Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola in Campo marzio

Questa,insieme a Santa Maria Maggiore,è SICURAMENTE la mia chiesa preferita al mondo.

Sant’Ignazio di Loyola a Campo Marzio (latino: S. Ignatii de Loyola in Campo Martio) è una chiesa barocca di Roma; è adiacente al collegio romano di cui era cappella universitaria e affaccia sulla caratteristica piazza Sant’Ignazio,

La chiesa fu costruita nel 1626 sull’antica chiesa dell’Annunziata che era divenuta troppo piccola per l’afflusso degli studenti del collegio romano. I lavori cominciarono nel 1626 e fu dedicata a Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, che era stato canonizzato il 12 marzo 1622.

 L’edificio è stato più volte attribuito a vari architetti : DomenichinoAlessandro AlgardiGirolamo Rainaldi; tuttavia, dopo recenti studi si è appurato che il progetto fu redatto dal gesuita Orazio Grassi, architetto, matematico e astronomo, famoso per essere stato avversario di Galileo Galilei. Questi fu per molto tempo anche direttore dei lavori; gli subentrò un altro gesuita, il Sasso, che ne continuò l’opera apportando tuttavia, alcune modifiche al disegno originale.

Descrizione

La facciata della chiesa è strutturata su due ordini, l’inferiore e il superiore. Nella parte inferiore sono collocate tre aperture che permettono l’accesso all’edificio; queste porte sono sormontate da timpani curvilinei impreziositi da raffinati festoni; in particolare è sottolineata la porta centrale, affiancata da due grandi colonne con capitelli corinzi. Nella parte superiore, allineata con la porta centrale, vi è una gran finestra che permette alla luce di entrare nella chiesa illuminando la navata. Sempre nella parte superiore, alle estremità di entrambi i lati, sono da notare le grandi volute riverse, molto simili a quelle ideate dalla genialità di Leon Battista Alberti per la basilica di Santa Maria Novella a Firenze.

Lunga 81,5 m e larga 43 m, la chiesa ha la forma di croce latina con presbiterio absidato e sei cappelle laterali, tre a sinistra e tre a destra. La chiesa è molto nota per i trompe l’œil di Andrea Pozzo. Quando si osserva in alto, stando in piedi nel punto marcato a terra da un disco dorato posto nel pavimento della navata, si può ammirare la simulazione prospettica di un secondo tempio, sovrapposto al primo, quello reale della chiesa; quest’architettura simulata è articolata su due ordini, uno inferiore e uno superiore, e con un sinuoso movimento di colonne, archi e trabeazioni, si protende verso l’alto dove, in una luce aurea, è raffigurata la Gloria di Sant’Ignazio, con Cristo che manifesta lo stendardo della croce. Dal costato del Cristo s’irradia un fascio di luce che illumina Ignazio, dal quale a sua volta, si diparte verso quattro figure allegoriche intorno a lui che rappresentano i quattro continenti allora conosciuti.

Un altro segno nel pavimento, un po’ più avanti verso l’altare, contrassegna il punto per l’osservazione ideale di una seconda tela prospettica, sopra la crociera, che riproduce l’immagine di una cupola. Infatti, la maestosa cupola in muratura prevista dal progetto, forse per motivi economici, non venne mai realizzata. Si dice anche che siano stati gli abitanti del luogo a non desiderare una cupola troppo grande che oscurasse loro il sole.

La “falsa” cupola nell’affresco di Andrea Pozzo (1685)

Oltre a questi capolavori di pittura prospettica, sono da notare le sei cappelle situate lungo le navate laterali che, con elegante proporzione e sontuosità, rendono l’intero impianto architettonico più completo e armonioso.

Nell’abside sono rappresentate le scene dalla vita di Sant’Ignazio, come ad esempio, la difesa di Pamplona, in cui Ignazio fu ferito. Nella calotta dell’abside Andrea Pozzo mise in opera un altro dei suoi virtuosismi prospettici: riuscì infatti a rappresentare un’architettura fittizia con quattro colonne dritte in una superficie concava.

L’abside

Da segnalare sono anche diverse altre opere d’arte: nella controfacciata le due statue in stucco raffiguranti la Religione e la Magnificenza di Alessandro Algardi, nella seconda cappella a destra (cappella Sacripante), disegnata da Nicola Michetti, la solenne pala con il Transito di San Giuseppe di Francesco Trevisani, l’altare del transetto destro, di Andrea Pozzo, con il rilievo del San Luigi Gonzaga di Pierre Legros (a cui corrisponde, nel transetto sinistro, quello dell’Annunziata, di Filippo Valle). Ai lati del presbiterio, sulla destra, vi è la cappella Ludovisi con il monumento sepolcrale di papa Gregorio XV di Pierre Legros e quattro statue in stucco con le Virtù, di Camillo Rusconi; nel corrispondente spazio di sinistra, che da accesso alla sacrestia, è invece collocata la colossale statua in gesso di Sant’Ignazio, sempre opera del Rusconi e modello di quella eseguita in marmo per la basilica vaticana.

Nell’edificio si conservano i corpi di diversi santi della Compagnia di Gesù: Luigi GonzagaRoberto BellarminoGiovanni Berchmans. Un altro corpo conservato in sant’Ignazio è quello di Padre Felice Maria Cappello (1879 – 1962) soprannominato “il confessore di Roma”, Gesuita e docente alla Pontificia Università Gregoriana; di lui è aperta la causa di beatificazione.

Personalmente,quando entro in questa chiesa,ho diversi malori.Mai e dico MAI ho visto un tale soffitto decorato in quel modo prospettico.Giusto ieri sera ci sono entrata e,nonostante il buio,sembrava come se potessi interagire con il soffitto.

DA VEDERE.

 

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