poi Consiglio Provinciale) tra il 1860 e 1864. Fu eletto per due volte deputato del Regno tra il 1865 e il 1867. Nello stesso anno, pochi mesi dopo l’elezione, si dimise per protesta contro la legge sull’ asse ecclesiastico che non rispettava quanto aveva promesso ai suoi elettori.

Ben presto mostrò la sua delusione per come era nata l’Italia: tale sentimento è espresso in una frase in latino del 1870 riportata nella nicchia del Corridoio delle Stalattiti, che tradotta, dice: ”Mi vergogno a dirlo, ma è vero: l’Italia è in mano a ladri, esattori, meretrici e sensali che la controllano e la divorano. Ma non di questo mi dolgo, ma del fatto che ce lo siamo meritato”.

Riguardo al castello fu allo stesso tempo proprietario e committente; pur senza laurea, fu ingegnere, architetto, geologo. Ciò gli permise di pensare, progettare, finanziare il castello realizzando in loco e con manodopera locale gran parte dei materiali di cui lo stesso è fatto.

Allo stesso tempo, come esperto ed appassionato di botanica, Ferdinando riorganizzò un’ampia area circondante il Castello, estesa circa 65 ettari, il cosiddetto Parco Storico. Intorno all’antica “ragnaia” formata da una fustaia di lecci, collocò oltre 130 piante rare ed esotiche che dovevano introdurre progressivamente il visitatore o l’ospite alle meraviglie dello stile “moresco” della Villa-Castello.

Il Castello ed il suo Parco Storico costituiscono davvero un “unicum” di notevolissimo valore storico-architettonico ed ambientale. Il Parco vi contribuisce considerevolmente con un patrimonio botanico inestimabile formato non solo dalle specie arboree introdotte ma anche da quelle indigene. Tra le prime le piu conosciute sono senza dubbio le sequoie della California che hanno trovato a Sammezzano condizioni ideali, come dimostrano le notevoli dimensioni raggiunte da questi alberi in soli 150 anni. Fra queste la cosiddetta “sequoia gemella” alta più di 50 metri e con uno circonferenza di 8,4 metri, che fa parte, tra gli alberi monumentali d’Italia, della ristretta cerchia dei “150 alberi di eccezionale valore ambientale o monumentale”.Tra le specie indigene meritano di essere citate numerose specie di querce: il leccio, la farnia, il cerro, la roverella e, altra rarità, la sughera.

Negli anni ’70 la villa castello di Sammezzano fu trasformata in albergo ristorante. Tale attività continuò fino alla fine degli anni ’80. Dopo alterne vicende, alla fine degli anni ’90 la proprietà è passata ad una società italo-inglese con l’intenzione di realizzare un ambizioso e complesso piano di intervento per farne una struttura turistico ricettiva, secondo quanto previsto dal piano regolatore del Comune di Reggello.

In occasione del bicentenario dalla nascita del Marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona (1813-2013) è stato costituito il “Comitato FPXA” che , cerca di promuovere lo studio e la conoscenza del castello e del parco di Sammezzano anche attraverso la storia complessa del suo “creatore”.

Il castello è normalmente chiuso, ma grazie alla disponibilità della proprietà, alcune volte l’anno (normalmente maggio/giugno e ottobre) il Comitato, in collaborazione con le associazioni di volontariato del luogo, organizza aperture del castello con visita guidata.

ECCETTO LE SUDDETTE APERTURE IL CASTELLO NON E’ VISITABILE. IN OCCASIONE DELLE APERTURE E’ OBBLIGATORIA LA PRENOTAZIONE ON LINE. CONSULTARE IL SITO WWW.SAMMEZZANO.ORG

Per maggiori informazioni, consultare
• il sito http://www.sammezzano.org;
• la pagina facebook “Sammezzano-comitato FPXA”.

Il Comitato non ha scopo di lucro: per il 2015 si propone di collaborare con il Comune di Reggello per il restauro del Sepolcreto nel cimitero di Sociana dove è sepolto il Marchese Ferdinando.

Galleria Sciarra – Roma

La Galleria Sciarra è una galleria pedonale di Roma, sita tra via Marco Minghetti, vicolo Sciarra e piazza dell’Oratorio, nel rione Trevi.

Nata come cortile estremo del palazzo Sciarra Colonna di Carbognano, la galleria è composta da un vano centrale, ricco di partiture architettoniche e dipinto tra il 1885 e il 1888 da Giuseppe Cellini: la decorazione richiama l’ambiente della Cronaca bizantina ed è in stile liberty.

Anticamente, nella zona occupata dalla galleria, si trovava la Porticus Vipsania, costruita da Vipsania Polla, sorella di Marco Vipsanio Agrippa (che possedeva una villa nei dintorni).

Ancor più bella perchè nascosta e sconosciuta ai più…meta della mia prossima pausa pranzo turistica!