Santi Ambrogio e Carlo al Corso – La chiesa dei Lombardi a Roma

Santi Ambrogio e Carlo al Corso, anche conosciuta solo come San Carlo al Corso, è una basilica minore di Roma, chiesa “nazionale” dei lombardi residenti a Roma. La sua costruzione iniziò nel 1612, in sostituzione di un edificio del X secolo. Il titolo cardinalizio della chiesa appartiene tradizionalmente all’arcivescovo di Milano. Dal 1906 è officiata dai Rosminiani.

29 agosto 1471 papa Sisto IV approvò la fondazione della Confraternita dei Lombardi, molto numerosi a Roma, e diede loro come sede la Chiesa di San Nicola (o Niccolò) de Toffo in Campo Marzio. Questa antica chiesa, già menzionata in documenti papali del X secolo, fu ribattezzata col nome di sant’Ambrogio cui fu aggiunto quello di San Carlo dopo la canonizzazione di Carlo Borromeo nel 1610, e fu sede dalla confraternita (diventata poi Arciconfraternita dei Santi Ambrogio e Carlo della Nazione Lombarda) fino alla costruzione dell’attuale chiesa, sul posto stesso di quella precedente, che fu demolita.

L’attuale chiesa fu inizialmente progettata da Onorio Longhi grazie ad una donazione del cardinale milanese Luigi Alessandro Omodei. La novità del progetto fu la scelta, per il presbiterio, di un ampio deambulatorio dietro l’altare maggiore, volutamente ispirato all’architettura del duomo di Milano.

Il cantiere continuò a rilento per mancanza di fondi; da segnalare il breve coinvolgimento di Borromini e quello, più continuativo, di Martino Longhi il Giovane, che eseguì un disegno non realizzato per una facciata concava serrata tra due campanili cilindrici scanditi da un affollamento di colonne in travertino.

Dal 1906, la cura della basilica è affidata ai sacerdoti dell’Istituto della Carità.

In questa basilica sono stati ordinati vescovi Angelo Giuseppe Roncalli, il 19 marzo 1925, e Clemente Riva, il 22 giugno 1975. Riva nel 1966 ne era stato Rettore.

La chiesa è diventata basilica minore con il breve Lombardi in Urbe di papa Pio XI del 21 dicembre 1929.

L’interno

La facciata realizzata è in realtà molto più semplice; il disegno si deve allo stesso cardinale Alessandro Omodei.

La conclusione dell’edificio si deve a Pietro da Cortona, che disegnò la cupola, la quinta di Roma per ampiezza (dopo la basilica di San Pietro in Vaticano, la basilica di San Giovanni Bosco, la basilica dei Santi Pietro e Paolo e la chiesa di Sant’Andrea della Valle) e la decorazione in stucco della volta (1669).

L’interno molto luminoso, ricco di stucchi, finti marmi e affreschi, è uno degli esempi più caratteristici dello sfarzo teatrale del tardo barocco romano. La volta, il catino dell’abside e i pennacchi della cupola sono affrescati da Giacinto Brandi; da segnalare il fastoso altare del transetto destro, su disegno di Paolo Posi, che contiene una copia a mosaico dell’Immacolata Concezione di Carlo Maratta a Santa Maria del Popolo.

Opere

La volta della prima cappella a destra è affrescata da Paolo Albertoni, mentre nella prima cappella a sinistra va ricordata la pala con San Barnaba di Pier Francesco Mola; nella chiesa è anche conservato un dipinto di Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone.

Presso l’altare maggiore si può osservare la grande pala con la Gloria dei santi Ambrogio e Carlo, uno dei capolavori di Carlo Maratta.

La Basilica conserva anche La Trinità di Tommaso Luini e il busto marmoreo del cardinale Luigi Omodei di Agostino Cornacchini posto nella navata principale.

Lo scultore italiano contemporaneo Fernando Mario Paonessa ha realizzato per la Basilica due importanti opere di scultura: la Via Crucis, 16 formelle in bronzo di cm 85x15x100, collocata così da guardare verso la navata centrale e il Consummatum Est, in bronzo, alta 250 cm, raffigurante il Cristo sull’albero della vita. Un Cristo dalla figura esile come un'”ombra” etrusca, che si libera dalla croce e, nell’ampio gesto delle mani, indica già la resurrezione.

Opere già nella chiesa

  • Moretto, Madonna col Bambino e quattro Dottori della Chiesa, 1540-1545, oggi nello Städelsches Kunstinstitut di Francoforte sul Meno.

Organo a canne

Sulle due cantorie ai lati del presbiterio vi è l’organo a canne ditta Tamburini opus 119, costruito nel 1928 per volere di Papa Pio XI e del cardinale Giovanni Tacci Porcelli. Lo strumento, la cui disposizione fonica fu redatta da Ulisse Matthey, è stato restaurato più volte negli anni ottanta e anni novanta del XX secolo e poi dalla ditta OSL nel 2008 che ha costruito una nuova consolle e mutato il sistema di trasmissione da misto pneumatico-elettrico in elettronico nel 2008. L’organo, attualmente (2012), ha tre tastiere di 61 note ciascuna ed una pedaliera di 32.

Quante volte ci siete passati davanti trascinati dalla folla di Via del Corso ?

Vale sicuramente la pena trovare  minuti per entrarci e godere di queste bellezze che solo Roma al mondo può regalarvi ❤

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