Berlino….again

Tornata da poco dall’ennesima “escursione” Berlinese….che volete farci..è una malattia 😀

Già in precedenza ho pubblicato resoconti e guide in merito a questa splendida città (una delle mie preferite),dove la storia incontra il moderno,con tocchi di alto disagio (vedi sporcizia,droga e post caduta del muro)che però io amo perchè mi fa sentire un po’ a casa 🙂

Qui di seguito una guida un po’ più smart e veloce da consultare :

Ecco secondo me le cose da fare assolutamente a Berlino:

-Alexanderplatz e la torre della tv (molto carini anche i dintorni dove troverete la chiesa di S.Nicola con il suo graziosissimo quartiere,il municipio rosso (RATHAUS)…).Se volete salire sulla torre  conviene stare la per le 9.30 e prendere subito il biglietto.Dopo le 10 si scatena l’inferno di fila!!!

-Unter den Linden fino alla Porta di Branderburgo (lungo la via fantastici palazzi barocchi e neoclassici) passando per il Berliner Dom!Imponente.

Sul lato sinistro (opposto al berliner dom) troverete Bebelplatz (la piazza dove i Nazisti hanno dato fuoco ai libri,vedrete per terra anche un “monumento sotterraneo” per ricordare).Spingetevi oltre le chiese che vi troverete davanti..arriverete ad una delle piazze più belle al mondo (di sera è spettacolare), Gendarmenmarkt .

-Un capitolo a parte andrebbe aperto solo per gli splendidi musei…a destra del berliner dom c’è l’isola dei musei (imperdibile il pergamon museum)ma ne troverete un altro fantastico nei pressi della Philarmonie!

-Visita al reichstag (parlamento) con la sua bellissima cupola da visitare gratuitamente (prenotate la visita online!).Da sopra bella vista della città.Visitate anche i dintorni..ci sono bei parchi e la sede del primo ministro tedesco! Metro Bundestag

-Checkpoint charlie…il vecchio confine russo/americano. Metro Kochstraße.

– La stranissima chiesa intorno all’europa center (zona dello zoo) Metro Berlin Zoologischer Garten

-Giretto sul 100 o sul 200 (sono due bus pubblici che passano per Alexanderplatz e vi faranno vedere i posti più “famosi” della città…dal piano di sopra!Eh si,anche qui come a Londra ci sono i doubledecker 🙂

-East side gallery…. il pezzo di muro più lungo rimasto…ed il più colorato! Metro  Warschauer Str.

-Potsdamer platz!La mia piazza preferita!Ricostruita totalmente dopo la fine della guerra fredda…un esplosione di modernità grazie ad alcuni dei più famosi architetti al mondo (renzo piano ed il suo Sony center in primis)

In via In den Ministergärten, 10117 Berlin  (600 mt da Potdamer Platz) troverete il bunker di Hitler.In realtà c’è solo un cartello sopra a quello che era il bunker (ora un parcheggio)con foto e spiegazioni.

Vi consiglio di prenotare un giro in battello…è molto carino.Ne trovate uno davanti al rispostante di cui vi parlo sotto (Berliner Republik).

Riguardo il cibo….

Vi consiglio di provare assolutamente 3 cose :

  • A Berlino il Kebab è favoloso,dovete andare assolutamente da Mustafà,il più famoso della città (lo vedrete dalla fila).

Lo trovate all’uscita della fermata metro  metro Mehringdamm

  • Berliner Republik: Schiffbauerdamm 8, 10117 Berlin – Metro Friedrichstr. Bhf

Questo locale è il mio preferito.Avete presente la borsa della finanza?Ecco li funziona cosi ma con le birre.Ci sono degli schermi all’interno del locale dove vedrete le quotazioni della birra a seconda di quella più acquistata il prezzo sale e scende,super cool!Il cibo è tipico berlinese,buonissimo e non costoso.

  • Un po’ ovunque troverete CURRY 36, una catena di curry wurst,il wurstel con paprika tipico di Berlino.Assaggiatelo è buonissimo!

Per il biglietto del bus conviene il settimanale :

Ticket 29,50 € weekly – 6,90 € daily

Per qualsiasi domanda non esitate a chiedere,è sempre un piacere per me 🙂

L’albero della vita – Bahrain

Tanto per rimanere in tema Expò (ah proposito…ci siete stati?Io si e spero di riuscire a pubblicare le mie impressioni entro la settimana),sapete dove si trova il vero albero della vita? (da non confodersi con quello di Piazza Italia appunto)?!?

In Bahrain.

Si trova nel deserto del Bahrein un’acacia di ben 400 anni, maestosa ed unica per splendore e rigoglio. Un esemplare che non ha eguali in tutta la zona ritenuta, secondo le leggende, il luogo dove un tempo sorgeva il mitico giardino dell’Eden.

È conosciuto con il nome di Shajarat-al-Hayat, l’albero della vita e si trova a sud – est del deserto del Bahrein, ad una distanza di circa 2 km dal Djebel Dukhan (la Montagna del Fumo) e a 40 km da Manama.

Appartenente alla specie “Prosopis cineraria“, questa maestosa acacia ha una storia leggendaria e mistica le cui radici affondano nella tradizione cattolica ed ebraica. Nella Bibbia, infatti, si racconta di un albero della vita collocato da Dio nell’Eden, insieme a quello della conoscenza del Bene e del Male.  Nell’esegesi ebraica viene detto che questi due esemplari, uniti all’inizio, furono in seguito separati da Adamo.
Se si pensa che l’intera zona del Bahrein è ritenuta la sede del mitico giardino si comprende a pieno la ragione per la quale l’albero è immerso in un alone di mistero e stimoli, di conseguenza, le fantasie degli abitanti del posto.

L’acacia sembra sia stata piantata nel lontano 1583 e da quel giorno non ha mai smesso di essere rigogliosa. Le sue foglie hanno splendidi colori, sfumature dal verde al marrone, e il tronco maestoso presenta un groviglio di rami così fitto e, per certi versi, talmente caotico da sembrare irreale. Una pianta creata dalla fantasia di qualche scrittore o dalle mani di un dio.

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Nel momento in cui si approda nel deserto, a poca distanza dall’esemplare, si viene accolti da un curioso cartello nel quale è spiegato come raggiungerlo. Shajarat-al-Hayat è, nella fattispecie, una vera e propria attrazione turistica.
Sono, ogni anno, moltissimi i visitatori del sito (se ne contano intorno ai 50.000) attirati dalle credenze popolari nate intorno ad esso. Ad alimentarle, oltre alla convinzione che nel Bahrein sorgesse l’Eden, di cui l’acacia sarebbe l’ultima testimonianza, intervengono anche le difficili e, se vogliamo, impossibili condizioni climatiche e territoriali dove è cresciuta.

Il deserto del Bahrein è una distesa di dune e sabbia, privo di dirette fonti d’acqua.
L’albero della vita emerge solo nella zona e sebbene appartenga ad una tipologia di pianta in grado di sopravvivere in ambienti aridi e con pochissime precipitazioni annuali (appena 150 millimetri all’anno), stupisce per la sua incredibile longevità.

La gente del luogo non riesce a spiegarsi come un simile esemplare riesca a sopravvivere, mantenendo intatta la sua robustezza. In realtà, però, se si decide di dare spazio alla scienza, un motivo si riesce a trovarlo ed è legato sempre alla specie a cui appartiene.
La Prosopis cineraria, infatti, ha radici molto profonde in grado di raggiungere fonti d’acqua sotterranee, site anche a 50 metri nel sottosuolo. Inoltre, sono collocate al di sopra del livello del mare, come lo stesso terreno. Ciò favorisce l’approvvigionamento idrico dell’albero.
A questo si deve aggiungere la predisposizione dell’acacia ad assorbire l’acqua che gli occorre direttamente dall’aria grazie ad un ambiente umido, nonostante gli scarsi fenomeni piovosi.
Infine, ad un’analisi più attenta dell’intera zona si possono notare, a qualche chilometro di distanza, dei laghetti e degli alberi di più modeste dimensioni.

Di sicuro, quindi, non sarà il clima a decretare l’eventuale morte di questa splendida Prosopis cineraria. La sua esistenza, piuttosto, è messa a rischio dai turisti e dal loro comportamento irrispettoso.
Nel corso degli anni si sono contate decine di episodi vandalici. Alcune persone hanno strappato foglie e rametti per portarseli via, come se fossero una sorta di portafortuna o di souvenir “dell’albero leggendario”. Altri hanno addirittura scritto sul tronco, deturpandolo impunemente.

Per questa ragione le autorità locali si sono mosse allo scopo di proteggere Shajarat-al-Hayat. Ed oggi un recinto in ferro ne circonda la base, impedendo così ai visitatori di avvicinarsi troppo. Tuttavia, è ancora possibile sedersi sotto la sua ombra (data la notevole estensione dei rami) e godere della sua frescura, magari organizzando un picnic per trascorrere qualche ora in compagnia, lontani dalla città.

L’aria che si respira intorno a quest’acacia, al di là di ogni spiegazione, continua ad avere in sé la magia delle storie immortali.

Fonte : http://www.fotovoltaicosulweb.it/

Como

Domenica sarò per la prima volta a Como (solo 3 ore,sigh)…cercherò di fare almeno qualcosina ispirandomi a questo Itinerario!

Qualcuno c’è mai stato?!!

Il centro più importante è Como, la città che dà il nome al lago, con i suoi pregevoli monumenti, il grazioso centro storico e gli scorci suggestivi. Se battelli e aliscafi sono un’ ottima occasione per ammirare la città e godere appieno della bellezza del paesaggio, per godere di un panorama più ampio non c’è mezzo più adatto della funicolare che collega Como a Brunate. La seconda città per importanza è Lecco, famosa soprattutto per essere la cittadina dei Promessi Sposi.  Altrettanto suggestivi sono i paesi del lungolago come Cernobbio, sede di grandi ville signorili come Villa d’Este e Villa Erba, e Bellagio, nota come la “perla del lago” per il suo scenario attraente. Semi sconosciuta ma molto affascinante l’isola Comacina, un piccolo gioiello verdeggiante circondato dalle acque del Lago, nella quale sono stati trovati insediamenti risalenti all’epoca romana, ragion per cui gli studiosi amano definirla la “Pompei Lariana”.

Duomo di Como

Considerato uno dei monumenti più belli dell’Italia del nord, il Duomo di Como è un edificio complesso e articolato, iniziato nel 1396 e completato nel 1740 con l’elevazione della cupola di Filippo Juvara, architetto del re di Sardegna. La costruzione comasca, eretta in sostituzione della cattedrale romanica di Santa Maria (1015), pur presentando diversi stili (facciata gotica, fiancate e portali laterali rinascimentali), conserva un insieme armonioso e grandiosamente unitario. L’imponente facciata con guglie e pinnacoli è ricca di decorazioni scultore, in gran parte opera della bottega di Giovanni Rodari alla quale si devono in particolare, le due edicole dedicate agli scrittori latini Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane, e le decorazioni dei tre portali, il sinistro dei quali viene detto “della Rana” per via di una rana raffigurata sulla lesena della porta che saltando fuori da uno stagno si arrampica sul fogliame in atto di sorprendere una farfalla. L’interno di stile gotico è diviso in tre navate divise da 10 pilastri e conserva numerose opere di notevole importanza. Tra queste: tele di Bernardino Luini (Adorazione dei Magi) e Gaudenzio Ferrari (Sposalizio della Vergine e Fuga in Egitto), arazzi rinascimentali (alcuni su disegni di Giuseppe Arcimboldi), la pala cinquecentesca di Sant’Abbondio, protettore della città, il tempietto battesimale del 1590 e i due leoni stilofori romanici provenienti dall’antica chiesa di Santa Maria.

Dove: Piazza del Duomo.
Quando: tutti i giorni dalle 8 alle 18:30.

Chiesa Sant’Abbondio a Como

Edificata alla fine dell’ XI sec. sull’area della chiesa paleocristiana dedicata ai Santi Apostoli Pietro e Paolo, la basilica di Sant’Abbondio è un magnifico esempio dell’architettura romanica lombarda nonché un capolavoro dei maestri comacini, ovvero di quei muratori – architetti – scultori che diffusero lo stile longobardo, non solo in Italia ma anche in tutta Europa. Costruita dai monaci benedettini, la chiesa intitolata al quarto vescovo di Como subì a partire dal ‘500 notevoli rimaneggiamenti che ne alterarono l’aspetto originario, fortunatamente recuperato grazie al restauro compiuto nell’800. La facciata in pietra di Moltrasio è segnata da possenti lesene che la dividono in 5 sezioni in corrispondenza delle navate interne, e da un bellissimo portale fregiato da sculture a bassorilievo. Interessante il doppio campanile di ispirazione nordica. L’interno, a cinque navate suddivise da alte colonne ornate da preziosi capitelli, custodisce nella parte absidale lo splendido ciclo di affreschi del 1300, opera del Maestro di S. Abbondio, che raccontano in venti scene la storia di Cristo.

Dove: Via Regina Teodolinda.
Quando: tutti i giorni 8.00-18.00; nei mesi invernali 8.00-16.30.

Palazzo Broletto a Como

Antico palazzo comunale, il Broletto (dal termine latino “brolo”, ossia campo, spazio all’aperto in cui si riunivano i cittadini e quindi per estensione il luogo preposto allo svolgimento delle assemblee cittadine) fu costruito nel 1215 per volontà del podestà Bonardo da Cadazzo accanto alla Cattedrale, quasi a voler simboleggiare la continuità tra autorità civile del vescovo e il nuovo potere comunale che estendeva il proprio controllo sul territorio diocesano. Il Broletto si compone di un corpo a due livelli (pianterreno ad arcate e primo piano ornato da trifore) a fasce marmoree bianche, grigie e rosse da una torre eretta secondo la tecnica del bugnato. Nel corso del tempo il palazzo in cui vi si tenevano le assemblee dei cittadini e vi si amministrava la giustizia, ha subito molte modifiche e rimaneggiamenti. Nella seconda metà del ‘400 una buona parte dell’edificio venne demolita per lasciare più spazio al Duomo in rifacimento; nel 1764 fu trasformato in teatro; in seguito fu utilizzato come archivio notarile fino alla fine dell’800. Restaurato più volte a partire dal 1899, solo nel 1972 è stato riportato alle sue forme originarie. Attualmente il palazzo del Broletto, di proprietà comunale, è sede di mostre d’arte e congressi.

Dove: Piazza Duomo.

Tempio Voltiano a Como

L’edificio dalla forma di un tempio neoclassico eretto sul Lungolago celebra la figura e l’opera del grande fisico comasco Alessandro Volta. Il museo, ideato e finanziato dall’industriale e mecenate Francesco Somaini, fu eretto in occasione del primo centenario della morte dell’inventore della pila (1927) per ospitare gli strumenti scientifici a lui appartenuti. Molti di questi sono originali, altri sono ricostruzioni di quelli che l’incendio del 1899 distrusse durante l’Esposizione Internazionale di Elettricità. Il corpo principale del mausoleo sormontato da una cupola emisferica è preceduto da un ampio pronao con le statue della Fede e della Scienza a cui si accede a mezzo di due rampe di scale simmetriche. L’interno si sviluppa su due piani. Nella sala centrale del piano terra sono messi in mostra gli apparecchi, le macchine e i dispositivi utilizzati dall’illustre scienziato per gli esperimenti di fisica e di elettrologia, e per lo studio dei gas e delle loro proprietà. La loggia al primo piano espone invece, cimeli, lettere, pubblicazioni, ritratti dello scienziato, uomo politico e professore Alessandro Volta, ed i riconoscimenti tributatigli durante la vita e dopo la morte.

Dove: Viale Marconi.
Quando: da mar. a dom. dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 16 (da Ottobre a Marzo); da mar. a dom. dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18 (da Aprile a Settembre).
Come: intero 3 €; anziani 1, 30 €; ingresso gratuito per ragazzi fino a 15 anni accompagnati.

Inaugurata nel 1894, la funicolare Como – Brunate collega il capoluogo al “balcone” lariano, ovvero il lago e la montagna, e regala un bellissimo colpo d’occhio su Como ed il suo lago dall’alto. Il “viaggio” infatti, comincia in una galleria e prosegue poi all’esterno dove le due piccole carrozze si arrampicano su una ripida pendice collinare permettendo di vedere lo splendido panorama. La funicolare è su un unico binario che raddoppia solo a metà tragitto dove le due vetture si incrociano. Il percorso, lungo 1084 metri che con la massima pendenza del 55%  supera un dislivello di circa 500 metri, consente di raggiungere in poco meno di 7 minuti il piccolo paesino di Brunate. Piacevole luogo di villeggiatura, frequentato soprattutto da comaschi e milanesi, Brunate è anche chiamato il “balcone” delle Alpi per i suoi incantevoli punti panoramici su Como, tutto il ramo del lago, la pianura lombarda, le Alpi con il Monviso e il Monte Rosa. Unica nel suo genere in Europa, l’ardita costruzione è tra le attrazioni più famose di Como. Anche se breve, il viaggio in funicolare è entusiasmante ed emozionante. Da provare.

Info: stazioni di partenza/arrivo: Piazza A. De Gasperi a Como, Piazza A. Buonacossa a Brunate.
La funicolare è in servizio dalle ore 6.00. alle ore 22.30, il sabato dalle ore 6.00. alle ore 24.00. Durante il periodo estivo, il servizio è prolungato fino alle ore 24.00.

Costo biglietto: ordinario € 2,90; andata e ritorno € 5,25.

Lecco

Lecco è la città che dà il nome al ramo orientale del lago di Como. La fama di Lecco è legata indissolubilmente ad Alessandro Manzoni che da questi luoghi trasse ispirazione per le vicende dei “Promessi Sposi”. Qui un po’ tutto ricorda il celebre romanzo e il suo autore: Pescarenico, il borgo lecchese esplicitamente citato da Manzoni, dove si rinvengono le tracce del convento di fra’ Cristoforo, i rioni cittadini di Acquate e Olate, identificati come i paeselli di Renzo e Lucia, la presunta casa di Lucia ad Olate e la chiesa dei Ss. Vitale e Valeria, considerata la parrocchia di don Abbondio, il promontorio dello Zucco su cui fino al 1938 si poteva ammirare il palazzo cinquecentesco di don Rodrigo, oggi completamente trasformato. Non manca poi il monumento a Manzoni eretto nell’omonima piazza e il museo Manzoniano ospitato nella villa in cui lo scrittore trascorse l’infanzia e l’adolescenza, dove sono esposti cimeli, manoscritti ed edizioni rare della famosa opera letteraria.

Meritano una visita anche Piazza XX Settembre, l’antica Piazza del Mercato, con la Torre Viscontea (XVI sec.), la Basilica di San Nicolò, ora Duomo cittadino, il Municipio ottocentesco (Palazzo Bovara) e il Ponte Azzone Visconti con le sue arcate. Costruito in epoca rinascimentale, il ponte serviva a collegare Lecco al Ducato di Milano ed ancora oggi rappresenta l’accesso alla città per chi arriva da Milano o Como.

Bellagio sul Lago di Como

Affascinante cittadina, nota per la sua posizione incantevole e il caratteristico centro storico, Bellagio è una località turistica d’eccezione. La cosiddetta “perla del Lago di Como” sorge romanticamente sulla punta del promontorio che divide il lago nei due rami di Como e di Lecco, in un suggestivo contesto paesaggistico. Abitazioni colorate, vicoli pittoreschi, caratteristiche scalinate, chiese antiche fanno del vecchio Borgo un luogo di grande fascino. Tra il ‘700 e l‘800, nobili e ricchi borghesi lombardi vi fecero costruire lussuose ville in cui trovavano ospitalità personaggi illustri, sia italiani che stranieri. Napoleone Bonaparte fu ospite del conte Melzi d’Eril a Villa Melzi, bellissima villa realizzata in stile neoclassico circondata da uno splendido giardino all’inglese puntellato da statue in cui amava sostare il pianista e compositore Franz Liszt. L’imperatore Francesco I, il kaiser Guglielmo, Alessandro Manzoni invece, soggiornarono nell’antica Villa Serbelloni, un complesso bellissimo immerso in uno spettacolare parco terrazzato fatto di sentieri, radure, piante esotiche e tanti roseti. Oggi la Villa appartiene alla fondazione Rockefeller di New York che ne ha fatto un centro di studi e convegni.

I Giardini di Villa Melzi sono aperti da fine Marzo a inizio Novembre tutti i giorni, dalle 09:30 alle 18:30. Costo biglietto 6 €.

Il Parco di Villa Serbelloni si può visitare dal 22 Marzo al 3 Novembre tutti i giorni tranne il lunedì ed in caso di cattivo tempo solo con visite guidate per un minimo di 6 persone ed un massimo di 30 della durata di circa 1h30 con partenza alle 11.00 ed alle 15.30 dall’Ufficio della Promobellagio (P.zza della Chiesa di S. Giacomo – Torre medioevale).
Costo biglietto 9 €.
Attenzione
: durante il periodo in cui è in vigore l’orario solare, la visita pomeridiana è spostata alle ore 14.30.

Cernobbio sul Lago di Como

Elegante località turistica sulle rive del lago di Como e ai piedi del Monte Bisbino, Cernobbio deve il suo nome alla presenza di un antico convento cluniacense (Coenobium) edificato intorno all’anno mille. Cuore del paese è Piazza Risorgimento, anche conosciuta come la “Riva”, che si affaccia direttamente sul lago. Oltre che per i panorami incantevoli, Cernobbio è nota per la presenza di tante prestigiose ville. L’imponente Villa Erba costruita nel 1898, è un esteso complesso formato da casa padronale, foresteria, serre, darsena, scuderie, abitazioni di servizio, circondato da un ampio parco. Residenza nobiliare della famiglia di Luchino Visconti (il grande regista amava trascorrere qui le vacanze estive), la villa è oggi un importante polo congressuale che ospita manifestazioni ed eventi. Il tesoro più prezioso di Cernobbio è però la cinquecentesca Villa d’Este (così ribattezzata dalla principessa del Galles, Carolina di Brunswick, in onore delle sue presunte origini estensi), trasformata nel 1873 in un lussuoso albergo con arredi principeschi e un bellissimo giardino all’italiana con vista lago. Passeggiando lungo il lago si possono ammirare ancora, Villa Bernasconi in stile liberty, Villa Pizzo formata da due edifici, di cui uno sorge (Pizzo inferiore) sul lago, e la settecentesca Villa Fontanelle immersa in uno splendido parco.

Isola Comacina sul lago di Como

Unica isola del Lago di Como, l’isola Comacina è un luogo di grande fascino dove storia, natura e arte e archeologia si intrecciano in questo piccolo frammento di terra quasi disabitato. Una natura lussureggiante e un ameno paesaggio fanno da cornice ai resti del suo illustre passato di cittadella fortificata (prima romana poi bizantina), di importante centro religioso della diocesi di Como, di potente Comune del Lario fino al XII secolo quando i Comaschi, per punirne la fedeltà a Milano, la rasero al suolo (1169). Il Cavalier Caprani, ultimo proprietario dell’isola, ne fece dono al re Alberto I del Belgio il quale, mosso dal desiderio di farne la sede di una colonia di artisti, la donò allo Stato Italiano che la affidò all’Accademia di Belle Arti di Brera (1920). Tra i “tesori” dell’isolotto spiccano i ruderi della grandiosa chiesa romanica di Sant’Eufemia di cui sono visibili la divisione a tre navate e tre absidi, la bellissima cripta e il portico ad ali antistante, i resti di un colonnato marmoreo di epoca romana conservato sotto la chiesa di S. Giovanni, e le tre Case per Artisti realizzate tra gli anni 1936-40 dall’architetto Pietro Lingeri in stile Razionalista su esempio di Le Corbusier, destinate ad ospitare per brevi periodi artisti di fama internazionale in cerca di ispirazione.

Quando: dal 15 Marzo al 31 Ottobre, tutti i giorni dalle 10 alle 17; Luglio ed Agosto fino alle 18:30.
Come: per visitare l’isola è previsto il pagamento di un biglietto di 6 €; ridotto 5 €; bambini fino a 5 anni ingresso gratuito, da 6 a 14 anni 3,50 €. La biglietteria presso l’Antiquarium di Ossuccio è aperta tutti i giorni nei seguenti orari: 10.00–13.00 / 14.00–17.00.
Accesso all’isola: imbarco ad Ossuccio con Taxi-boat o Navigazione Lago di Como.


George i’m coming ❤

Flora Firenze 2015 – Parco delle Casine

Dal 30 Aprile al 30 Maggio 2015, si è svolta a Firenze (precisamente nel bellissimo Parco delle Cascine) l’edizione 2015 della Flora Firenze.

Di che cosa si tratta?

FloraFirenze è la prima esposizione di floricoltura organizzata a Firenze dove il made in Italy è protagonista della qualità del prodotto e del design.

Composta da ambienti progettati e allestiti scenograficamente dove si espone il meglio del mondo di piante e fiori, in quella che da sempre è la capitale della cultura mondiale. La città toscana, indiscusso perno del giardino all’italiana, crea con questo evento un’esperienza unica al mondo trasformandola nella “capitale del giardino mondiale”. 

Gli ambienti di FloraFirenze

FloraFirenze è una passeggiata attraverso le eccellenze del florovivaismo italiano. Si inizia con la regione ospite: unpaesaggio toscano segna l’inizio del percorso che proseguendo con un giardino all’italiana, introduce alla passeggiata nelle varie tipologie delle piante prodotte in Italia. Si attraversa un ambiente desertico, con un giardino esotico in cui le grandi piante grasse escono dalla sabbia, per accedere alla spettacolare calma del lago. Qui troviamo una composizione di oltre 5.000 azalee, prodotte sul lago Maggiore, che crea una struttura a cupola di 16 m dai colori intensi.

La cupola di milioni di fiori avvolge il movimento d’acqua di una cascata circolare che racchiude nel suo interno le suggestioni, i colori e i profumi di un ambiente ispirato alla foresta pluviale tropicale. Un giardino temperato, ricco di esemplari mediterranei completa la rapida carrellata della biodiversità dei vari ecosistemi.

Termina questa prima parte della passeggiata un giardino giapponese, dove bonsai di piante di tutto il mondo, alcune di età ultra centenaria, concludono il racconto. Le piante ridotte a elementi trasportabili in vaso riconducono all’origine dei bonsai dove, viaggiatori che per anni dovevano stare lontani dalla loro casa e dal loro ambiente avevano trovato, attraverso questa forma d’arte, il modo per portare con se le loro origini.

Sul lato destro, in un altro padiglione, un percorso attraverso le collezioni di artisti del verde che da generazioni selezionano esemplari di agrumi e di rose esponendo le due più prestigiose collezioni del mondo. Dall’altro lato si entra nel regno del fiore reciso, il fiore come elemento compositivo, con cui artisti e maestri fiorai, in un ambiente dedicato almatrimonio, ne interpretano la sua evoluzione artistica e decorativa. Proseguendo la passeggiata nell’area esterna si attraversano i giardini dei vivaisti più importanti d’Italia, che con i loro esemplari unici creano suggestioni di paesaggio indimenticabili. Da questi giardini si prosegue nello spazio dedicato agli orti, realtà ormai ben integrate in molti paesaggi urbani.

La visita di Florafirenze si conclude in un’area dove gli alberi secolari del Parco delle Cascine fanno da sfondo ad un gruppo di artisti di Land art, forma d’arte contemporanea dove l’artista interviene direttamente sul territorio naturale, utilizzando i materiali che gli fornisce il territorio. 18 opere di artisti di varie nazionalità, completano con le loro sculture tra loro molto diverse, il percorso attraverso la natura guidata dalla mano dell’uomo.

Io ci sono stata il 2 Maggio e l’ho trovata stupenda…Trovate sul mio account Ig molteplici foto scattate da me, ve ne metto qualcuna qua sotto.

Non perdetevi la prossima edizione!

Il castello di Sammezzano

Il castello di Sammezzano, circondato da un ampio parco si erge sopra al paese di Leccio.


Ha assunto la forma attuale grazie all’ opera di Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona (nato a Firenze il 10 marzo 1813 e morto a Sammezzano il 18 ottobre 1897) che trasformò ed ampliò l’edificio preesistente nel periodo compreso tra il 1843 e il 1889.

La storia del luogo è però assai più antica: si può risalire all’epoca romana e continuare nei secoli successivi.
Il grande storico Davidsohn, nella sua “Storia di Firenze” afferma che nel 780, lo stesso Carlo Magno di ritorno da Roma dove aveva fatto battezzare il figlio dal Papa, potrebbe esservi passato:”

La tenuta di cui fa parte Sammezzano appartenne poi a famiglie molto importanti: in particolare gli Altoviti, poi, per volere del Duca Cosimo, a Giovanni Jacopo de’ Medici che a sua volta la vendette a Sebastiano Ximenes.

Tali beni restarono alla famiglia Ximenes d’Aragona fino all’ ultimo erede, Ferdinando, che morì nel 1816.

In un cabreo del 1818 (quindi prima delle modifiche apportate da Ferdinando Panciatichi Ximenes d’ Aragona) redatto dall’ Ingegnere Giuseppe Faldi il castello appare come una struttura di consistente volumetria, con bastione e scalinata d’entrata, nella parte opposta a quella delle attuali scale di accesso e di cui oggi non c’è più traccia.

Poi in seguito ad un lungo processo relativo al testamento di Ferdinando Ximenes, i beni, il nome, lo stemma ed i titoli della famiglia Ximenes d’ Aragona, passarono al primogenito di sua sorella Vittoria, moglie di Niccolò Panciatichi: il “nostro” Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, appunto, che diventò unico erede dei Panciatichi e degli Ximenes, compresa la vasta tenuta di Sammezzano.

Sull’onda della corrente culturale definita “Orientalismo” che si diffuse in tutta Europa dall’ inizio dell’ Ottocento e che vide in Firenze uno dei principali centri, Ferdinando iniziò a modificare la struttura esistente e realizzare nuove sale: la Sala d’Ingresso nel 1853, nel 1862 il Corridoio delle Stalattiti, la Sala da Ballo nel 1867 fino alla Torre centrale che riporta scolpita la data del 1889.

Ferdinando fu uomo attivissimo, esperto di scienze, filantropo, mecenate, collezionista, amante di Verdi. Fece parte di innumerevoli enti: fra queste fu socio dell’ Accademia dei Georgofili (1855), vice presidente della Società di Orticultura, Accademico onorario dell’Accademia di Belle arti e promotore per il monumento a Dante Alighieri in piazza S.Croce in occasione del sesto centenario dalla nascita.

Allo stesso tempo fu uomo politico molto impegnato: di idee liberali e fiero anticlericale, fu consigliere nel Municipio di Reggello e di Firenze tra il 1859 e 1865 e consigliere del Consiglio Compartimentale (poi Consiglio Provinciale) tra il 1860 e 1864. Fu eletto per due volte deputato del Regno tra il 1865 e il 1867. Nello stesso anno, pochi mesi dopo l’elezione, si dimise per protesta contro la legge sull’ asse ecclesiastico che non rispettava quanto aveva promesso ai suoi elettori.

Ben presto mostrò la sua delusione per come era nata l’Italia: tale sentimento è espresso in una frase in latino del 1870 riportata nella nicchia del Corridoio delle Stalattiti, che tradotta, dice: ”Mi vergogno a dirlo, ma è vero: l’Italia è in mano a ladri, esattori, meretrici e sensali che la controllano e la divorano. Ma non di questo mi dolgo, ma del fatto che ce lo siamo meritato”.

Riguardo al castello fu allo stesso tempo proprietario e committente; pur senza laurea, fu ingegnere, architetto, geologo. Ciò gli permise di pensare, progettare, finanziare il castello realizzando in loco e con manodopera locale gran parte dei materiali di cui lo stesso è fatto.

Allo stesso tempo, come esperto ed appassionato di botanica, Ferdinando riorganizzò un’ampia area circondante il Castello, estesa circa 65 ettari, il cosiddetto Parco Storico. Intorno all’antica “ragnaia” formata da una fustaia di lecci, collocò oltre 130 piante rare ed esotiche che dovevano introdurre progressivamente il visitatore o l’ospite alle meraviglie dello stile “moresco” della Villa-Castello.

Il Castello ed il suo Parco Storico costituiscono davvero un “unicum” di notevolissimo valore storico-architettonico ed ambientale. Il Parco vi contribuisce considerevolmente con un patrimonio botanico inestimabile formato non solo dalle specie arboree introdotte ma anche da quelle indigene. Tra le prime le piu conosciute sono senza dubbio le sequoie della California che hanno trovato a Sammezzano condizioni ideali, come dimostrano le notevoli dimensioni raggiunte da questi alberi in soli 150 anni. Fra queste la cosiddetta “sequoia gemella” alta più di 50 metri e con uno circonferenza di 8,4 metri, che fa parte, tra gli alberi monumentali d’Italia, della ristretta cerchia dei “150 alberi di eccezionale valore ambientale o monumentale”.Tra le specie indigene meritano di essere citate numerose specie di querce: il leccio, la farnia, il cerro, la roverella e, altra rarità, la sughera.

Negli anni ’70 la villa castello di Sammezzano fu trasformata in albergo ristorante. Tale attività continuò fino alla fine degli anni ’80. Dopo alterne vicende, alla fine degli anni ’90 la proprietà è passata ad una società italo-inglese con l’intenzione di realizzare un ambizioso e complesso piano di intervento per farne una struttura turistico ricettiva, secondo quanto previsto dal piano regolatore del Comune di Reggello.

In occasione del bicentenario dalla nascita del Marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona (1813-2013) è stato costituito il “Comitato FPXA” che , cerca di promuovere lo studio e la conoscenza del castello e del parco di Sammezzano anche attraverso la storia complessa del suo “creatore”.

Il castello è normalmente chiuso, ma grazie alla disponibilità della proprietà, alcune volte l’anno (normalmente maggio/giugno e ottobre) il Comitato, in collaborazione con le associazioni di volontariato del luogo, organizza aperture del castello con visita guidata.

ECCETTO LE SUDDETTE APERTURE IL CASTELLO NON E’ VISITABILE. IN OCCASIONE DELLE APERTURE E’ OBBLIGATORIA LA PRENOTAZIONE ON LINE. CONSULTARE IL SITO WWW.SAMMEZZANO.ORG

Per maggiori informazioni, consultare
• il sito http://www.sammezzano.org;
• la pagina facebook “Sammezzano-comitato FPXA”.

Il Comitato non ha scopo di lucro: per il 2015 si propone di collaborare con il Comune di Reggello per il restauro del Sepolcreto nel cimitero di Sociana dove è sepolto il Marchese Ferdinando.

Palazzo Zuccari

Il Palazzetto Zuccari è un edificio situato a Roma, costruito da Federico Zuccari, all’incrocio tra via Sistina e via Gregoriana, su piazza Trinità dei Monti.

Federico Zuccari era un artista di origine urbinate, che aveva già lavorato a Roma e a Firenze (suoi gli affreschi nella cupola di Santa Maria del Fiore) creandosi una notevole fama. Richiamato nell’Urbe per una serie di commissioni, decise di crearsi una sontuosa dimora che rispecchiasse l’importanza dell’artista, il suo estro e la sua creatività, con un progetto molto più grandioso di quello che aveva creato a Firenze (il palazzo Zuccari).

Nel 1590 comprò il lotto di terreno posto in una invidiabile posizione panoramica vicino alla Trinità dei Monti, sui resti degli antichi giardini di Lucullo, e iniziò la realizzazione di quello che è uno dei più importanti esempi di casa d’artista in Italia. L’artista si rovinò quasi per portare a termine i suoi grandiosi progetti, che dovettero essere in parte ridimensionati. Alla sua morte (1609) lasciò la casa agli artisti dell’accademia di San Luca, anche se di fatto se ne impossessò Marc’Antonio Toscanella. La famiglia Zuccari riacquistò il palazzo dai Toscanella e lo stesso restò patrimonio degli Zuccari fino a che l’avvocato Federico Zuccari (1843-1913), ultimo discendente della dinastia, decise di venderlo ad Henrichetta Hertz. Girolamo Rainaldi ingrandì poi il complesso, dandogli l’aspetto che venne mantenuto fino al 1904, quando fu ristrutturato pesantemente.

Nel frattempo vi visse anche la regina Maria Casimira di Polonia dal 1702, che vi fece costruire un arco in legno sopra via Sistina e la facciata a portico balconato verso la piazza, opera dello Juvarra applicandovi lo stemma di Polonia. Vi fece allestire, anche, un piccolo teatro privato che funzionò dal 1704 al 1714, rappresentandovi a beneficio della nobiltà romana opere in musica del suo musicista di corte Domenico Scarlatti[1].

Nel 1756 divenne sede della prima casa romana dei Fratelli delle Scuole Cristiane, fin allora ospitati nel vicino convento dei Cappuccini alla Trinità dei Monti, sicché l’edificio assunse la denominazione popolare di Palazzo dei frati. Questa destinazione è testimoniata in un’incisione di Giuseppe Pinelli che rappresenta l’uscita dei ragazzi dalla scuola, accompagnati da due fratelli dell’ordine[2].

Durante il Grand Tour divenne una locanda per artisti e vi soggiornarono Joshua Reynolds, Johann Joachim Winckelmann, Jacques-Louis David e i Nazareni, che vi lasciarono un affresco oggi a Berlino. In seguito divenne di proprietà di Enrichetta Hertz, che poi lo donò al governo tedesco, costituendo la Biblioteca Hertziana, specializzata in storia dell’arte.

Gabriele D’Annunzio citò il palazzo nel romanzo Il piacere (vi si trasferisce Andrea Sperelli).

La caratteristica più curiosa del palazzetto risiede nella decorazione, in particolare nelle cornici delle porte e finestre esterne che hanno l’aspetto di mostruose bocche aperte, ispirate al Giardino di Bomarzo e legate allo stile fantasioso dell’architettura manierista alle soglie del XVII secolo.

Il palazzo era costituito inizialmente da tre corpi: quello adibito a studio su piazza Trinità dei Monti, quello residenziale con facciata principale su via Sistina, e il giardino con ingresso da via Gregoriana. In contrasto con la semplicità degli esterni, l’interno si presenta come la dimora di un illustre artista. Il tono di rappresentanza toccava il culmine nella scalinata, nel salone, nella galleria e soprattutto nel giardino. Lo studio occupava la punta dell’intero complesso a pianta trapezoidale e ne rappresentava, in una similitudine antropomorfica, la testa. La rappresentazione dell’arme di famiglia i pani di zucchero sono ben visibili nel fregio della trabeazione dorica alternati dalle stelle comete, parti anch’esse dello stemma di famiglia. All’interno si trovano alcuni affreschi di Giulio Romano, provenienti da Villa Lante sul Gianicolo.

I tre mascheroni su via Gregoriana formano tuttora una delle maggiori attrattive del Palazzo. Per Zuccari che anni prima aveva usato una forma analoga per una illustrazione della porta dell’inferno dantesco, essi avevano un chiaro significato: erano destinati a sbalordire e spaventare il visitatore, che avrebbe esitato dapprima a oltrepassare la soglia, ma sarebbe stato poi tanto più colpito, per contrasto, dall’incanto paradisiaco del giardino.

Quest’ultimo, di forma pressoché quadrata con ben 17 metri di lato, era forse coperto da un pergolato di rose simile a quello dipinto sulla volta della loggia contigua ed era abbellito da fontane e statue, come nelle vedute di giardini che decorano quella che era la camera da letto del pittore. La singolarità e bellezza dell’edificio doveva essere il testimone della grandezza e del successo dell’artista.

Il complesso restauro del palazzo nei valori architettonici, delle strutture e degli apparati decorativi, degli anni 2000, progettati e diretti dall’architetto Enrico Da Gai, e la realizzazione dell’edificio della biblioteca, opera dell’architetto Juan Navarro Baldeweg, si inseriscono nel programma di ri-funzionalizzazione completa dell’Istituto Max-Planck per la Storia dell’Arte, che fu fondato nel 1913.

Quasi quasi domani in pausa pranzo ci faccio un salto 😉

Natale di Roma – Il ritorno dello storico tram 907

In occasione del Natale di Roma un tuffo negli anni Venti per festeggiare  con un tour da Porta Maggiore a Valle Giulia a bordo del tram 907, storica vettura ad otto finestrini, ormai esemplare unico, acquisita e restaurata dal Graf (Gruppo romano amici della ferrovia).

Così domenica 19 aprile, in collaborazione con Atac e il Cesmot, il 907 tornerà sui binari, facendo anche alcune tappe in punti particolarmente suggestivi, per permettere ai passeggeri di fare foto alla bellezze della città. Le partenze in programma sono alle ore 10 e alle ore 11.40 da Porta Maggiore, oppure alle 10.50 e alle 12.30 dal capolinea di piazza Thorvaldsen, in prossimità della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Villa Borghese .

Natale di Roma, domenica torna sui binari lo storico tram 907

Natale di Roma, domenica torna sui binari lo storico tram 907

Natale di Roma, domenica torna sui binari lo storico tram 907