I Macchiaioli a Roma

Ieri sera ho partecipato alla Blogger Night  al Chiostro del Bramante, dove ,fino al 4 Settembre è presente la Mostra “I Macchiaioli”.

Il termine “Macchiaioli” venne coniato nel 1862 da un recensore della «Gazzetta del Popolo» che così definì quei pittori che intorno al 1855 avevano dato origine ad un rinnovamento anti-accademico della pittura italiana in senso verista.

Al Caffè Michelangelo a Firenze, attorno al critico Diego Martelli, un gruppo di pittori dà vita al movimento dei macchiaioli.

Questo movimento vorrebbe rinnovare la cultura pittorica nazionale. La poetica macchiaiola è verista opponendosi al Romanticismo, al Neoclassicismo e al Purismo accademico, e sostiene che l’immagine del vero è un contrasto di macchie di colore e di chiaroscuro, ottenuti tramite una tecnica chiamata dello specchio nero, utilizzando uno specchio annerito con il fumo permettendo di esaltare i contrasti chiaroscurali all’interno del dipinto. L’arte di questi pittori consisteva “nel rendere le impressioni che ricevevano dal vero col mezzo di macchie di colori di chiari e di scuri”

La mostra è veramente fantastica e la location affascinante e suggestiva (e tra l’altro si trova nella mia zona preferita di Roma per uscire a divertirmi,dietro Piazza Navona!

Vi lascio solo una foto perchè non voglio togliervi il piacere di gustarvi la mostra!

Lobster Mania

Come un anno fa spopolarono definitivamente gli shop di Fried Chips in puro stile Fiammingo,in questa primavera vediamo la consolidazione dei ristoranti a tema Lobster.

Iniziando con Ted , il primo Lobster and Burgers in Italia,che  porta un po’ di New York a Roma: dall’arredamento al Menu di ispirazione internazionale, con tre protagonisti assoluti: astice, design e cocktail Bar.

Ted ha aperto Nel Settembre 2015 e vanta un locale di 250 m2 nel cuore di Prati (Precisamente a Via Terenzio 14) con 100 posti da sedere, suddivisi tra zona bar e ristorante.

l locale è aperto dalle ore 12.00  alle 2.00 di notte, per consumare un pranzo veloce, un aperitivo, uno spuntino o una cena, a qualunque ora vogliate.

In questi giorni invece vediamo la nuova apertura di The Fisherman Burger

Ci troviamo in Piazza Pasquale Paoli,a due passi dalla Basilica di San Pietro ed ha aperto i battenti il 17 Febbraio 2016.

I fantastici arredi in stile Marinaro e la Pescheria dove quotidianamente arriva pesce fresco con la facoltà di scegliere se portarlo a casa o farselo cucinare nella cucina a vista al momento ,fanno di questo posto una novità assoluta.

La sceltà nel menù è veramente vasta : si spazia dai famosissimi Fish Burger a tartare,wrap di Mare ed insalate di pesce.

Dimenticavo!Cè la possibilità di fare un apertivo al Sea Bar all’ingresso del locale,per spezzare la giornata o più semplicemente in attesa della cena vera e propria.

Ed infine Meat & Lobster.

Meat & Lobster è il nuovo ristorante di San Lorenzo (Via dei Sabelli, 167 b/c)
Qui ci troviamo in un posto un po’ meno modaiolo,per una scelta più economica ma allo stesso tempo più chic.


Qui il menù per farvi un idea

 

 

Che il Lobster Roll sia con voi 😉

 

 

L’anno Bisestile

Quando cade l’anno bisestile?

Non esattamente ogni quattro anni, in realtà. Gli anni precedenti a quello che segna l’inizio di un nuovo secolo – quindi 1800, 1900, 2000 – sono bisestili soltanto se si possono dividere per 400. Quindi il 2000 è stato un anno bisestile, il 2100 non lo sarà. La formula per sapere se un anno è bisestile è: se le ultime due cifre sono divisibili per quattro, oppure se l’intero anno è divisibile per 400.

A cosa serve l’anno bisestile?

Un anno solare, cioè il tempo che la Terra impiega a fare un giro completo intorno al Sole, non è perfettamente divisibile in periodi di 24 ore, cioè in giorni: dura circa 365 giorni e 6 ore. Se tutti gli anni avessero 365 giorni, ogni quattro anni il calendario si ritroverebbe in anticipo di un giorno. Grazie all’anno bisestile, il calendario si “rimette in regola” aggiungendo un giorno proprio quando l’anticipo accumulato raggiunge le 24 ore (sei ore all’anno, per quattro anni).

Un altro problema è dovuto al fatto che in realtà l’anno astronomico non dura esattamente 365 giorni e 6 ore, ma qualche minuto in meno, per la precisione 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi. Quindi, anche utilizzando gli anni bisestili, dopo 400 anni il calendario si troverebbe sballato, in ritardo di circa tre giorni. Per risolvere il problema, gli anni precedenti a quello di inizio secolo, cioè quelli divisibili per cento, non sono considerati bisestili a meno che non siano divisibili anche per 400. In questo modo, ogni 400 anni ci sono 3 anni bisestili in meno, di modo da eliminare i tre giorni di anticipo.

Quando fu inventato l’anno bisestile?

Quasi tutti i calendari elaborati nel corso della storia incorporavano qualche sistema per correggere il fatto che l’anno solare non si potesse dividere esattamente in giorni. L’osservazione del Sole e delle stelle è stata una delle prime scienze a essere sviluppate in quasi tutte le civiltà e già molti secoli prima di Cristo gli astronomi conoscevano bene i tempi della rivoluzione della Terra intorno al Sole. Nel caso del nostro calendario, l’origine dell’anno bisestile risale a Giulio Cesare, che nel 46 avanti Cristo impose un po’ d’ordine alla caotica situazione del calendario romano.

Fino al suo arrivo, l’anno romano durava 355 giorni. Per compensare la differenza con l’anno solare, ogni tanto veniva aggiunto al calendario un intero “mese intercalare” di durata variabile, di solito una ventina di giorni tra febbraio e marzo. In teoria la regola prevedeva che a un anno da 355 giorni dovesse fare seguito uno da 377 giorni, a cui seguiva di nuovo uno da 355 e poi uno da 378, per poi ricominciare il ciclo. Alternandosi in questo modo, il calendario romano riusciva a essere più o meno in linea con quello solare.

In pratica però, le cose funzionavano malissimo. L’autorità che governava i calendari, il Pontefice Massimo, era una figura politica e molto spesso accadeva che il mese intercalare venisse accorciato o allungato, inserito o “dimenticato”, in base all’interesse dei Pontefici o dei suoi alleati. Se ad esempio il Pontefice Massimo aveva convenienza a ritardare un’elezione prevista per marzo, poteva inserire dopo febbraio un mese intercalare insolitamente lungo. La situazione era estremamente caotica e Cesare cercò di risolverla. Con l’aiuto di matematici ed esperti, alcuni dei quali conosciuti durante la sua campagna in Egitto, Cesare progettò un calendario diviso in anni di 365 giorni, e di 366 ogni quattro anni.

Perché l’anno bisestile si chiama così?

I romani non contavano i giorni del mese come noi (2 febbraio, 7 marzo, 12 giugno, per esempio), ma usavano un complicato sistema in cui ogni mese veniva diviso in calende, idi e none. Nel calendario giuliano si stabiliva che negli anni da 366 giorni, il “giorno” in più dovesse essere inserito a febbraio il sesto giorno prima delle calende di marzo, cioè il 24 febbraio. Legalmente, il 24 febbraio veniva considerato un “giorno doppio”, formato da 48 ore. In questi anni, quindi, c’erano due “sesti giorni prima delle calende di marzo”, da cui “bisextus” (due volte il sesto) e quindi, bisestile. Il primo “29 febbraio”, cioè il giorno in più secondo i moderni calendari, probabilmente comparve nel medioevo, quando i giorni dei mesi cominciarono ad essere contanti in modo sequenziale e non più alla maniera romana.

E la faccenda degli anni di secolo?

La riforma di Cesare aveva trascurato che un anno solare non dura esattamente 365 giorni e sei ore. Il calendario giuliano, quindi, si trovava in ritardo di tre giorni ogni 400 anni. Tra guerre civili, caduta dell’Impero romano, invasioni barbariche ed epidemie di peste, nessuno fece caso a questo errore per circa un millennio e mezzo. Solo nel 1582 il Papa di allora, Gregorio XIII, si accorse che quell’anno la primavera era cominciata l’11 marzo, dieci giorni in anticipo rispetto alla data dell’equinozio. Gregorio decise di risolvere la questione una volta per tutte e impose una drastica riforma: dopo venerdì 4 ottobre 1582 il calendario sarebbe saltato direttamente a sabato 15. I dieci giorni di mezzo, in un certo senso, non sono mai esistiti.

Questo però non risolveva il problema della durata media dell’anno. Per evitare di perdere altri dieci giorni nel migliaio di anni successivi, venne stabilito che gli anni multipli di cento sarebbero stati bisestili soltanto se fossero stati multipli anche di 400. Il calendario gregoriano fu introdotto gradualmente in Europa e arrivò soltanto in anni recenti in Russia, dove per secoli rimase in vigore il vecchio calendario giuliano, in ritardo di un paio di settimane su quello gregoriano. Così la famosa Rivoluzione di Ottobre, che portò alla caduta dello zar, per gli Europei dell’epoca avvenne in realtà quando i loro calendari segnavano già novembre.

Fonte : Il Post.

 

Il Christo sul lago d’Iseo

Christo camminerà di nuovo sulle acque tra il 18 giugno e il 3 luglio. Non sul lago di Tiberiade ma su quello d’Iseo, e ci porterà con sé su una passerella color giallo dalia lunga tre chilometri e mezzo.Ovvio che stiamo parlando del Christo con la acca e cioè dell’imperatore delle installazioni effimere Vladimirov Yavachev, noto per aver impacchettato con la moglie Jeanne-Claude svariati monumenti tra cui il Pont-Neuf a Parigi e il Reichstag a Berlino.

 

La sua più recente invenzione, la prima senza l’apporto di Jeanne-Claude morta nel 2009, è un circuito coperto da 90 mila metri quadrati di tela poliammidica, posati su un complesso sistema di parallelepipedi in polipropilene ancorati al fondo del lago. Insomma una passeggiata elastica e suggestiva, «come su un letto ad acqua», da assaporare attimo per attimo proprio perché si è consapevoli che durerà poco.

 

Il costo, di 10 milioni di euro, è completamente finanziato da Christo attraverso la vendita dei progetti e dei bozzetti. È così che lavora, e non vuol sentir parlare di volontariato: è infatti partito un bando per reclutare 500 addetti salariati, in maggioranza gli steward che guideranno i visitatori nel percorso (1500 le domande arrivate, si sta procedendo alla scrematura).

 

IL PROGETTO FLOATING PIERS

Dal Central Park dei Gates (opera del 2005) allo specchietto lacustre di quest’angolo di Lombardia corre una bella differenza: soprattutto se si pensa che il progetto Floating Piers, e cioè pontili galleggianti, era nato molti anni fa per Tokyo e prima ancora per l’estuario del Rio de la Plata. Ma Christo va dove lo lasciano andare, e cioè dove riesce a vincere più facilmente la propria eterna battaglia per i permessi. Dicono che, in perlustrazione per i laghi lombardi, preceduto dalla caratteristica scia di aglio che lo contraddistingue visto che ne mangia spicchi interi a ripetizione, si sia subito innamorato del Sebino, e soprattutto del Monte Isola piazzato lì in mezzo, l’isola lacustre più grande d’Europa, 1800 abitanti, assoluto divieto alle auto, che gli è parso suggestivo collegare sia pure per poche settimane alla terraferma.

 

Dicono che molto abbia contato l’amicizia con i Gussalli Beretta, quelli delle armi, e che infatti non a caso la passerella miracolosa circonderà l’isoletta privata di San Paolo dove vive la famiglia. Dicono soprattutto che quella è «una manna dal cielo»: il primo da cui lo sentiamo è il sindaco di Iseo Riccardo Venchiarutti, che si compiace dei primi riscontri internazionali: «Paginate del New York Times, citazioni della Lonely Planet, Iseo inserito tra le mete da non perdere nel 2016». Ma è «una manna» anche per Marcella, abitazione d’epoca a pochi metri dalla chiesa della Madonna della Neve, che sta attrezzando posti letto per gli appassionati di land art; e per Fabio Volpi della società Sassabanek, gestore del più grande campeggio della zona oltre che dell’Iseo Lago Hotel, che sta preparando «pacchetti turistici, per attaccare alla passeggiata lacustre magari una visita alle cantine in Franciacorta o ai monumenti di Brescia».

 

L’occasione va sfruttata, anche per colmare il deficit di attenzione che penalizza il Sebino, obiettivamente paradisiaco, rispetto a un vicino ingombrante come il lago di Garda: «Abbiamo sempre avuto i nostri appassionati, soprattutto olandesi, belgi, scandinavi», elenca Alessandro Ropelato, manager dell’Araba Fenice, il fascinoso albergo primo Ottocento che di tutta l’operazione è diventato il campo base. «Ma ancora molto si può fare: lanciamo il sasso nel lago e aspettiamo che rispondano in molti. E intanto il nostro hotel prenotazioni per il periodo non ne accetta più. Siamo occupati dallo staff di Christo. Li vede, quelli lì che lavorano? Sono i sommozzatori bulgari, li ospitiamo da un pezzo».

 

ALBERGHI ESAURITI

In quelle che saranno le giornate più lunghe dell’anno (ma la passerella sarà aperta 24 ore su 24, con prevedibili suggestioni al chiaro di luna) si ipotizza un afflusso di 500 mila persone, tra italiani escursionisti per un giorno e raffinati esteti internazionali. Si favoleggia già di ville affittate da importanti galleristi newyorkesi a 25 mila euro per un paio di settimane, e di parate tra Iseo, Sulzano e Lovere su motoscafi Riva (nati proprio da queste parti, a Sarnico, e poi venduti ai cinesi) noleggiati a carissimo prezzo. E mentre gli albergatori cantano vittoria (tutto pieno, con un incremento delle tariffe dichiarato sul 15-20%) e i ristoratori preparano gli attovagliamenti, tavoli di altra natura vengono organizzati con una certa quieta apprensione (l’ultimo giorni fa in prefettura) per programmare le misure di sicurezza e approntare parcheggi (12 mila) e bagni chimici (200).

 

Fiorello Turla, sindaco di Monte Isola e imprenditore in proprio nel ramo reti, aspetta serafico l’onda d’urto: «Certo qualche giorno in più non avrebbe guastato, ma una passerella permanente non avrebbe senso: teniamo al nostro splendido isolamento. Resta la gioia di aver conosciuto un uomo così, ottant’anni e l’energia di un ventenne. Il compleanno tondo, in estate, l’abbiamo festeggiato insieme: bruschetta con l’olio di Monte Isola e sardine del lago». L’aglio, se l’era portato Christo da casa.

Fonte : LaStampa

Qualcosa di più su Christo

Christo e Jeanne-Claude, o più spesso semplicemente Christo, è il progetto artistico comune dei coniugi statunitensi Christo Vladimirov Yavachev (Христо Явашев, Gabrovo, 13 giugno 1935) e Jeanne-Claude Denat de Guillebon (Casablanca 13 giugno 1935New York, 18 novembre 2009), fra i maggiori rappresentanti della land art e realizzatori di opere su grande scala.

I due artisti sono artefici della Land Art: intervengono sul paesaggio e lo modificano, nel loro caso in maniera provvisoria. Sono noti soprattutto per le opere realizzate con il tessuto, “imballando” monumenti o stendendo lunghi teli in luoghi naturali.

Porta Pinciana a Roma imballata da Christo nel1974

Un esempio di questo si ritrova nella loro celebre opera realizzata tra il 1972 e il 1976 denominata Running Fence. Essa consiste in una recinzione continua, tesa da Est a Ovest per quasi quaranta chilometri tra alcuni declivi della campagna californiana, a nord di San Francisco. Si tratta di una serie di ampi teloni di nylon bianco appesi a un cavo d’acciaio sorretto da oltre duemila montanti metallici che, visti dall’alto, si snodano come un serpente e attraversano valli e colline fino a perdersi all’orizzonte. Quest’opera territoriale è volutamente giocata per contrapposizioni poiché la verticalità della recinzione si oppone nettamente all’orizzontalità del paesaggio e l’artificialità del nylon contrasta con la naturalità dell’erba. Infine anche il biancore dei teli si contrappone ai sobri colori del terreno. Questa incredibile muraglia bianca assume un grandissimo valore simbolico. Quando i teli sono gonfiati dal vento, infatti, l’enorme serpente sembra quasi animarsi e per tutta la sua lunghezza risuona di un crepitare secco e sonoro. Per la realizzazione dell’intero impianto furono necessari quattro anni, ma l’opera ebbe una vita estremamente breve essendo durata solamente quattordici giorni.

Sulla produzione artistica della coppia hanno anche influito il pensiero e l’arte di Man Ray e Joseph Beuys, con particolare riferimento alle opere l’Enigma di Isidore Ducassedel primo e al Pianoforte con Feltro del secondo.[7]

Christo è principalmente l’artista delle opere, mentre Jeanne-Claude è l’organizzatrice («Le opere destinate al pubblico sono firmate da Christo e Jeanne-Claude, i disegni da Christo»).

In genere le opere sono interamente finanziate dalla vendita dei disegni preparatori, collage o modellini.
Dal 1972 tutti i loro lavori sono fotografati esclusivamente da Wolfgang Volz; mentre per almeno cinque dei loro maggiori lavori è stato prodotto anche un documentario da parte di Albert e David Maysles.

Realizzazioni principali[modifica | modifica wikitesto]

  • Documenta 4 di Kassel (agosto 1968) – un imballaggio d’aria di 5.600 m³ sollevati da gru e visibili da 25 km di distanza.
  • Valley Curtain (19701972) – un telo lungo 400 metri steso lungo una valle delle Montagne Rocciose in Colorado.
  • Porta Pinciana a Roma 1974.
  • Surrounded Islands (19801983) – le isole della baia di Biscayne a Miami sono circondate da una cintura di polipropilene fucsia.
  • imballaggio del Pont Neuf (settembre 1985) – il Pont Neuf di Parigi, il più vecchio dei ponti della capitale francese, è impacchettato da un telo di poliestere giallo ocra.
  • imballaggio del Reichstag (giugno 1995) – il Reichstag di Berlino è impacchettato con un tessuto argentato. Milioni di persone sono andate a vedere l’opera.
  • The Gates (20042005) è stato aperto al pubblico dal 12 al 27 febbraio 2005. Era un percorso di 37 chilometri attraverso il Central Park di New York, costituito da materiale arancione intervallato da 7.503 portici, alti circa cinque metri e disposti a quattro metri di distanza fra loro.
  • The Floating Piers (2016) una passerella di 3,5 km sul lago di Iseo che verrà realizzata nel giugno 2016.
  • Over The River – (da realizzare) copertura di un torrente, l’Arkansas River, in Colorado.
  • Mastaba – (da realizzare) parallelepipedo composto da oltre 450.000 barili di petrolio vuoti nel deserto degli Emirati Arabi Uniti.

Favola o Realtà?

Quante volte ci siamo chiesti, di fronte ad uno scenario della Disney, se quel luogo magico esiste veramente… Ecco 10 location fonte di ispirazione per i registi e produttori della Disney.

1.Il paese in cui abita Belle in “La bella e la bestia” si trova in Francia.

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2.Il regno di Corinna di “Rapunzel” si trova a Saint-Michel, in Francia

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3. Il palazzo del sultano che si vede in “Aladdin” , ha una struttura che rispecchia quella del Taj Mahal, in India.

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4. L’allegro villaggio di Pacha nel cartone “Le follie dell’imperatore” è ispirato al Machu Picchu, in Perù.

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5. Il fantastico mondo delle macchine  del cartone animato “Cars” è ispirato all’U-Drop Inn di Shamrock, Texas.

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6. La cattedrale di Notre Dame a Parigi è stata ridisegnata per il film d’animazione “Il Gobbo di Notre Dame“.

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7.  È la città Proibita di Pechino della Cina il palazzo che si vede in “Mulan“.

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8. La maestosa città di Atlantide riprodotta nel cartone “Atlantis – L’impero perduto” ha una location specifica di ispirazione: il tempio di Angkor Wat, in Cambogia.

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9. Il castello scozzese di Eilean Donan è simile a quello proposto nel cartone animato “Ribelle – The Brave”.

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10. Non trovate che il castello della “Sirenetta” assomigli a quello che si trova a Chateau de Chillon  in Svizzera?

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Fonte :CartoniAllaRomana

Roma Maker Faire – 16/18 Ottobre

Dal 16 al 18 Ottobre arriva a Roma Maker Faire,la fiera dell’innovazione più grande al mondo che ospiterà oltre 600 invenzioni da 65 nazioni e si svolgerà all’interno della città universitaria La Sapienza.

Maker Faire ha vantato 131 eventi nel solo 2014, ed ha raggiunto oltre 1.5 milioni di visitatori complessivamente, sin dal suo lancio a San Mateo, in California nel 2006, neanche un anno dopo la pubblicazione del primo numero di “Make: Magazine“, la rivista di riferimento per tutti i #makers, nel 2005.

La 9° edizione della Maker Faire Bay Area ha accolto oltre 110 makers ed oltre 130.000 visitatori .World Maker Faire New York, l’altro evento chiave, è cresciuto in quattro anni fino ad ospitare oltre 600 maker e ad accogliere oltre 75,000 visitatori.

Detroit, Kansas City, Atlanta, Milwaukee, Orlando, Rome, Paris, Hannover, Berlin, Trondheim, Oslo, Newcastle (UK), Tokyo Singapore, Taipei, e Shenzhen ospitano altri gli altri eventi di alto profilo, mentre oltre 120 Mini Maker Faire – eventi indipendenti – sono curate da community locali in tutto il mondo, e ispirano e motivano ad innovare le comunità che aggregano intorno a se’.

MAKER FAIRE ROME – The European Edition

Maker Faire Rome è l’edizione europea di Maker Faire. Con oltre 600 invenzioni in mostra nel 2014 e 90 mila visitatori, la Maker Faire Rome è la più grande esposizione al mondo dopo le americane “Area Bay” e “New York”. Quest’anno, dopo il successo delle edizioni 2013 e 2014, sono attese centinaia di invenzioni e attrazioni da 65 nazioni. In programma: live performance, panel, workshop, seminari, conferenze e molte sorprese soprattutto per i più  piccini ai quali sarà riservata una speciale Area Kids ancora più grande e ricca di attività rispetto alle precedenti edizioni.

Maker Faire Rome – The European Edition è organizzata da Asset Camera,  Azienda Speciale della Camera di Commercio di Roma la cui la mission è mettere la città di Roma al centro del dibattito sull’innovazione, attraverso la diffusione della cultura digitale e lo sviluppo dell’imprenditorialità individuale e collettiva, propria del DNA del movimento dei Makers.

È una fiera che unisce scienza, fantascienza, tecnologia divertimento e business e dà vita a qualcosa di completamente nuovo. Maker Faire è una manifestazione nata per soddisfare un pubblico di curiosi di tutte le età che vuole conoscere da vicino e sperimentare le invenzioni create dai makers, invenzioni che nascono dalla voglia di risolvere piccoli e grandi problemi della vita di tutti i giorni.

Maker Faire è un evento pensato per accendere i riflettori su centinaia di progetti provenienti da tutto il mondo in grado di catapultare i visitatori nel futuro.

Non solo una fiera per addetti ai lavori. Alla  Maker Faire, infatti, si possono trovare invenzioni in campo scientifico e tecnologico (dalle stampanti 3D ai wearables, passando per droni, robot e il digital manifacturing) ma anche nuove forme di arte, spettacolo, artigianato, sperimentazioni sul cibo e attrazioni mai viste prima.

Le parole d’ordine della Maker Faire sono: incontro, confronto, formazione, divertimento e interazione.
Il pubblico può sperimentare e provare a giocare con queste nuove invenzioni e l’innovazione diventa alla portata di tutti attraverso percorsi esperienziali in cui i visitatori sono parte integrante della fiera stessa.

È un evento per famiglie in cui sia i bambini che gli adulti vengono coinvolti in centinaia di divertenti attività educative e dimostrative. Un modo per imparare a costruire il proprio smartphone, i propri giocattoli, “stampare in 3d” scarpe, gioielli, borse e perfino ravioli commestibili o anche scoprire come rendere domotica la propria casa con pochi e semplici accorgimenti.

Sono attesi oltre 600 espositori maker insieme a PMI innovative, scuole e  Fab Labs che presenteranno progetti nei seguenti settori:

  • 3D printing
  • 3D scanning
  • Arduino
  • Art
  • Artisans & New Craft
  • Biology
  • Cultural Heritage
  • Drones
  • Education
  • Energy & Sustainability
  • Fabrication
  • Fashion & Wearables
  • Food & Agriculture
  • Games
  • Hacks
  • Home Automation
  • Internet of Things
  • Kids & Education
  • Music & Sound
  • Open Source
  • Recycling  & Upcycling
  • Robotics
  • Science
  • Steam Punk
  • Wellness & Healthcare

Inoltre:

  • Educational
  • Workshops
  • Hackathon
  • Live Talk
  • Attrazioni Spettacolari

Confermata per l’edizione 2015 una speciale Area espositiva dedicata ai progetti dei ragazzi degli Istituti Tecnici e Professionali provenienti da tutta Italia.

I numeri di Maker Faire Rome 2014

La seconda edizione  di Maker Faire Rome (2014) si è conclusa con l’eco di 90.000 persone che hanno guardato e toccato con mano più di 600 invenzioni.

Ben 360 i workshop realizzati per i più piccoli in un’area di 2000mq, popolata da 15.000 kids.

Nel 2014 alla Call4Makers sono arrivati progetti, talk e workshop da 33 nazioni: Italia, Francia, Portogallo, Regno Unito, Germania, India, Belgio, Giappone, Cina, Svizzera, Svezia, Paesi Bassi, Canada, Taiwan, Colombia, Stati Uniti, Irlanda, Spagna, Serbia, Brasile, Bielorussia, Danimarca, Croazia, Polonia, Egitto, Messico, Singapore, Turchia, Marocco, Guatemala, Repubblica Ceca, Australia e Grecia.

Credits: Antonio Amendola/Shoot4Change

Ecco il programma dell’edizione di quest’anno :

Educational day

Venerdì 16 ottobre

Mattina 9.00/13.00Educational Day
Ingresso in fiera gratuito riservato esclusivamente alle scuole (solo su prenotazione)
Per prenotazioni: vai al  Modulo di prenotazione
Per info:  scuole@makerfairerome.eu

Venerdì 16 ottobre

Pomeriggio 14.00/19.00 – Maker Faire Rome.
Acquista i biglietti

Sabato 17 ottobre

h. 10.00/19.00 – Maker Faire Rome
Acquista i biglietti

Domenica 18 ottobre

h. 10.00/19.00 – Maker Faire Rome
Acquista i biglietti

Maker Faire sarà preceduta da importanti eventi

The big hack – Internet of Things

Nel week end dal 9 all’11 Ottobre si terrà THE BIG HACK, una grande maratona di programmazione nella quale i partecipanti sono chiamati a sviluppare applicazioni e progetti su 3 aree quali sicurezza sul lavoro, mobilità e open data.

http://thebighack.makerfairerome.eu/

Qui invece troverete gli espositori 2015.

Che ne dite? 😉

SpeakEasy Roma – The Jerry Thomas

Uno speakeasy, (letteralmente: “parlar piano, con tranquillità, senza tensione”) chiamato anche blind pig o blind tiger, è un esercizio commerciale che vende illegalmente bevande alcoliche. Tali esercizi furono in auge negli Stati Uniti durante il periodo conosciuto come proibizionismo (1920–1933, più a lungo in alcuni Stati). Durante questo periodo, la vendita, la produzione e il trasporto di bevande alcoliche erano illegali in tutti gli Stati Uniti d’America.

Il termine speakeasy sembra essersi originato in Pennsylvania nel 1888, quando la legge Brooks High sulle licenze commerciali aumentò la tassa statale per una licenza di saloon da 50 a 500 dollari. Il numero di bar legali crollò drasticamente, ma alcuni bar continuarono ad operare illegalmente. Kate Hester aveva in gestione un saloon a McKeesport, appena fuori Pittsburgh. Si rifiutò di pagare la nuova tassa e continuò la propria attività. Per evitare che il suo business illegale potesse attirare l’attenzione delle autorità, quando i suoi clienti erano troppo turbolenti, lei li avrebbe zittiti sussurrando “Speak easy, boys!” “Parlate piano, ragazzi!”. Questa espressione divenne comune a McKeesport e si diffuse poi a Pittsburgh.

Una teoria alternativa è che il termine sia semplicemente derivato da un modo di ordinare una bevanda alcolica senza sollevare sospetti — i baristi avrebbero detto ai clienti di stare tranquilli e di “parlare senza tensione”.

Gli speakeasy erano numerosi e popolari durante gli anni del proibizionismo. Alcuni di loro erano gestiti da membri della criminalità organizzata. Nonostante polizia e agenti del Bureau of Prohibition compissero frequenti irruzioni e arresti di proprietari e clienti, erano così redditizi che continuarono a prosperare.

Gli speakeasy contribuirono al cosiddetto Rinascimento di Harlem perché consentirono alla gente di colore di bere e divertirsi al riparo dalla discriminazione razziale.

L’era del proibizionismo ha visto la crescita della criminalità organizzata negli Stati Uniti.

Gangster come Dutch SchultzAl Capone e Lucky Luciano fecero fortuna fornendo illegalmente birra e liquori agli speakeasy di tutto il paese.

Alcuni speakeasy furono utilizzati come abitazioni e uffici dai gangster, che adottarono uno stravagante e facilmente identificabile stile di vita. I gangster di successo venivano identificati dai loro abiti di seta alla moda, dai gioielli costosi e dalle pistole.

A Roma ne troviamo molti (io ne ho provati solo due  ma a Londra).Nascosti in una paninoteca e mimetizzati tra i portoni o all’interno degli stessi bar, questi angoli appartati dove si inneggia al buon bere miscelano cocktail decisamente sopra le righe, previa parola d’ordine.

Il più famoso è senza dubbio il  Jerry Thomas.

Il Jerry Thomas, mecca dei cocktail, vanta il 19° posto nella lista dei 50 migliori bar al mondo. È il capostipite degli speakeasy con tanto di regole: pagamento cash, prenotazione e tesseramento obbligatori, password per accedere (che cambia frequentemente) e infine “il Bartender ha sempre ragione”. Questo locale riunisce quattro mixologist di grande esperienza, Roberto Artusio, Leonardo Leuci, Antonio Parlapiano e Alessandro Procoli, in un progetto che prende il nome dal bartender newyorkese Jerry “the Professor” Thomas. Il menu prevede cocktail sapientemente elaborati, a base di gin, rum, barbon, assenzio, cognac, maraschino, vermouth italiano, barolo chinato e bitter aromatizzati preparati in casa. Preparatevi bene all’esperienza del cocktail d’autore e non dimenticatevi la parola d’ordine per entrare (basta rispondere a una domanda, che trovate sul sito).

The Jerry Thomas, Vicolo Cellini 30, Roma. Sito. Tel. 06 9684 5937

Per vedere tutti gli speakeasy della capitale non dovete far altro che cliccare qui.

Enjoy!

Expo 2015 – La mia Guida

Circa un mese fa sono stata all’Expo 2015 che si trova a Milano.

Sono riuscita a vederlo più o meno tutto (ma solo grazie al fatto che ho un invalidità ed ho la possibilità di saltare la fila, cosa che possono fare anche le donne incinte o le famiglie con bambini) ma è stato davvero faticoso…Intanto però ho preso appunti e scattato tante foto per poter fare una guida per i miei amici che me l’hanno chiesto (e per me che tornerò il 7 Settembre con i miei genitori!),ecco qua :

Guida Expo 2015

(Non so perchè ma non compaiono le foto qui…se volete la guida con foto in pdf scrivetemi pure a ssdery@gmail.com!)

Raccomandazioni :

  • Arrivare prima dell’apertura delle ore 10 o 30 minuti dopo l’apertura.Alle 10 troverete già una fila non indifferente ai controlli (aereoporto style).
  • Inutile dire che il vostro abbigliamento dovrà essere più che comodo (tanta strada da fare e file sotto al sole).Evitate se potete di andare nel week end.Io l’ho fatto e lo shock è stato tanto.
  • Se vi trovate per alcuni giorni a Milano e non siete riusciti a vedere tutto quello che avreste voluto con il biglietto daily,vi consiglio il biglietto serale (per il giorno dopo) per non perdervi alcuni Padiglioni che rimangono aperti fino a tardi (ognuno ha un orario a se)e lo spettacolo serale dell’albero della Vita.
  • Iniziare i 53 padiglioni al contrario,ovvero percorrere tutto il decumano centrale(la via principale di Expo che si estende in lunghezza per un chilometro e mezzo) e cominciare dall’ultimo così da trovare meno fila nei padiglioni più affollati (Giappone,Thailandia,Italia ed Emirati Arabi in primis).
  • Portarsi dietro una borraccia o una bottiglietta d’acqua vuota.L’expò è pieno di stazioni con acqua liscia e gassata GRATIS.Non fatevi trovare impreparati 😉
  • in tutti padiglioni, con formule diverse (stellate, simil snob o take away) si può mangiare. L’opportunità è unica, quando vi ricapiterà di trovare cibo dell’Angola, del Canada e degli Emirati? (se ve lo state domandando, la risposta è palma da dattero).
  • Tra i partecipanti ci sono diversi Paesi in guerra, che vivranno 6 mesi di convivenza forzata col nemico. Ci saranno le due Coree, posizionate agli antipodi: Pyongyang ha allestito uno spazio per raccontare la storia del ginseng. Ma ci saranno anche Iran e Stati Uniti posizionati uno di fronte all’altro (terapia d’urto?).
  • Lo spazio dedicato alla Birra Moretti starà nel bel mezzo di aeree islamiche (quindi no-alcol) come il Marocco e il Quatar. Invece non ci saranno né l’Ucraina né la Nigeria.
  • – date una ripassata alla cartina del mondo: tra i partecipanti ci sono quei nomi esotici che non si sanno ben posizionare sul mappamondo, tipo Sao Tomè e Principe (isola al largo della costa occidentale dell’Africa), Guinea Bissau (Africa occidentale, con una miriade di piccole isole: non a caso qui si parla di frutti di mare, ma anche di agricoltura della savana).

Ora stilerò un elenco di TUTTI I 53 PADIGLIONI con relativi commenti e consigli.

ATTENZIONE : L’ordine dei padiglioni sarà quello classico che troverete sulla mappa (le mappe vengono distribuite da volontari all’entrata ed in giro per il decumano,ne troverete a bizzeffe).

Inserirò la dicitura DX vicino al nome del Padiglione quando si tratterà di un Padiglione che si trova sul lato Destro.Di conseguenza quelli senza dicitura si troveranno a Sinistra.

Nella mia lista non verranno menzionati ne i padiglioni pubblicitari tipo Algida,Eataly ecc ecc (che troverete comunque nella vostra mappa),ne tantomento i Cluster (I Paesi che per motivi di disponibilità economica non possono o non vogliono costruirsi un proprio padiglione, hanno avuto accesso all’interno dei nove Cluster, una novità di Expo 2015: sono spazi all’interno dei quali più Paesi vengono raggruppati attorno a temi alimentari come Caffè, Cacao e Cioccolato, Cucina Mediterranea e Riso).

Elenco Cluster : i cluster sono: riso, cacao e cioccolato, caffè, frutta e legumi, spezie, cereali e tuberi, bio-Mediterraneo (Albania, Algeria, Egitto, Grecia, Libano, Malta, Montenegro, San Marino, Serbia, Tunisia), isole mare e cibo (Capo Verde, Comore, Comunità caraibica, Guinea Bissau, Madagascar, Maldive), zone aride (Eritrea, Gibuti, Mauritania, Mali, Palestina, Senegal, Somalia, Giordania).

In corsivo troverete i miei commenti (poco) appropriati 

Let’s start!

Padiglione Zero – Onu  CONSIGLIATO

Qui ha inizio la visita dell’Expo 2015.Il padiglione apre intorno alle 10.30.Non mi ha entusiasmato particolarmente ma i “i simil trulli” che troverete all’uscita valgono la pena per l’intera visita.E’ comunque il Padiglione Zero quindi un punto di partenza improrogabile.

il Padiglione Zero introduce la visita del Sito Espositivo di Expo Milano 2015. Quanto l’uomo ha prodotto dalla sua comparsa sulla Terra fino a oggi, le trasformazioni del paesaggio naturale, la cultura e i rituali del consumo, sono il punto di partenza per qualsiasi progetto futuro. Il Padiglione Zero è il luogo in cui raccontare questo straordinario percorso con un linguaggio emotivo e immediato.

Irlanda  DX  NON CONSIGLIATO

Il Padiglione Irlanda è un insulto all’Expo.E’ stato probabilmente messo all’inizio per “obbligarti moralmente a visitarlo” ma suscita subito una nota negativa nella visita dell’intero complesso.Minuscolo.Inutile.Saltatelo pure,la foto del padiglione esterno vale molto più del suo interno.

La Ireland Plaza sul retro, che promette concerti e spettacoli, è ancora vuota.

Ricco di risorse naturali e verdi pascoli che sono puri, fertili e produttivi, lo spirito dell’Irlanda è portato alla vita attraverso il suo Padiglione, che offre ai visitatori un primo piano dei suoi magnifici paesaggi, del patrimonio storico, della cultura contemporanea e della sua cucina e ospitalità. Entrando nel Padiglione Irlanda, i visitatori intraprendono un viaggio indimenticabile attraverso la campagna irlandese e lungo la selvaggia la costa Atlantica. Imparano come il mite clima irlandese, il suo vento e la luce che cambia continuamente, il lussureggiante paesaggio verde e la selvaggia costa atlantica abbiano contribuito a rendere possibile un’agricoltura e una pesca di rilevanza mondiale, come illustrato dalla mostra “Wild Atlantic Way.”

Repubblica Ceca  NON CONSIGLIATO

Il padiglione della R.Ceca è in verticale e diviso in piani.Da qui si inizia a capire l’andazzo dell’intero Expò : PIANTE,PIANTE,PIANTE.Al piano superiore c’è una parte dedicata alla chimica (sempre riguardante la natura ovviamente)tanto cara alla Rep.ceca.Io direi di evitarlo e di evitare lo scambio di sguardi con l’uccellino malefico all’esterno (Fossi Twitter li denuncerei).

Non è solo uno spazio espositivo ma anche un’esperienza che non finirà con Expo Milano 2015. La proposta vincente del giovane duo di architetti Chybík + Kristof, per realizzare il Padiglione nel lotto di 1.362 metri quadri, usa moduli Koma che prevedono un sistema di costruzione progressivo. La sfida della riciclabilità dei materiali e dell’incorporazione della superficie d’acqua nella struttura è sfociata in un padiglione accattivante. Al piano terra vi sono le aree shop e ristorante, al primo e secondo le esposizioni, sul tetto il giardino: oltre 350 metri quadri di “laboratorio di vita”.

Padiglione Nepal  DX  CONSIGLIATO

Il padiglione del Nepal è stato uno dei miei preferiti.Il personale parlato molto poco italiano e zero inglese ma è di una cordialità e gentilezza che vi spiazzerà (talmente tanto che sono caduta dalle scale come una polla),accogliendovi con un Namaste ed un invito a togliervi il copricapo qualora lo indossaste.Il materiale con il quale è stato costruito il padiglione è visibilmente pregiato e ricercato.Un bagno mistico nella cultura Buddista.

Padiglione Bahrain  NON CONSIGLIATO

Un percorso circondato da piante.Niente più.Evitabile.

Sudan  DX  NON CONSIGLIATO

Piccolo e spoglio.Consiglio vivamente di visitare quello dell’Angola di cui questo è una scialba imitazione.

ll Padiglione del Sudan si ispira alla casa “nubiana”, il nucleo abitativo caratteristico del Sudan.
Si sviluppa su un solo livello con un cortile centrale – fulcro della vita casalinga sudanese e luogo adibito al consumo dei pasti – sul quale si affacciano diverse stanze tematiche. In questo centro, vengono serviti piatti tipici, bevande naturali ed è presente un’esposizione di prodotti in pelle e altri oggetti del folklore sudanese

Angola  CONSIGLIATO

Probabilmente il PIL dell’Angola è stato totalmente utilizzato per la costruzione del suo padiglione.Non ci si aspettava tanto da uno stato comunque “economicamente modesto”.Anche qui si sale su più piani fino ad arrivare ad una serra sul top dell’edificio.Il Padiglione è molto interattivo e coinvolgente nella descrizione delle sue materie prima ed usanze.

Il Padiglione dell’Angola si caratterizza per la forma stilizzata di un baobab africano posta al centro della struttura. L’altro aspetto caratteristico che merita la visita sono gli spazi verdi coltivati  con piante, ortaggi e frutta tipiche del Paese.

Belgio  DX  CONSIGLIATO

Abbiamo amato il Belgio.Sono sincera : è stato assolutamente per una questione superficiale : il cibo e la birra.All’entrata del padiglione vi verranno offerti dei fantastici biscottini tipici (Buonissimi!!!),per poi passare davanti a pluristellati chef che vi mostreranno la produzione di vari cioccolatini/biscottini.La fine del percorso vi porterà nell’angolo Birra dove si possono gustare decine e decine di birre differenti.

Nel piano inferiore il solito tripudio di piante,mentre all’esterno si continua con i trucks che vendono deliziose patatine.

La visita inizia da una pergola semicoperta, dalla quale si accede alla fattoria. Lungo una facciata di vetro, si trovano una serie di bicchieri di birra giganti che lasciano filtrare la luce. A destra, su un muro di cioccolato, alcuni schermi mostrano il know how dell’industria cioccolatiera belga. Dalla rampa del futuro, con animazioni luminose che invitano a viaggiare nel tempo, si passa nella cantina. Qui si mettono in pratica le tecniche di produzione alternativa. E i prodotti ottenuti con questi sistemi sono usati nella cucina del Padiglione. La scala di vetro, un pozzo di luce naturale a spirale, riporta in superficie. La struttura che sovrasta la scala rappresenta un filamento di DNA, che celebra la vita.

Brasile  CONSIGLIATO

Il padiglione del Brasile è diviso in due parti : nella parte inferiore c’è una riproduzione parziale della foresta Amazzonica mentre in quella superiore vi è una rete elastica che sancisce un percorso che divertirà sia grandi che piccini.Provare per credere!

Il cuore pulsante del Padiglione del Brasile è una rete interattiva che collega i tre piani. Camminando sulla rete sospesa, i visitatori interagiscono con l’ambiente circostante: dei sensori, infatti, rilevano i movimenti trasferendo impulsi che modificano il suono e la luce circostante. La visita inizia da un’area aperta (Green Gallery), con ortaggi, piante, fiori e frutti accompagnati da tavoli interattivi, che offrono giochi e informazioni sulle etnie del Brasile. Una rampa porta al primo piano, dove una proiezione guida i visitatori. Al secondo piano, un’altra proiezione su uno schermo trasparente mostra un video che si attiva grazie ai sensori di prossimità.

Vietnam  DX  NON CONSIGLIATO

Il padiglione del Vietnam è molto piccolo e spoglio.Molto belli i fiori di loto lignei al suo esterno.Dentro il nulla più assoluto.Come tanti altri padiglioni si punta tutto sullo spazio commerciale et alimentare.

Il loto è un fiore molto diffuso in Vietnam, ed è scelto come simbolo del paese. Nello spazio commerciale si trovano, oltre a pezzi di artigianato in bambù, legno, porcellana, ceramica e tessuto, anche assaggi di famosi piatti e bevande, alcuni dei quali usano come ingrediente principale proprio il fiore di loto. Il Padiglione del Vietnam è a forma di fiore di loto e questo simbolo del Paese si potrà anche degustare in diverse preparazioni del ristorante.

Repubblica di Corea  CONSIGLIATO

Questo padiglione è un tripudio di tecnologia.Schermi digitali,spettacoli visivi e sensoriali.Un viaggio futuristico in una Corea deliberatamente unita.

La struttura di rifà al “moon jar”, il tipico vaso in ceramica dove avviene il processo di fermentazione di alcuni piatti tradizionali, di cui verrà mostrata la preparazione e che si potranno degustare al primo piano.

Moldova   NON CONSIGLIATO

Proiezioni di video con fini turistici.Stop.

Nel Padiglione della Moldova, che ricorda una mela tagliata, sarà proiettato il film “Joc. Pure energy of life”, realizzato per Expo Milano 2015, che racconta la storia di un gruppo di danza popolare moldavo.

Lituania   CONSIGLIATO

Padiglione abbastanza interattivo : come far conoscere la storia del proprio paese senza pesantezza.Interessante.

Il Padiglione della Lituania è composto da due grandi cubi bianchi collegati da una passerella, che ricordano una bilancia. Nello spazio a forma di chicco di grano del primo cubo, personaggi a cartoni animati ripercorrono la storia del Paese. Nel secondo cubo, schermi interattivi propongono invece innovazioni.

Bielorussia  NON CONSIGLIATO

Padiglione all’esterno spettacolare,all’interno il solito percorso tra piante,foto di cibi tipici e video della terra in questione.

Il simbolo del Padiglione è la ruota della vita, una sorta di mulino ad acqua, sotto il quale uno spazio espositivo con monitor interattivi racconta il progresso agricolo e tecnologico del Paese. Con frequenza, sono ospitate performance artistiche ed esibizioni di gruppi musicali folk.

Malesia  NON CONSIGLIATO

Idem come gli altri.Schermi,piante e foto.La formula non cambia.

Il padiglione, che si sviluppa su 2.047 metri quadrati, ha la forma di quattro semi. Le curve del design e gli intrecci sulla struttura riflettono la versatilità e la dinamicità della nazione. Il progetto architettonico prevede caratteristiche green e sostenibili in linea con il tema della sostenibilità di Expo Milano 2015. La struttura esterna dei semi è costruita con il “Glulam” o legno lamellare, un innovativo legno strutturale ricavato da materiale locale sostenibile. La scelta del Glulam, in combinazione con la forma strutturalmente complessa del Padiglione della Malaysia a Expo Milano 2015, nasce dalla volontà di mostrare le capacità della Malaysia sia per quanto riguarda il design che per l’utilizzo di materiali innovativi.

Thailandia  NON CONSIGLIATO

Il padiglione più deludente.Questo padiglione (come tutti i padiglioni orientali)”offre” dei percorsi obbligatori (per questo poi vi troverete in file interminabili) accessibili a 50 persone per volta.Verrette portati in tre stanze dove vedrete 3 video diversi.Il primo è un invito a visitare la Thailandia.Il secondo vi mostrerà i loro prodotti alimentari.Il terzo è una vera e propria propaganda  della loro Monarchia,con un estrema esaltazione della figura del Re.Che dire?Non ho mai prediletto le cose che mi venivano imposte.

Il Padiglione, che si estende su uno spazio complessivo di 2.947 metri quadri, ha una forma che riprende al centro quella del cappello tradizionale dei coltivatori di riso thailandesi, il “ngob”. Nel disegno della pianta, a questo nucleo si affianca un’altra forma, quella del “naga”, che riprende le linee sinuose degli esseri considerati spiriti della natura, protettori di fonti, pozzi e fiumi e portatori di pioggia e fertilità, presenti anche sullo stemma del ministero dell’Agricoltura e delle Cooperative.

Uruguay   CONSIGLIATO

Simpatico.Unione tra tecnologia e storia.Da provare.

Il percorso inizia nel giardino del Padiglione, dove il pubblico riceve le prime informazioni sull’Uruguay. Le persone accedono a una rampa sonora, dove potranno vivere un’esperienza sensoriale attraversando distinti paesaggi sonori dell’Uruguay: dalle voci del campo fino al rumore dell’oceano, dal crepitare del fuoco per fare una carne arrostita all’allegria del carnevale. I visitatori entrano poi in una sala dove si immergono in un cortometraggio proiettato su schermi tenuti da braccia robotiche che circondano il pubblico. Si tratta di una produzione originale, il cui schema narrativo riflette, a partire da un dialogo tra generazioni, la tradizione dell’Uruguay e gli avanzamenti del Paese e pennellate di paesaggi.

Cina  CONSIGLIATO

Fuori troverete ad aspettarvi un eccezionale distesa di fiori gialli.Dentro una distesa di canne di bambù.Chiaro esempio di quanto i padiglioni orientali siano molto più belli visti da fuori.

Il tema scelto dalla Cina incarna l’atteggiamento di gratitudine, di rispetto e di cooperazione del popolo: la terra nutre l’uomo dalle origini, la speranza è la prospettiva di un futuro in cui il cibo consenta la vita di tutti. Agricoltura, alimentazione, ambiente, sviluppo sostenibile sono i punti focali della partecipazione della Cina a Expo Milano 2015. Lo scopo è ricordare la convinzione della filosofia cinese che “l’uomo è parte integrante della natura”, illustrare le tradizioni culturali e i progressi nei campi dell’agricoltura, presentare i grandi passi compiuti nell’uso razionale delle risorse per assicurare cibo a sufficienza, buono e salutare. Il filo conduttore è la ricerca di equilibrio tra gli esseri umani e l’ambiente, tra l’umanità e la natura.

Colombia  CONSIGLIATO

Il Padiglione Colombiano viene presentato inizialmente con un video di introduzione per spiegare la conformazione climatica di questa splendida terra.All’interno il padiglione era suddiviso in stanze dove ogni stanza rappresentava uno dei 5 aspetti climatici presenti nel paese.Anche qui il percorso era obbligatorio ma con ritmi meno rigidi.

La visita al Padiglione della Colombia si snoda attraverso cinque piani termici, corrispondenti ai diversi climi che il Paese riunisce in un solo territorio, a diverse altitudini.

Argentina  NON CONSIGLIATO

Il padiglione Argentino si concentra sui sistemi di lavoro delle terre agricole.Non entusiasmante.Sono corsa al ristorante 😀

Il Padiglione dell’Argentina, che è formato da silos allineati, propone contenuti audio-video, simulatori, sistemi interattivi, spazi multisensoriali.

Azerbaijan  DX   CONSIGLIATO

Bello dentro e fuori.Perfetto per gli amanti dell’architettura.

Un percorso espositivo che si snoda attraverso tre sfere di vetro su più livelli che rappresentano tre diverse biosfere. Il progetto di Simmetrico Network presenta forme architettoniche moderne e semplici, realizzate attingendo ai materiali tradizionali quali il legno e la pietra lavorati in modo innovativo e abbinati a vetro e metallo. Una pelle di flessuose lamelle lignee avvolge i lati del Padiglione, che si sviluppa su un’area di 887 metri quadri, lasciando il fronte nord più libero per favorire un controllo passivo del microclima.

Emirati Arabi Uniti  DX   CONSIGLIATO

Questo è stato il padiglione più coinvolgente.Giochi e video musicali hanno aperto le danze per poi veder terminare la visita in una sala cinema dove viene proiettato un video sull’importanza dell’acqua.Una parte del sito espositivo presentava l’Expò del 2020 che si terrà proprio nella loro Nazione.

Il Padiglione, che si estende su uno spazio complessivo di 4.386 metri quadri, progettato da Foster+Partners ha muri di sabbia increspata dal vento alti dodici metri e un ingresso delineato da uno schermo video lungo settantacinque metri, un vero e proprio falaj digitale, eco di antichi canali idrici. L’esibizione principale è divisa in due parti. La prima è contenuta dentro un cilindro, che consente all’auditorium di ruotare giocando con l’orientamento del pubblico. I visitatori transitano nella seconda parte dell’esposizione principale (Future Talk) prima di uscire tramite una rampa in discesa. Ovunque si colgono i colori della sabbia, onnipresente nel paesaggio arabo. Il futuristico Padiglione è provvisto di sistemi di recupero dell’acqua piovana e celle fotovoltaiche, ed è stato progettato tenendo in considerazione due climi: quello naturalmente fresco di Milano e quello assolato degli Emirati Arabi Uniti, destinazione del Padiglione alla conclusione di Expo Milano 2015.

Kazakistan  CONSIGLIATO

Coinvolgente e divertente.Entrare assolutamente.

Il Padiglione del Kazakistan avvolge il visitatore in un turbine di informazioni, immagini ed emozioni. Nella prima sala un’artista racconta la storia del Paese creando immagini con sabbia colorata. Poi si passa a una sala suddivisa in sei tappe: la scienza agronomica kazaka, le risorse naturali, l’uso dell’acqua, le nuove tecniche agricole sostenibili e l’acquacultura. Il Padiglione Kazako ospita un acquario con storioni del Caspio, da cui si ottiene il famoso caviale. E poi assaggi di latte di giumenta fermentato, droni volanti, un racconto della storia delle mele.Conclude l’esposizione una sala 3D, con poltroncine dinamiche.

Regno Unito  DX  CONSIGLIATO

Il padiglione del Regno Unito ricrea un alveare (all’entrata troviamo delle Arnie con fotogrammi di Api all’interno).E’ possibile salire in cima per entrarvi dentro e bere qualcosa nel Bar che si trova vicino le scale (per gli amanti del Pimms sopratutto).

Il design è ispirato al ruolo unico che gli alveari hanno nel nostro ecosistema e rappresenta lo spirito della partecipazione del Regno Unito a Expo Milano 2015. L’abilità artistica inglese ispira da sempre tutto il mondo e Wolfgang Buttress, il vincitore della competizione lanciata per scegliere l’architettura del padiglione, ha tradotto in termini progettuali la forza del design britannico.Il padiglione britannico, esteso su un lotto complessivo di 1910 metri quadri, vuole lasciare un segno nell’esperienza di tutti i visitatori di Expo Milano 2015, in cui natura, creatività, scienza e tecnologia si combinano per affrontare la sfida sottesa al TemaNutrire il Pianeta, Energia per la Vita.

Polonia  CONSIGLIATO

Questo padiglione è veramente ben fatto.A partire dalla struttura esterna fatta con cassette della frutta fino ad arrivare alla terrazza giardino.Alla fine del percorso ci sono alcune donne che invitano il visitatore a partecipare alla creazione di alcuni gioielli.Molto Piacevole.

Un corridoio conduce al primo piano del Padiglione. Qui i visitatori arrivano a un giardino magico. Dal suo centro si sviluppa uno stretto e tortuoso sentiero intervallato da alberi di mele. Il riflesso degli alberi negli specchi crea l’illusione di uno spazio vasto e infinito e allo stesso tempo enfatizza l’atmosfera magica del luogo. Dal giardino, i visitatori passano facilmente al successivo spazio espositivo, dove si trova l’installazione di una mela gigante. Partendo dall’interno della “mela”, i visitatori sono guidati fino al piano terra del Padiglione, dove continua la storia dell’economia polacca con grafiche animate e proiezioni. Il percorso conduce il visitatore al cinema, dove sono proiettati una serie di video.

Ungheria  DX  NON CONSIGLIATO

L’idea, almeno nella struttura, c’è ed è ben realizzata: l’ispirazione è l’Arca di Noè, simbolo di salvezza degli esseri viventi. Il problema è che, una volta entrati nel padiglione Ungheria, delle specie (animali o vegetali) non vi è l’ombra. Un peccato.
Sul tetto una splendida terrazza con un ristorante che serve i piatti tradizionali (i celebri insaccati, i formaggi o il goulash).

Ideato dai progettisti Attila Ertsey, Ágnes Herczeg e Sándor Sárkány, il Padiglione è di tre piani e si estende su un lotto di 1.910 metri quadri. Le forme e i materiali rappresentano le linee principali dell’architettura ungherese (granaio, silos rurali, stalle) secondo i principi dell’architettura organica, sviluppatasi a metà del Novecento e basata sulle tradizioni locali, sulla comprensione delle leggi della natura, sull’esaltazione del rapporto tra l’uomo e l’universo. La zona centrale del Padiglione è ispirata all’Arca di Noè, simbolo di salvezza degli esseri viventi, mentre le due estremità laterali richiamano i tamburi sciamanici, che riportano a radici antiche evidenziando il rapporto mistico con la natura e che sono solcati dall’antico simbolo dell’albero della vita nel quel scorre l’acqua dolce naturale ungherese dalle celebri proprietà termali.

Paesi Bassi  NON ESISTE

Il padiglione dei paesi bassi ricrea un luna park ed è composto da food trucks (ottimi,vedi sezione cibo)

Il concept: Condividere, crescere, vivereÈ il tema lanciato dai Paesi Bassi per riflettere sulla produzione, la distribuzione e il consumo di cibo su scala mondiale, immaginando il padiglione come un luogo di esperienze inaspettate e capaci di incuriosire divertendo. Perché, non dimentichiamolo, uno dei principali obiettivi del genere umano è quello di migliorare la propria qualità di vita. Che si tratti di ambito finanziario o socioculturale. Ovviamente, per far sì che ciò avvenga, è necessario trovare soluzioni per preservare la vita nel futuro. E queste soluzioni bisogna trovarle assieme, condividendo i problemi: la ricerca di soluzioni alle sfide globali richiede collaborazione internazionale e condivisione delle conoscenze e delle risorse naturali. Lo si deve fare assieme. È questa la dichiarazione d’intenti degli olandesi. E il Paese porta come esempio il Piano Delta, un progetto ideato e avviato in seguito all’inondazione causata dal Mare del Nord nel 1953 nei Paesi Bassi, attraverso il quale hanno dimostrato un approccio costruttivo anche di fronte a una catastrofe naturale. Non solo, il popolo olandese, attraverso la sua partecipazione a Expo, vuole sottolineare il fatto che sono il secondo esportatore mondiale di cibo, avendo tra l’altro un ruolo importante nella ricerca di soluzioni per le sfide legate alla sicurezza alimentare e all’uso sostenibile di acqua, energia e altre risorse.

Spagna  DX  CONSIGLIATO

Tradizione e innovazione si fondono, almeno in teoria. Avvicinandovi al padiglione Spagna vedete una struttura che ricorda una serra, metà in legno metà in acciaio, simbolo dell’incontro tra vecchio e nuovo. Anche all’interno si cerca di mantenere il binomio, con alterni risultati.
Davanti all’ingresso, una valigia di 5×4 metri, punto di partenza di un’installazione audiovisiva dell’artista catalano Antoni Miralda. Un mix di musica e immagini racconta ricette tradizionali e avanguardia. L’effetto complessivo, alla fine, è un po’ quello da ufficio del turismo spagnolo. Ma è di sera che vale la pena fare un salto qua, grazie ai dj set che trasformano il patio in un locale vacanziero in stile Ibiza.

Il Padiglione della Spagna propone un Viaggio del sapore che inizia con una valigia di 5×4 metri, punto di partenza di un’installazione audiovisiva dell’artista catalano Antoni Miralda. Una volta oltrepassato il portico, 20 valigie proiettano altrettante proposte visive (ognuna dedicata a un alimento). Miralda ha previsto che il viaggiatore/visitatore possa rispondere – in modo interattivo – a domande sull’alimentazione. La mostra Il linguaggio del sapore guida invece i visitatori nell’immaginazione culinaria di un cuoco attraverso i paesaggi e gli aspetti più rappresentativi della produzione agroalimentare.

Santa Sede  CONSIGLIATO

Dentro l’”Ultima Cena”, magnifico quadro del Tintoretto (in agosto verrà sostituito da un arazzo di Pieter Paul Rubens raffigurante l’istituzione dell’Eucarestia). Da un lato fotografie su conflitti, errori, disequilibri, la “de-creazione”, dall’altro tre video che mostrano altrettanti progetti della Chiesa per cercare di risolvere questi problemi. Il quadro del Tintoretto offre la chiave interpretativa dello spazio: l’uomo è al centro, la sua azione si ripercuote sulle vite degli altri e sul mondo che ci circonda.Minimalista ma pregno di significato (ed all’uscita vi verrà regalata la calamita del Papa!)

Fin dalle pareti esterne, il Padiglione propone due spunti di riflessione: “Non di solo pane vive l’uomo” e “Dacci oggi il nostro pane”. La visita inizia prima dell’ingresso, perché i visitatori sono accolti personalmente dai volontari. Il percorso espositivo procede illustrando in cinque scene le dimensioni ecologica, economico/solidale, educativa e religioso-teologica del tema. Nella quarta scena (“Educarsi all’umanità”), è proposta una tavola in legno sulla quale sono proiettati tutti gli ambiti della vita quotidiana in cui si può agire responsabilmente per cambiare il mondo.

Romania  DX  NON CONSIGLIATO

Lo sforzo di “unire tradizione e modernità”, come annunciano le guide del padiglione Romania, non sembra molto riuscito. La struttura introduce vagamente il concetto, la visita all’interno lo annichilisce. Non è sufficiente l’accostamento di paglia, legno e vetro (quest’ultimo indicherebbe la modernità). Diciamolo: oltre al flauto di Pan dimensione extra large, al visitatore resta ben poco da ammirare.

L’accesso principale all’area espositiva richiama l’aspetto di un flauto di Pan. Il piano terra rievoca un viaggio attraverso le bellezze naturali della Romania. Il primo piano dà invece spazio a un’interpretazione contemporanea della tipica abitazione di un villaggio, posizionata sul delta del fiume Danubio, in legno e vetro e circondata da un ampio giardino. La Romania ha affidato il suo racconto a un personaggio tipico del folklore locale: Lia (CIocârlia), una ragazza dalla voce incantevole che secondo la leggenda si innamorò delSole trasformandosi in uccello per raggiungere l’amato.

Francia   CONSIGLIATO

I francesi partono da un concetto: per nutrire 10 miliardi di persone nel 2050 (il 70% nelle città) è necessario “ripensare la catena alimentare dal campo al piatto”. Le Pavillon France è seducente fuori (un campo-orto-giardino), elegante e intelligente dentro (una via di mezzo tra una cattedrale e un mercato).Cibo a buon mercato (baguette,macarons,croissant e crepes)che vi inebrieranno con il loro profumo (mescolato a quello di lavanda).

L’edificio costituito principalmente di legno lamellare, su uno spazio di 3592 metri quadri, è ispirato a un luogo simbolo della cultura alimentare francese: il mercato coperto. Il padiglione si ispira difatti ai tipici mercati che si trovano in molte città della Francia, che ben rappresentano il tema generale di Expo Milano 2015, con l’accento sull’autosufficienza alimentare, l’accesso al cibo e la dimensione qualitativa dell’alimentazione. Realizzato dallo studio parigino XTU Architectes

Messico  DX  CONSIGLIATO

Il padiglione del Messico inizia con giochini interattivi/foto da stampare all’uscita.Piccolo ma ben fatto,con il personale che da spiegazioni brevi,concise ed esaudienti ogni qualvolta si arrivi davanti ad uno dei 5 punti salienti del padiglione.Sopra una terrazza sancisce la fine del percorso.

L’architetto Almada, insieme con Jorge Vallejo e la consulenza del biologo Juan Guzzy, ha ideato le forme del padiglione basandosi sull’alimento messicano più caratteristico, il mais. Alla forma di una grande pannocchia di mais si ispira infatti la grande struttura esterna, che copre il padiglione di 1910 metri quadri, collocato in una posizione privilegiata, all’incrocio dei due viali principali. All’interno trova spazio la più ricca esposizione di prodotti tipici, contornati da un flusso d’acqua che dà vita ai giardini e accompagna i visitatori in rampe elicoidali, alla scoperta della ricchezza gastronomica, ecologica e culturale del Messico.

Israele  NON VISITATO

L’elemento caratterizzante del Padiglione di Israele è il “giardino verticale”: una parete lunga 70 metri e alta 12 interamente adorna di piante vive, i cui fiori e colori cambieranno con il passare delle stagioni. Il Padiglione offre al visitatore un’esperienza divisa in due fasi. Nel primo spazio, attraverso film 3D ed effetti multidirezionali, è illustrata la storia dell’agricoltura israeliana. Uno dei film presentati racconta il piano di rimboschimento di Israele portato avanti dal Fondo Nazionale Ebraico (KKL). Nel secondo spazio una tappezzeria luminosa di led danza in ogni direzione.

Palazzo Italia  CONSIGLIATO

A qualsiasi ora, troverete gente in coda (attenzione che verso le 20.30 bloccano l’accesso). Nel cortile, quattro schermi sono connessi in streaming con omologhi in quattro mercati d’Italia: voi vedete chi fa la spesa, loro vedono voi. All’interno, la mostra su tre piani: tema, la potenza del sapere fare, della bellezza, del limite e del futuro. Si parte con le «statue parlanti» (volti proiettati su manichini) di imprenditori italiani, si passa dalla «distress room» (una stanza attraversata da lampi di luce, rumorosa e dissestata) e di fronte a 21 schermi con catastrofi ambientali dai Tg degli ultimi 60 anni. Poi, la bellezza: tre stanze di specchi, in cui sono proiettati rispettivamente paesaggi naturali, architetture, interni d’Italia. Toccante, come il video del crollo della basilica di Assisi durante il terremoto e il grande quadro «Vucciria» di Guttuso, a cui si arriva dopo un percorso al buio (fatto dall’Istituto ciechi) nei mercati italiani (ore 10-17). Più didascalico il plastico dell’Europa da cui è stata tolta l’Italia.
Nel cardo (la strada che taglia in due il Decumano) Padiglioni e piazzette sono dedicate a regioni, province e prodotti tipici. Alcune ruotano, altre sono fisse. Molte organizzano eventi, ma tante sono solo vetrine. C’è lo spazio di Woman for Expo, quello della Croce Rossa, il contestato e rinnovato angolo della Lombardia. Presenti Calabria (con un’aiuola di piante tipiche), Sicilia con due statue antiche, Piacenza. Da Granarolo giochi interattivi sul latte (e vi regalano una poesia), mostra su agricoltura e biodiversità (dai pomodori neri al mais rosso) da Coldiretti. E poi le altre attrazioni che trovate in queste due pagine.

Il Padiglione Italia è costituito da nove punti di attrazione. In uno di questi, Palazzo Italia, è collocata un mappa dell’Europa nella quale manca l’immagine dell’Italia. Una voce, anticipata da una sirena, si chiede come sarebbe il mondo se non ci fosse stato il nostro Paese, mentre vengono proiettate le principali bellezze artistiche, culturali, gastronomiche, le scoperte geografiche e le opere dell’ingegno collegate ai nostri connazionali.

Slovenia  DX  NON CONSIGLIATO

Video,Piante,Video,Piante.

Cinque piramidi di legno e vetro ripropongono il tipico paesaggio montuoso della Slovenia. Al termine della visita, che culmina in uno spazio aperto con viti, ulivi e una mini-foresta vengono donati a ciascuno cinque chicchi di grano saraceno.

Svizzera  CONSIGLIATO

Prendete subito un biglietto (sono gratis) e salite sulle quattro torri. Contengono bustine di caffè (la Svizzera lo produce, chi l’avrebbe detto), rondelle di mele, cubetti di sale e bicchieri da riempire d’acqua. Potete prenderne a volontà, ma chi verrà dopo di voi potrebbe non trovarne più (capita spesso).Suggestivo anche il modello in granito del San Gottardo (potete far piovere grazie a un sistema di scoli).

Primo Paese ad aderire a Expo Milano 2015, tra i primi a completare la struttura architettonica all’interno del Sito Espositivo. Il Padiglione svizzero – con una superficie di 4432 m2 – presenterà una grande piattaforma aperta con quattro torri visibili da lontano, riempite di prodotti alimentari. I visitatori accedono alle torri attraverso gli ascensori e, una volta arrivati in cima, possono servirsi di prodotti. Man mano che le torri si svuotano le piattaforme sui cui poggiano si abbassano, modificando la struttura del Padiglione svizzero. Il progressivo svuotamento delle torri è registrato in tempo reale e può essere seguito anche sui media sociali.  

Austria  DX  CONSIGLIATO

Visto che il 48% dell’Austria è formata da boschi…anche il padiglione è coperto per il 48% da un bosco (con alberi piantati qui da Dicembre 2014. L’idea di base è semplice: senza acqua e senza cibo non si sopravvive, senza aria non si vive. il motto è «Breathe Austria». La temperatura è di 5°C inferiore a quella del Decumano quindi posto ottimo per rinfrescarsi.Originale la scelta dell’aria.

Il Padiglione dell’Austria riproduce il microclima di un bosco austriaco. Ai visitatori è proposta l’esplorazione di uno spazio che, in assenza di climatizzazione, sarà raffreddato dal naturale effetto rinfrescante della evapotraspirazione delle piante.

Cile  DX  NON CONSIGLIATO

Video ed installazioni interattive che vi permettono di scoprire e giocare con la gastronomia nazionale. E verso la fine  La Tavola del Cile, opera di 48 metri in legno della Patagonia, in grado di accogliere più di un centinaio di commensali. Potete accomodarvi anche voi.Ma anche NO.

L’accesso al Padiglione del Cile – un’architrave in legno sollevata da quattro pilastri di cemento che vuole ricreare l’orizzonte temperato tipico dell’architettura cilena – è un punto relax con tavoli e panche. In un percorso d’ingresso della durata di 3-5 minuti sono protettati i contrasti tipici di questo territorio. L’itinerario è accompagnato da tavole interattive, proiezioni immersive in 3D 4k, ricorso alla realtà aumentata.

Ecuador  NON CONSIGLIATO

Il coloratissimo padiglione è presidiato da Boobie, la mascotte: una Sula piediazzurri, uccello marino locale.
All’interno Un sistema di ologrammi e odorama vi permette di sentire il profumo di banana, cacao, rose, gamberetti… Sotto i vostri piedi una grande pianta del Paese, intorno video sulle quattro regioni. Saltabile il filmato della sala dopo, da ufficio turistico come al solito. Ogni sabato dalle 12, ogni due ore, vi insegnano un balletto: la Boobie Dance.Per i più piccoli.               

Nello spazio-museo fluttuano ologrammi 3D di cacao, rose, quinoa e altri elementi, con un sistema tecnologico che ne riproduce i profumi.

Iran  DX  NON CONSIGLIATO

Il padiglione della Repubblica Islamica è una tenda gonfiata dal vento. Riproduce una collinetta dominata da rosmarino, accompagnato da qualche altra pianta tipica del territorio.Il tutto va a scaturire come al solito in boutique e ristorante.

Il Padiglione dell’Iran è una tenda gonfiata dal vento con un soffitto ricoperto di specchi. È quindi possibile passeggiare nel verde osservando i riflessi prodotti dagli specchi. Durante il semestre saranno proposti spettacoli tradizionali.

Germania  CONSIGLIATO

Dopo l’Italia, è il padiglione più grande di Expo. Sormontato da vele bianche, propone due visite: una interna all’esposizione, una esterna sulla rampa (qui sono raccontati i Länder federali) e in terrazza, l’area relax e picnic. Per scendere? C’è uno scivolo.
Si  parla di acqua, terra, clima, biodiversità e alimenti. Un giardino dà suggerimenti per coltivare o usare le piante (portatevi via i foglietti coi consigli). Chiude lo show musicale sulle api «Be(e) Active».

La prima parte del percorso del Padiglione tedesco illustra le fonti dell’alimentazione (suolo, acqua, clima e biodiversità). Nello spazio “Il mio giardino di idee” ogni visitatore può interagire con il materiale esposto per ottenere ulteriori informazioni multimediali. Il gran finale è lo show “Be(e)active”: i visitatori possono sperimentare un volo sulla Germania (attraverso 3mila schermi che proiettano paesaggi tedeschi) dalla prospettiva di due api in volo, il cui movimento è diretto da un direttore d’orchestra.

Kuwait  CONSIGLIATO

Da fuori ammalia per la sua bellezza. Dentro accontenta amanti degli effetti speciali, patiti delle atmosfere d’Oriente e bambini.Carina la riproduzione del suq arico di colori e profumi di spezie e la cascata di acqua all’ingresso.

La struttura del Padiglione richiama le imbarcazioni kuwaitiane, i Dhow, tuttora utilizzate nel Golfo Arabico. La facciata laterale presenta un esempio delle serre e dei sistemi di coltura idroponica diffusi nel Paese. La prima sezione del percorso illustra le caratteristiche del territorio e del clima del Kuwait; nella seconda viene mostrato come lo studio e la ricerca scientifica abbiano permesso di creare un habitat ospitale e fertile; nell’ultima sezione, i visitatori possono immergersi in prima persona nella cultura kuwaitiana.

Stati Uniti  NON CONSIGLIATO

Questo Padiglione è uno di quelli che mi ha deluso di più in assoluto.E’ formato da un breve disimpegno composto da cartelli telematici e non,una terrazza con musica “gggiovane” ed un american bar.Punto di forza potrebbe essere la piazza con i tracks con il cibo…Di più no.

Il Padiglione – al quale si accede tramite una passerella in legno recuperato dal lungomare di Coney Island – si ispira a un tradizionale granaio americano e si sviluppa come una struttura aperta su più piani. L’elemento distintivo del Padiglione è la grande ‘fattoria verticale’, da cui si otterrà un raccolto quotidiano.

Marocco  DX  CONSIGLIATO

Secondo i bambini questo è uno dei padiglioni più belli.Forse perchè il Marocco ha saputo creare un percorso di colori ed odori con semplicità.Un oasi di pace nel caos del Decumano.

Il Padiglione ricorda una cittadella fortificata araba. Il Paese mette in risalto tutte le ricchezze della sua terra, come il rinomato olio di Argan, lungo un percorso che presenta video e istallazioni. Attraverso esperienze che coinvolgono tutti i sensi, il Marocco riesce a trasportare i visitatori alla scoperta della sua cultura e delle sue risorse naturali. Al termine della visita, ci si può rilassare nel tipico giardino mediterraneo, con palme, olivi e aranci.

Turchia  NON CONSIGLIATO

Il padiglione colpisce più per gli spazi dedicati all’ozio che per i contenuti esposti.Arioso.

Il Padiglione richiama un melograno stilizzato (“nar”) e ospita un giardino di platani dove degustare il tè ottomano, circondati da chioschi e aree mercato.

Monaco  NON CONSIGLIATO

Da un principato come quello di Monaco forse ci si aspetta un’eleganza “luxury”. Invece la scelta è caduta su casse di legno e container, come in un porto. Temi: salvaguardia dei mari, in primis. E poi cooperazione.

Lo spazio espositivo del Principato di Monaco, che si estende su un lotto complessivo di 1.010 metri quadri, nasce da un progetto dell’architetto italiano Enrico Pollini e si propone come uno spazio capace di incoraggiare il pubblico ad entrare da molti diversi punti d’accesso, riflettendo così sulle opportunità poste dall’ecologia, dal riciclo e dal riuso. Numerosi veri container merci sono impiegati con funzioni architettoniche, a ricordare sia il ruolo di nodo d’interscambio rappresentato dal Principato di Monaco sia le chance di riutilizzo creativo. Sul tetto in legno simile ai tendaggi d’emergenza un composto in sfagno, un muschio leggero e permeabile, consente la coltivazione di un orto di colture mediterranee. Sono presenti giardini verticali e un sistema di raccolta dell’acqua piovana. Il design interno, a cura dell’agenzia tedesca Facts and Fiction, farà fluire i visitatori in un tour libero scoprendo la gamma degli argomenti di sensibilizzazione proposti dalla Fondazione Alberto II di Monaco e dall’Istituto Oceanografico. A fine 2015 la struttura sarà smantellata e inviata a un progetto di aiuto della Croce Rossa in Burkina Faso.

Qatar  DX  CONSIGLIATO

La visita inizia da una tavola imbandita con i piatti tipici della tradizione: scopriteli con gli schermi touch. Poi una scala mobile vi porta in cima al paniere (tipico cesto). Al centro, un «Albero della vita» tecnologico, fatto di luci: cadono i frutti e la vostra discesa avviene in contemporanea alla virtuale raccolta. Nel tipico suq (il mercato) degustate il tè e fatevi un tatuaggio all’henné.

Nello spazio del Padiglione, a forma di cesto, è possibile assistere a uno spettacolo interattivo.

Giappone  NON CONSIGLIATO

Ci risiamo con le file interminabili dovute ai percorsi obbligatori ed ai video che però sono molto più piacevoli ed interattivi in questo padiglione.Ho tentato di uscire prima della fine del percorso e sono stata assalita da Hostess Giapponesi indemoniate 😀

Il Padiglione del Giappone, composto da 17mila pezzi di legno incastrati tra loro in modo da lasciar penetrare la luce solare, ospita un ristorante da dieci tavoli sedendosi ai quali è possibile fare un pranzo virtuale. Il cibo, infatti, appare sul piano del tavolo con una spiegazione delle sue caratteristiche.

Slovacchia  NON CONSIGLIATO

Una delle parti più apprezzate da chi visita il padiglione slovacco è fuori dall’ingresso: una distesa di sedute a sacco in cui sprofondare e riposarsi. E perché il tema è «Ricaricarsi», ci sono anche le prese per il telefono.Anche all’interno la visita continua con diversi modi di interagire (vi verrà consegnato anche un tablet a riguardo).Carino ma non speciale.

Un luogo dove ricaricarsi: l’area relax esterna al Padiglione della Slovacchia – composto da un cubo di listelli di legno con una cascata che alimenta un sistema di mulini – ospita infatti delle sedie a sacco dove è possibile alimentare i propri smartphone e tablet.

Russia  CONSIGLIATO

Il padiglione Russo ci piace per gli assaggini Gratis di Dolcetti Russi e Vodka e per la terrazza con lounge bar con vista.All’interno esposizioni di quadri di arte contemporanea.

Il concept della struttura è stato sviluppato dallo studio Speech, guidato dagli architetti Sergei Choban, Alexei Ilin eMarina Kuznetskaya. Situato su un’area di oltre 4.000 metri quadri, il Padiglione russo è ampio e dinamico e il suo design trae origine nella forma e nella tradizione dei padiglioni sovietici e russi delle precedenti Esposizioni Universali alle quali il Paese ha partecipato.

Turkmenistan  DX  NON CONSIGLIATO

Un viaggio nel tempo , si torna indietro di trenta anni.Un viaggio nell’Unione Sovietica degli anni 80. Il padiglione dovrebbe ispirarsi al tema «Acqua è vita», ma l’unica testimonianza in materia resta la fontana scenografica all’ingresso.

Il Padiglione, ispirato al tema “Acqua è vita”, si apre su una fontana scenografica, punto di maggiore attrazione.

Estonia  NON CONSIGLIATO

Tecnologia (l’Estonia è la patria di Skype)e video (strano) su balli tipici e natura.Carine le altalene (i kiik)che segnalano live l’energia prodotta.

Il focus del Padiglione sono i tipici dondoli (“kiik”): facendoli oscillare si può generare energia elettrica.

Indonesia  DX  NON CONSIGLIATO

È un padiglione piccolo, dove caffè, spezie e cacao si alternano a video, raccontando la cultura gastronomica locale.

Attraverso lo spettacolo “Oculus”, l’Indonesia propone un viaggio virtuale nel suo Paese, grazie a un’immersione in immagini e suoni che danno ai visitatori l’impressione di essere sull’arcipelago.

Oman  NON CONSIGLIATO

Atmosfera da Oasi nel Deserto apprezzabile.Contenuti zero.

Il grande Padiglione rappresenta una cittadina che richiama le architetture tipiche del sultanato.

Info

I padiglioni nazionali sono spazi costruiti autonomamente – sia come progetto sia economicamente – dai paesi partecipanti, che hanno un tema personale collegato a quello generale di Expo “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. Il numero cinquantatré è un record assoluto per le Esposizioni Universali, superiore a quello di Shanghai 2010, in cui i padiglioni furono 42. Queste strutture sono molto diverse tra loro, essendo state progettate e costruite in autonomia dai vari paesi: le uniche regole base erano di mantenere un 30% dello spazio dedicato ad aree aperte o a uno spazio verde, un’altezza massima di 17 metri e c’era l’obbligo di installare un’area di ristorazione all’interno del proprio lotto (l’Olanda, per esempio ha fatto praticamente solo quello, con furgoni di cibo da strada). Per ora l’unico padiglione che resterà dopo Expo è il Palazzo Italia, il padiglione ufficiale dello Stato Italiano.

Cose da fare

Lo spazio dedicato a Slow Food pare essere molto suggestivo, quasi mistico, quasi sacro. Saranno gli ulivi piantati nell’area, sarà che sorge sulla Collina Mediterranea che domina dall’alto il resto di Expo. La struttura sarà composta da materiale completamente riciclabile, ci sarà l’orto, e poi ci saranno aree tematiche sul vino e sul formaggio.Per chi ama i gadget, sappiate che con 8 euro potrete degustare 4 tipi di formaggi (10 euro con un bicchiere di vino) e portarvi a casa un piatto di legno e un bicchiere.

Dove si trova?In fondo al Decumano,dopo il padiglione dell’Oman.

– All’interno di Expo si potrà fare la spesa. Nel Future Food District (lo spazio pensato in collaborazione con Coop) si farà la spesa del futuro in un supermercato 2.0 dove il personale al lavoro saranno dei robot. E’ qui che si potranno acquistare gli snack a base di insetti, ma anche tantissime alghe.

Dove si trova?Dietro al Padiglione della Spagna.

I 10 Padiglioni dove si mangia meglio

1 – Padiglione Giappone

Il Padiglione del Giappone è senza dubbio uno dei più allettanti. La passione per la cucina giapponese dilaga e parecchi piatti appartenenti alla tradizione nipponica sono entrati a far parte della nostra cultura. Quì, tra gli altri, è possibile gustare un ottimo curry giapponese di riso e verdure a soli 8 euro, oltre che degli irresistibili california rolls.

2 – Padiglione Israele

Anche il Padiglione Israele si rivela essere il luogo ideale nel quale perdersi in un vortice di gusto. Tra le tante pietanze da assaggiare troverete i falafel, l’hummus e la shawarma, tipici esempi di cucina da strada che piacciono a tutti.

3 – Padiglione Argentina

Famosa per i suoi piatti a base di carne, ad Expo2015, nel Padiglione dell’Argentina, potrete gustare una ricca parillada mista, composta da costine, salsicce e patate. Per chi se lo fosse perso, invece ecco, sempre per rimanere in tema, il matambre argentino.

Io Personalmente ho mangiato qui a pranzo e mi sono trovata benissimo.Con 10 euro ho preso degli spiedini di carne argentina con patate al forno e da bere incluso.

4 –  Padiglione Olanda

Anche l’Olanda spicca ad Expo Milano. L’ingresso del Padiglione porta ad un ristorante coperto la cui strada è però occupata da una serie di camioncini con annessi street food: come non citare il famoso cartoccio di patate fritte o ancora hamburger, formaggi e dolci dai nomi impronunciabili per i quali sono in molti a fare la fila?

Ho mangiato anche qui un buonissimo,anzi DELIZIOSO  Sandwich Dutch Stew con 7,50 euro.

5 – Padiglione Messico

Da visitare anche il Padiglione Messico la cui forma ricorda quella di una pannocchia bianca sulla cui sommità ha sede il ristorante Bésame Mucho. Quì da provare il tacos al Pastor, un simil kebab con una base di tortilla di mais riempita di carne di maiale marinata con una salsa a base di spezie e peperoni, ed accompagnata con ananas e pomodoro.

6 – Padiglione Colombia

Eccoci al padigione della Colombia. Quì da gustare assolutamente un’ottima empanada da accompagnare rigorosamente con una delle tante varietà di caffè locale. Ancora, il Patacón, un piatto a base di platano fritto condito con formaggio e carne, ed infine il succo di numerosi frutti particolari, come quello di guava, di mango, di mora e di lulo.

7 – Padiglione Marocco

Anche il padiglione del Marocco promette di stupire chi abbia la fortuna di assaggiarne le preparazioni tipiche. Non perdete, ad esempio, la tajine di pollo, piatto unico cotto nella tradizionale pentola caratteristica che potrete gustare per soli 10 euro.

8 – Padiglione Italia

Beh, che dire? Un pizzico di nazionalismo per la patria della buona cucina ci sta tutto. Inutile elencare le specialità che potrete trovare, ma che vale assolutamente assaggiare, preparate dai migliori chef del Paese. Nel Palazzo Italia c’è l’esclusivo ristorante di Peck. Sul Cardo, in ordine sparso: vassoi con salumi misti da Citterio, da mangiare in terrazza (4/7 euro) oppure pizza e pasta da «Ecco Pizza & Pasta» (sui 10 euro), che mette a disposizione parecchi tavolini. Voglia di montagna? Nello spazio dell’Alto Adige (gettonatissimo), dominato da tronchi di albero e sviluppato su più piani, potete assaggiare per esempio i brezel con lo speck (6 euro) o lo strudel di mele. Ci sono il bar della Lavazza e quello di San Pellegrino, mentre sull’angolo che affaccia sull’Open Air Theatre trova spazio il chiosco di gelati di Rigoletto, con gusti classici o con prodotti del territorio (da 3 euro).

9 – Padiglione Malesia

Se non avete mai assaggiato i satay, dovete rimediare. Il padiglione della Malesia offre, tra gli altri, i famosi spiedini speziati ad un prezzo accessibile a tutti, per un tuffo virtuale nel meraviglioso Stato, crocevia di etnie e culture.

10 – Padiglione Bielorussia

Che estate sarebbe senza gelati? Nel padigione della Bielorussia ne troverete uno pronto a stupirvi: quello alla vodka, tra i più gettonati ad Expo2015.

 

Come Arrivare

Con il tram
Utilizzando il biglietto ATM urbano è possibile raggiungere Expo Milano 2015 grazie alle due linee della rete tranviaria 12 e 19. I due tram percorrono il centro di Milano e arrivano all’ingresso Est Roserio Orogel, in prossimità della Collina Mediterranea e del Biodiversity Park.

  • Il 12 parte da viale Molise, percorre il centro storico della città da Piazza Cinque Giornate al Duomo, da Brera a via Procaccini, salendo attraverso Piazza Firenze e arrivando al capolinea in via Grassi in corrispondenza dell’Ospedale Sacco.
  • Il 19 parte da Piazza Ventiquattro Maggio e sale verso via Vigevano, Conciliazione e Corso Sempione, coprendo tutta la zona ovest della città terminando la corsa al capolinea di fronte all’Ospedale Sacco, come il 12.

Giunti al capolinea basta attraversare un ponte pedonale per raggiungere l’ingresso Est Roserio Orogel di Expo Milano 2015. Qui sarà possibile acquistare il biglietto per l’Esposizione Universale.

Con la metropolitana

Per raggiungere il Sito Espositivo con la metropolitana è possibile utilizzare la linea 1 e seguire le indicazioni per la stazione di Rho Fiera Milano. La linea 1 rossa transita per le stazioni di Duomo, Cadorna e si interconnette con tutte le altre linee metropolitane. Il tempo di percorrenza previsto è di circa 25 minuti da Piazza Duomo, 35 minuti dalla Stazione Centrale, 20 minuti dalla Stazione Cadorna e 30 minuti dalla Stazione Garibaldi. È necessario munirsi di biglietto extraurbano. La stazione metropolitana di Rho Fiera Milano è direttamente collegata con l’accesso Ovest Fiorenza- San Carlo. A pochi metri dalla stazione è possibile raggiungere il piazzale dei controlli tramite un nuovo gruppo di scale.  All’accesso sono presenti biglietterie e servizi al visitatore. Passati i controlli il visitatore percorre la passerella pedonale Expo-Fiera (PEF) per raggiungere il Sito.

Con Trenord, treni regionali e suburbani

Per giungere al Sito Espositivo in treno è sufficiente seguire le indicazioni per la stazione di Rho Fiera EXPO Milano 2015 . Il tempo di percorrenza previsto per raggiungere il Sito Espositivo è di circa 19 minuti dalla Stazione Garibaldi. Le linee suburbane S5-S6 e la nuova S14 da Rogoredo collegano direttamente Rho Fiera EXPO Milano 2015 con le stazioni milanesi del Passante, la linea S11 serve invece chi proviene da Monza, Seregno, Como; nella stazione di Rho Fiera EXPO Milano 2015 inoltre fermano tutti i treni delle linee regionali da Arona, Domodossola, Varese e Torino. Consulta e scarica lo schema completo delle linee suburbane e della linee regionali per scoprire come raggiungere il sito direttamente in treno.

Raggiungere Expo Milano 2015 con le Frecce Trenitalia

Il collegamento ferroviario ad Alta velocità si serve, in corrispondenza dell’accesso Ovest Triulza – Orogel del Sito Espositivo, della nuova fermata dedicata servita anche dalle linee suburbane regionali e dalla linea 1 della metropolitana. Expo Milano 2015 ha fra i suoi partner TRENITALIA come vettore ufficiale: per tutta la durata dell’evento, i treni della rete nazionale e internazionale fermeranno nella stazione di Rho Fiera Expo Milano 2015 in prossimità dell’ingresso del Sito Espositivo. Trenitalia offre diverse soluzioni per raggiungere Expo Milano 2015. Saranno infatti disponibili 19 Frecciarossa, 18 Frecciabianca, 4 Intercity notte e 26 treni da e per la Svizzera e la Francia, per un totale di 67 fermate speciali. Durante i sei mesi dell’evento, Milano sarà raggiungibile con 236 corse al giorno, di cui 148 Frecce Trenitalia, e con oltre 130.000 posti al giorno tra collegamenti nazionali e internazionali.

Con l’auto

Con l’auto è possibile giungere ai parcheggi, disponibili su prenotazione di:

  • Arese (collegato con navetta gratuita con l’accesso Est Roserio – Orogel)
  • Fiera Milano (collegato con navetta gratuita con l’accesso Ovest Fiorenza- San Carlo)
  • Trenno (collegato con navetta gratuita con l’accesso Est Roserio – Orogel)

La Madonna della Neve

A Roma… il 5 agosto a Santa Maria Maggiore si festeggia la Madonna della Neve.

La festa ricorda il cosiddetto miracolo della Madonna della Neve: secondo la tradizione, nella notte del 4 agosto del 352 d.C., il ricco Patrizio Giovanni e sua moglie fecero entrambi, lo stesso sogno: la Vergine chiedeva loro di far costruire una basilica nel luogo in cui l’indomani, avrebbero trovato della neve fresca. La mattina successiva i due coniugi corsero subito da papa Liberio per raccontargli il sogno, scoprendo che anche lui aveva avuto la stessa visione. Ed effettivamente, proprio sull’Esquilino, trovarono, come indicato dalla Madonna e nonostante il caldo afoso di agosto, un’area coperta da un abbondante strato di neve. Il papa fece subito tracciare nella neve il perimetro della basilica, mentre Giovanni e la moglie finanziarono prontamente la costruzione dell’edificio.

Proprio in memoria del pontefice la basilica è chiamata anche basilica liberiana, ma bisogna fare una precisazione: spesso questa narrazione e il nome di basilica liberiana vengono attribuiti all’attuale basilica di Santa Maria Maggiore, che in realtà fu costruita quasi un secolo dopo, da Sisto III (432 – 440) sul luogo della basilica precedente, alla quale risalirebbe anche l’antica immagine della Madonna della Neve attribuita addirittura a San Luca e attualmente venerata nella Cappella Paolina in Santa Maria Maggiore. L’immagine si è resa protagonista, nel tempo, di numerosi prodigi in favore dei Romani e per questo motivo è anche conosciuta con l’appellativo di Salus Populi Romani.

In ricordo dell’evento miracoloso, ogni anno, la sera del 5 agosto, la piazza antistante la basilica si anima di immagini, musica classica, giochi di luci e laser e soprattutto dalla tradizionale nevicata rievocativa che viene riproposta ormai dal 1983 e che riscuote un grandissimo successo tra tutti i Romani.

Anche nel corso delle Messe delle ore 10.00 e delle ore 17.00 una cascata di petali bianchi viene fatta scendere dalla cupola della Cappella Paolina, dando vita a uno spettacolo davvero mozzafiato.

Credit : Sai che a Roma

Il Ponte della Musica… Suona!

Finalmente il ponte della musica di Roma da un senso al suo nome!

Per tutto il mese di luglio potremmo partecipare gratuitamente agli eventi musicali che ci proporrà questa nuova iniziativa tutta Romana!

L’iniziativa si chiama “Il Ponte della Musica… Suona!” e si esibiranno le bande di polizia locale e delle forze armate (lato del piazzale Gentile da Fabriano).

Finora si sono esibite la Banda dell’Esercito & la Banda della Polizia Locale di Roma.Il 14 Luglio sarà il turno della Fanfara a Cavallo della Polizia di Stato,della Banda dell’Aeronautica Militare il 16 Lulio,della Banda della Marina Militare il 23 Luglio ed si esibirà  una Banda a sorpresa (anche se sul sito leggo Guardia di Finanza) mercoledì 15 luglio.

https://www.comune.roma.it/PCR/resources/cms/images/20150702_Esercito_1_d0.jpg

L’orario della manifestazione è : 19-20.30.

Per maggiori informazioni potete visitare il sito del Municipio