Ischitella

Oggi vi stupirò con un post del tutto sentimentale-geografico 😀

Esattamente due anni fa ho conosciuto un ragazzo che credo non dimenticherò mai.Ora non ci sentiamo praticamente più ed io sono follemente innamorata del mio fidanzato,però non passa giorno senza che io ci pensi (e non in maniera sentimentale).

Questo ragazzo è di Ischitella ed è per questo che oggi vi parlerò di questo paesino in cui spero di andare un giorno.

Inoltre una mia collega mi ha raccontato l’inizio della sua storia d’amore,nata proprio qui ❤

Destiny?

Ischitella deriva dal pugliese (l)isca, ossia “isola” con il significato di “terra tra due fiumi”. Secondo altri potrebbe derivare dal latino aesculus, ossia quercia, con l’aggiunta del suffisso -etum.
Piccolo borgo che sorge su un promontorio all’interno del Parco Nazionale del Gargano,  famosa per i meravigliosi panorami che si godono dal suo abitato e per le spiagge sulla costa.

La sua posizione strategica gli ha dato il compito di postazione difensiva, infatti nel periodo svevo, il nome ischitella era accompagnato dal termine “castum”. La collina su cui sorge è ricca di ulivi non a caso all’ingresso del paese è posta un’insegna che indica il suo status di città dell’olio.

Dal centro abitato si gode di una vista che spazia dalle colline circostanti al mare Adriatico fino alle Isole Tremiti e al lago di Varano con il suo istmo.

Tra i monumenti presenti ad Ischitella c’è da visitare la Chiesa del Crocifisso, posta su un’altura da cui si può ammirare il Lago di Varano.

Urbanisticamente la città presenta una parte vecchia detta “La Terra” e un rione nuovo chiamato “Ponte”. Duplice il toponimo della città: Ischio (quercia), tellus (terra); Schit (lemma dialettale: solo), tellus. Si avrebbe, quindi la voce “Terra della Quercia” o “Terra solitaria”. Il tessuto economico della città oggi è costituito dall’agricoltura, integrata dall’attività peschereccia e commerciale.

Durante il periodo estivo Ischitella è una delle località più frequentate della regione, grazie alle sue spiagge ed ai servizi che offre, oltre al silenzioso e fresco faggeto.

Qui il sito officiale.

Ischitella è situata nel versante nord del Gargano, una sorta di anfiteatro naturale che dolcemente degrada verso l’adriatico e verso il lago Varano dominando dall’alto dei suoi 314m s.l.m., alle spalle fanno da corona i boschi, ultime propaggini della foresta Umbra. Il territorio, molto vario, comprende una vasta zona pianeggiante verso il lago di Varano, una zona ondulata di bassa collina, le cosiddette coppe coltivate ad uliveti, ed una zona collinare di maggiore altitudine, i tuppi coperti da macchia e da boschi. Due torrenti attraversano la zona da est a ovest: il Romandato e lo Scarcafarina. Il Romandato sfocia nell’Adriatico tagliando nell’ultimo tratto il territorio di Rodi G., lo Scarcafarina sbocca nel lago Varano con il nome di Correntino.
Ricca di sorgenti come: la fontana (a funtan), l’acqua delle anitre (d’acqa d’andr), la grotta del tasso (a grott u’tass) e le fontanelle (i funtanedd’) per citarne alcune. Altra chicca naturalistica è la faggeta depressa della folicara (a fulcar) sul percorso dell’omonimo torrente, dove il faggio, pianta che tipicamente cresce a quote superiori ai 600m s.l.m., è presente a quota 160m s.l.m. rendendola la faggeta più bassa d’Europa. Sempre continuando sull’aspetto naturalistico e ambientale particolare attenzione meritano l’istmo di Varano con le sue dune ricche di macchia mediterranea ed il torrente Romandato.

Dal centro abitato si gode di una vista che spazia dalle colline circostanti al mare Adriatico fino alle isole Tremiti e al lago di Varano con il suo istmo. In alcune giornate particolarmente limpide si arriva a vedere, in direzione nord-ovest, la costa adriatica del Molise e dell’Abruzzo, mentre guardando in direzione nord-est si riesce a vedere la costa dalmata.

Dista dal capoluogo circa 97 km. Fa parte del Parco Nazionale del Gargano e della Comunità Montana del Gargano. Inoltre vi ha sede la “Riserva Statale Ischitella e Carpino”, istituita nel 1977.

Le origini e il nome
Il primo documento storico che ricorda Ischitella è una bolla di papa Stefano IX, del 1058, il quale pone sotto la protezione della Santa Sede l’abazia di Calena in agro di Peschici e tra i possedimenti di questa è ricordata anche la cella benedettina di S. Pietro di Ischitella.
Il nome del paese lo si fa derivare comunemente da “ischio”, una specie del genere Quercus; difatti un albero è rappresentato sullo stemma della città.

Centro storico 
Il centro storico di Ischitella presenta una struttura urbanistica molto regolare. Ha una pianta ovoidale e bene si adatta all’andamento della collina sulla quale sorge. Un asse viario centrale e rettilineo con direzione est-ovest rappresentato da via Roma e via Del Conte lo percorre per tutta la sua estensione. Esso collega il sito dove sorgevano la Porta Grande e la Porta di Levante o porta del Ponte, nei pressi del castello, con la Portella o Porta di Ponente. Nella parte centrale del suo percorso l,asse viario si dilata per far posto alla chiesa matrice.
Da questo asse che corre lungo il crinale della collina si dipartono a pettine, a destra e a sinistra di esso, numerose stradine parallele tra loro. Esse sboccano in un’altra strada che corre all’interno dell’antica cinta muraria lungo tutto il suo perimetro. Quest’ultima è chiamata Sottana. Nella parte rivolta a nord è chiamata Sottana delle Carceri ed è l’attuale via Pietro Giannone; nella parte rivolta a sud prende il nome di Sottana dei Fossi e corrisponde a via Cesare Turco.
Si è già fatto cenno alle tre porte del paese. Esiste una quarta porta, non aperta nella cinta muraria, ma disposta in senso trasversale ad essa, ed è chiamata porta del Rivellino.
Nel medioevo il paese era circondato da una cinta muraria rafforzata da torri tutte a pianta quadrangolare tranne due che erano a pianta circolare e che esistono ancora. Dalla planimetria di Matteo Serra alla fine dell’800 si rileva che il lato sud della cinta muraria era sprovvisto di torri. Da questo lato però il paese era protetto da una seconda cinta muraria che partiva dal castello e si congiungeva col Rivellino.
Il castello occupava l’area sulla quale ora sorge il palazzo Ventrella ed era posto a difesa della parte più debole del paese. In questa parte la cinta muraria era rafforzata da un fossato che in corrispondenza della porta di levante era scavalcato da un ponte levatoio. Di qui il nome di Porta del Ponte.
L’attuale centro storico ricalca fedelmente il tessuto urbano medioevale, poco però è rimasto di quell’epoca perché il 31 maggio 1646 un disastroso terremoto distrusse quasi completamente il paese e “molti rimasero oppressi”. Crollò il castello, crollò il palazzo baronale e la stragrande maggioranza delle case o furono distrutte o rimasero gravemente danneggiate. Perciò si può dire con buona approssimazione che le costruzioni del centro storico sono in gran parte posteriori al 1646. Forse le strutture che meglio resistettero al sisma furono la cinta muraria e le torri di difesa e ciò possiamo ipotizzare dal fatto che nessun cenno si fa nei documenti che ricordano l’evento di crolli avvenuti a danno di quelle strutture tranne cheper una grossa torre nel castello. Se fossero crollate altre torri o tratti di cinta muraria, forse se ne sarebbe fatta menzione dato che le fortificazioni rivestivano in quell’epoca grande importanza.
All’inizio del Settecento alla originaria cinta muraria furono addossate abitazioni e questa assunse l’attuale aspetto. Sono tuttavia ancora riconoscibili in buona misura le torri di difesa che rafforzavano la cinta muraria stessa.

Palazzo Ventrella 
Il palazzo Ventrella, che fu dei principi Pinto, sorge sui ruderi dell’antico castello crollato per il terremoto del 1646. La facciata barocca molto elegante guarda guarda verso piazza De Vera D’Aragona.
Il palazzo fu costruito dal principe Francesco Emanuele Pinto nel 1714.
Come era il castello lo sappiamo da una descrizione contenuta in una perizia del 1661. Esso aveva una pianta a L, cioè con due ali che si riunivano ad angolo retto e che delimitavano da due lati un ampio cortile chiuso dagli altri due lati da un muro. Delle due ali una era disposta verso levante e l’altra verso mezzogiorno. Il castello aveva tre torri. La prima era posta a guardia della Porta di Levante e del ponte levatoio e doveva sorgere in corrispondenza del lato sinistro della facciata dell’attuale palazzo. La seconda torre esiste ancora, è a pianta circolare ed è posta all congiunzione delle due ali del vecchio castello. La terza torre era posta a guardia della Porta Grande sulla strada che proveniva dal Rivellino.
Francesco Emanuele Pinto, sfruttando ciò che era rimasto del vecchio castello, cioé tutto il piano terra e porzione del primo piano, costruì delle fondamenta l’ala nord e l’ala ovest del suo palazzo, ristrutturò e sopraelevò le altre due ali, cioè quella di levante e quella di mezzogiorno.
Il palazzo fu danneggiato da un furioso incendio nel 1804. Nella prima metà dell’800 sono state fatte delle aggiunte ch in parte ne alterano la linea settecentesca.
L’interno del palazzo è stato in gran parte ristrutturato dalla famiglia Ventrella e al secondo piano si conservano ancora in buono stato grandiosi saloni con i soffitti finemente decorati e arredati con mobili d’epoca.

Qui invece un sito dove sono segnalati i principali luoghi di culto!

Ci siete mai stati?

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