Piero Manzoni

Adoro questo artista.

Ed adoro il suo modo di essere e di fare.

 

Piero Manzoni (Soncino, 13 luglio 1933 – Milano, 6 febbraio 1963) è stato un artista italiano, famoso a livello internazionale per i suoi “Achrome” e “Merda d’artista”.

Piero Manzoni è figlio di Egisto dei conti Manzoni originario di Lugo (RA) e di Valeria Meroni originaria di Soncino. Cresce a Milano, dove terminati gli studi classici presso i Gesuiti, nel Liceo Leone XIII (dove suoi compagni di scuola furono Nanni Balestrini e Vanni Scheiwiller), si iscrive alla Facoltà di Legge dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. La sua famiglia frequenta gli ambienti artistici milanesi[1] e Lucio Fontana, fondatore dello spazialismo, e celebre per i buchi e tagli sulla tela. I suoi primi dipinti sono paesaggi e ritratti di stampo tradizionale ad olio. Nel 1955 inizia a dipingere con impronte di oggetti banali (chiodi, forbici, tenaglie ecc.), trattando, secondo i suoi critici, la superficie della tela come campo di ricezione della realtà.

Nel 1956 partecipa alla “IV Fiera mercato” del Castello sforzesco di Soncino e pubblica il manifesto Per la scoperta di una zona di immagini. Un testo breve, nel quale Manzoni anticipa alcuni punti essenziali delle tesi che svilupperà in altri documenti. Nel 1957 espone, con Ettore Sordini e Angelo Verga, in una collettiva alla galleria Pater di Milano e pubblica il manifesto Per una pittura organica. È inoltre cofirmatario del Manifesto contro lo stile con il Gruppo Nucleare, con cui espone alla mostra “Movimento Arte Nucleare” presso la galleria San Fedele di Milano. Inizia a lavorare sulle tele Ipotesi, con materie come il gesso e la colla.

Nel 1958 mette a punto le “tavole di accertamento” e gli “Achromes” (in francese: incolore). Questi ultimi sono tele o altre superfici ricoperte di gesso grezzo, caolino, su quadrati di tessuto, feltro, fibra di cotone, peluche o altri materiali. Espone alla Galleria Bergamo e tiene una personale alla Galleria Pater di Milano con Enrico Baj e Lucio Fontana.

Nel 1959 abbandona il gruppo dei Nucleari, e stringe legami con Agostino Bonalumi ed Enrico Castellani. Con quest’ultimo fonda la rivista Azimuth, dove compaiono scritti di Balestrini e Sanguineti e illustrazioni di Klein, Pomodoro, Rauschenberg, Jasper Johns, Piero Dorazio, Novelli e Angeli. Sempre nel 1959, entra in contatto con il Gruppo Zero di Düsseldorf e, oltre a continuare la ricerca sugli “Achrome”, inizia a creare oggetti concettuali come le “Linee” e progetta di firmare corpi viventi come se fossero opere d’arte, rilasciando “certificati di autenticità” (saranno poi intitolate “Sculture viventi” e tra le 71 che firmerà fino al 1961 compariranno anche Umberto Eco, Marcel Broodthaers e Mario Schifano). Produce 45 “corpi d’aria”: comuni palloncini riempiti d’aria che poi saranno chiamati “fiato d’artista”.

Espone alla galleria Il pozzetto di Albissola alcune “Linee”, di varie lunghezze, alcune aperte, altre chiuse in scatole cilindriche nere con etichette arancioni e dicitura che riporta lunghezza, mese e anno di creazione, nonché certificati d’autenticità. Sul finire del 1959 apre, sempre con Castellani, il centro espositivo Azimut; che diventerà luogo di produzione artistica significativo anti-informale. Qui, nel 1960 espone con Klein, Mack e Castellani nella mostra La nuova concezione artistica ed esce il secondo numero della rivista Azimuth contenente il testo Libera dimensione, con cui teorizza lo spazio totale.

Il suo stile diviene più radicale. Oltrepassa la superficie della tela con nuove opere provocatorie: realizza Scultura nello spazio; una sfera pneumatica di 80 cm di diametro, in sospensione su un getto d’acqua. Torna a produrre “corpi d’aria” che sono intitolati Fiato d’artista; palloncini da lui gonfiati, sigillati e fissati su una base di legno. Continua a produrre “Linee”, e il 4 luglio 1960 in Danimarca, grazie al mecenatismo di Aage Damgaard, crea la sua linea più lunga (7200 metri), che sigilla in un cilindro di metallo cromato e seppellisce perché possa essere ritrovata casualmente in futuro.

Il 21 luglio 1960 presenta al centro Azimut la sua performance più famosa: la Consumazione dell’arte dinamica del pubblico divorare l’arte. Sull’invito:

‘Siete invitati il 21 luglio alle 19, a visitare e collaborare direttamente alla consumazione dei lavori di Piero Manzoni’.

Manzoni firma con l’impronta del pollice alcune uova sode (bollite all’inizio della mostra) che vengono distribuite al pubblico e mangiate sul posto.

Continua a lavorare agli “Achrome”, servendosi dei materiali più disparati, e progetta la Base magica: un piedistallo da lui firmato che, nelle sue intenzioni, eleva al ruolo di opera d’arte ogni persona disposta a salirvici sopra. Espone con Castellani alla galleria La Tartaruga di Roma dove presenta altri “Achrome” e “sculture viventi” che firma in diretta. Ogni scultura è corredata da un documento di autenticità e da un francobollo colorato indicante la sua durata (simile al concetto di scadenza merceologica).

Il 24 aprile, in occasione di una serata con Angeli, firma la sua scarpa destra e la dichiara opera d’arte, facendo lo stesso con una scarpa di Schifano. In maggio inscatola e mette in vendita 90 “Merde d’artista” da 30 gr. al prezzo di altrettanti grammi d’oro ciascuna. Realizza la seconda “Base magica” e la “Base del mondo”; un parallelepipedo in ferro (90 x 100 cm) installato nel parco della fabbrica di Herning capovolto al suolo per eleggere il mondo ad opera d’arte.

Continua a lavorare sugli “Achrome” e nel 1962 espone con il gruppo Zero allo Stedelijk Museum di Amsterdam. Muore per infarto nel suo studio di Milano, a soli 29 anni, il 6 febbraio 1963

 

Piero Manzoni nei musei

  • Casa museo Boschi-Di Stefano di Milano
  • Museo d’arte contemporanea Donnaregina di Napoli
  • Museo nazionale delle arti del XXI secolo sez. d’arte figurativa, di Roma
  • Gallerie d’Italia, Milano
  • Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea GAM Torino
  • Tate Gallery, Londra

 

Curiosità e citazioni

  • Sarà zio di un’altra artista, anche lei morta prematuramente, Pippa Bacca.
  • La città di Milano ha dedicato a Piero Manzoni la strada, piccola ma suggestiva davanti al bar Jamaica dove l’artista spesso sostava a discutere, bere o giocare a carte: Vicolo Piero Manzoni, da Piazza San Marco a Via Brera.
  • Viene citato nella canzone Un romantico a Milano dei Baustelle, contenuta nell’album La malavita (2005): “Mamma, che ne dici di un romantico a Milano? Fra i Manzoni preferisco quello vero: Piero“.
  • L’intera canzone degli Skiantos, Merda d’artista, contenuta nell’album Dio ci deve delle spiegazioni (2009), è dedicata alla sua opera più famosa.
  • Il gruppo ManzOni, deve il suo nome proprio a questo artista: la O specificatamente in maiuscolo rappresenta lo stupore del frontman Tenca davanti a un’opera di Piero Manzoni.
  • Suo cugino è il poeta, scrittore, teorico d’arte, pittore Gian Ruggero Manzoni.
  • La canzone de I Cani, Storia di un artista, contenuta nell’album Glamour (2013), fa chiari riferimenti alla sua vita.
  • Citato da Caparezza nella canzone Comunque Dada, contenuta nell’album Museica (2014): “Si, mi ricordano un’opera di Manzoni, credo, e non parlo di Alessandro, ma Manzoni Piero”.

Ho sempre considerato la pittura una questione di impegno morale più che un fatto plastico, ma ora che in nome dell’avanguardia tutti si sono messi a fare quadri bianchi la cosa sta diventando altamente immorale e dovrò essere ancora più rigido per evitare la confusione e gli equivoci
Piero Manzoni
 

 

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